Jean Varlet
L’esplosione e altri scritti

Opuscoli provvisori – 39
2013, 2a ediz., pagine 56
euro 4,00

L’esempio forse più clamoroso ed estremo delle tesi sostenute dalla corrente degli “arrabbiati” o, come furono definiti dal girondino Brissot, degli “anarchici” all’interno della rivoluzione francese. Contrario alla dittatura e al “terrore”, Varlet viene più volte imprigionato per bloccarlo nella sua attività sovversiva, perché, contrariamente a quanto si crede, il primo scopo dei rivoluzionari, con in testa il “virtuoso” per eccellenza, Robespierre, non era tanto quello di abbattere il vecchio regime, mandare via la monarchia, uccidere il re, sconfiggere gli eserciti nemici, quanto quello di instaurare un nuovo regime, la dittatura della borghesia in grado di assicurare una prosperità bottegaia e produttiva alla Francia – e poi all’Europa – sulla pelle dei nullatenenti, dei miserabili che dovevano solo servire da massa di manovra.

Alfredo M. Bonanno
E noi saremo sempre pronti a impadronirci un’altra volta del cielo Contro l’amnistia

Opuscoli provvisori – 38
2013, pagine 56
euro 4,00

Collocato in un momento in cui la turbolenza del fare stava cedendo il passo a quella, solitaria e sconsolata, del dire, questo scritto, pur non potendo fare altro da quello che è la propria natura, affidandosi cioè alla parola, traditrice consueta di tanti buoni propositi, pone la parola fine a un indecente dibattito riguardante la sorte di quattromila compagni prigionieri. Il tempo trascorso, quasi trent’anni, non consente di cogliere il clima bruciante di quei giorni, ma i lettori che oggi si accostano a queste righe dovrebbero fare uno sforzo, importante per capire le motivazioni che stavano – e continuano a stare – alla base del nostro rifiuto di qualsiasi accomodamento. Sullo sfondo il possibilismo dei vari Scalzone e Negri, abietto come ogni venire a patti, con in più la pesantezza di un imporre, dall’alto del proprio scientismo senza appelli, la conoscenza dell’assoluto. La strada da percorre è ancora lunga e, anche oggi, non si vedono chiarezze in giro. Non solo, ma qualcuna di quelle figure disgustose, blateranti chiacchiere su di una resa necessaria a causa di una guerra ormai perduta, torna qualche volta in circolazione e viene a carpire la buona fede di molti compagni.

Anselme Bellegarrigue
Manifesto

Opuscoli provvisori – 37
2013, pagine 80
euro 4,00

Quasi sconosciuto, Bellegarrigue fu un individualista anarchico che portò alle estreme conseguenze logiche la lotta contro l’imbroglio elettorale e contro la società fondata sulle pretese scientifiche del contratto sociale. Nato tra il 1820 e il 1825 partecipò alla rivoluzione del 1848. Morì alla fine del XIX secolo probabilmente in America centrale. Nel 1850 pubblicò come redattore unico il giornale “L’Anarchie, Journal de l’Ordre”, di cui questo scritto è il “Manifesto”, fatto uscire nell’aprile dello stesso anno.

Émile Henry
Colpo su colpo

Opuscoli provvisori – 36
2013, pagine160
euro 4,00

Chi alza la mano contro i dominatori e contro i loro servi paga con la vita. Ecco l’insegnamento che si trae dalla lettura di questo libro dedicato alla vicenda di Émile Henry, l’anarchico che decise, sul finire dell’Ottocento, di attaccare con le bombe il nemico di classe. Lo tengano presente i compagni che si illudono di mettere paura. Chi gestisce il dominio non si impaurisce facilmente. Serra i ranghi e va avanti. Anzi, non appena si accende qualche fuocherello, qui e là, immediatamente invoca leggi speciali e provvedimenti esemplari. Normale amministrazione. Spetta a noi decidere che fare. Stare a guardare, aspettando che tutto vada a soqquadro per scendere dal marciapiede su cui siamo fermi, oppure attaccare per primi. Anche a costo di trovare schierati – chi poteva immaginarselo – una buona parte dei nostri stessi compagni. Malatesta, a suo tempo, altri, ai giorni nostri.

