Biblioteca di Anarchismo

      Trattato delle Inutilità. Parte prima: Jamais

      “Anarchismo” 1975-1994 Indici completi

      “Provocazione”. Indici completi 1987-1991

      La conquista del pane

      Il culto della carogna

      L’unico e la sua proprietà

      Hybris. Distruggere la religione

      Trattato delle Inutilità. Parte seconda: Rien

      Il mutuo appoggio

      Jacob Alexandre Marius

      Scritti minori

      I giorni dell’esilio

      Per una milizia cittadina. Elementi di lotta insurrezionale

      Parole di un ribelle

      Memorie di un rivoluzionario

      Sistema delle contraddizioni economiche. Filosofia della miseria

      Teoria dei quattro movimenti e dei destini generali

    Pensiero e azione

      La distruzione necessaria

      Potere e contropotere

      Nove studi su Hegel

      Carteggio 1998-2000

      Teoria e pratica dell’insurrezione

      Max Stirner

      Teoria dell’individuo. Stirner e il pensiero selvaggio

      La dimensione anarchica

      Palestina, mon amour

      Il falso e l’osceno

      L’ateismo di Paul-Henry Thiry d’Holbach

      Solchi

      Saggi sull’ateismo

      A mano armata

      Machiavelli filosofo

      L’Inquisizione. La tortura in nome di Dio

      Charles Baudelaire. Studi sull’assurdo

      Michail Bakunin. Contro la storia

      Cloro al clero

      Nicola Abbagnano

      Dal banditismo sociale alla guerriglia

      Saggi sull’esistenzialismo

      La rivoluzione illogica. Del fare e dell’agire

      Il cristianesimo delle origini. Dalla condanna alla giustificazione della ricchezza

      Autogestone e anarchismo

      Lezioni (fuori luogo) di filosofia. Bergamo

      Lezioni (fuori luogo) di filosofia. Parma

      Movimento e progetto rivoluzionario. Astensionismo elettorale anarchico

      Pëtr Kropotkin. Contro la scienza

      Lezioni (fuori luogo) di storia della filosofia

      Lezioni (fuori luogo) di storia della filosofia. Catania

      L’ospite inatteso

      Dominio e rivolta

      I fondamenti di una teoria filosofica dell’indeterminazione

      Manuale scientifico a uso degli increduli

      Miseria della cultura. Cultura della miseria

      Senza una ragione – Dire la verità

      Contro la chiarezza. Contro l’oggettività

      Critica della ragione politica

      Dissonanze

      Autodifesa al processo di Roma per banda armata, ecc. – Liber Asinorum

      Zarathustra

      Chi ha paura della rivoluzione?

    Opuscoli provvisori

      Io so chi ha ucciso il commissario Luigi Calabresi

      La gioia armata

      Parigi 1871. La Comune libertaria

      Distruggiamo il lavoro

      The Angry Brigade. Documenti e cronologia 1967-1984

      La servitù volontaria

      La tensione anarchica

      Chiusi a chiave. Una riflessione sul carcere

      La bestia inafferrabile

      Anarchismo insurrezionalista

      Operazione Ogro

      Critica del sindacalismo

      Come un ladro nella notte

      Internazionale Antiautoritaria Insurrezionalista

      Miseria del femminismo

      Verso il nulla creatore

      Errico Malatesta e la violenza rivoluzionaria

      Anarchismo e trasformazione sociale

      I giovani in una società post-industriale

      Come e perché ho ucciso la principessa Sissi

      Nuove svolte del capitalismo

      Lettera sulla natura

      Contributi alla lotta rivoluzionaria destinati a essere discussi, corretti e principalmente messi in pratica senza perdere tempo

      La reazione in Germania

      Lo Stato e il suo ruolo storico

      Il falso come strumento di lotta

      Contributi alla critica armata libertaria

      Parafulmini e controfigure

      Introduzione alla scienza della pubblicità

      Uccidere il tiranno

      Viaggio nell’occhio del ciclone

      Carcere e lotte dei detenuti

      Critica del consiliarismo

      La democrazia contro gli individui

      Guerra civile

      Colpo su colpo

      Manifesto

      E noi saremo sempre pronti a impadronirci un’altra volta del cielo

      L’esplosione

      Il falso principio della nostra educazione

      Scritti sull’ateismo

      Gli dèi al tramonto

      L’uomo macchina

      Anarchismo e violenza

      La guerra e il suo rovescio

      Passeggiate nel buio

      Il ripristino degli dèi

      I tre impostori

      Lettera di un franco tiratore su alcuni aspetti del modo di distruzione statale

      Ditirambi di Dioniso

      Anarchismo e insurrezione

      Nichilismo e volontà di potenza

      Il sindacalismo

      Per un mondo senza morale

      Musica. Tonalità e totalità

      Abbondanza e miseria nelle società primitive

      Anarchismo e coesistenza politica

      Il culto della carogna

      Dio e lo Stato

      La logica dell’“a poco a poco”

      La ragione genera mostri

      Contro la tecnologia nucleare

      Lettera a Nečaev

      Oltrepassamento e superamento

      L’arte e la rivoluzione

      Anarchismo e progetto insurrezionale

      Viaggio nell’arcipelago occidentale

      Autogestione e distruzione

      Scritto contro Marx

      Banalità di base

      Contro la coerenza

      Leccaculi e delinquenti

      La scienza e la questione vitale della rivoluzione

      Max Stirner. Un refrattario

      Distruggiamo le carceri

      Dimostrazione della inesistenza di Dio

      L’anarchismo nella rivoluzione russa

      Dove andare, cosa fare?

      Di quale natura parliamo?

      Manifesto dei Sedici

      La Comune e lo Stato

      Dio e lo Stato nel pensiero di Proudhon

      La peste religiosa

      La corrida

      L’Inquisizione spagnola e gli Ebrei

      Critica del catechismo laico

      Il principio dello Stato

      Il messaggio nella bottiglia

      I seguaci dell’amianto

      Terrorismo o rivoluzione

      Vita e morte di un bracconiere

      Gli Ebrei e il male assoluto

      Lecce

    Opere complete di Michail Bakunin

      Opere complete di Michail Bakunin – Vol. I – La polemica con Mazzini. Scritti e materiali (1871-1872)

      Opere complete di Michail Bakunin – Vol. II – La Prima Internazionale e il conflitto con Marx. Scritti e materiali (1871-1872)

      Opere complete di Michail Bakunin – Vol. III – La questione germano-slava. Il comunismo di Stato (1872)

      Opere complete di Michail Bakunin – Vol. IV – Stato e Anarchia. Dove andare cosa fare (1873)

      Opere complete di Michail Bakunin – Vol. V – Rapporti con Sergej Necaev (1870-1872)

      Opere complete di Michail Bakunin – Vol. VI – Relazioni slave (1870-1875)

      Opere complete di Michail Bakunin – Vol. VII – La guerra franco-tedesca e la rivoluzione sociale in Francia (1870-1871)

      Opere complete di Michail Bakunin – Vol. VIII – L’Impero knut-germanico e la rivoluzione sociale (1870-1871)

    Fuori collana

      Scaglie. 81 opuscoli di propaganda anarchica

      Un crimine chiamato libertà

      La Grande Rivoluzione 1789-1793

      “SenzaTitolo”

      “Anarchismo” – 1975-1994

      “Provocazione” – 1987-1991

      “Negazine” n. 1 / 2017

Biblioteca di Anarchismo

Trattato delle Inutilità. Parte prima: Jamais

Alfredo M. Bonanno

Biblioteca di Anarchismo – 1/2/3

2000, 3 voll. rilegati in tela, pagine 1932

euro 80,00

Alla fine vorrei sedermi a ricordare con calma, sedermi su una pietra azzurra, come ne ho viste nel paradiso terrestre, e contare gli uccelli disposti a fasce multicolori, guardare il libero lago, ricordare, scolpiti nel cuore, nomi che nulla direbbero al passeggero veloce, memoria tutta mia, segreta come i miei sogni. Fra i tanti modi di iniziare questo racconto ne ho scelto uno poco appariscente. Avevo immaginato cominciamenti costruiti bene, ricchi di significato, logici, progressivi. Poi mi sono reso conto che nelle pagine narrate qualcosa non andava. La realtà è movimento. Non esiste il luogo dove, sia pure per un attimo, mi fermo a fare rilevazioni. In qualsiasi modo lo propongo, è una falsificazione. Tanto vale dirlo subito e mettersi in cammino, senza troppe storie e senza porre credenziali sul tappeto. Il posto dove si conservano gli attrezzi, dove si costruiscono oggetti, modelli di oggetti, utilità varie, si definisce laboratorio. Esso, comunque, non è luogo fisso. Cammina, si relaziona. Anche quando si riempie di polvere, il movimento non lo lascia in pace.

“Anarchismo” 1975-1994 Indici completi

(a cura di Rosa Raneri)

Biblioteca di Anarchismo – 4

2000, pagine 232

euro 5,50

Tutto il materiale della rivista è qui elencato allo scopo di fornire uno strumento per utilizzare saggi, articoli, documenti e recensioni che altrimenti sarebbero stati raggiungibili con difficoltà. Tutti gli articoli sono stati elencati indicando il titolo e l’autore e corredati da un breve riassunto. Per ogni singolo “pezzo” sono state fornite le indicazioni relative alla collocazione nella rivista: annata, data, numero del fascicolo, pagine. Completano il volume gli indici analitico, delle indicazioni geografiche, degli autori, dei giornali, delle organizzazioni e delle aziende citate.

“Provocazione”. Indici completi 1987-1991

A cura di Giulia Gintoli

Biblioteca di Anarchismo – 5

2000, pagine 196

euro 5,50

Tutto il materiale pubblicato dal giornale “Provocazione” dal 1987 al 1991, cioè nei ventinove numeri della sua vita, è qui elencato allo scopo di fornire uno strumento per utilizzare saggi, articoli e documenti che altrimenti sarebbero stati raggiungibili con difficoltà. Tutti gli articoli, dal più importante al più piccolo e trascurabile, sono stati corredati da un breve riassunto del contenuto allo scopo di consentire un orientamento del lettore e facilitare l’utilizzo delle analisi e delle considerazioni critiche contenute nell’articolo. Tutti i documenti sono stati elencati indicando il titolo e l’autore. Per ogni singolo “pezzo” sono state inoltre fornite le indicazioni relative alla collocazione nel giornale: annata, data, numero del fascicolo, pagine. Un indice analitico favorisce la ricerca per argomento e quindi fornisce un quadro complessivo, distribuito per ordine alfabetico, di tutti gli argomenti trattati. Un indice degli autori, dei giornali, delle organizzazioni e delle aziende citate allarga le possibilità di ricerca collocandosi in corrispondenza e come completamento dell’indice analitico. Un indice delle indicazioni geografiche completa il lavoro.

La conquista del pane

Pëtr Kropotkin

Biblioteca di Anarchismo – 6

Postfazione di Alfredo M. Bonanno

2008, 2a ediz. 1a rist., pagine 184

euro 9,00

Sognare intervalli benefici, condizioni privilegiate – condizioni di bontà e di amore fraterno – insite nell’animo umano, strade che solo il dio del perdono e della compassione può percorrere, è illusione troppo gravida di conseguenze nel grigiore che ci circonda. L’apertura a quello che ci batte in cuore è pur sempre una fessura di luce, che da qualche parte conduce un debole chiarore nella tristezza che abitiamo, ma non si tratta di uno scheletro forte, quella fessura non è contenuta nelle cose, che se ne infischiano di qualsiasi esecuzione preventiva, le cose vanno avanti per la loro strada, assolutamente indifferenti a tutti i modelli interpretativi che suggeriamo loro. Accettare la compagnia inevitabile della distretta è riconoscersi per quello che siamo, condizione imprescindibile per diventare quello che siamo. E questo riconoscimento è altro dal processo che osserviamo fuori di noi attraverso i tempi e la storia – elettrificazione leninista e autostrade hitleriane –, oggi la tecnica penetra dappertutto nel mondo e vuole accoglierci nel suo grembo protettivo, vuole farci diventare avvenimenti di una quotidianità controllata fin dal levarsi dal letto la mattina, vuole presentarsi come l’amazzone che difende il guanciale del pargolo, mentre non è altro che l’ultima, forse la più terribile, incarnazione delle Madri. Ed è all’interno di questo quadro se si vuole desolante che dobbiamo ricominciare un discorso di costruzione, oppure rileggere lo stesso testo di Kropotkin, mettendo da parte la spossatezza del vagabondo, il sottile scetticismo di chi ha ormai visto troppo male nella sua esperienza per non dichiararsi convinto che tanto una scelta vale l’altra. Non è vero che non ci siano scelte da privilegiare ad altre, non è vero che non sia possibile scegliere. Solo che per farlo occorre avere il cuore caldo, essere capaci di una carezza ma anche della dura decisione che porta a tagliare il cordone ombelicale che continua a legarci al nemico.

Il culto della carogna

Albert Libertad

Biblioteca di Anarchismo – 7

Introduzione di Alfredo M. Bonanno

2001, 2a ediz., pagine 68

– ESAURITO –

Ristampa in Opuscoli provvisori n. 58

L’unico e la sua proprietà

Max Stirner

Introduzione di Alfredo M. Bonanno

Biblioteca di Anarchismo – 8

2012, 3a ediz., pagine 280

euro 10,00

Nessun libro come questo ha forse meno bisogno di una introduzione. Si presenta da solo, come ogni libro maledetto che si rispetti. Ne consegue che molti, se non proprio tutti, prima di prenderlo in mano, oppure dopo averlo letto anche più volte con supponenza, credono di sapere la potenziale dirompenza contenuta nelle sue pagine. Non è così. E non è nemmeno questione di capire quello che Stirner dice, entrando fra la spesso non facile tecnica di datate discussioni filosofiche. Piuttosto si tratta di quello che uno intende fare della propria vita. Ebbene, può un libro avere a che fare con la vita di chi lo legge? Quasi sempre no, rarissimamente sì. L’“unico” è uno dei pochi casi in cui questa affermazione assume le caratteristiche di un estremo coinvolgimento. O questo c’è, penetrando fino in fondo, fino alle lacrime, nelle nostre miserie quotidiane, oppure è bene che riponiamo il libro nello scaffale da cui lo abbiamo improvvidamente prelevato.

Hybris. Distruggere la religione

Alfredo M. Bonanno

Biblioteca di Anarchismo – 9/10

2003, 2 voll. rilegati in tela, pagine 1028

euro 40,00

La misura è legge. La parola nomos viene da nemein, pascolare e anche dividere. All’origine, popoli pastori dovevano fare molta attenzione sia all’allevamento del bestiame (contarlo era un problema), sia alle procedure adottate per dividere gli armenti e le greggi. Misura, quindi, misura di quello che si possiede e su cui si basa il proprio sostentamento e un minimo di necessaria garanzia contro i pericoli e le incertezze del futuro. Un legame cinge tutta la terra come una corda, o un serpente, Oceano è questo legame liquido, fiume eterno e cominciamento inaccessibile. La vita è in relazione con l’idea stessa di fluido. Il nomos vi si oppone, ne frena l’irrefrenabile dilagare e vi mette ordine. Nel suo puntare i piedi, la misura si costituisce e articola. Mangia il prodotto della terra originaria e si divide in mille specificazioni che arrecano comodità interpretativa. La vita sembra rallegrarsene. Nascono i muri, rovina e pena di ogni gioia di vivere. L’ira del dio diventa furore non appena vengono fissate le distanze, pigia nei tini il sangue del sacrificio, cancella l’ombra delle incertezze, assegna ogni cosa al proprio posto, il tempo d’ora in poi durerà in eterno, soltanto ad alcuni verrà dato di sciogliere. L’orizzonte non è più libero, sembra restringersi in una cupola, sovrasta più che consegnare l’occhio indiscreto alle libertà della divagazione. I ritmi lavorativi si legano alla terra e alla terra legano. Oceano non fluisce più liberamente, cupola dapprima, adesso è cilindro.

