Alfredo M. Bonanno
Trattato delle Inutilità. Parte prima: Jamais

Biblioteca di Anarchismo – 1/2/3
2000, 3 voll. rilegati in tela, pagine 1932
euro 80,00

Alla fine vorrei sedermi a ricordare con calma, sedermi su una pietra azzurra, come ne ho viste nel paradiso terrestre, e contare gli uccelli disposti a fasce multicolori, guardare il libero lago, ricordare, scolpiti nel cuore, nomi che nulla direbbero al passeggero veloce, memoria tutta mia, segreta come i miei sogni. Fra i tanti modi di iniziare questo racconto ne ho scelto uno poco appariscente. Avevo immaginato cominciamenti costruiti bene, ricchi di significato, logici, progressivi. Poi mi sono reso conto che nelle pagine narrate qualcosa non andava. La realtà è movimento. Non esiste il luogo dove, sia pure per un attimo, mi fermo a fare rilevazioni. In qualsiasi modo lo propongo, è una falsificazione. Tanto vale dirlo subito e mettersi in cammino, senza troppe storie e senza porre credenziali sul tappeto. Il posto dove si conservano gli attrezzi, dove si costruiscono oggetti, modelli di oggetti, utilità varie, si definisce laboratorio. Esso, comunque, non è luogo fisso. Cammina, si relaziona. Anche quando si riempie di polvere, il movimento non lo lascia in pace.

“Anarchismo” 1975-1994 Indici completi (a cura di Rosa Raneri)

Biblioteca di Anarchismo – 4
2000, pagine 232
euro 5,50

Tutto il materiale della rivista è qui elencato allo scopo di fornire uno strumento per utilizzare saggi, articoli, documenti e recensioni che altrimenti sarebbero stati raggiungibili con difficoltà. Tutti gli articoli sono stati elencati indicando il titolo e l’autore e corredati da un breve riassunto. Per ogni singolo “pezzo” sono state fornite le indicazioni relative alla collocazione nella rivista: annata, data, numero del fascicolo, pagine. Completano il volume gli indici analitico, delle indicazioni geografiche, degli autori, dei giornali, delle organizzazioni e delle aziende citate.

A cura di Giulia Gintoli
“Provocazione”. Indici completi 1987-1991

Biblioteca di Anarchismo – 5
2000, pagine 196
euro 5,50

Tutto il materiale pubblicato dal giornale “Provocazione” dal 1987 al 1991, cioè nei ventinove numeri della sua vita, è qui elencato allo scopo di fornire uno strumento per utilizzare saggi, articoli e documenti che altrimenti sarebbero stati raggiungibili con difficoltà. Tutti gli articoli, dal più importante al più piccolo e trascurabile, sono stati corredati da un breve riassunto del contenuto allo scopo di consentire un orientamento del lettore e facilitare l’utilizzo delle analisi e delle considerazioni critiche contenute nell’articolo. Tutti i documenti sono stati elencati indicando il titolo e l’autore. Per ogni singolo “pezzo” sono state inoltre fornite le indicazioni relative alla collocazione nel giornale: annata, data, numero del fascicolo, pagine. Un indice analitico favorisce la ricerca per argomento e quindi fornisce un quadro complessivo, distribuito per ordine alfabetico, di tutti gli argomenti trattati. Un indice degli autori, dei giornali, delle organizzazioni e delle aziende citate allarga le possibilità di ricerca collocandosi in corrispondenza e come completamento dell’indice analitico. Un indice delle indicazioni geografiche completa il lavoro.

Pëtr Kropotkin
La conquista del pane

Biblioteca di Anarchismo – 6
Postfazione di Alfredo M. Bonanno
2008, 2a ediz. 1a rist., pagine 184
euro 9,00

Sognare intervalli benefici, condizioni privilegiate – condizioni di bontà e di amore fraterno – insite nell’animo umano, strade che solo il dio del perdono e della compassione può percorrere, è illusione troppo gravida di conseguenze nel grigiore che ci circonda. L’apertura a quello che ci batte in cuore è pur sempre una fessura di luce, che da qualche parte conduce un debole chiarore nella tristezza che abitiamo, ma non si tratta di uno scheletro forte, quella fessura non è contenuta nelle cose, che se ne infischiano di qualsiasi esecuzione preventiva, le cose vanno avanti per la loro strada, assolutamente indifferenti a tutti i modelli interpretativi che suggeriamo loro. Accettare la compagnia inevitabile della distretta è riconoscersi per quello che siamo, condizione imprescindibile per diventare quello che siamo. E questo riconoscimento è altro dal processo che osserviamo fuori di noi attraverso i tempi e la storia – elettrificazione leninista e autostrade hitleriane –, oggi la tecnica penetra dappertutto nel mondo e vuole accoglierci nel suo grembo protettivo, vuole farci diventare avvenimenti di una quotidianità controllata fin dal levarsi dal letto la mattina, vuole presentarsi come l’amazzone che difende il guanciale del pargolo, mentre non è altro che l’ultima, forse la più terribile, incarnazione delle Madri. Ed è all’interno di questo quadro se si vuole desolante che dobbiamo ricominciare un discorso di costruzione, oppure rileggere lo stesso testo di Kropotkin, mettendo da parte la spossatezza del vagabondo, il sottile scetticismo di chi ha ormai visto troppo male nella sua esperienza per non dichiararsi convinto che tanto una scelta vale l’altra. Non è vero che non ci siano scelte da privilegiare ad altre, non è vero che non sia possibile scegliere. Solo che per farlo occorre avere il cuore caldo, essere capaci di una carezza ma anche della dura decisione che porta a tagliare il cordone ombelicale che continua a legarci al nemico.