Alfredo M. Bonanno
Guerra civile

Opuscoli provvisori – 35
2013, 2a ediz., pagine
euro 4,00

Il passaggio verso la rivoluzione, semmai dovesse aprirsi, attraverserà il terreno bruciato della guerra, della peggiore guerra immaginabile, quella che si è soliti definire “guerra civile”. Questo libro, che a distanza di più di un decennio, ripresento all’attenzione dei miei pochi lettori, cerca di non fare un passo indietro di fronte al disgusto e allo sgomento che di solito prendono alla gola quando si considera il fondo oscuro dell’animo umano, il contenuto orrendo della bestia assetata di sangue. Purtroppo l’uomo, con tutte le sue velleità di grandezza e di progresso è anche questo, ed è anche con questi sentimenti oscuri che bisognerà fare i conti. Per cortesia tenete lontane per un attimo le illusioni degli aggiustamenti illuministi. Siamo su di un terreno minato. Attenzione.

Alain Ajax – Dominique Fauquet
La democrazia contro gli individui

Opuscoli provvisori – 34
2013, pagine 44
euro 4,00

Non una critica “politica”, questo prima di tutto. Il punto focale non è tanto un’analisi del dominio quanto un far fronte ai problemi dell’individuo, del singolo, nei riguardi dei processi che tendono a incasellarlo in una specificità artificiale. Stirner sta sullo sfondo, non come un nume tutelare, ma come un obiettivo inarrivabile da cui attingere orientamento e sostanza. Altro autore essenziale per questo testo: Cœurderoy, enigmatico e misconosciuto come sempre. I limiti stessi del lavoro di Ajax e Fauquet sono i motivi per cui rendono anche oggi interessante una sua rilettura, in mutate (ma non troppo) condizioni del dominio.

Yves Le Manach
Critica del consiliarismo e altri scritti

Opuscoli provvisori – 33
2013, pagine 60
euro 4,00

Complessivamente questo lavoro di Le Manach si integra con quelli che lo seguono nel presente opuscolo in una comune visione “contro” il lavoro. Forse oggi non è facile cogliere gli aspetti recuperativi del consiliarismo, visto che l’ideologia lavorista si è camuffata sotto sigle differenti, pur rimanendo con il medesimo scopo di tutelare il futuro della produzione contro ogni possibile attacco. Ma, sfatato l’equivoco terminologico, la sostanza appare in tutta evidenza. Il produttore, liberandosi dalla produzione che lo sovrasta e lo grava, opprimendolo, non ha che da perdere le proprie catene. Ogni sviolinatura restauratrice, dall’ampio ventaglio riformista all’estremismo progettuale dell’anarcosindacalismo, non può negare questa grande evidenza. Tagliare col passato, ecco il movente intimo di ogni aspirazione rivoluzionaria.

Alfredo M. Bonanno
Carcere e lotte dei detenuti

Opuscoli provvisori – 32
2013, 2a ediz., pagine 126
euro 4,00

Quale è la linea di demarcazione che spinge alla rivolta irrimediabile? Si tratta di un confronto di equilibri col potere e non è facile scoprire le carte di quest’ultimo, come non è facile mettere sul tavolo le carte che ognuno ha in mano, in genere modeste e di poco peso, se si esclude la propria vita. Chi guarda le mura di un carcere dall’esterno non si rende conto di come questo equilibrio sia precario e di come possa rompersi da un momento all’altro. Chi vive dentro un carcere lo sa e sta allerta, aspetta il momento buono per colpire il nemico che ogni sera, con accuratezza sopraffina, chiude il blindato. Il luogo estremo dell’istituzione totale è quello dove il potere mette in mostra la vera essenza di se stesso, il tessuto più intimo di cui è fatto.