Trattato delle Inutilità. Parte seconda: Rien

Alfredo M. Bonanno

Biblioteca di Anarchismo – 11/12/13

2012, 3 voll. rilegati in tela, pagine 2002

euro 80,00

La ricerca personale è un’altra condizione dell’individuo, prospettandosi come coinvolgimento è l’antitesi del bisogno istituzionale che non scompare mai del tutto in quanto si consolida negli aspetti del campo che ogni critica, per quanto negativa, non può fare scomparire del tutto con un colpo di bacchetta magica. In me, mancando il movente didascalico, prende una dimensione insospettata e inarrestabile il movente provocatorio, di ricerca, di sollecitazione alla riflessione, movente, quest’ultimo, che non è affatto di natura pedagogica. Lepidezze e scipitaggini. In me c’è poca disponibilità ad attendere, elemento essenziale del maestro, e molta attitudine alla spinta. Non sono una persona particolarmente gradevole. La solitudine radicale non necessariamente conduce a rintracciare chi potrebbe essere interior intimo meo et superior summo meo, secondo Agostino. Sono convinto che Agostino non voleva ottenere dal suo dio ciò che mette al di sopra di tutti, la qualificazione che consente di accedere alla città di Dio. L’ho sempre immaginato con i Vandali alle porte, intento a completare i suoi scritti, a rivedere parole, a curare i contorsionismi retorici. Kafka mi ricorda gli egittologi. Le mummie sono il pane quotidiano di questi ultimi. Solo gli ubriachi si immaginano (sich einbilden) di sapere parlare correttamente. La ricerca della qualità è una questione di pulsione intima, interna alle mie considerazioni in corso di impossibile completamento, qualcosa di simile alla gelosia. Una questione di genio. Per questo motivo Agostino non è mai stato un uomo saggio, poniamo come Origene, assolutamente non in grado di evirarsi come suprema conferma di avere vinto la volontà. Egli sa che questa strada è sbagliata, ed è sbagliata perché gli è impossibile. Con il dolore forgio il mio passo verso la qualità, il passo definitivo. Agostino non ha mai voluto fare questo passo, si è sempre mantenuto in bilico, e quando non ne poteva più, quando stava per accedere alla cosa, ecco che decide di mettere rimedio all’irrimediabile, parlando di superiorità. Non ci si subordina alla cosa, ci si lascia catturare, ma si resta sempre indipendenti, separati, liberi. Alla fine Agostino si rende conto di essere libero, ed è allora che capisce fino in fondo quanto è pesante la predestinazione. Lui era veramente un predestinato? Assolutamente no. La città santa non era per lui. Decidere su questa ambivalenza, anche se può tranquillamente essere considerata una chiacchiera da perdigiorno, diventa importante, può avere ripercussioni su tutti i recessi della mia vita. Mi sono arrischiato a considerarla appunto una chiacchiera, di punto in bianco, una decisione che ho preso con l’ardore e la sconsideratezza della gioventù, per poi continuare a mangiare e a tacere come sempre, spesso a soffrire. Ma il coraggio non poteva arrivare imballato e infiocchettato da questa parte, erano altre le vie dalla carovana che nel frattempo lo stava trasportando fino al mio molo di partenza.

Il mutuo appoggio

Pëtr Kropotkin

Postfazione di Alfredo M. Bonanno

Biblioteca di Anarchismo – 14

2012, 2a ediz. 1a rist., pagine 236

euro 9,00

Per attaccare il nemico non ho bisogno della collaborazione di una dottrina, né di un incitamento alla lotta in nome di un processo sotterraneo e invisibile. Se continuo a leggere in questo modo il libro di Kropotkin, è meglio chiuderlo subito e pensare ad altro. E del mutuo appoggio di cui parla Kropotkin? Lo vedo solo quando ho cominciato il mio attacco. Ecco il punto. Malatesta e Kropotkin si distanziano solo per una questione di tempi. Alzo le vele al vento della rivolta, cioè della verità, e sono quello che sono. Non sono in attesa di un’attestazione di aiuto sotterranea che da qualche parte protocolli le mie straordinarie nuove condizioni, sono io quelle condizioni straordinarie, sono io la verità primordiale separata ma, evidentemente, ritrovata. E che la festa cominci.

Jacob Alexandre Marius

detto Escande, Attila, Georges, Bonnet, Féran, Duro a morire, il Ladro

Bernard Thomas

Postfazione di Alfredo M. Bonanno

Biblioteca di Anarchismo – 15

2008, 3a ediz., pagine 230

euro 10,50

Jacob ha svaligiato centinaia di case borghesi, ha ricavato una ricchezza enorme, e l’ha messa a disposizione del movimento anarchico internazionale. Il suo progetto era utopicamente insensato, tendendo ad allargare il numero dei “lavoratori della notte” e quindi a svuotare dall’interno, con questi prelievi coatti, la forza repressiva della classe borghese. Utopie, siamo d’accordo, ma non è qui il punto.

Rubare è indispensabile per un rivoluzionario, rubare ai ricchi. È indispensabile perché altrimenti non potrebbe trovare i mezzi per la propria attività rivoluzionaria diretta a sovvertire l’ordine esistente.

Questo non è un libro di avventure, anche se ciò può aver cercato Thomas.

Scritti minori

Max Stirner

Biblioteca di Anarchismo – 16

2012, pagine 280

euro 10,00

Questa raccolta viene pubblicata seguendo un criterio diverso da quello che John Henry Mackay applicò nella sua seconda edizione, quella del 1914. Ciò significa che essa si presenta in modo diverso anche dalla traduzione di Angelo Treves che segue strettamente l’ordine fissato da Mackay. In effetti quest’ordine aveva delle pecche considerevoli mettendo insieme scritti di grande importanza, frutto della riflessione filosofica di Stirner, con note redazionali e piccole cronache quotidiane che fanno parte del suo lavoro giornalistico. Eppure, anche in questi “pezzi” di scarso significato e di improbabile lettura si trovano importanti spunti. Il contenuto del volume, quindi, è stato diviso in quattordici capitoli: I. Scritti sull’educazione e sulla scuola – II. Arte e religione – III. Scritti su Königsberg – IV. Alcune cose provvisorie sullo Stato fondato sull’amore – V. Recensione a I misteri di Parigi di Eugène Sue – VI. Risposte alle critiche mosse a L’unico e la sua proprietà - VII. I reazionari filosofici. Risposta a I sofisti moderni di Kuno Fischer – VIII. Scritti su Bruno Bauer – IX. Risposta di un membro della comunità berlinese alla lettera dei 57 ecclesiastici intitolata La festività domenicale. Parole d’amore ai nostri parrocchiani - X. Il problema ebraico – XI. Scritti sulla censura – XII. I “Liberi” – XIII. Scritti vari – XIV. Ultimi ritrovamenti

I giorni dell’esilio

Ernest Cœurderoy

Introduzione di Alfredo M. Bonanno

Postfazione di Raoul Vaneigem

Biblioteca di Anarchismo – 17/18/19

2012, 3 voll., pagine 726

euro 35,00

Cœurderoy è scrittore complesso, e per l’epoca sua, che tale lo covò in seno come una serpe maligna, e per lo stile che fu connaturato al modo di vedere il mondo, e per la difficoltà degli argomenti che affrontò. Siamo davanti ad un grande scrittore, non a un giornalista, rivoluzionario per quanto si voglia, ma sempre orecchiante della penna. E leggere uno scrittore grande, che campeggia solitario nel mare della letteratura romantica europea del suo tempo è, oggi, per noi, un’impresa senza pari difficile. Non abbiamo strumenti a portata di mano, non abbiamo termini di paragone, non c’è qualcosa di simile a cui le nostre usate letture possano chiedere ausilio di memoria. Non abbiamo mai letto niente di simile.Cœurderoy non prepara anarchici, non vuole indirizzare e ancor meno lisciare il pelo a qualcuno, sia pure al solo referente che, per via deduttiva, si deve ammettere potesse costituire, anche ai suoi tempi, il ristretto numero di lettori per cui scriveva.

Lotta da solo, contro tutti e quindi anche contro la trama ideologica che minaccia, via via, di respingerlo e di catturarlo, di allettarlo e di ripugnargli. Ed è lotta gigantesca. Si può dire che non esiste un solo argomento riconducibile a una sacrosanta ortodossia rivoluzionaria, ribadita dai maggiorenti dell’epoca sua, e dell’epoca nostra.

Al lettore costante e coraggioso la scoperta.

“Per fare passare la rivoluzione attraverso questo secolo come un ferro rovente, bisogna fare una sola cosa: Demolire l’autorità. Questa proposizione non ha bisogno di essere dimostrata. Che ciascuno si interroghi e dica se è per sua volontà o per forza che sopporta che un altro si proclami suo padrone e agisca come tale. Dica se non ritiene di valere quanto un’altro. Dica se è contento di fare ingrassare sempre papi, imperatori, re, rappresenanti, monopolisti, medici, istitutori, giudici, giornalisti, tribuni, direttori, dittatori. Dica se non desidera essere al più presto sollevato da tutto ciò. Dica se non capisce meglio da solo ciò che gli è utile e se volentieri si rimette nelle mani di altra gente.”

Per una milizia cittadina. Elementi di lotta insurrezionale

First of May Group

Biblioteca di Anarchismo – 20

2012, pagine 144

euro 10,00

Il fatto che tanta acqua sia passata sotto i ponti da quando queste annotazioni furono redatte, e incolpevoli artisti messi al lavoro per tratteggiare vignette esplicative, non significa che l’imperiosa necessità di questo documento non permanga identica. Che le facce siano mutate, e i salamelecchi diventati più untuosi e meno rozzi, che le disavventure del capitale emergano in primo piano, non vuol dire che in ultima sede, come estrema spiaggia su cui collocarsi e difendere i privilegi e lo sfruttamento, non ci sia il nemico armato. Questo è sempre là. Si è di molto affinato, adesso ha mezzi che prima non poteva permettersi, e ciò anche perché le difficoltà stesse del capitale convincono quest’ultimo a pagare in anticipo una difesa che potrebbe rivelarsi più urgente del previsto. E noi? Cosa volete che vi dica? Non è che si siano fatti molti passi avanti di fronte ai problemi che a suo tempo, più di trent’anni fa, questo documento sollevava.

Parole di un ribelle

Pëtr Kropotkin

Introduzione di Alfredo M. Bonanno

Biblioteca di Anarchismo – 21

2012, 2a ediz., pagine 192

euro 10,00

Un libro di lotta, tagliente come una lama, non un testo scientifico, come ci si aspetterebbe da Kropotkin. Qui c’è il combattente non il geografo e lo scienziato sociale. C’è l’uomo che ha alle spalle una lunga attività clandestina, un’evasione dalla prigione – fra le peggiori – zarista, e che sta accingendosi ad assaggiare quelle della democratica Francia. Insomma un uomo d’azione. Pur non essendo una lettura direttamente attualizzabile, mutate le condizioni storiche che oggi ci circondano da ogni parte, asfissiandoci e non alimentando le speranze di cui invece questo libro è intessuto, rimane lettura fraternamente fruibile. In altre parole, è un libro d’azione e per l’azione.

Memorie di un rivoluzionario

Pëtr Kropotkin

Introduzione di Alfredo M. Bonanno

Biblioteca di Anarchismo – 22

2016, pagine 304

euro 10,50

Qui c’è lo sguardo di un uomo meravigliato del mondo che si vede ingenuamente sorpreso di trovarsi di fronte alla grandezza della natura, al sogno di un futuro migliore, di un mondo più giusto. Che poi, da un punto di vista concreto, diciamo attivamente rivoluzionario, trasformativo, questo entusiasmo non si traduca in indicazioni per noi significative, meno che mai oggi, con le mutate condizioni in cui soffochiamo, questo è un altro discorso.

Kropotkin non se ne preoccupa e la cosa non fa velo. Capisco la gioia del bambino e del giovane, capisco la gioia dello studioso che vuole scoprire i segreti di un mondo ancora quasi sconosciuto, di foreste, e fiumi, e montagne, e ghiacciai, inesplorati, e capisco anche il rapido maturare della coscienza rivoluzionaria, l’impegno continuo, la propaganda, l’azione, il carcere.

Capisco meno l’incapacità operativa, la concretezza vacillante, il continuo scappare via nel sogno di un mondo ormai inconciliabile con gli sviluppi moderni, e capisco ancora meno il chiudere gli occhi davanti alla cattiveria, alla radicale cattiveria dell’uomo. L’ottimismo si racchiude tutto nel ritenere possibile quello che si vuole realizzare nell’azione, non nel sognare un meccanismo determinista che sia in se stesso buono e quindi in grado di dare man forte al proprio vedere il futuro in modo positivo.

Sono un ottimista, odio le letture che faccio spesso di pessimisti dichiarati, alla lunga ho scoperto però che sotto il loro cupo rifiuto della speranza ci sta un modo diverso di riproporre una sorta di fiducia nel futuro. Un disperato pessimista spera che le cose non vadano tanto male, è un ottimista come me, ma alla fine ci differenziamo solo perché non pongo molta importanza nell’accumulo dei possessi. Lui, al contrario, è scornato dalla disillusione che qualunque possesso non può fare a meno di portare con sé. Allo stesso modo mi sento obbligato a entrare in sospetto nei riguardi dei panottimisti come Kropotkin, questo senza nulla togliere alla bellezza di questo libro.

Sistema delle contraddizioni economiche. Filosofia della miseria

Pierre-Joseph Proudhon

Introduzione di Alfredo M. Bonanno

Biblioteca di Anarchismo – 23

2016, 2a ediz., pagine 624

euro 15,00

Proudhon propone una lettura straordinariamente efficace dell’economia, dei suoi meccanismi più intimi, delle sue trasformazioni, e scopre la sua intrinseca contraddittorietà. Il grande risultato è che queste contraddizioni non sono risolvibili, non c’è nella realtà nessun superamento hegeliano, ma solo degli oltrepassamenti, che di volta in volta possono sfociare in una nuova sistemazione del processo produttivo (di sfruttamento, questo è

ovvio), con la nascita di una società diversa di quella che oggi ci opprime e che il sogno di tutti noi ci fa sperare migliore. Solo sperare, nessuna certezza.

Battersi per una certezza, come insegnava Marx, ha prodotto quel socialismo reale che ci ha allietati tutti nel secolo scorso. Proudhon fa vedere bene che non ci sono meccanismi automatici nello stesso processo economico, non ci sono scontri di forze sotterranee, non ci sono talpe, tutto è in lotta con tutto, costantemente, perché l’uomo è questa cosamiserevole. L’ironia che impiega per rispondere alle tristi favole di Rousseau è sempre pungente Osservando alcune serie statistiche fornite da Proudhon ci si accorge che sono vecchie di più di un secolo emezzo, eppure i processi sono sempre identici, nulla è cambiato, e nulla cambierà fin quando le lacrime e il sangue saranno versati dalla parte dei lavoratori e i guadagni affluiranno nelle casseforti degli sfruttatori.

Teoria dei quattro movimenti e dei destini generali

Charles Fourier

Introduzione di A. M. Bonanno

Biblioteca di Anarchismo – 24

2016, pagine 272

euro 10,00

Ci sono stati molti modi di accostarsi a Fourier, quasi tutti sbagliati, anzi, senza tema di smentita non esiste un modo corretto di realizzare questa impresa, che di impresa per l’appunto si tratta. Leggerlo è come sbarcare su un pianeta sconosciuto, bisogna rendersi conto che nulla in questo pianeta è come appare di primo acchito, niente corrisponde a tutto ciò che comunemente si intende come coerenza logica o analisi scientifica, ed è di certo sorprendente che questi punti di riferimento, incancreniti per secoli dalla nostra cultura, sono convenzioni e muraglie difensive. Fourier stesso consigliava di leggere almeno due volte questo libro. La prima per sbalordirsi, la seconda per smaltire la sbornia.

Questo straordinario libro comincia parlando di Dio. Ma con questo concetto si vuole intendere la forza ignota e naturale che regge qualsiasi tipo di società di uomini, da quella civilizzata (la peggiore, a causa della ferocia delle sue istituzioni) a quella barbara. È logico che dopo più di duecento anni le condizioni specifiche di questa superficiale ripartizione sono cambiate,ma nulla si èmodificato in quelle forze sotterranee che non riescono a venire alla luce se non con bagliori corruschi e spesso autodistruttivi.