Albert Libertad
Il culto della carogna

Biblioteca di Anarchismo – 7
Introduzione di Alfredo M. Bonanno
2001, 2a ediz., pagine 68
– ESAURITO –
Ristampa in Opuscoli provvisori n. 58

Max Stirner
L’unico e la sua proprietà

Introduzione di Alfredo M. Bonanno
Biblioteca di Anarchismo – 8
2012, 3a ediz., pagine 280
euro 10,00

Nessun libro come questo ha forse meno bisogno di una introduzione. Si presenta da solo, come ogni libro maledetto che si rispetti. Ne consegue che molti, se non proprio tutti, prima di prenderlo in mano, oppure dopo averlo letto anche più volte con supponenza, credono di sapere la potenziale dirompenza contenuta nelle sue pagine. Non è così. E non è nemmeno questione di capire quello che Stirner dice, entrando fra la spesso non facile tecnica di datate discussioni filosofiche. Piuttosto si tratta di quello che uno intende fare della propria vita. Ebbene, può un libro avere a che fare con la vita di chi lo legge? Quasi sempre no, rarissimamente sì. L’“unico” è uno dei pochi casi in cui questa affermazione assume le caratteristiche di un estremo coinvolgimento. O questo c’è, penetrando fino in fondo, fino alle lacrime, nelle nostre miserie quotidiane, oppure è bene che riponiamo il libro nello scaffale da cui lo abbiamo improvvidamente prelevato.

Alfredo M. Bonanno
Hybris. Distruggere la religione

Biblioteca di Anarchismo – 9/10
2003, 2 voll. rilegati in tela, pagine 1028
euro 40,00

La misura è legge. La parola nomos viene da nemein, pascolare e anche dividere. All’origine, popoli pastori dovevano fare molta attenzione sia all’allevamento del bestiame (contarlo era un problema), sia alle procedure adottate per dividere gli armenti e le greggi. Misura, quindi, misura di quello che si possiede e su cui si basa il proprio sostentamento e un minimo di necessaria garanzia contro i pericoli e le incertezze del futuro. Un legame cinge tutta la terra come una corda, o un serpente, Oceano è questo legame liquido, fiume eterno e cominciamento inaccessibile. La vita è in relazione con l’idea stessa di fluido. Il nomos vi si oppone, ne frena l’irrefrenabile dilagare e vi mette ordine. Nel suo puntare i piedi, la misura si costituisce e articola. Mangia il prodotto della terra originaria e si divide in mille specificazioni che arrecano comodità interpretativa. La vita sembra rallegrarsene. Nascono i muri, rovina e pena di ogni gioia di vivere. L’ira del dio diventa furore non appena vengono fissate le distanze, pigia nei tini il sangue del sacrificio, cancella l’ombra delle incertezze, assegna ogni cosa al proprio posto, il tempo d’ora in poi durerà in eterno, soltanto ad alcuni verrà dato di sciogliere. L’orizzonte non è più libero, sembra restringersi in una cupola, sovrasta più che consegnare l’occhio indiscreto alle libertà della divagazione. I ritmi lavorativi si legano alla terra e alla terra legano. Oceano non fluisce più liberamente, cupola dapprima, adesso è cilindro.