Pierleone Porcu
Viaggio nell’occhio del ciclone

Opuscoli provvisori – 31
2013, pagine 96
euro 4,00

Scritto più di vent’anni fa, questo testo mantiene intatta la sua importanza pratica e teorica perché non dà per scontato nessuno sviluppo delle ipotesi insurrezionali di partenza, non assegna a se stesso – né suggerisce al problematico lettore – nessun obiettivo immediatamente tangibile, ma soltanto dubbi e possibilità operative, in altri termini, dà l’avvio a intraprendere la ricerca di un possibile progetto rivoluzionario che non si limiti all’assommazione delle forze provviste di contrassegno di autenticità. Le pratiche insurrezionali che si susseguono dappertutto, mi confermano sulla validità di scelte che devono ancora vedere non dico la loro applicazione, che forse non la vedranno mai per come sono state formulate, ma la loro corretta comprensione.

Alfredo M. Bonanno
Machiavelli filosofo Con aggiunte le Annotazioni di Άμφισσα

Pensiero e azione – 15
2013, rilegato in tela, pagine 352
euro 15,00

Machiavelli è un uomo duro e, nello stesso tempo, un uomo eccessivo. Si tratta di un autore diverso che è riuscito a parlare al mio cuore oltre che alla mia mente. Quello che me lo rende simpatico è presto detto: la visione critica della vita, la riduzione della religione a strumento di dominio, l’eccesso vitale che lo sostenne per tutta la vita. La seconda parte del volume descrive l’ambiente culturale tra Quattrocento e Cinquecento in Italia. Si tratta di uno scritto che a suo tempo scrissi per un mio carissimo amico, oggi morto, che lo pubblicò come credette opportuno. Qui lo ripristino nella sua stesura originaria.
Contenuto del volume
Nota introduttiva – Introduzione – Machiavelli filosofo – L’ambiente culturale tra Quattrocento e Cinquecento in Italia – Annotazioni di Amfissa

Alfredo M. Bonanno
A mano armata Terza edizione

Pensiero e azione – 14
2021, 3a ediz., brossura, pagine 332
euro 15,00

Questo libro, in modo particolare adesso, nella sua veste definitiva, è un riflesso della mia vita, almeno di una parte consistente della mia vita.
Ma più la conoscenza è forte e più la sua messa in svuotamento dà frutto di leggerezza e di gioia.
Questo processo è architettonicamente dispiegato nei confronti dell’assenza come anticipazione di quello che la parola è chiamata a dire. In qualunque modo si giri attorno a questo problema la parola qui non difende i poteri della volontà, non segue un tragitto prefissato da quest’ultima, ma ha la propria anticipazione, la propria impronta nell’assenza, cioè nel di già accaduto.
Il dire non è in grado di afferrare l’assenza come se fosse una presenza, sottoponendola a regole, è però in grado di interiorizzarla come anticipazione di se stesso. Nel sentirmi lieve e nel silenzio che ora subentra in tutte le mie fibre, non vedo più questo mondo concepito come una prigione, anche se in prigione ci sono davvero.
La vita si esprime anche nel silenzio e nello svuotamento del pensiero dei mille affanni dell’accumulo, conquiste e difese. Questa vita è così preposta alla parola. La leggerezza della vita è pari alla sua drammaticità, non ci sono livelli separati da vivere successivamente uno all’altro. Quando è il conoscere che si realizza, la vita si rattrappisce, impoverendosi, nella saggezza rinvigorisce, viene fuori allo scoperto. Tutte queste affermazioni suonano molto schematiche, la conoscenza è vista oggi in modo critico, cioè più alleggerito, ma non è di questo che sto parlando.
L’azione che prende corpo da questa possibilità inesauribile è al di là di ogni possibile esperienza da trasferire, riassume in sé qualcosa che nella quantità non c’è e che io conosco per esperienza non provata se non per quella esperienza diversa che intravedo nella rammemorazione, ma che colgo sempre come quantità sconfitta e non come accumulazione programmata.
L’azione tocca la qualità e produce trasformazione, ma non è essa stessa libera, può solo farmi fare esperienza della qualità, quindi anche della libertà, ma solo fino al punto cruciale della domanda che non accetta risposte, la domanda, tutto qui? Non posso insistere all’infinito se non c’è una risposta oggettiva, direi quasi generalizzata, un interrogare ansioso dei tempi non basa, può darsi che la risposta sia sempre assente, una persistente neghittosità.
Il pozzo dei miei eccessi, la religione remota e inutile dei desideri ottenuti perché distolti dal loro alveo che li rendeva poveri conati possessivi, l’acredine rossa che tutto annebbia e che si chiude con me dentro, appallottolandosi come un enorme foglio di carta.
La pietà può aspettare, nella tempesta dove navigo non l’ho imbarcata a bordo, l’ho dimenticata. Vedo nel cielo nero nuvole frettolose ancora più nere.
Contenuto del volume
Introduzione alla seconda edizione – Introduzione alla prima edizione – Clément Duval – José Lluis Facerias – L’amore e la morte – Morire innocenti fa più rabbia – L’ombra del giustiziere – Il delinquente – Il rifiuto delle armi – La frattura morale – Il fantasma di Ravachol – Nessun sonno tranquillo – Alexandre Marius Jacob – Albert Libertad – Sante Pollastro – Un fantasma in galleria – Una mummia aggressiva – Francisco Sabaté – Severino Di Giovanni – Per favore, restiamo coi piedi per terra! – Nestor Machno – La bestia inafferrabile – Come un ladro nella notte – Renzo Novatore – Io so chi ha ucciso il commissario Luigi Calabresi – La tensione anarchica