Il Dio di cui parla Fourier, la vera natura dell’uomo, con la sua profonda cattiveria e la sua inattingibile grandezza d’animo, non riesce a farsi vedere, è sopraffatto dalla Civiltà, mentre ormai la stessa barbarie, su cui faceva conto il sognatore Coeurderoy si è vestita coi panni insanguinati della prima ed è diventata feroce e stupida come essa. Dio è quindi una forza, non un riflesso delle paure umane, una forza del tutto umana che, come tutte le forze positive dell’uomo, non riesce, se non con fatica, a venire fuori dalla melma e dal sangue dei massacri.

Pensiero e azione

La distruzione necessaria

Seconda edizione con l'aggiunta di dodici studi preparatori

Alfredo M. Bonanno

Pensiero e azione – 1

2012, 2a ediz. 1a rist., rilegato in tela, pagine 332

euro 15,00

Questo libro è stato scritto di getto nel febbraio 1968. Mille problemi urgevano dentro di me, avvolti nel bisogno di assolutezza che ingigantiva sempre di più. Proprio questo bisogno dettava i limiti del quadro interpretativo: uscire dalle regole, rompere con la sentenza uniformante che mi ospitava, dire questa rottura, dirla al più presto, a qualsiasi costo. Ogni esigenza è sempre un atto parziale, riflette e si nutre di quello che c’è in casa. L’armamentario giacobino è evidente in questo libro e il lettore deve tenerne conto. L’ideale anarchico è lontano ma non del tutto assente, emergerà più tardi. Mi muovo in quella direzione ma sono ancora portatore della misura rivoluzionaria appresa sui libri.

Segnare i punti di minore o maggiore distanza dall’anarchismo, dal mio anarchismo maturo, è opera inutile e fastidiosa. Il lettore può assolvere a questo compito, ma è pregato di non tenere conto dei risultati. Se quello che siamo è un universo assoluto, mai definibile con precisione, lo è come esigenza, come compito infinito mai completabile, implicito in ogni cosa che facciamo. Restare silenziosi come pesci in un acquario di fronte alle proprie arretratezze, ai conti da pagare con il passato, è vigliaccheria e stupidaggine. Se voglio diventare quello che sono è perché sono di già quello che diventerò. In caso contrario la partita è persa in partenza.

Ad assistere questa seconda edizione de La distruzione necessaria ho chiamato alcuni studi preparatori e collaterali in grado di fare vedere gli interessi più o meno dichiarati che completavano il quadro dei riferimenti.

Contenuto del volume

Introduzioni – La distruzione necessaria - Studi preparatori: 1. Storia: Ricerca di definizioni [1965]; 2. Il valore come delimitazione dell’esperienza [1965]; 3. Primo saggio su Machiavelli. L’uomo [1968]; 4. Secondo saggio su Machiavelli. Teoria della fortuna [1968]; 5. Terzo saggio su Machiavelli. Il metodo [1958]; 6. La realtà nel pensiero di Ortega y Gasset [1968]; 7. La storiografia moderna e il concetto di Medioevo [1969]; 8. La verità effettuale [1968]; 9. Fine e mezzi [1968]; 10. La teologia dei primi pensatori greci [1968]; 11. Analisi della normalità [1967]

Potere e contropotere

Seconda edizione con l’aggiunta di sette studi preparatori

Alfredo M. Bonanno

Pensiero e azione – 2

2012, 2a ediz. 1a rist., rilegato in tela, pagine 372

euro 15,00

Per certi aspetti Potere e contropotere, titolo infausto che non ebbe mai a incontrare fortuna presso i lettori, costituisce un avanzamento nei riguardi de La distruzione necessaria.

Pur restando prigioniera di alcune ottusità di fondo, che il lettore individuerà facilmente, l’analisi si sviluppa più ampia e determinata. La preoccupazione principale permane quella di fornire elementi organizzativi alla spinta rivoluzionaria e insurrezionale di base, spinta che negli anni immediatamente successivi al Sessantotto sembrava quasi stesse per arrivare alle sue conseguenze estreme.

Un altro elemento di riflessione è costituito dall’insieme dei dubbi avanzati in merito alla possibile costituzione immediata di una società libera, libera in modo definitivo, cioè di una società anarchica. In quegli anni ormai lontani non si faceva nessuna, o quasi, attenzione ai pericoli di un veloce recupero da parte della repressione. Insistendo negli accorgimenti di difesa e di recupero di una rivoluzione libertaria la si può inavvertitamente indirizzare verso una terribile reazione, magari sotto lo stesso nome di anarchia, e le esperienze spagnole qualcosa avrebbero dovuto insegnare agli organizzatori rivoluzionari di ieri e di oggi.

Contenuto del volume

Introduzioni – Potere e contropotere – Studi preparatori: 1. Il potere della fisica [1965]; 2. Ideologia e utopia [1970]; 3. Sfruttamento e lotta dei lavoratori; 4. Lavoro manuale e lavoro intellettuale [1975]; 5. Il sistema rappresentativo e l’ideale anarchico [1975]; 6. Saint-Simon e Marx [1970]; 7. Saggio su Proudhon [1970]; 8. Keynes e Galbraith

Nove studi su Hegel

Alfredo M. Bonanno

Pensiero e azione – 3

2012, 1a rist., rilegato in tela, pagine 342

euro 15,00

Di fronte all’immane dimensione (e difficoltà) che presenta la filosofia di Hegel al lettore più o meno provveduto c’è da restare spauriti. Per un altro verso, devo qui confessare che sono rimasto spesso sbalordito di fronte alla capacità di lavoro di questo filosofo. La varietà degli interessi di ricerca, il materiale analitico approfondito e discusso criticamente, gli autori tenuti presente come conseguenza di letture fatte, in una parola il laboratorio di uno studioso degno di questo nome mi ha sempre impressionato negli altri e ho cercato, secondo le mie possibilità, di lavorare anch’io, con risultati che non so come valutare. È facile meravigliarsi del lavoro degli altri, mentre si tende a sottovalutare il proprio. Non sto qui esprimendo una perplessità sul valore di quello che ho prodotto dal punto di vista intellettuale, questo argomento mi è del tutto estraneo, ma solo come fatica e impegno, come mole delle ricerche, come ampiezza di riferimenti, come lettura e memorizzazione, come accumulo di notizie e capacità di selezione, ecc. E, in questa prospettiva, Hegel non è secondo a nessuno.

Il mio rifiuto del sistema, di ogni sistema filosofico, ma anche di ogni sistema di idee che pretenda vigilare e regolamentare la mia vita, non si è quindi appoggiato alla protesi della demonizzazione di ogni ricerca sistematica ma, al contrario, è entrato nelle più significative di queste ricerche uscendone di volta in volta fortificato invece che indebolito.

Hegel mi è stato spesso compagno di strada e non ha mai turbato i miei sogni di anarchico. Con buona pace di tanti censori in pectore.

Contenuto del volume

Nota introduttiva – Teoria dell’identità [1967] – La sintesi progressiva come crescita della coscienza [1971] – La fenomenologia di Hegel e quella di Husserl [1971] – Dialettica del pensato e dialettica del pensare [1975] – Attività della “Hegel-Gesellschaft” all’inizio degli anni Settanta [1965] – Inquietudini della vita [1971] – Intenzionalità progressiva [1971] – Gli studi hegeliani in Francia alla fine degli anni Sessanta [1969] – Metafisica [1971]

Carteggio 1998-2000

Con l’aggiunta della seconda edizione di Del terrorismo, di alcuni imbecilli e di altre cose

Alfredo M. Bonanno – Gianfranco Bertoli

Pensiero e azione – 4

2013, 1a rist., rilegato in tela, pagine 480

euro 15,00

Gianfranco Bertoli ammazza quattro persone e ne ferisce molte altre davanti alla questura di Milano nell’anniversario dell’uccisione del commissario Luigi Calabresi. La sua intenzione era quella di gettare una bomba nell’atrio della questura in occasione della inaugurazione da parte di Mariano Rumor di un busto al “Commissario finestra”. Io non ho conosciuto Bertoli di persona, non ho avuto con lui che uno sporadico scambio epistolare quando mi trovavo nel carcere di Bergamo, ben presto chiuso perché malgrado la sua disponibilità, in fondo, avevamo all’epoca poche cose da dirci. Poi le lettere, le sue lettere. A volte un profluvio, tanto da riempire la pagine fino all’ultimo, senza lasciare neanche un piccolo spazio, a volte più lontane una dall’altra, per diventare alla fine svagate, quasi testimonianza della fine imminente. Non sono una lettura piacevole, né le sue lettere, né le mie. Ma non mi corre l’obbligo di dilettare i miei pochi lettori. La scrittura di Gianfranco è ridondante, ripetitiva, ricca di raddoppi aggettivali che rendono la lettura difficoltosa, ma sono la testimonianza diretta di un uomo che soffre, di un uomo debole che continua a soffrire. Ma non soffre per quelle morti, per quei dolori causati, né per l’obiettivo iniziale mancato, soffre per un altro motivo, ed è qui che me lo sono trovato vicino, fratello, al di là delle differenze caratteriali tra noi due.

Contenuto del volume

Prefazione – Introduzione – Carteggio 1998-2000 – Lettere di Bergamo (1989) – Appendice: Del terrorismo, di alcuni imbecilli e altre cose [1979]

Teoria e pratica dell’insurrezione

Alfredo M. Bonanno

Pensiero e azione – 5

2008, 2a ediz. 1a rist., rilegato in tela, pagine 416

euro 15,00

Non dico che questo libro, che vede adesso la sua seconda edizione dopo quasi vent’anni, sia all’origine delle teorie insurrezionaliste, sarebbe una grave imprecisione, comunque la sua parte l’ha fatta e speriamo che possa continuare a farla.

Come al solito, ogni teoria che cerca di andare oltre il ristagno che alimenta soltanto pratiche ripetitive trova due ostacoli: uno interno e uno esterno. Se si tratta di una teoria rivoluzionaria il primo ostacolo lo trova nel movimento stesso, il quale non ama molto sentirsi turbare nelle sue sonnolente ritualità di confine. Ricavatosi una nicchia da qualche parte, qui attende tempi migliori custodendo con ansia i propri eritemi.

Non solo rumori nella notte, anche pratiche più ampie, partecipazioni a lotte specifiche, collocate esattamente nel tempo e nello spazio, lotte caratterizzate da un processo repressivo in corso contro il quale la gente cerca di fare qualcosa. Non crociate generalizzate contro i simboli del dominio, ma lotte intermedie, più modeste, visibili a occhio sprovvisto di lenti ideologiche, lotte contro qualcosa che impedisce di vivere qui e subito, lotte che recidono una o molte delle condizioni minime per non fare scadere la propria vita nel codardo accomodamento del giorno per giorno. Lotte per la casa, per l’acqua, per ridurre l’inquinamento, contro gli armamenti, contro le industrie dannose alla salute, ecc. E qui si fa luce con prepotenza il discorso sul metodo.

Contenuto del volume

Introduzioni – Parte prima: 1. Che cos’è l’insurrezione – 2. Lotta rivoluzionaria e insurrezione – 3. La ribellione - 4. La logica dell’insurrezione – 5. Strategie e metodi insurrezionali – Parte seconda: 1. “Sinistra Libertaria” – 2. I nuclei autonomi di base – 3. Per l’organizzazione specifica – 4. La lotta insurrezionale a Comiso contro la base missilistica – 5. A noi il Papa non piace

Max Stirner

Seconda edizione riveduta e corretta con l’aggiunta delle Annotazioni di Bergamo

Alfredo M. Bonanno

Pensiero e azione – 6

2012, 2a ediz. 1a rist., rilegato in tela, pagine 424

euro 15,00

La fondatezza delle proprie scelte, quella che viene fuori dalla cosiddetta autodeterminazione, il sogno di ogni buon anarchico con le carte in regola, è il risultato di un battibecco tra larve, viene alla luce di una vita effimera, riconforta perfino la ferocia di un pensiero massimalista, ma non è in grado di sollevarsi al di sopra dei propri limiti (e come potrebbe?). Quanti cantori del desiderio ho visto palleggiare terrorizzati fra le mani, nell’indecisione dell’attimo, l’improrogabile destino munito di miccia fumante.

Stirner è un feroce facitore di astrazioni, produce un meccanismo odioso di oggettive verificazioni, nessuno dei suoi lettori – nemmeno i critici più estremi – ha potuto trovare una falla in questo meccanismo. Ma alla fine, il critico più estremo è vittima delle sue stesse conclusioni. Giunti alla conclusione de L’unico ci accorgiamo che né lui, né noi, possiamo andare avanti. Il territorio che ci si apre è quello della desolazione, il territorio selvaggio dell’ “assolutamente altro”.

Contenuto del volume

Introduzioni – L’ambiente e la formazione filosofica di Stirner – Analisi dell’opera stirneriana – Il falso problema dell’individualismo – Stirner e l’anarchismo – Annotazioni di Bergamo [1989]

Teoria dell’individuo. Stirner e il pensiero selvaggio

Seconda edizione riveduta e corretta con l’aggiunta di cinque nuovi studi

Alfredo M. Bonanno

Pensiero e azione – 7

2012, 2a ediz. 1a rist., rilegato in tela, pagine 392

euro 15,00

Un pensiero selvaggio, ecco ciò di cui abbiamo bisogno. Quello di Stirner è un contributo in questa direzione. Come tutti i contributi è soltanto un tentativo, non solo non arriva a conclusioni (e perché dovrebbe?) ma si costruisce da sé gli anticorpi per evitare di arrivarvi. E questo è il massimo segno dell’attitudine selvaggia.

Come trovarci nel mezzo della bufera? Ecco la domanda cruciale. Per quanti sforzi facciamo siamo sempre in avvicinamento, ci approssimiamo. Il salto vero e proprio è troppo traumatico per parlarne. Siamo fiduciosi che la verità di cui siamo fermamente convinti ci farà luce durante il cammino. Le illusioni tardano a morire.

Contenuto del volume

Introduzioni – Max Stirner, il filosofo de L’unico – Il riferimento a Hegel – Contributo a una lettura critica de L’unico – Individualismo e comunismo: una realtà e due falsi problemi – Il mostro in ognuno di noi – Oltrepassamento e superamento – Coerenza e incoerenza – Crisi e fallimento – Iconoclasti fino in fondo – Le paure del signor de Taillandier – L’antigiuridismo di Max Stirner – Un refrattario – La prima traduzione francese de L’unico – Individuo e diversità

La dimensione anarchica

Seconda edizione riveduta e corretta

Alfredo M. Bonanno

Pensiero e azione – 8

2013, 2a ediz. 1a rist., rilegato in tela, pagine 558

euro 15,00

Ognuno dei pezzi qui presentati – non certamente come capitoli di un libro ma come testimonianze di un’evoluzione e di una presa di coscienza rivoluzionaria – è un mondo in continua produzione che non può essere considerato completo, anche se qui viene presentato a partire da un punto del discorso per finire in un altro, generalmente come se quest’ultimo punto fosse un approdo. Tale constatazione è falsamente evidente perché la sua approssimazione non è legata a una questione di mancanza quantitativa ma a una deficienza qualitativa, la quale non appartiene al meccanismo stesso nella sua incompletezza. Questa insufficienza è una sua condizione di parziale libertà, quella che la volontà lascia che sia lo spazio ristretto dentro il quale mi muovo per avere l’impressione di scegliere su mia decisione. In effetti sono costretto a queste decisioni di cui sono in una certa misura prigioniero. È di questa volontà che devo andare in cerca per stanarla e circoscriverla, per arrivare ad aggirarla e andare oltre. Ci sono momenti in cui la strada verso la diversità si apre, ma non sono momenti di particolare solennità, e momenti in cui la superstizione del fare mi attanaglia più che mai. Sono i primi, questi sprazzi di intuizione, che mi vengono a visitare e che mi si concedono spesso senza specifiche sollecitazioni. Questo libro è pertanto un Bildungsroman, un romanzo di formazione, se non altro per quel che riguarda il mio modo di scrivere, oltre che il mio modo di fare i conti con i concetti di efficienza e di acquisizione. Non è stata facile questa lotta, condotta dentro me stesso senza esclusione di colpi. La distruzione dei miti dell’efficienza delle élite, del ruolo guida degli intellettuali, della funzione militare all’interno dell’accadimento rivoluzionario, è stata lunga e faticosa. Parallela, in ogni caso, alla ritrosia a dichiararmi partecipe di un simbolo, di una bandiera, sia pure quella anarchica che, per definizione, dovrebbe essere aliena da connotazioni sclerotizzate.