Alfredo M. Bonanno
Trattato delle Inutilità. Parte seconda: Rien

Biblioteca di Anarchismo – 11/12/13
2012, 3 voll. rilegati in tela, pagine 2002
euro 80,00

La ricerca personale è un’altra condizione dell’individuo, prospettandosi come coinvolgimento è l’antitesi del bisogno istituzionale che non scompare mai del tutto in quanto si consolida negli aspetti del campo che ogni critica, per quanto negativa, non può fare scomparire del tutto con un colpo di bacchetta magica. In me, mancando il movente didascalico, prende una dimensione insospettata e inarrestabile il movente provocatorio, di ricerca, di sollecitazione alla riflessione, movente, quest’ultimo, che non è affatto di natura pedagogica. Lepidezze e scipitaggini. In me c’è poca disponibilità ad attendere, elemento essenziale del maestro, e molta attitudine alla spinta. Non sono una persona particolarmente gradevole. La solitudine radicale non necessariamente conduce a rintracciare chi potrebbe essere interior intimo meo et superior summo meo, secondo Agostino. Sono convinto che Agostino non voleva ottenere dal suo dio ciò che mette al di sopra di tutti, la qualificazione che consente di accedere alla città di Dio. L’ho sempre immaginato con i Vandali alle porte, intento a completare i suoi scritti, a rivedere parole, a curare i contorsionismi retorici. Kafka mi ricorda gli egittologi. Le mummie sono il pane quotidiano di questi ultimi. Solo gli ubriachi si immaginano (sich einbilden) di sapere parlare correttamente. La ricerca della qualità è una questione di pulsione intima, interna alle mie considerazioni in corso di impossibile completamento, qualcosa di simile alla gelosia. Una questione di genio. Per questo motivo Agostino non è mai stato un uomo saggio, poniamo come Origene, assolutamente non in grado di evirarsi come suprema conferma di avere vinto la volontà. Egli sa che questa strada è sbagliata, ed è sbagliata perché gli è impossibile. Con il dolore forgio il mio passo verso la qualità, il passo definitivo. Agostino non ha mai voluto fare questo passo, si è sempre mantenuto in bilico, e quando non ne poteva più, quando stava per accedere alla cosa, ecco che decide di mettere rimedio all’irrimediabile, parlando di superiorità. Non ci si subordina alla cosa, ci si lascia catturare, ma si resta sempre indipendenti, separati, liberi. Alla fine Agostino si rende conto di essere libero, ed è allora che capisce fino in fondo quanto è pesante la predestinazione. Lui era veramente un predestinato? Assolutamente no. La città santa non era per lui. Decidere su questa ambivalenza, anche se può tranquillamente essere considerata una chiacchiera da perdigiorno, diventa importante, può avere ripercussioni su tutti i recessi della mia vita. Mi sono arrischiato a considerarla appunto una chiacchiera, di punto in bianco, una decisione che ho preso con l’ardore e la sconsideratezza della gioventù, per poi continuare a mangiare e a tacere come sempre, spesso a soffrire. Ma il coraggio non poteva arrivare imballato e infiocchettato da questa parte, erano altre le vie dalla carovana che nel frattempo lo stava trasportando fino al mio molo di partenza.

Pëtr Kropotkin
Il mutuo appoggio

Postfazione di Alfredo M. Bonanno
Biblioteca di Anarchismo – 14
2012, 2a ediz. 1a rist., pagine 236
euro 9,00

Per attaccare il nemico non ho bisogno della collaborazione di una dottrina, né di un incitamento alla lotta in nome di un processo sotterraneo e invisibile. Se continuo a leggere in questo modo il libro di Kropotkin, è meglio chiuderlo subito e pensare ad altro. E del mutuo appoggio di cui parla Kropotkin? Lo vedo solo quando ho cominciato il mio attacco. Ecco il punto. Malatesta e Kropotkin si distanziano solo per una questione di tempi. Alzo le vele al vento della rivolta, cioè della verità, e sono quello che sono. Non sono in attesa di un’attestazione di aiuto sotterranea che da qualche parte protocolli le mie straordinarie nuove condizioni, sono io quelle condizioni straordinarie, sono io la verità primordiale separata ma, evidentemente, ritrovata. E che la festa cominci.

Bernard Thomas
Jacob Alexandre Marius detto Escande, Attila, Georges, Bonnet, Féran, Duro a morire, il Ladro

Postfazione di Alfredo M. Bonanno
Biblioteca di Anarchismo – 15
2008, 3a ediz., pagine 230
euro 10,50

Jacob ha svaligiato centinaia di case borghesi, ha ricavato una ricchezza enorme, e l’ha messa a disposizione del movimento anarchico internazionale. Il suo progetto era utopicamente insensato, tendendo ad allargare il numero dei “lavoratori della notte” e quindi a svuotare dall’interno, con questi prelievi coatti, la forza repressiva della classe borghese. Utopie, siamo d’accordo, ma non è qui il punto.
Rubare è indispensabile per un rivoluzionario, rubare ai ricchi. È indispensabile perché altrimenti non potrebbe trovare i mezzi per la propria attività rivoluzionaria diretta a sovvertire l’ordine esistente.
Questo non è un libro di avventure, anche se ciò può aver cercato Thomas.