Alfredo M. Bonanno
Saggi sull’ateismo Seconda edizione riveduta e corretta con l’aggiunta di Husserl e l’ateismo e di Nietzsche e l’ateismo: analisi dei Frammenti

Pensiero e azione – 13
2009, 2a ediz., rilegato in tela, pagine 336
euro 15,00

Dopo quasi quarant’anni preparo la seconda edizione di questi Saggi. Fatica per me considerevole, prendendo contropelo qualsiasi rilettura o riaggiustamento dei miei scritti.
Ripercorrere le varie tappe della mia maturazione filosofica non è il caso, mentre appare indispensabile riaffermare in maniera chiara e senza equivoci il mio essere ateo, contrario a qualsiasi idea di Dio, sia pure camuffata sotto l’aspetto accattivante della verità, della bellezza, dell’uguaglianza o della libertà. Se la qualità, in cui tutte queste idee si riassumono, mi può essere fornita, o comunque garantita, da un qualsiasi Dio, preferisco permanere nella soffocante condizione del produrre quantitativo, preferisco la schiavitù. Se devo essere schiavo, meglio fino in fondo, senza che dall’alto di un cielo corrusco mi si dia una sorta di liberazione che mi farebbe da schiavo alla catena schiavo da cortile.
In questi ultimi quarant’anni ho scoperto che anche la scienza, l’ideale dell’esattezza e della corrispondenza misurabile, il funzionamento perfetto della ragione, appartenevano a un empireo divino, a un olimpo dove gli aspetti della certezza e del controllo giocavano vari ruoli, tutti al servizio di un unico Dio centrale, il dominio su tutti gli uomini. Insomma, non solo il teismo era il contraltare dell’ateismo, ma anche la tanto decantata scienza, sulla quale anche io, come tutti i miei coetanei, avevamo, alla fine degli anni Cinquanta, affidato le nostre giovani speranze. Non si poteva pertanto accettare una corrispondenza tra ateismo e materialismo scientifico o dialettico, le formulazioni sono soltanto apparentemente diverse. La lotta contro Dio doveva condursi anche contro il dominio della scienza, madre cieca e matrigna della tecnologia.
Una laicizzazione del pensiero religioso è solo una parte del compito dell’ateismo, l’altra è costituita da una critica del naturalismo o del realismo, di quello che in filosofia, sotto aspetti diversi, si pretende differente dall’idealismo o dallo spiritualismo, mentre, sotto sotto, ripropone il medesimo modello di dominio. Ecco diventare, dopo lunga riflessione, centrale, nel mio pensiero, non solo la critica della religione, ma la critica della scienza. Ecco l’importanza degli studi sulla teoria fisica dell’indeterminazione e sui limiti epistemologici del neopositivismo.
Devo qui ricordare che in particolare il neopositivismo, insieme agli studi di matematica e di economia, erano stati, in anni verdi, per me gli strumenti per scassinare la cassaforte esistenzialista dove avevo racchiuso non solo il mio pensiero ma anche il mio cuore, paurosi entrambi di non riuscire a fare a meno dell’affascinante e continua lettura del filosofo dello storicismo assoluto, Benedetto Croce.