Palestina, mon amour

Terza edizione riveduta e corretta con l’aggiunta di Gli Ebrei e il male assoluto

Alfredo M. Bonanno

Pensiero e azione – 9

2012, 2a ediz. 1a rist., rilegato in tela, pagine 336

euro 15,00

Nell’aprile del 2004, appena entrato nel carcere di Trieste, ho scritto un testo abbastanza approfondito sul male radicale, sul progetto di distruzione totale degli Ebrei, studiato e parzialmente posto in atto dai nazisti. In questa occasione, per la propria volta, ho raccontato – non so perché ma mi è venuto su spontaneamente, senza alcuna remora, forse a causa del trovarmi in prigione, ma forse per l’estrema radicalizzazione della lotta in corso tra Israeliani e Palestinesi – la tortura che ho subito a opera degli uomini del Mossad nel lontano 1972. Non credevo possibile che questo racconto, per altro raccorciato in poche righe e senza indicazioni non necessarie, potesse interessare qualcuno. Dopo averlo visto scritto sulla pagina, mi sono accorto che interessava me. Un angelo impazzito aveva azzerato il mondo. Il deserto era il risultato, un orrendo geroglifico incomprensibile. Le indicazioni della catastrofe sono il portato più comprensibile della conclusione. Il trionfo della mediocrità è garantito, il mondo trionfa continuamente su se stesso, strato su strato. La storia è testimonio inattendibile e nauseante. Ritiene che ci siano intervalli nella mediocrità, che qualcuno in essa lasci il segno della propria geniale intelligenza. Invece i segni discontinui sono solo la conseguenza di un aumento di stupidità. Una massa greve e repellente, indurita dai tentativi ripetuti invano, una delusione senza sosta, ferita che scende in profondità, tutto questo mi grava sul cuore. Niente brividi, sono sempre io, anche quando getto uno sguardo nell’abisso. Oltre il gelo e il male della vita che quotidianamente mi assilla, oltre lo sgomento e la malinconia, oltre la rabbia dei giusti e la malvagità degli stupidi, oltre le menzogne che aiutano a sopravvivere, oltre i meschini scopi che giustificano i feroci mezzi, oltre gli ideologi e i massacratori, placidamente si distende la realtà, sicura, incontaminata, priva di spiegazioni scribacchiate in tutta fretta da mezzani inconcludenti. Scarafaggi, serpi, cavallette e la polvere falsamente furiosa di sognatori e poeti che la realtà disperde ai quattro venti.

Il falso e l’osceno

Alfredo M. Bonanno

Pensiero e azione – 10

2007, rilegato in tela, pagine 344

euro 15,00

L’analisi politica ha connaturata al proprio svolgimento una irrimediabile piattezza. Gli elementi critici che la compongono sono legati a doppio filo alle condizioni di funzionamento del processo politico. Come tutti sanno quest’ultimo non funziona senza il reperimento del consenso e la realizzazione di tutte quelle modifiche indispensabili a renderlo possibile.

La funzione dell’imbroglio ideologico all’interno di questo processo è quella che una volta veniva assicurata dalla religione. L’uomo moderno prega di meno ma, secondo la geniale intuizione di Hegel, sopperisce a questa diminuzione leggendo il giornale.

Viene ammesso, in linea di massima, che oggi i destinatari del messaggio politico, quindi i soggetti passivi sollecitati al consenso, sono più informati se non più colti, e che quindi l’imbroglio deve essere più sofisticato o, almeno, più articolato. La cosa è dubbia. Se qualche decennio fa il fondo ideologico del consenso era orientato (a sinistra) verso l’internazionalismo proletario e (a destra) verso lo Stato etico, oggi i residui ideologici, diciamo spirituali, i grandi valori, si sono appiattiti sul vago processo di globalizzazione capitalista. Ciò ha comportato un livellamento dei mezzi culturali impiegati, raggiungendo miserie mai conosciute prima, nemmeno dalla destra che meno si differenziava dal manganello. Poche attenzioni culturali si riversano quindi nello sforzo di reperimento del consenso, e ciò produce un’ideologia spicciola che consente di dare aria alla gola di un politico qualsiasi. Stando così le cose alcuni ritengono che il ricorso alla provocazione potrebbe sortire qualche effetto interessante. Ma cos’è una provocazione? Un dire o un fare che rompa con la tranquillità e la buona educazione. Quindi qualcosa che contraddica la stupida loquacità con cui tutti i giorni reciprocamente ci addormentiamo inducendoci ad accettare un’esistenza che riteniamo inadeguata ai nostri presunti desideri di diversità. C’è da chiedersi se è possibile romperla con la stupidità. Domanda angosciante. Ognuno di noi custodisce quella sorta di idiotismo privato che considera fuori discussione, un serbatoio di opinioni costruite bene che aiutano a tirare avanti. Ma nessun funzionalismo ha mai salvato la vita a qualcuno. Ci accingiamo a morire con tutte le nostre benefiche supposizioni senza battere ciglio, pensandoci splendidamente equipaggiati per raccattare tutte le espressioni che collezioniamo come singoli istanti di una lunga malattia.

Una torta in faccia fa ridere, una stilettata di nascosto fa stringere i denti in un ghigno altrettanto stupido. I nemici si sono rafforzati e non troviamo la strada per frantumare il loro muro difensivo. Hanno smaterializzato le pietre con cui questo muro è costruito, lo hanno fatto mentre noi ci baloccavamo con le più svariate supposizioni, accèttati fratello dalle mani callose, dalla pelle scura, dal sesso incerto, fratello che hai tutte le carte in regola, accèttati e te ne saremo grati, ti aiuteremo nella tua lotta per farti spazio, per essere ancora più accettato, perché poi tu possa, onestamente peraltro, darci un bel calcio nel sedere, dopo che hai ottenuto quei riconoscimenti che adesso ti mancano.

Le artificiose formule con cui ci siamo disposti all’azione si ripresentano adesso come fantasmi mentre i loro riflessi virtuali abitano ormai aule universitarie, osservatori astronomici e templi indiani. La provocazione dovrebbe insistere nei loro riguardi, procedere oltre l’àmbito di competenza del nemico, visto che questo territorio si è esteso fino al limite delle nostre tende, estendersi per contestarci l’identità che abbiamo appiccicato sul vero e sul giusto, sui risultati considerati indiscussi e su di uno stile che niente e nessuno pensavamo potessero espropriarci e che adesso vediamo dilagare nella cultura di dominio.

Contenuto del volume

Parte prima: Il falso: Breve nota introduttiva – Introduzione al falso – Il falso Sartre – Jean-Paul Sartre, Il mio testamento politico – All’origine della verità – Martin Heidegger e Parmenide di Elea – Karl Jaspers – Max Stirner – I due estremi della medesima tesi

Parte seconda: L’osceno: Il traghetto ambivalente – Introduzione all’osceno – Senza titolo – Il marchese de Sade – Antonin Artaud. Il teatro e il suo doppio – Sylvan Maréchal. L’uomo senza Dio – Leopardi. L’universo non ha causa fuori di sé

L’ateismo di Paul-Henry Thiry d’Holbach

Seconda edizione riveduta e corretta con l’aggiunta di due saggi bibliografici

Alfredo M. Bonanno

Pensiero e azione – 11

2009, 2a ediz., rilegato in tela, pagine 332

euro 15,00

Il Sistema della natura è una grande opera filosofica. Per quanto si possano individuare, e condividere, i suoi limiti, resta lo stesso un punto di riferimento nella storia dell’avventura umana contro Dio.

Oggi, per molti aspetti, non è accettabile, ma il coraggio va sempre tenuto da conto, va ammirato e ciò in particolar modo quando entra a far parte del pensiero, come faccenda viva, e non si affida soltanto a un rumore di parole più o meno reboanti. E di coraggio Holbach e compagni ne dovevano avere da vendere. Pochissimi anni erano passati dai roghi cattolici e riformati, dalle torture e dagli squartamenti, da Damiens al cavaliere De la Barre. Quest’ultimo, appena quattro anni prima [1766] della pubblicazione dell’opera di Holbach, era stato giustiziato per non essersi inginocchiato per strada davanti al passaggio del santissimo sacramento.

L’argomento centrale di cui si occupa Holbach è la materia. L’ateismo ne è un corollario.

La creazione di una vera architettura scientifica è frutto della parola che costruisce e produce dicendo, ed è quanto più possibile inserita nelle costrizioni di una preordinata corrispondenza. Inarrestabilmente lavoro per smembrare la volontà e i suoi meccanismi di controllo. Lotto da decenni contro il pregiudizio che ha incensato per secoli questo infausto feticcio portatore di un’aggressività falsa diretta al possesso e alla produzione costruttiva. L’insignificanza di questi risultati è continuamente riconfermata con la forza del controllo e della repressione, con la riduzione del senso a mancanza di significanza e di libertà. Insisto su tutto ciò perché è un meccanismo che mi continua a catturare e che alimenta l’inquietudine che mi tiene desto. Pure essendo un meccanismo arido e unidimensionale, è dotato di molti aspetti e di molte e continue modificazioni. La libertà di cui fruisce la parola non è la libertà assoluta, questo lo so, ma non è neanche una delle libertà concesse nella modificazione produttiva, orribilmente deturpate dai limiti e dalle regole imposti dall’utilità dello scopo da raggiungere.

Questa potenza della parola contrassegna le sue condizioni di portanza nelle varie evoluzioni della vicenda nominativa, dove prende l’aspetto determinato del dire molte volte differente e molte volte ripreso e ricondotto al punto di partenza, movimento circolare che dà l’impronta fondamentale a tutta la vicenda della parola e che consente una continua perdita e un parimenti continuo ritrovamento del cosiddetto filo del discorso.

Contenuto del volume

Introduzione – L’ateismo di Paul-Henry Thiry d’Holbach – Il vero senso del Sistema della natura – Saggio di bibliografia generale su Paul-Henry Thiry d’Holbach – Saggio bibliografico delle opere di Paul-Henry Thiry d’Holbach

Solchi

Alfredo M. Bonanno

Pensiero e azione – 12

2009, rilegato in tela, pagine 330

euro 15,00

Entrare nell’attimo non è facile, bisogna strumentarsi in maniera adeguata, rendere sottili i propri strumenti, duttili e spregiudicati. Nella prospettiva tracciata a grandi linee, le cause antagoniste sono remote e quindi possono essere trattate con sufficienza. Nella parcellizzazione del dettaglio il nemico si accosta e si fa più vicino, perfino più minaccioso.

Questo libro conduce all’interno del mio laboratorio, mettendo a nudo i metodi di riflessione che applico al suo interno, come pure la pericolosità della concretezza in cui questi metodi trovano applicazione. Meglio che altrove, in questi appunti spaesati e spaesanti, si può cogliere il senso di responsabilità che ognuno porta con sé di fronte alla impietosa presenza di ogni forma di oppressione e di ignoranza.

La produzione produce l’oggetto e la sua oggettualizzazione, cioè la sua caratterizzazione giuridica, il possesso. La vita non accetta queste condizioni, non può essere spiegata soltanto con cause meccaniche o fisiche. Il causalismo penalizza tutta la forza della vita, riducendola a una equazione in bilico tra meraviglia e fatalità. Nella vita qualche volta c’è un senso di fine del mondo, nella mia vita c’è. La mia morte produce la fine del mondo, almeno la fine del mondo da me creato, che poi è l’intero mondo possibile. C’è anche un senso di disperazione infinita, disperazione pura che nessuna conquista modificativa potrà appagare. Il naufragio in cui sono incappato venendo al mondo, il terreno su cui sono stato sbattuto, i frammenti che sono riuscito a mettere insieme, tutte queste estraneità sono riuscito, a fatica, a farmele diventare familiari, fino a poterle chiamare la mia vita, ma io so che la mia vita è altrove, in un altrove dove il territorio della cosa lascia la sua traccia, e dove mi sono spinto tanto oltre quanto potevano le mie forze, senza riuscire ad andare al di là delle tenebrose zone del vuoto, i confini dell’uno che è.

La vita è là che ha trovato origine, il destino può confermarlo. Sono stato originato dall’oscurità e nell’oscurità, ed è la notte che scolpisce ancora i miei ricordi, le forme modulate dei miei pensieri che riescono a risalire anche al di là del momento occasionale della nascita. Intuisco la mia vita come condizione ridotta, formalizzata, e come frattura violenta, la mia vita nell’azione, mi vedo agitarmi in me stesso e andare avanti come se fossi certo di come agire. Ma nell’azione non c’è certezza, c’è la verità che non è seguire una regola, quindi non avere dubbi, ma è essere la verità, avere tutti i dubbi e tutte le certezze, e altro ancora, l’amore al grado più alto, la tensione e la profondità che l’intelletto non potrà mai governare per quanti tentativi possa fare nella rammemorazione con la bocca piena di stoppa.

Venire fuori dalla parola è scandalo, venire fuori tentando di salvare quello che le parole nascondono per custodirlo. Non ho avuto un mandato, non so perché uso questo mezzo, potrei restarmene muto a guardare per anni il muro della mia piccola cella. Ogni tanto qualcuno dei forzati scuoterebbe le proprie catene per vedere se è ancora vivo.

La mia vita ha un senso soltanto se glielo presto io. Ma dove reperirlo? Non il senso della mancanza di senso, di tutto questo senso che viene continuamente palleggiato a destra e a sinistra, venduto nei supermercati e spacciato all’angolo di ogni vicolo buio. La qualità bussa alle porta.

In tutti i casi non si accede alla qualità senza coinvolgimento, e questo può anche essere precluso a chi si autocensura sentendosi un prescelto dal destino. In questo passaggio è richiesto uno sforzo di ulteriore concentrazione solitaria. Tutto può essere facilmente bloccato dalla paura o dal disgusto. Tutto sembrava pronto per la partenza verso la cosa e invece mi risveglio nel mio barcollante rifugio.

Saggi sull’ateismo

Seconda edizione riveduta e corretta con l’aggiunta di Husserl e l’ateismo e di Nietzsche e l’ateismo: analisi dei Frammenti

Alfredo M. Bonanno

Pensiero e azione – 13

2009, 2a ediz., rilegato in tela, pagine 336

euro 15,00

Dopo quasi quarant’anni preparo la seconda edizione di questi Saggi. Fatica per me considerevole, prendendo contropelo qualsiasi rilettura o riaggiustamento dei miei scritti.

Ripercorrere le varie tappe della mia maturazione filosofica non è il caso, mentre appare indispensabile riaffermare in maniera chiara e senza equivoci il mio essere ateo, contrario a qualsiasi idea di Dio, sia pure camuffata sotto l’aspetto accattivante della verità, della bellezza, dell’uguaglianza o della libertà. Se la qualità, in cui tutte queste idee si riassumono, mi può essere fornita, o comunque garantita, da un qualsiasi Dio, preferisco permanere nella soffocante condizione del produrre quantitativo, preferisco la schiavitù. Se devo essere schiavo, meglio fino in fondo, senza che dall’alto di un cielo corrusco mi si dia una sorta di liberazione che mi farebbe da schiavo alla catena schiavo da cortile.

In questi ultimi quarant’anni ho scoperto che anche la scienza, l’ideale dell’esattezza e della corrispondenza misurabile, il funzionamento perfetto della ragione, appartenevano a un empireo divino, a un olimpo dove gli aspetti della certezza e del controllo giocavano vari ruoli, tutti al servizio di un unico Dio centrale, il dominio su tutti gli uomini. Insomma, non solo il teismo era il contraltare dell’ateismo, ma anche la tanto decantata scienza, sulla quale anche io, come tutti i miei coetanei, avevamo, alla fine degli anni Cinquanta, affidato le nostre giovani speranze. Non si poteva pertanto accettare una corrispondenza tra ateismo e materialismo scientifico o dialettico, le formulazioni sono soltanto apparentemente diverse. La lotta contro Dio doveva condursi anche contro il dominio della scienza, madre cieca e matrigna della tecnologia.