Penso che essere ateo oggi non può che costituire un punto di partenza per considerare la vita diversamente, la propria vita, non un vago e fumoso vitalismo foriero di tristi conclusioni. Sono senza dubbio io che creo il mondo e non viceversa. Il fatto che dopo di me, dopo la mia morte, il mondo continuerà a essere il mondo, non è un fatto che deriva dal mio fare, mi è estraneo, per me è una pura illazione dell’esperienza che ho della morte degli altri, ma questa morte non è la mia morte, della mia morte non ho esperienza.
La conoscenza, anche quella scientifica, è mia se me ne impadronisco e l’archivio nel mio possesso, ma l’accumulo è l’insieme della conoscenza di tutti, quindi anche della realtà nel suo insieme, un flusso totale di cui però non ho che la mia cognizione, di cui posseggo solo il mio modo di organizzare l’accumulo tutte le volte che mi metto in relazione con esso. Questo può affascinare per un certo tempo, poi comincia a puzzare come un ospite indesiderato.
Contenuto del volume
Introduzioni – Verso un ateismo costruttivo – Educazione all’ateismo – Antropologismo e teismo – Le due strade di lotta alla religione – Ateismo metodologico e ateismo umanistico – L’ateismo non è una fede – Rifiuto, spiegazione e assenza di Dio – Ateismo e teismo – La creazione di Dio – Ancora su ateismo e teismo – Il superamento del terrore nel primitivo – Ateismo e anarchia – Il problema della “copertura” – La religione nell’URSS – Attualità dell’ateismo – Ateismo: il più grave fenomeno del nostro tempo – L’ateismo di Bruno Bauer – L’ateismo di Michail Bakunin – L’ateismo di Albert Camus – L’ateismo di Bertrand Russell – I motivi della critica alla religione – La mia ricerca ateista – Il problema religioso nel mondo moderno – Ateismo e lotta di classe – La nostalgia di Dio – L’ateismo tra Nietzsche e Freud – Edmund Husserl e l’ateismo – L’uno che è e l’ateismo – Nietzsche e l’ateismo: analisi dei Frammenti.

Michele Schirru
Uccidere il tiranno

Opuscoli provvisori – 30
2013, pagine 168
euro 4,00

Da solo, all’appuntamento col tiranno, per ucciderlo. Da solo contro Mussolini, contro il boia che aveva dato vita a un partito di miserabili e di sopraffattori che aveva imbrigliato il popolo italiano dopo avere ucciso o costretto all’esilio ogni opposizione. Da solo contro gli attendismi, contro le chiacchiere, contro gli accordi e le coalizioni nate nei corridoi della politica di sinistra. Da solo contro tutti, contro la prudenza e contro la ragione, contro l’orrore. Mettendo in gioco la propria vita per respirare finalmente un’aria libera, lui, proprio lui che non viveva nemmeno in Italia ma che dall’oppressione fascista si sentiva colpito come qualsiasi uomo che vuole essere libero e che in questo suo legittimo desiderio si vede ostacolato dall’impossibile libertà dei tanti sottoposti a una dittatura stupida e ignobile come tutti i dispotismi. Ecco il punto. Mettendo da parte per un momento, per un solo momento, ogni altra considerazione, c’è da chiedersi: è giusta quest’analisi – che tale era stata la riflessione che in Schirru aveva preceduto la decisione di agire –, è giusto mettersi in gioco individualmente e fino in fondo? Anche oggi, in un regime politico che la poltroneria mentale di tanti definiscono “democrazia”, sarebbe giusta una decisione del genere? Oppure solo la dittatura la rende legittima?