Una laicizzazione del pensiero religioso è solo una parte del compito dell’ateismo, l’altra è costituita da una critica del naturalismo o del realismo, di quello che in filosofia, sotto aspetti diversi, si pretende differente dall’idealismo o dallo spiritualismo, mentre, sotto sotto, ripropone il medesimo modello di dominio. Ecco diventare, dopo lunga riflessione, centrale, nel mio pensiero, non solo la critica della religione, ma la critica della scienza. Ecco l’importanza degli studi sulla teoria fisica dell’indeterminazione e sui limiti epistemologici del neopositivismo.

Devo qui ricordare che in particolare il neopositivismo, insieme agli studi di matematica e di economia, erano stati, in anni verdi, per me gli strumenti per scassinare la cassaforte esistenzialista dove avevo racchiuso non solo il mio pensiero ma anche il mio cuore, paurosi entrambi di non riuscire a fare a meno dell’affascinante e continua lettura del filosofo dello storicismo assoluto, Benedetto Croce.

Penso che essere ateo oggi non può che costituire un punto di partenza per considerare la vita diversamente, la propria vita, non un vago e fumoso vitalismo foriero di tristi conclusioni. Sono senza dubbio io che creo il mondo e non viceversa. Il fatto che dopo di me, dopo la mia morte, il mondo continuerà a essere il mondo, non è un fatto che deriva dal mio fare, mi è estraneo, per me è una pura illazione dell’esperienza che ho della morte degli altri, ma questa morte non è la mia morte, della mia morte non ho esperienza.

La conoscenza, anche quella scientifica, è mia se me ne impadronisco e l’archivio nel mio possesso, ma l’accumulo è l’insieme della conoscenza di tutti, quindi anche della realtà nel suo insieme, un flusso totale di cui però non ho che la mia cognizione, di cui posseggo solo il mio modo di organizzare l’accumulo tutte le volte che mi metto in relazione con esso. Questo può affascinare per un certo tempo, poi comincia a puzzare come un ospite indesiderato.

Contenuto del volume

Introduzioni – Verso un ateismo costruttivo – Educazione all’ateismo – Antropologismo e teismo – Le due strade di lotta alla religione – Ateismo metodologico e ateismo umanistico – L’ateismo non è una fede – Rifiuto, spiegazione e assenza di Dio – Ateismo e teismo – La creazione di Dio – Ancora su ateismo e teismo – Il superamento del terrore nel primitivo – Ateismo e anarchia – Il problema della “copertura” – La religione nell’URSS – Attualità dell’ateismo – Ateismo: il più grave fenomeno del nostro tempo – L’ateismo di Bruno Bauer – L’ateismo di Michail Bakunin – L’ateismo di Albert Camus – L’ateismo di Bertrand Russell – I motivi della critica alla religione – La mia ricerca ateista – Il problema religioso nel mondo moderno – Ateismo e lotta di classe – La nostalgia di Dio – L’ateismo tra Nietzsche e Freud – Edmund Husserl e l’ateismo – L’uno che è e l’ateismo – Nietzsche e l’ateismo: analisi dei Frammenti.

A mano armata

Seconda edizione riveduta, corretta e aumentata

Alfredo M. Bonanno

Pensiero e azione – 14

2009, 2a ediz., rilegato in tela, pagine 326

euro 15,00

Questo libro, in modo particolare adesso, nella sua veste definitiva (seconda edizione), è un riflesso della mia vita, almeno di una parte consistente della mia vita.

Ma più la conoscenza è forte e più la sua messa in svuotamento dà frutto di leggerezza e di gioia.

Questo processo è architettonicamente dispiegato nei confronti dell’assenza come anticipazione di quello che la parola è chiamata a dire. In qualunque modo si giri attorno a questo problema la parola qui non difende i poteri della volontà, non segue un tragitto prefissato da quest’ultima, ma ha la propria anticipazione, la propria impronta nell’assenza, cioè nel di già accaduto.

Il dire non è in grado di afferrare l’assenza come se fosse una presenza, sottoponendola a regole, è però in grado di interiorizzarla come anticipazione di se stesso. Nel sentirmi lieve e nel silenzio che ora subentra in tutte le mie fibre, non vedo più questo mondo concepito come una prigione, anche se in prigione ci sono davvero.

La vita si esprime anche nel silenzio e nello svuotamento del pensiero dei mille affanni dell’accumulo, conquiste e difese. Questa vita è così preposta alla parola. La leggerezza della vita è pari alla sua drammaticità, non ci sono livelli separati da vivere successivamente uno all’altro. Quando è il conoscere che si realizza, la vita si rattrappisce, impoverendosi, nella saggezza rinvigorisce, viene fuori allo scoperto. Tutte queste affermazioni suonano molto schematiche, la conoscenza è vista oggi in modo critico, cioè più alleggerito, ma non è di questo che sto parlando.

L’azione che prende corpo da questa possibilità inesauribile è al di là di ogni possibile esperienza da trasferire, riassume in sé qualcosa che nella quantità non c’è e che io conosco per esperienza non provata se non per quella esperienza diversa che intravedo nella rammemorazione, ma che colgo sempre come quantità sconfitta e non come accumulazione programmata.

L’azione tocca la qualità e produce trasformazione, ma non è essa stessa libera, può solo farmi fare esperienza della qualità, quindi anche della libertà, ma solo fino al punto cruciale della domanda che non accetta risposte, la domanda, tutto qui? Non posso insistere all’infinito se non c’è una risposta oggettiva, direi quasi generalizzata, un interrogare ansioso dei tempi non basa, può darsi che la risposta sia sempre assente, una persistente neghittosità.

Il pozzo dei miei eccessi, la religione remota e inutile dei desideri ottenuti perché distolti dal loro alveo che li rendeva poveri conati possessivi, l’acredine rossa che tutto annebbia e che si chiude con me dentro, appallottolandosi come un enorme foglio di carta.

La pietà può aspettare, nella tempesta dove navigo non l’ho imbarcata a bordo, l’ho dimenticata. Vedo nel cielo nero nuvole frettolose ancora più nere.

Contenuto del volume

Introduzione alla seconda edizione – Introduzione alla prima edizione – Clément Duval – José Lluis Facerias – L’amore e la morte – Morire innocenti fa più rabbia – L’ombra del giustiziere – Il delinquente – Il rifiuto delle armi – La frattura morale – Il fantasma di Ravachol – Nessun sonno tranquillo – Alexandre Marius Jacob – Albert Libertad – Sante Pollastro – Un fantasma in galleria – Una mummia aggressiva – Francisco Sabate – Severino Di Giovanni – Per favore, restiamo coi piedi per terra! – Nestor Mackno – La bestia inafferrabile – Come un ladro nella notte – Renzo Novatore – Io so chi ha ucciso il commissario Luigi Calabresi – La tensione anarchica

Machiavelli filosofo

Con aggiunte le Annotazioni di Άμφισσα

Alfredo M. Bonanno

Pensiero e azione – 15

2013, rilegato in tela, pagine 352

euro 15,00

Machiavelli è un uomo duro e, nello stesso tempo, un uomo eccessivo. Si tratta di un autore diverso che è riuscito a parlare al mio cuore oltre che alla mia mente. Quello che me lo rende simpatico è presto detto: la visione critica della vita, la riduzione della religione a strumento di dominio, l’eccesso vitale che lo sostenne per tutta la vita. La seconda parte del volume descrive l’ambiente culturale tra Quattrocento e Cinquecento in Italia. Si tratta di uno scritto che a suo tempo scrissi per un mio carissimo amico, oggi morto, che lo pubblicò come credette opportuno. Qui lo ripristino nella sua stesura originaria.

Contenuto del volume

Nota introduttiva – Introduzione – Machiavelli filosofo – L’ambiente culturale tra Quattrocento e Cinquecento in Italia – Annotazioni di Amfissa

L’Inquisizione. La tortura in nome di Dio

Alfredo M. Bonanno

Pensiero e azione – 16

2013, rilegato in tela, pagine 440

euro 15,00

Niente riesce a esacerbare gli animi più dello studio delle nefandezze commesse dalla Chiesa cattolica e da quella riformata, in particolare con le rispettive Inquisizioni. Questo libro si occupa quasi esclusivamente degli orrori della prima ma la seconda non merita affatto un posto meno importante, si tratta solo di una documentazione non approfondita da me per motivi meramente occasionali. Eppure la tesi qui contenuta parte dal presupposto che l’Inquisizione costituisce una razionalizzazione nei riguardi dei procedimenti precedenti di persecuzione degli eretici, basati sull’ordalia, sul giudizio di Dio. Ma un progresso nell’orrore, una regolamentazione dell’orrore, non per questo non colpisce il nostro senso morale. Fu essa una razionalizzazione e il permanere, codificato, di uno squilibrio. Quella febbre che portava a denunciare, imprigionare, torturare per ventiquattro ore davanti a un notaio che redigeva un apposito verbale, esaminandola oggi, la scorgiamo ancora baluginare all’interno di noi stessi. Nel più profondo intimo della nostra coscienza immediata, così prigioniera del fare quotidiano, non abbiamo tutti paura ancora del diverso? La nostra reazione rabbiosa, scontrandosi con un comportamento diverso dal nostro, non ha spesso una risposta eccessiva, certo educatamente eccessiva, comunque tale da indicare l’esistenza di una possibile collisione? E poi, se la Chiesa ha disarmato i suoi carnefici, sostituendoli con occhiuti custodi dei credenti terrorizzati da un diavolo più astratto e da peccati più concreti, ha soltanto riverniciato la sua antica e malefica attitudine di benedire i crociati e i cannoni da qualsiasi parte essi si trovino. La violenza è un’istituzione della Chiesa allo stesso modo in cui è un’istituzione dello Stato perché è nell’uomo, essa è una maledizione connaturata al suo modo d’essere, non è un’eccezione. I Padri torturatori di qualche secolo fa avevano la sfacciataggine di consegnare all’esecuzione secolare il condannato e nell’atto relativo di condanna scrivevano “rilasciato”, se ne lavavano le mani. Come potevano difatti le mani di chi fa quotidianamente rivivere il dio del sacrifico della messa, macchiarsi di sangue? Il fatto è che nella violenza l’uomo non si allontana da se stesso entrando in un regno malefico per poi fare ritorno ravveduto e pentito, alla natura buona dell’originaria beatitudine. Egli permane nella violenza, è questo il suo regno, egli non va contro natura, la sua natura, squartando in quattro pezzi Damiens, colpevole di avere attentato alla vita di Luigi XV su istigazione dei gesuiti, teorici del tirannicidio, non è un mostro, ma non va al di là di se stesso, permane semplicemente quello che è. E le sue violenza raramente insorgono contro di lui per aggredire criticamente la sua coscienza, per rimproverarlo, per punirlo. Quando questo accade è solo per un conflitto intrinseco al concetto di libertà e un torturatore non sa nemmeno cos’è la libertà. Se qualcuno non gli taglia le radici un aguzzino può invecchiare tranquillamente convinto di essere nel giusto né più né meno del Cardinale Bellarmino.

Contenuto del volume

Introduzione – L’integralismo cattolico razionale – Contrasto di opinioni – Gli attacchi contro l’Inquisizione – “La leggenda del Grande Inquisitore” – L’eresia medievale: le sue motivazioni – I catari – La fine dei catari – L’Inquisizione in Italia – Delazione e tortura – L’Inquisizione spagnola – Perfezionamenti nella razionalizzazione – Contro le eresie della povertà – La fioritura dei trattati giuridici – Affabulatori vecchi e nuovi – L’interrogatorio – Torturatori vecchi e nuovi – Regole per l’applicazione della tortura – Ancora sulla tortura – La condanna a morte – La prigione – Pubblicità dell’Autodafé e pene subalterne – Confische, traffici e arricchimenti – Riesumazione, processo e condanna dei morti – Gli Ebrei e la “limpieza de sangre” – Il razzismo

Charles Baudelaire. Studi sull’assurdo

Alfredo M. Bonanno

Pensiero e azione – 17

2013, rilegato in tela, pagine 344

euro 15,00

Baudelaire è il genio della contraddizione. È forse il poeta francese che ho tradotto per primo, con tutte le conseguenze del caso. Continuo gioco degli equivoci nell’autore e nel traduttore, poi corretti dalle migliori traduzioni disponibili all’epoca. Ma non tutti quegli equivoci sarebbero dispiaciuti a Baudelaire che considerava il più grande pittore del romanticismo un illustratore di giornali di moda. Sbalordire per contraddire. Intrecciare a doppia tessitura l’essere e l’apparire, l’amore e la prostituzione, il ricatto e i prestiti non restituiti. In un momento in cui lottavo disperatamente per entrare in un ambiente chiuso e, in ultima analisi, ostile, non poteva, per me, esserci autore più vicino all’esistenzialismo, anche se nessuno in pratica ne proponeva la collocazione ufficiale. Ma, come ho detto, la cosa non mi preoccupava per niente. Qui non ci sono né Hegel né cristo – e nemmeno l’afflato positivo del povero Abbagnano – ci sono bordelli e prostitute, nere tisiche e cigni sul punto di morire asfissiati, vecchie che sognano gli alti splendori e ciechi che non sanno dove concluderanno la loro notte. Non c’è la natura, ma c’è l’uomo con la sua miseria, la povertà smunta e triste, la codardia che rinuncia a lottare, c’è insomma l’essere che vuole apparire quello che non è.

Contenuto del volume

Introduzione – Charles Baudelaire o della timidezza – Baudelaire e la sua fortuna in Italia – Il problema della traduzione – Ancora sulla fortuna di Baudelaire in Italia – La traduzione delle Fleurs du Mal in Italia – Genesi della poesia “L’uomo e il mare” nella vita di Baudelaire e nella cultura romantica – “L’Homme et la mer”. Analisi delle traduzioni. Problemi tecnici e problemi estetici – Delle tante vie senza uscita

Michail Bakunin. Contro la storia

Alfredo M. Bonanno

Pensiero e azione – 18/19

2013, 2 voll. rilegati in tela, pagine 696

euro 30,00

Al momento di pubblicare in volume tutti i miei scritti su Bakunin si pone il problema del mio modo di pensare la storia. Più volte, negli ultimi quarant’anni, ho preso qua e là questo problema cercando di chiarire perché non sono d’accordo col modo di lavorare degli storici, i quali, come i filosofi – e forse anche in modo più brutale – sono spesso semplici provveditori di materiali per la caverna dei massacri.

Il loro modo di porsi di fronte alle cosiddette fonti fa il paio con il modo di porsi dei filosofi di fronte all’esistenza e ai problemi relativi. A queste brave persone, storici e filosofi, basta la somiglianza di quello che dicono con quello che pensano sia la documentazione di quanto è accaduto o è stato pensato. Come se il passato fosse lì, davanti agli occhi dello storico – mettiamo da parte il filosofo di cui abbiamo detto a lungo altrove – come una fitta trama di corrispondenze, di somiglianze, analogie e simpatie. Non è ovviamente così.

Poiché questo è un libro dedicato a Bakunin non può essere considerato un libro di storia in senso stretto, e poiché non sono uno storico non può esserlo considerato in nessun modo e basta. Detto questo mi sono tolto un peso e vado avanti più leggero.

Bakunin è un rivoluzionario anarchico, la sua vita e i suoi scritti non sono separabili, sono un tutt’uno e si integrano a vicenda. Non ha quindi senso la distinzione che è stata fatta tra biografia e analisi delle sue teorie. Proprio queste distinzioni fanno vedere la povertà di tanti sforzi per non capire e non volere approfondire l’azione di quest’uomo.

Prima di tutto mi preme indicare alcune caratteristiche portanti della sua azione. La non scindibilità di vita e pensiero l’ho già accennata, la ricerca della qualità, il non avere paura della completezza, la generosa concezione del coraggio come coinvolgimento totale, la distruzione come fatto rivoluzionario, l’anarchia come rimessa in questione di qualsiasi ordine, l’eccesso, l’assenza di prudenza, il ricominciare sempre daccapo, l’oltrepassamento come accesso alla qualità, la svalutazione del mondo produttivo coatto e amministrato, e tante altre. Questi elementi cointeragiscono tra loro nel crogiolo incredibile e fantastico dell’azione rivoluzionaria di Bakunin e quindi forniscono delle vere segnature a ogni singola realizzazione che così si trova inserita in un contesto organico e significativo che però bisogna decifrare. E questa lettura non può essere fatta da uno storico, ma deve essere fatta da un rivoluzionario, da un uomo di parte.

Contenuto del primo volume

Introduzione – La polemica con Mazzini – Annotazioni – La Prima Internazionale in Italia e il conflitto con Marx – Annotazioni – La questione germano-slava. Il comunismo di Stato – Annotazioni

Contenuto del secondo volume

Stato e Anarchia – Annotazioni – Rapporti con Sergej Necaev – Annotazioni – Relazioni slave – Annotazioni – La guerra franco-prussiana e la rivoluzione sociale in Francia – Annotazioni – L’Impero knut-germanico e la Rivoluzione sociale – Annotazioni – Di Bakunin si muore – Annotazioni

Cloro al clero

Apologia dell’anticlericalismo

Alfredo M. Bonanno

Pensiero e azione – 20

2013, rilegato in tela, pagine 336

euro 15,00

Lettore anticlericale, forse non troverai qui quello che cerchi, non avercela con me. Odio i preti come e quanto te, ma penso che il danno peggiore lo hanno fatto, e continuano a farlo, proprio in questo modo, fornendo giustificazioni morali e suggerendo scappatoie agli sfruttatori.

Con buona pace dei tanto simpatici mangiapreti di una volta.

Ecrasez l’infâme!

Contenuto del volume

Come se fosse una introduzione – Introduzione vera e propria – Limiti e giustificazioni dell’attività economica nel pensiero medievale – Caratteri essenziali del pensiero economico della Scolastica fino a Tommaso – Economia ed etica nell’antico cristianesimo – La liceità della ricchezza nel pensiero patristico – La speranza – La controriforma e le conseguenze sulla teoria politica e morale – Benvenuto Cellini e Girolamo Cardano – Jus Primae Noctis – Le casse rurali cattoliche nel catanese – Il problema dell’educazione nella Prima serie della “Civiltà cattolica” (1850-1852) – Gesù Cristo non è mai esistito – Una questione di rogo – Dio lo vuole – Quarta di copertina – I due Gesù – Stregoneria cristiana – La peste religiosa – Stregoneria – Il segno dei tempi – Soldati di Dio – Niente di nuovo a Ladispoli – L’uomo vestito di bianco – Abiti e idola – L’impudenza del soglio – Dio non esiste – Clericalismo e anticlericalismo – Della povertà – Il sentimento tragico della vita – Per un concetto dell’amore Pensieri di un matematico – Annotazioni di Amfissa

Nicola Abbagnano

Critica dell’esistenzialismo positivo

Alfredo M. Bonanno

Pensiero e azione – 21

2013, rilegato in tela, pagine 352

euro 15,00

La freddezza ed il distacco della metodologia, in quel momento a me congeniale per una questione di mera ignoranza, si andavano sbriciolando con la lettura di poeti e letterati francesi e russi, tutt’altro che freddi o mimetizzati nella propria estraneità al mondo. Girando attorno al problema non potevo non lasciarmi attirare dall’esistenzialismo, anche se la versione di Abbagnano mi appariva, sia pure da lontano, una forma di eufemismo che sminuiva la portata della versione francese e tedesca. Non ero particolarmente attirato dalla novità, peraltro non del tutto nuova negli avanzati anni Cinquanta, né dalla modernità decadente di alcune ricerche che io stesso andavo facendo, mi affascinata il problema dell’essere in tutte le sue sfumature e sentivo dentro di me che nessuna delle tre direzioni correnti avrebbero potuto soddisfarmi, né Sartre né Heidegger né Abbagnano. Il nullismo del primo sembrava continuamente scusarsi delle proprie scelte estreme, l’analisi linguistica del secondo mi sembrava diretta a dimostrare propria la cancellazione dell’essere, la positività del terzo mi ricordava – a torto – Croce e questo per un ex crociano, non era una buona presentazione. I primi due erano ingegnosi, il secondo perfino affascinante nella sua capacità di sezionare il linguaggio e di farlo parlare, il terzo era un invecchiamento precoce, piano, senza scosse, una specie di sinecura pensionistica. Scelsi il terzo per il semplice motivi che non potevo scegliere gli altri due. Andare a Parigi mi sarebbe stato materialmente impossibile e frequentare Heidegger era andare contro due ostacoli, l’ostracismo di cui era oggetto per il suo passato nazista e la lingua. Andare a Torino era lo stesso una follia, ma almeno era una follia praticabile. E così comincia a leggere i tre libri canonici di Abbagnano: Introduzione all’esistenzialismo, Esistenzialismo positivo e Religione, filosofia, scienza, che costituiscono l’oggetto analitico del presente libro realizzato a distanza di più di cinquant’anni su appunti e note a margine redatti all’epoca. L’impatto fu ferocemente negativo, dico quello con i libri, quello successivo con la persona fu migliore. Gradevole e accattivante com’era, seppure sprovvista di quell’acume intellettivo che caratterizza gli uomini di genio. Ma andiamo con ordine. Non voglio usare gli stinti colori della mia attuale tavolozza per parlare dell’uomo, voglio chiudere i conti col filosofo, tutto qui. Il mio era un sole nascente, caldo e pieno di brividi, il suo era un sole calante, invecchiato male, desideroso di lasciare un segno da qualche parte nella filosofia. Io ero privo di scopi e di scrupoli, lui era pieno degli uni e degli altri, oltre che di molti aspetti ulteriori, che scopersi a poco a poco, non certamente simpatici. Odiavo le ricercatezze e le sfumature quanto lui le amava e vivevo scomodamente una condizione scolastica che mi ha dato sempre peso e fastidio. Non mi importavano molto le acquisizioni positive realizzate a rate, le promesse di retribuzioni future, le nevrosi delle attese di premi a venire,le confessioni di passioni che sapevo tiepide quanto le mie erano ardenti. Accumulavo in maniera errata – d’accordo – ma rifuggivo da fraudolenze cattedratiche o da ineffabili atteggiamenti ispirati. Non avevo idee fisse e non mi consideravo un aspirante filosofo. Non accettavo parole d’ordine e nemmeno unzioni o investiture più o meno a lunga scadenza. Ero oltranzista ed estremo e tenevo sempre in mano il guanto di sfida.

Contenuto del volume

Introduzione – Introduzione all’esistenzialismo – Esistenzialismo positivo – Esistenza e ragione problematica – Il valore come problema – Fede, filosofia, religione – Tempo e peccato – L’uomo e la scienza – Il problema filosofico della scienza – Il paradosso della tecnica – Breve conclusione

Dal banditismo sociale alla guerriglia

Alfredo M. Bonanno

Pensiero e azione – 22

2013, rilegato in tela, pagine 344

euro 15,00

Perseguitati dalla legge, guardati con timore dai ricchi, esaltati dalla povera gente, i banditi hanno da sempre costituito oggetto di studio per i sociologi e materia per le ballate popolari.

Contenuto del volume

Il banditismo sociale – Il fronte interno e la ribellione – L’esperienza guerrigliera – La rivolta degli schiavi e il mito di Dioniso – Rinaldo e la Chanson de geste – Gli abiti nuovi del presidente Mao – La democrazia totalitaria – Né in cielo né in terra – Sciopero! – La maniera forte – Nuclei Armati Proletari – Moro e i suonatori di trombone – Contro il militarismo – Contro la mafia

Saggi sull’esistenzialismo

Alfredo M. Bonanno

Pensiero e azione – 23

2013, rilegato in tela, pagine 400

euro 15,00

Una scelta di autori può avere una linea guida e può non averla. Questa ce l’ha e la mantiene nel corso di un anno, perché tanto durò la scelta e la fatica dello studio, ma fa torto al titolo. Non è tanto una filosofia dell’esistenza che quasi sempre cercavo, ma l’atrocità della vita, quel lato oscuro che permette, grazie al contrasto, di capire meglio quello che accade alla luce. La tensione, in questi percorsi, si alza continuamente fino a raggiungere punte massime in autori che sperimentano le fiamme con cui vivere e distruggere la propria vita, le fiamme della sconfitta. Nessuna certezza sull’essere, remotizzato in tanta filosofia della ragione dominante, dell’apparire. In questi autori l’essere si mischia e annega nell’apparire, quasi con ironia irreversibile, di volta in volta sempre diversa. La contrapposizione non è mai evidente, anche perché l’apparire è un essere anch’esso, sia pure ridotto alle sembianze di un’ombra. È questa atrocità velata, e a volte quasi invisibile, che scivola nella coscienza e la porta in una tensione intollerabile, dove alla fine è costretta a decidere, o crescere e autoconcentrarsi come essere, o affievolirsi nell’apparenza, trovare uno squallido e tranquillo tramonto appartato, accanto al fuoco. L’essere vive di eccessi, l’apparire di ritorni all’ordine. L’eccesso esplode nell’inverosimile e nell’irripetibile, l’affievolimento convive con se stesso in un accordo funereo e statico. … Esplosione dell’essere significa rovina, cosciente esilio di sé in se stesso, taglio di ponti, abbattimento di muri, nessun conforto o attenuazione dall’esterno, spesso ridotto a luoghi di uno squallore unico, con nessuno che sia in grado di accennare a un rapporto umano che non metta a nudo la crudeltà e la bestialità dell’uomo. Qui l’apparire si ritrae nella sua compattezza fittizia, non può esplodere, si limita a fare trapelare in maniera incerta, annoiata, non uniforme, come se una fiamma che sta spegnendosi. Se l’esistenzialismo, secondo me, si pone il problema dell’essere è filosofia che non può muovere di un passo se non prende partito riguardo la dicotomia con l’apparire. Ed io volevo essere, cioè vivere e agire, non solo sognare o riflettere. Davanti a questi autori non mi chiedevo tanto il che cosa stessero dicendo ma se restavo folgorato dalle loro parole, incantato o semplicemente indifferente. Il mio metro era questo, ed è lo stesso che dobbiamo adesso mantenere in questo libro che quei saggi fa rivivere, se vogliamo comprendere quello che essi dicevano e se lo continuano a dire anche oggi.

Contenuto del volume

Introduzione – Il peso della maledizione nella filosofia di Søren Kierkegaard – Arthur Rimbaud: genio e sregolatezza – Trionfo della filosofia irrazionalista: Friedrich Nietzsche – Il dilemma nichilista e la poesia emblematica – Franz Kafka e la condanna dell’esistenza – Il mito di Prometeo nell’avventura di André Gide – L’identità e la sessualità: due concetti psicologici da salvare – Dalla disordinata vicenda della superbia al mistico ritorno in Dio – Henri Bergson e la durata reale – Esistenzialismo e marxismo – Spunti esistenzialisti nello spiritualismo contemporaneo – La vertigine dell’orrore nella poesia del conte di Lautréamont – Giacomo Leopardi poeta esistenzialista – Tristan Corbière e la libertà di distruzione – Amore e morte nella poesia di Keats – Filosofi senza filosofia

La rivoluzione illogica. Del fare e dell’agire

Alfredo M. Bonanno

Pensiero e azione – 24

2013, 2a ediz., rilegato in tela, pagine 344

euro 15,00

Le tesi contenute in questo libro sono vecchie di quasi trent’anni ma, a mio avviso, mantengono anche oggi, pure in mutate condizioni sociali e personali, mie, prima di tutto, e del mondo che mi circonda, in secondo luogo – tanto per cambiare, un carcere, greco questa volta, – la loro validità. Esagitato e in preda a mille convulsioni fittizie quel movimento, a cui si riferivano queste pagine, non c’è più. Il dinamismo che lo caratterizzava, a volte un volere esserci per dimostrare la propria esistenza in vita, era un processo di disgregamento. Le obiezioni libertarie, contenute anche – fra le tante – in questo libro, non sono state sufficienti a produrre una svolta. Quando qualcosa si è mosso in questo senso, è stato subito richiamato all’ordine, a uno svilimento che agiva nell’intimo di molti compagni e produceva la confortante illusione quantitativa che ho spesso sottolineato. Illusione distruttrice quanto altre mai, di ogni originalità d’azione prima di tutto, e poi anche di analisi, carenze di pensiero e di azione, insomma. Lo sgretolamento ha fatto tanto rumore, è costato tante vite umane, migliaia di anni di carcere e un’esaltazione acida, una sorta di tiriamo giù le colonne con tutti i filistei. L’avere inseguito la crescita quantitativa, prima di tutto aveva il malcelato scopo di sostituire una coscienza rivoluzionarie individuale che rischiava di frantumarsi in mille sfaccettature. Per questo motivo occorreva solidificarla in qualcosa di visibile, un esercito enumerabile come antidoto alla malattia minacciata, quell’individualismo non ben compreso, spesso calunniato come nichilismo borghese, quasi sempre esecrato ma, in ogni caso, mai scomparso del tutto. Non essendo un animale da branco, come anche questo libro testimonia, sono stato attaccato da più parti, e questa mia condizione mi estenuava, cospirava accuratamente al mio logoramento ma non è riuscita a farmi abbassare il capo. Mi sono rifiutato di nascondermi dietro l’alibi quantitativo e ho sempre mantenuto il dominio su me stesso. Il rapporto del movimento rivoluzionario con il livello dello scontro era presente nelle mie veglie e nelle mie preoccupazioni ma non mi suggeriva nessuna macchinazione per ingigantire il primo a scapito del secondo. Queste operazioni erano proprio quelle del partito armato, suggerite da menti spossate, stanche di ostacolarsi sempre con le proprie elucubrazioni più o meno metafisiche e desiderose di dare corpo visibile alle proprie esasperazioni rimasticando le grandi teorie del passato, prime fra tutte quelle marxiste. Avidità e miseria della conoscenza che prende in giro se stessa degenerando da ipotesi a ricetta culinaria da seguirsi con attenzione e fino in fondo. Ciò, come ho precisato a suo tempo, produce un abbassamento del livello dello scontro, una bagarre fra rimasugli piantati in asso, un dialogo fra sordi, un bilancio bellico che aspira solo a mostrare i muscoli e a verificare chi ha i bicipiti più forti. Una mentalità malata produce il partito perché – armato o meno – non può cercare altra soluzione, la malattia è la paura dell’ignoto e dell’illogico, da cui deriva la vocazione a contarsi per sentirsi le spalle coperte, al sicuro, e per mettere al sicuro i propri possessi. L’assommazione e il partito sono due facce della stessa figura bifronte, enigmatica e sogghignante. Paura giustificata. Che ne sarebbe del partito in una condizione autogestita generalizzata? Nulla, il nulla assoluto, verrebbe messo da parte come un ferro vecchio o dovrebbe ricorrere agli antichi metodi cari ai massacratori di ogni epoca per frenare l’irragionevole sollevamento di un’idea spaventosa e inaccessibile alla comprensione di piccoli burocrati balbettanti. L’ultima metamorfosi dell’illusione quantitativa è la specializzazione più ristretta possibile, più selezionata, una squadra di massacratori al servizio di un pungo di teorici usciti dalle scuole di specializzazione della politica dominante. In fondo, l’illusione quantitativa si ribalta senza accorgersene in una minoranza dedita alla costruzione dello spettacolo. Non la realtà dello scontro è quella che conta ma la sua trasformazione in apparenza spettacolare, che affascina e che attira tante animelle impaurite ma vogliose di stare accanto a chi ha tanto coraggio da realizzare gigantesche azioni al semplice scopo di dire: oplà, esistiamo.

Contenuto del volume

Introduzioni – Parte prima: La rivoluzione illogica – L’elemento contraddittorio della rivoluzione – Lo scontro generalizzato – Movimento e violenza rivoluzionaria – Critica del partito armato – Sull’organizzazione clandestina – Strategia del potere e scontro di classe – Contro la pace sociale – L’acqua sporca e il bambino – L’ipotesi armata – Parte seconda: Del fare e dell’agire – Nota introduttiva alla prima edizione – L’individuo e i suoi atti – La situazione – I rapporti – Potenzialità e potere – L’azione sociale – I fatti – I nemici dell’azione – I falsi amici dell’azione – Il fare e l’agire – Una rosa gialla

Il cristianesimo delle origini. Dalla condanna alla giustificazione della ricchezza

Alfredo M. Bonanno

Pensiero e azione – 25

2014, rilegato in tela, pagine 336

euro 15,00

Nel cristianesimo primitivo c’era una vitalità che non ricomparirà mai più, non si trattava di condizioni di lotta o di pericolo che si dovevano affrontare prima del riconoscimento ufficiale e della conquista del potere, ma si trattava di idee, di progetti, di amore fraterno, di misericordia e di pietà, tutte qualità che verranno sommerse dalle procedure burocratiche, dall’autorità ecclesiale, dalle decisioni teologiche dei vari Concilii, da una frammentazione compartimentale che a volte rasentava lo sfruttamento dei più miseri da parte dei più forti se non la riduzione in servitù in nome del comune ideale cristiano.