Jean-Pierre Voyer
Introduzione alla scienza della pubblicità

Opuscoli provvisori – 29
2013, 3a ediz., pagine 80
euro 4,00

Lettura attenta, questa, degli ultimi sussulti situazionisti, non accomunabile con quella puzza di cane morto che si sentiva all’epoca in altri testi. In sua compagnia pochi scritti che cercheremo di pubblicare nei prossimi numeri di questa collana. Quale il pregio? L’avere individuato l’apparenza come sostanza dello spettacolo o, meglio, della pubblicità, di cui tutti ci strafoghiamo nella nostra vita quotidiana. Apparire e non essere. Viviamo per dar conto agli altri, mai a noi stessi. La nostra vita di fantasmi e ombre è leggibile in chiave altrui, per quel che ci concerne dobbiamo adeguarci, se appena rialziamo il capo ci inchiodano come ribelli e terroristi. Non siamo mai noi stessi ma solo il riflesso di gesti e parole che proiettiamo sul fondo della caverna dei massacri, dove i nostri contributi al comune compito sanguinoso appaiono con i contrassegni della ineluttabilità. Non è vero che lo spettacolo ci rende estranei a noi stessi – e sul situazionismo è stata pronunciata la parola fine – anzi, la pubblicità, che è spettacolo cosciente di sé fino in fondo, ci rende perfettamente quello che siamo: apparenze in balia di codici e procedure amministrate i quali ci obbligano a fare quello che va fatto, produrre prima di tutto. Questo libretto traduce in un’analisi altamente sofisticata il percorso di liberazione che possiamo ancora scavare all’interno delle mura che ormai ci circondano da ogni parte. Consideriamolo come strumento per l’azione che riprendiamo in mano a distanza di tanto tempo.

“Insurrezione”
Parafulmini e controfigure

Opuscoli provvisori – 28
2013, 3a ediz., pagine 96
euro 4,00

La critica sviluppata in queste pagine, ormai vecchia di più di trent’anni, resta sempre valida. Non perché, come la verità, può essere detta una volta per tutte, che di verità non si trattava e non si tratta, ma perché l’arte di non guardare in faccia nessuno rimane tutt’ora la sola valida in questa materia. Quando si tratta di che fare della propria vita le chiacchiere devono tacere, e queste parole, che il provveduto lettore forse leggerà qui per la prima volta, visto che degli antichi lettori – tranne sparute eccezioni – sembrerebbe non essere rimasta traccia alcuna, sono tutt’altro che chiacchiere. Hanno ferito e continuano a ferire, specialmente colpiscono come non mai l’ottusità di quel fare che chiama a testimonianza di sé proprio se stesso. Atroce accorgimento che mai ce ne furono.

Azione Rivoluzionaria
Contributi alla critica armata libertaria

Opuscoli provvisori – 27
2013, 3a ediz., pagine 144
euro 4,00

L’esperienza di AR, di cui si discute a lungo in queste vecchie pagine, dimostra come un’organizzazione nata con intendimenti anarchici si sia, a poco a poco, involuta verso un’autoconsiderazione di se stessa come primo obiettivo da garantire e accrescere se non proprio da mantenere e salvaguardare a qualsiasi costo. Dalle azioni, provviste al loro interno di senso e contenuto rivoluzionari, ci si indirizza – come il lettore spassionato può constatare da solo – verso un rimuginare teorico che non può condurre se non a un cautelarsi nella propria giustificazione ad esistere. Mai come oggi, mentre ci si avvia a una nuova stagione di lotte insurrezionali, questo problema, dell’organizzazione e del rischio di un autofagocitarsi senza ritegno, deve essere posto senza mezzi termini. La generalizzazione dello scontro non ammette livelli privilegiati ma non è nemmeno ciecamente consegnabile all’improvvisazione e al cieco spontaneismo. Guardatevi attorno. Dallo scontro quotidiano bisognerà passare, prima o poi – meglio prima che poi – a un progetto insurrezionale più dettagliato e coerente, in grado di coinvolgere e non soltanto di dimostrare quanto siamo determinati.

Il falso come strumento di lotta

Opuscoli provvisori – 26
2013, pagine 88
euro 4,00

Il falso, la falsificazione di un oggetto o di un’idea, può, in determinate circostanze, costituire uno strumento di lotta rivoluzionaria.