Più che studiare quello che è diventato bisogna capire quello che era alle origini il cristianesimo, un’eresia ebraica radicale e pericolosa per gli equilibri precari di potere dell’epoca e per il messaggio comunista e contrario alla ricchezza che esso portava ai miseri della Palestina, oppressa allo stesso modo in cui lo è oggi. La catalessi del potere non riusciva a desiderare che lo statu quo, questa eresia predicava la messa in comune dei beni di coloro che entravano nella comunità. Di più, essa non accettava di farsi strumento del dominio ma proponeva una divisione – forse tarda, anzi quasi certamente dovuta all’influsso del militante Paolo – ma presente fin dall’inizio nella tendenza a vivere appartati, a non mischiarsi con gli intrighi dei sacerdoti dominanti.

Dalla parte dei poveri non può collocarsi il potere, né re né sacerdoti, solo visionari, utopisti, eretici. La mostruosità delle teste dirigenti non ha tempo né voglia per guardare in basso, essa è orgogliosamente certa di sé, energica, militarmente in grado di spegnere nel sangue qualunque accenno di diversità. Invece il cristianesimo primitivo andava in cerca di questa diversità., la consegnava al futuro, la proponeva al destino, a un regno diverso, quello dei cieli, metafora pudica e accattivate, comunque in grado – nella sua inconsistenza pragmatica – di dare corpo alla dignità del povero, a farlo sentire pronto a considerarsi portare di un valore.

Contenuto del volume

Introduzione – Introduzione al pensiero economico greco – Il pensiero economico greco dalle origini a Socrate – Le origini del cristianesimo e il problema della ricchezza

Autogestone e anarchismo

Alfredo M. Bonanno

Pensiero e azione – 26

2014, 3a edizione, rilegato in tela, pagine 336

euro 15,00

A lungo andare, il percorso della parola riesce a delineare sullo sfondo indicazioni improvvise, capaci di fare esplodere l’assenza, non sono semplici ampliamenti della memoria, ma luci e riflessi che riecheggiano, in modulazioni e movimenti contraddittori e spazi impensabili, il dire di fondo, il muoversi costante e creativo della parola rammemorante. Il tempo allungandosi getta ombre che coprono le possibilità di comprensione, fatti sfumano e si confondono, richiedono nuova linfa interpretativa. Non sempre è possibile evitare riflessi che ingannano anche l’orecchio e l’occhio più esercitati. Uno scarto, a volte consistente, a volte quasi minimo, tale da perdersi nell’interstizio del ricordo giacendo incompreso. Questo scarto è cambiamento profondo

Non ho cercato di metterci una medicazione, la cattiva coscienza è uno dei camminamenti di disturbo della ferrea custodia del controllo, e forse in molti casi non è neanche volontaria, ma a volte compare improvvisamente la considerevole consistenza di un vagito, un fremito di ali, un calore di sole cocente sulla faccia coperta da un velo leggero, un presente che non vuole ammettere il passato che si difende dichiarando ostracismo e fissando vendette.

La volontà di attaccare, di sgominare il nemico, torna a dominare e il suono si fa ancora più prossimo. La stessa incomprensione è desiderio, qualcosa che venero perché preservato da quella condizione degradante che chiamo chiarezza a portata di mano. Libero in questo modo il mondo dalla sua sufficienza ovattata e lo pongo nuovamente in una dimensione che esclude la limitazione, che cancella tutto quello che limita. Profano con le mie scarpe infangate, e da allora mai pulite, tutto ciò che propone sacralità e l’illimitatezza non profanabile.

La lotta e la pietà che pretende gestire la conoscenza non si sposano facilmente. La parola è un’arma che viene a volte gestita con pietà, in modo maldestro e sciocco. Danzare con le parole, farle apparire leggere e diafane, quando possono anche essere pesanti e mortali, vuole dire accreditare loro una funzione che esercitano solo per conto dell’imbroglio, di chi gestisce il potere. Certe sfumature possono starci nelle parole e così venire raccolte, ma non si tratta di fervore dissacratorio, solo trascurabili raffinatezze. Volere essere inumani con le parole non è difficile, alla fine si tratta di strillare di più, ma è faccenda per spiriti deboli, addentrarsi invece nella loro possibile oscurità è altra questione, qui si sollevano di colpo vertiginose profondità che nessuno aveva mai sospettato, senza con questo indicare la strada per arrivare fino in fondo. La rigidezza e il completamento non sono stimoli per l’uso del dire, solo titubanze.

Contentuo del volume:

Introduzioni – Il concetto di autogestione – Autonomia e autogestione – La lotta per l’autogestione – Anarchismo e autogestione – La controparte – L’ideologia della produzione – Lotta di classe e autogestione – Autogestione e scelte economiche – Autogestione anarchica – Autogestione e dominio reale del capitale – Spazio e capitale – La lotta della LIP – Teorie sull’autogestione – Annotazioni di Amfissa

Lezioni (fuori luogo) di filosofia. Bergamo

Alfredo M. Bonanno

Pensiero e azione – 27

2014, rilegato in tela, pagine 352

euro 15,00

Queste lezioni (fuori luogo) di filosofia sono state da me tenute, durante la mia permanenza nel carcere di Bergamo, ad alcuni compagni di detenzione.

Come sempre mi è capitato, anche a Bergamo, non appena i detenuti vennero a conoscenza della mia laurea in filosofia, mi chiesero subito se potevo fare loro alcune lezioni. Si può dire che non c’è stato carcere, tra le decine dove ho scontato i miei tanti periodi di condanna, dove non abbia ricevuto questa richiesta. Pure avendo una laurea in economia nessuno mi ha mai chiesto di fare qualche lezione di economia. Bisognerebbe riflettere su questa stranezza. Autorizzate dalla direzione, ma senza la presenza di un educatore, come invece è previsto dal regolamento, i partecipanti erano in tutto sei, me compreso. La struttura delle lezioni era semplice: un intervento preventivo mio seguito dalla lettura di un testo e dal dibattito chiuso da un commento mio. Qui non mi è possibile dar conto del dibattito perché in carcere non avevano autorizzato la registrazione delle lezioni.

Questo è tutto. Dei risultati è inutile parlare, non li conosco. Il mio sforzo l’ho fatto con passione e interesse e, per quel che mi riguarda, mi è stato utile per le mie ricerche, spero che anche qualcosa sia rimasta negli altri cuori, costretti all’atroce tortura della reclusione.

Lezioni (fuori luogo) di filosofia. Parma

Alfredo M. Bonanno

Pensiero e azione – 28

2014, pagine 336

euro 15,00

Il 23 marzo 1980 vengo arrestato a Catania e portato a Parma. Dopo alcuni mesi di isolamento vengo messo in in una cella normale, sempre da solo, e ho la possibilità di vedere alcuni detenuti che, avendo di già saputo della mia laurea in filosofia, mi chiedono di fare loro delle lezioni. Veniamo autorizzati a riunirci nella sala giochi e di utilizzare il tavolo da ping pong per appoggiare i nostri libri e per prendere appunti. La direzione impone all’inizio la presenza di un educatore, dopo qualche lezione questa persona scompare e possiamo restare da soli.

Le mie ricerche, in quell’inizio del 1980, vertevano sul rapporto tra Spazio e Capitale, quindi spesso è proprio questa la tematica che fornisce l’occasione del discorso, come pure della scelta di testi da leggere. La struttura delle lezioni era costituita da un mio intervento iniziale, dalla lettura di alcune pagine dei testi a nostra disposizione, da una discussione e dai miei interventi conclusivi.

Non essendo consentito l’uso del registratore non ho il resoconto dei dibatti che si sono succeduti dopo la lettura dei testi alla fine di ogni lezione, ma soltanto le tracce succinte dei miei interventi esplicativi, nella maggior parte dei casi ricostruite attraverso appunti stenografici a distanza di tanto tempo [1998] quasi indecifrabili.

Movimento e progetto rivoluzionario. Astensionismo elettorale anarchico

Alfredo M. Bonanno

Pensiero e azione – 29

2014, 2a ediz., rilegato in tela, pagine 360

euro 15,00

Se la concretezza è insolita e non frequente sotto il cielo nuvoloso delle chiacchiere politiche, la si può surrogare forgiando qualcosa che ossa prenderne il posto, un fantasma in piena regola in grado di colonizzare il territorio che quella dovrebbe occupare dispiegando la propria pienezza di essere quello che non può non esser. È l’illusione che gioca qui le sue migliori carte, è di essa che si parla, è su di essa che si opera e che si allungano poi, terribili, le ombre della delusione. Ma il mondo è fatto così, malgrado la lucidità dei pochi sono i tanti che corrono festosi in braccio al fittizio e se ne cuciono bandiere mettendo insieme strane e curiose combinazioni di analisi e di ottusità, di fede e di trascuratezza. Il fatto è che un movimento reale ha molti nemici che lo aspettano al varco e che ne colgono subito le debolezze per farne puntello e prospettiva al suo rovescio, il lato fittizio che ogni concretezza non manca mai di avere.

Eppure, anche in modo sotterraneo come forse accade in tempi corruschi come quelli in cui scrivo in un carcere greco – questo movimento radicato nella realtà non depone le armi, avanza sempre, prende aria e respira, a volte quasi viene soffocato, poi ritrova miracolosamente il modo di respirare e torna minaccioso a farsi sentire. Non ha tendenze occulte verso la disperazione, non si cura delle proprie disavventure millenarie, lavora contro la sorte e contro la fortuna, non gli importa, in fondo, di raggiungere un obiettivo preciso, qui e ora, un abbattimento contingente di nemico instaurando sotto forma di potere in un luogo qualsiasi, un esacerbarsi della repressione, adesso, nel delirio di qualche dittatore da dozzina, non è qua il suo scopo.

Ecco un considerevole elemento di riflessione. Il lato fittizio si colora di insegnamento storici e di puntelli filosofici, abbraccia questa o quella dottrina di liberazione, viene stimolato dalle molte umiliazioni della schiavitù, ma non è questo il medesimo terreno su cui opera il movimento rivoluzionario reale. Quest’ultimo non ha dimensioni così modeste, si allarga a un universale concetto di distruzione che guarda all’avvenire con occhio diverso.

Nei confronti del fittizio il movimento rivoluzionario reale è l’assolutamente altro, ciò che più diversamente riesce a prendere concretezza e potenza. Non è facile cogliere questa diversità perché si tratta di qualcosa di singolare. L’essere è caotico nella sua intrinseca realtà e non può venire compreso se non per grandi intuizioni qualitative nell’agire, oppure discusso per contrasto e in prospettiva ricavandone gli effetti e le conseguenze dell’esperienza che tutti possiamo avere del movimento fittizio. Mentre quest’ultimo vive a sprazzi la sua condizione discreta, l’altro ha una condizione di vita continua, non uniforme, come abbiamo visto, ma continua.

Contenuto del volume

Introduzione alla seconda edizione

Parte prima: Movimento e progetto rivoluzionario – Nota introduttiva alla prima edizione -Avanguardia, perché?- Movimento fittizio e movimento reale – Informazione rivoluzionaria anarchica -I limiti dell’anarcosindacalismo – La prospettiva autogestionaria – Nuovi valori e autorganizzazione delle lotte – Gli economisti e il problema del socialismo in URSS – Sul femminismo – Cultura, territorio ed emarginazione – Guerra di classe

Parte seconda: Astensionismo elettorale anarchico – Arma del proletariato per la rivoluzione sociale – Per un astensionismo sovversivo

Pëtr Kropotkin. Contro la scienza

Alfredo M. Bonanno

Pensiero e azione – 30

2014, rilegato in tela, pagine 360

euro 15,00

In tante occasioni mi sono soffermato su Kropoktin, sulle sue tesi scientifiche e sulle sue analisi rivoluzionarie e anarchiche. Via via con minore entusiasmo, fino a distogliermene, negli ultimi anni, quasi del tutto, almeno dopo la stesura e la pubblicazione delle mie postfazioni a La Conquista del pane e a Il mutuo appoggio, punti nodali del pensiero di questo affascinante studioso anarchico. Il fatto è che con l’andare del tempo due cose sono andate crescendo dentro di me: la sfiducia nelle chiare e luminose prospettive dell’animo umano e la parallela sfiducia sulle possibilità della scienza, più o meno ammodernata, di dar sostegno a qualunque progetto di questo tipo.

Non che avessi mai avuto una grande fiducia in processi interni alla realtà, processi in fondo di natura deterministica anche se vissuti attraverso insinuazioni probabilistiche, ma anche le mie ampie ricerche sull’indeterminismo non riuscivano a nascondere il sogno, così ben radicato in ogni anarchico, del buon selvaggio rousseauiano che prima o poi finisce per venire fuori. Adesso non guardo più al futuro – visto peraltro che questo, per me, non può che essere vicenda di poco respiro – per quanto non possa surrettiziamente affermare che la melma che ho trovato dentro la realtà, qualunque tipo di realtà, continuerà così fino al termine dei tempi. Se la bestia umana potrà un giorno librarsi verso quella libera “presa nel mucchio” di cui parla Kropotkin, non circoscrivendola peraltro all’ambito economico soltanto, non lo so, ma non ho da tempo fondato il mio agire su questa ipotesi.

Contro la scienza, come contro la storia. Il parallelo non può essere attutito, le responsabilità sono tante, i milioni di morti diventano sempre di più, i macelli si aprono dappertutto e pochi sembrano accorgersene, visto come sono impegnati a svangare la tutela dei propri interessi. Raccogliersi sotto le file scientifiche o sotto quelle storiche, come i miei pochi lettori sanno, per me non ha molta efficacia di distinzione. Responsabili si è sotto l’egida della scienza come sotto quella della storia, e le consociate pullulano disordinatamente, confondendo i ranghi, tanto che diventa solo faccenda nominalistica distinguere tra chi abbraccia come proprio idolo la scienza e chi la storia. Trovo, da questo punto di vista, più conseguente, nella sua affiliazione altezzosa e conscia di sé, Gentile che non Croce. Eppure questi due lottatori del positivismo imperate in nome dell’idealismo da sostenere, andavano gridando ai quattro venti di essere per l’unità, il primo, per la distinzione, il secondo. Fascismo e liberalismo, sfumature da chiacchieroni. Lasciamole alle tarme del ricordo.

Contenuto del volume

Introduzione – La conquista del pane – Il mutuo appoggio – Prefazione per una nuova edizione de L’Etica – Letteratura russa – Lo Stato e il suo ruolo storico – La grande rivoluzione – La forbice dell’anarchia – Anarchia come organizzazione – Lettere a Lenin – Manifesto dei Sedici – Parole di un ribelle – Analisi critica della scientificità

Lezioni (fuori luogo) di storia della filosofia

Alfredo M. Bonanno

Pensiero e azione – 31/32

2015, 2 voll. rilegati in tela, pagine 718

euro 30,00

Vol. I: Cartesio – Merleau-Ponty, 1953-1954

Vol. II: Presocratici – Galilei, 1954-1955

Lezioni (fuori luogo) di storia della filosofia. Catania

Alfredo M. Bonanno

Pensiero e azione – 31/32

2015, 2 voll. rilegati in tela, pagine 718

euro 30,00

Vol. I – Cartesio – Merleau-Ponty 1953-1954

Vol. II – Presocratici – Galilei 1954-1955

L’ospite inatteso

Alfredo M. Bonanno

Pensiero e azione – 33

2014, rielgato in tela, pagine 368

euro 15,00

La morte e la vita. Ecco l’oggetto di questo libro. Collocarsi al bivio tra queste due realtà, è guardare nell’abisso senza tremare, senza lasciarsi attirare verso il basso, in modo da trovare una soluzione qualsiasi a problemi troppo grandi, troppo angosciosi. La vita può essere un’apparenza – anzi quasi sempre lo è – ma è diversa della morte. Quest’ultima è l’assenza di quella stessa apparenza, l’azzeramento di quello che viene fuori come negazione o rifiuto dell’essere. È troppo impegnativo essere e quindi ripieghiamo sull’apparire. La vita non è quindi né uniforme né necessaria. C’è gente che vive una vita da morto, una vita da cadavere e quando muore realmente neanche si accorge di quello che ha perduto. Noi non pensiamo mai che la nostra vita è una sola e che non ci sono repliche. Vivere è quindi un impegno che può accedere all’essere e può rimanere ombra nella parete della caverna dei massacri. Ognuno pensa di scegliere la propria vita, di costruire le proprie possibilità. Malgrado ogni illusione possibile ciò è vero solo in minima parte. Non c’è una vocazione biologica che ci sollecita a vivere, anzi spesso ci comportiamo istintivamente in modo esattamente contrario. Corriamo rischi quotidiani, abitudini deleterie, chiudiamo gli occhi a ogni evidenza vitale. Ma questo è un fare che conduce solo – se assegnato a un attento controllo – a costruire una macchina più duratura, forse una morta inconsapevole lunga esattamente quanto la propria vita. Non è quindi l’aspetto meramente biologico che coglie il senso della vita. Forse è proprio il contrario.