Pëtr Kropotkin
Lo Stato e il suo ruolo storico

Opuscoli provvisori – 25
2009, 2a ediz., pagine 78
euro 4,00

Nato come conferenza di propaganda, questo libretto viene, nella seconda edizione italiana, restituito alla sua originaria agilità. Per molti aspetti teorici il testo tiene presente e riassume l’ampia trattazione sviluppata ne Il mutuo appoggio, ma lo scopo qui è diverso, tende a dimostrare l’insana follia dello Stato, il suo progetto mortale con cui avvinghia e stritola qualsiasi iniziativa di base, qualsiasi organizzazione che non lo affronti risolutamente e tenga lontane le sue proposte di perfezionamento razionalizzante.

Michail Bakunin
La reazione in Germania

Opuscoli provvisori – 24
2009, pagine 64
euro 4,00

Chi cercasse in queste pagine di un Bakunin giovanissimo il rivoluzionario della maturità rimarrebbe deluso. Nessuno di noi rimane per sempre lo stesso, sarebbe un monolite idiota. Bakunin non sta ancora cercando la sua strada, l’ha di già trovata, la sua è una scelta di campo già fatta, ma è una strada ancora da percorrere e un campo ancora da esplorare. Il mondo dorato della sua fanciullezza, il servizio nell’esercito dello zar, sono acqua passata, adesso è uno studente di filosofia con idee di sinistra, con una gran voglia di fare e non soltanto di ascoltar maestri. Ha tutti i limiti di una avventatezza che in altri uomini poteva successivamente essere rinnegata, ma che in lui, conseguente fino in fondo, sarà soltanto portata alle estreme conseguenze, nel pensiero e nell’azione. Ben presto la filosofia di Hegel resterà sullo sfondo come un remoto miraggio, senza nessun tentativo, esclusivamente teorico, di far camminare la dialettica – strumento del mestiere del filosofo dello spirito assoluto – sulla testa o sui piedi. Una selvaggia produzione di idee sostituirà le ordinate teorie tedesche pronte all’uso reazionario in qualsiasi salsa condite, il pensiero anarchico in prospettiva viene da lui dapprima intuito a grandi linee, più col desiderio di distruzione che con una tesi filosofica e politica precisa, poi dettagliato nella lotta concreta dalle barricate del 1848 fino al rivellino di San Pietroburgo, fino alla Siberia, fino alla grande contesa con i marxisti all’interno della Prima Internazionale. Il resto è storia nota.

Ratgeb (Raoul Vaneigem)
Contributi alla lotta rivoluzionaria destinati a essere discussi, corretti e principalmente messi in pratica senza perdere tempo

Opuscoli provvisori – 23
2009, 2a ediz., pagine 78
euro 4,00

Ci sono tanti modi di leggere questo libretto, ogni lettore se ne deve inventare uno, uno che gli aggrada e che gli apra le porte di un “mondo nuovo”. In effetti è questo lo scopo del suo autore. Non una guida pedissequa e noiosa, ma un continuo ribollire di proposte, alcune perfino paradossali – almeno ad una prima lettura – ma che ben presto si rivelano del tutto logiche, bene inserite in un contesto che, come si potrà constatare, non perde un colpo. Si può dire che questo testo parla da solo, che non ha bisogno di assistenza introduttiva, ed è questo uno dei motivi che mi spinsero a non proporre nessuna nota per la prima edizione italiana, uscita nell’ormai lontano 1978, sempre con le Edizioni Anarchismo. In fondo lo stesso voglio fare adesso. Solo poche righe. Distruzione del lavoro, distruzione della merce, sabotaggio e saccheggio, scioperi selvaggi e occupazione delle realtà produttive, dono e distruzione della merce. E poi, senza riprendere fiato, domande: che farsene dell’organizzazione? Della merce? Della produzione autogestita? Non è un condensato di sogni utopici, ma una proposta concreta. Quante occasioni ci siamo lasciati scorrere fra le mani come acqua fresca? Di certo molte.
 
 

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