Mettendosi in gioco, anche pericolosamente – e questo libro è uno squarcio modesto del mio essermi messo in gioco – forse si accede alle condizioni della vita, si comprende il movimento intrinseco del vivere stesso.

Esco così dall’apparenza? Forse. Potrebbero essere solo concetti velleitari, in fondo occorrono mezzi a disposizione. La semplice volontà non è capace di liberarci, essa ci inchioda al fare quotidiano e il fare – per quanto spericolato sia (è un ex corridore motociclistico che scrive) – è sempre sotto il controllo della volontà. La vita è l’essere e l’essere è qualità. La qualità non si trova nel fare ma nell’agire. La vita è pertanto azione. La morte, di cui tante volte si parlerà in questo libro, è nell’azione un momento della verità, qualità primaria insieme alla libertà. Irrimediabilmente nell’azione posso incontrare la mia morte e posso determinare la morte del nemico.

Dominio e rivolta

Alfredo M. Bonanno

Pensiero e azione – 34

2015, 2a ediz., rilegato in tela, pagine 352

euro 15,00

Seconda edizione riveduta e corretta con l’aggiunta delle conferenze di Patrasso, Atene, Iraklio,Volos, Tessalonica, Ioannina.

I testi qui presentati sono la trascrizione della registrazione su nastro di un seminario in quattro serate tenuto alla Facoltà di Sociologia dell’Università “La Sapienza” di Roma. Sebbene leggermente sistemati per una lettura più agevole, essi risentono fortemente dell’origine discorsiva sia nella forma che nell’evolversi degli argomenti. Il tema del dominio e quello della rivolta contrassegnano il fronte dello scontro, la linea di combattimento, la divisione tra inclusi ed esclusi.

Tutti i testi, a quel chemi sembra rileggendone la stesura trascritta, sono attraversati da una voglia di rompere con l’inquadramento classico del procedere riflessivo, della proposizione logica. Cosa, ovviamente, impossibile senza cadere nel delirio puro, scelta da cui mi tenevano lontano i miei ascoltatori. Non c’èmodo di non farsi condizionare da chi vuole ascoltare e dal luogo stesso, dall’ambiente in cui le parole risuonano (come sapevano perfettamente gli antichi filosofi greci).

Contenuto del volume

Nota introduttiva alla prima edizione – Primo seminario – Secondo seminario – Terzo seminario – Quarto seminario – Colpire il nemico – Distruzione del lavoro – Dibattito alla radio 98 FM di Atene – Discussione con i compagni dell’archivio anarchico di Nicosia – Senza collaborare – Insurrezione – Attaccare i punti deboli del nemico – Tramonto del proletariato – Appendice: Approfondimento della sconfitta

I fondamenti di una teoria filosofica dell’indeterminazione

Alfredo M. Bonanno

Pensiero e azione – 35

2015, 2a ediz., rilegato in tela, pagine 336

euro 15,00

Dopo quasi mezzo secolo esce la seconda edizione di questo libro.Altri tempi e altre urgenze si muovevano nel mio orizzonte. Nuove pratiche stavano per schiudersi e precedenti ricerche concludersi senza per ciò propormi un accomodamento che facesse tacere le mie inquietudini.

Contenuto del volume

Introduzione alla prima edizione – Limiti e possibilità di una collaborazione filosofia-scienza – + e – - Principi essenziali di logica – L’indeterminazione filosofica – Appendice: Questioni da discutere

Manuale scientifico a uso degli increduli

Alfredo M. Bonanno

Pensiero e azione – 36

2015, 2a ediz., rilegato in tela, pagine 335

euro 15,00

Chi sono gli increduli? Coloro che non accettano l’autorità costituita, non per una questione di principio, che ciò sarebbe ancora atteggiamento incongruo di accettazione dell’autorità, ideologismo bello e buono, come si è convenuto di chiamarlo, ma che non accettano perché vogliono lottare nel concreto, al di là degli aspetti formali e deimassimalismi buoni per tutte le stagioni. Una critica negativa? Sì.Anche questo. Ma ancora più oltre.

Miseria della cultura. Cultura della miseria

Alfredo M. Bonanno

Pensiero e azione – 37

2015, 2a ediz., rilegato in tela, pagine 368

euro 15,00

Rinascono a nuova veste questi due opuscoli dapprima condannati alla separazione e a un eccessivo snellimento. Adesso sono completati con le riflessioni ulteriori sull’argomento, quasi tutte condotte nel carcere di Trieste, e con più aggiornate testimonianze.

Nessun intento didascalico, come per altro non c’era nella prima edizione. L’argomento si presta a estremismi di ogni sorta, lasciamoli da parte. La parola è quello che è, la cultura ne è l’allargamento degenere, com’è ovvio che sia. Siamo tutti dalla parte sbagliata e non sarà di certo qualche sapiente aggiustatina che raddrizzerà la barra del timone.

Senza una ragione – Dire la verità

Alfredo M. Bonanno

Pensiero e azione – 38

2015, 2a ediz., rilegato in tela, pagine 320

euro 15,00

Rivedono la luce, aggiornati e aumentati, questi testi che investono due problemi quanto mai dolorosi: il motivo profondo per cui ci deve essere o non ci deve essere una ragione nel fare e nel conseguente, possibile, agire, e il motivo, non meno profondo, per cui non è possibile “dire” la verità. Chiacchiere su questi due problemi ne sono state fatte tante, in modo particolare da filosofi e matematici. Essi, i problemi di cui discuto, restano aperti e non si vede perché queste mie tarde carte debbano risolverli, quando mai fosse possibile in un modo o nell’altro risolvere problemi. Quindi, qui si tratta più che altro di una propedeutica all’agire o, se meglio si preferisce, di un suggerimento sulla migliore maniera di lasciare i bagagli sulla riva prima di intraprendere una navigazione che non solo potrebbe essere ma che è a vita e a morte.

Contro la chiarezza. Contro l’oggettività

Alfredo M. Bonanno

Pensiero e azione – 39

2015, 2a ediz., rilegato in tela, pagine 320

euro 15,00

Rimettere le cose a posto, una per una, conmaniacale cura. Il sogno di ogni buon conservatore, anche di quello che accortamente, e senza farsene avvedere, alberga dentro di me.Altra via possibile, buttare tutto in un cassetto, da qualche parte, possibilmente in quell’archivio immaginario che ho sempre alimentato con tante carte del passato, in omaggio alla mia disavvedutezza, da un canto, e al mio disprezzo per le documentazioni e le muffe, dall’altro. Archivio puntualmente sversato nel raccoglitore dei rifiuti. Buona pace a tutti.

Ma qui c’è qualcosa che si muove sotto i testi, miei, e mi riguarda anche oggi, alla soglia dei settantasette anni (pochi giorni ed è fatta), soglia fatidica andando ben al di là di quel limite che mi ero prefissato, ingenuamente, come quando gioco conme stesso, come quando da bambino camminavo saltellando sul marciapiede evitando di mettere i piedi nelle connessure dei lastroni di lava.

Critica della ragione politica

Alfredo M. Bonanno

Pensiero e azione – 40

2015, rilegato in tela, pagine 352

euro 15,00

I testi raccolti in questo libro non sono strettamente connaturati al concetto corrente di “politica”. L’accento va posto quindi sul termine “ragione”, più che sull’altro che correda il titolo “critica”.Vediamo perché. Scarnificare argomenti strettamente politici non è possibile e, a farlo, sarebbe opera vana.Molti fantasmi si assiepano davanti alla porta della caverna dei massacri all’interno della quale gorgoglia la melma dell’attività umana che si fregia di questo titolo poco commendevole, il titolo appunto di “politica”. È quindi opportuno dimenticare l’antico segno lasciato da Aristotele e rendersi conto che si tratta della scienza dello Stato, la sola che si può chiamare politica in senso stretto. Ma cos’è la “scienza dello Stato” se non lo studio di come massacrare e opprimere nel migliore dei modi, e pagando il minore prezzo possibile, coloro che per motivi vari finiscono per essere soggetti passivi dello sfruttamento?

Contenuto del volume

Introduzione – Critica della ragione politica – L’ape e il comunista. Critica a un Trattato di entomologia teologica – Repressione e controllo sociale – La lotta contro il fascismo comincia con la lotta contro il bolscevismo – Anarchismo e democrazia – L’analisi politica di Aldo Capitini tra Kant e Hegel

Dissonanze

Alfredo M. Bonanno

Pensiero e azione – 41

2015, 2a ediz., rielgato in tela, pagine 729

euro 15,00

Contenuto del volume

Introduzione alla seconda edizione – Introduzione alla prima edizione in sei volumi – Acquistare il Vaticano – Animale-Uomo – Animali – Anticlericalismo – Antifascismo – Appuntamento con l’apocalisse – A pezzi – Antonin Artaud – Solo a salve – Lusinghiere aspirazioni mortali – Astensionismo – Astio – John Vincent Atanasoff – Banconota fresca di stampa – Baffuti e con la gonna – Arturo Benedetti Michelangeli – Benefattore – Ignacio Matte Blanco – Bombe a parte – La botte piena e la moglie ubriaca – Bruno Bozzoli – Calcio – Cab Calloway – Caporali – Carabiniere – Carogna – Il giudizio di Cerbero – Certezze – La feroce certezza del proprio dovere – Che cos’è l’economia – Chi guadagna nella svalutazione – Classe – Comandanti – Comunità – Conservazione – Cercasi buddisti – Controllo sociale – Coscienza – Cultura – Cyberpunk – Guy Debord – Decisionismo – Di tutto, di più – Distruggiamo la scuola – Droga – Dubbio – Doris Durante – Ecologia sociale – Entrismo – Esercito della salvezza – Famiglia – Forza – Franco Fortini – Fra le righe del bilancio statale – André Frossard – Fuga in avanti – Il gioco e la morte – I guaia della vecchia signora – Ludwig von Hackwitz – Hacker – Hooligan – Idea – Immaginario – Impoverimento culturale – Innocuo piccolo esame – Internazionalismo – Lavoro – Rose Fitzgerald Kennedy – Henri Laborit – Lavorare quanto? – Liala – Liberazione nazionale – Enrique Lister – Lotta insurrezionale – Lord Lovat – Ma lavorare stanca – Mafia – Malattia – Mia Martini – Massa – Il massacratore e i massacratori – Matematica – Cipriano Mera – Misure: 86-55-86 – Le minacce aeronautiche – Misere glorie militari – Modernità- Monaci – Movimenti studenteschi – Muscoli europei – Edda Mussolini – Non solo Napoleone – Non solo produttori – Obiezione fiscale – Omosessualità – Ordine – Orecchio – Organizzazione spontanea – Oscurità ricorrente – Pagliacci – Vincenzo Parisi – Partecipazione – Dalla parte degli operai – Particola – Un piccolo uomo a Singapore – Giandomenico Pisapia – Pluto, signore delle tenebre – Polizia – Sempre poliziotti restano – Karl Popper – Pornografia – Produrre che cosa? – Il Processo – Qualche piccolo regalo – Il progetto repressivo – Psicoanalisi – Ràfia – Razzismo – Religione – Repressione – Ribelle – Riduzione – Rivoluzione Francese – Carlo Rubbia – Leonardo Sciascia – Schema di discussione per un intervento nella scuola – Sopra e sotto – Sindone – Sperimentazione emiliardi – Joe Slovo – Studiare da spia – Stagno salato – Statuetta – Ugo Stille – Suicidio – Teste rapate – Tolleranza – Ancora, non ancora – Totalità – Tribunali – Mamma! arrivano i Turchi – Utopia – Vandea – Vecchia guardia – Alta velocità – Viaggio – Violenza e stupidità – Davide Visani – BrunoVisentini – Volontariato – EugeneWigner – HaroldWilson – George Woodcock

Autodifesa al processo di Roma per banda armata, ecc. – Liber Asinorum

Alfredo M. Bonanno

Pensiero e azione – 42

2015, 2a ediz., rilegato in tela, pagine 368

euro 15,00

Ci sarebbe da riprendere qui la vexata quaestio della difesa in tribunale da parte di anarchici. Ne ho parlato a lungo in altro luogo, e forse più del dovuto, per il semplice fatto che essendo un frequentatore di tribunali mi sono posto il problema per tempo, diciamo a partire dal 1972.

Anche oggi, e ne è passato di tempo e tante brave persone, fidati compagni e perfino pagliacci provvisti di contrassegno cerchiato, sono sfilati sotto i miei occhi, anche oggi la penso in maniera semplice. Ci sono casi in cui è inutile provare a difendersi in tribunale, casi in cui si è presi sul fatto, in un’azione di attacco che è andata a male, e quindi è meglio – sempre a mio avviso, naturalmente – restarsene in galera piuttosto che presenziare a una farsa che ci risulta estranea e assurda. Ma ci sono casi in cui la montatura da parte del potere è non solo evidente, perché questo mezzo repressivo è quasi sempre impiegato contro gli anarchici, ma è anche male pensata e peggio realizzata. Ora, in questi casi, lo scopo stesso della montatura è quello di aggravare la condizione penale degli accusati, cioè fare in modo di tenerci in galera il più possibile, sottraendoci alla lotta che fuori possiamo condurre con maggiore efficacia. È in quest’ultimo caso che occorre farsi sentire in tribunale. Ed è di un caso come questo che parleremo nel presente volume.

Contenuto del volume

Nota introduttiva alla seconda edizione – Parte prima: Nota introduttiva alla prima edizione – Dichiarazione rilasciata alla Corte di Assise di Roma il 30 novembre 1999 – Memoria difensiva presenta al Giudice della Udienza preliminare di Roma l’8 marzo 1997 – Montatura – I giustizieri in toga – Fatte le dovute eccezioni – Parte seconda: Interrogatorio condotto dal Pubblico Ministero Marini il 15 dicembre 1999 – Intervista rilasciata a Radio Onda Rossa il 20 novembre 1997 – Documenti vari -Note al testo del ROS – Note per l’Avv. Paolo Venturino relative alla difesa al processo Marini – Dalla sentenza di primo grado della Corte di Assise di Roma del 31 maggio 2000 – Dalla sentenza di secondo grado della Corte di Assise di Appello di Roma del 1° febbraio 2003 – Altri processi – Indagini – Parte terza: Liber asinorum – Appendice

Zarathustra

Alfredo M. Bonanno

Pensiero e azione – 43

2015, rilegato in tela, pagine 352

euro 15,00

Zarathustra alla mia quarta lettura. Uno strano libro come compagno, ostico, subdolo, ritmico in maniera folle, irrazionale. Eppure un libro amico, di quell’amicizia che si scontra e non fornisce alibi a buon mercato o davanzali per osservare tramonti conosciuti.

Chi ha paura della rivoluzione?

Alfredo M. Bonanno

Pensiero e azione – 44

2015, 3a ediz., rielgato in tela, pagine 336

euro 15,00

Ecco un libro che non pensavo di fare uscire un’altra volta. Non perché lo ritenessi fuori tempo, superato, chiacchiere da lasciare in fondo ai ripiani di una biblioteca,ma perché molti di questi problemi li pensavo chiariti una volta per tutte. Non è così. Non ci sono problemi che si chiudono per andare oltre e non parlarne più. In fondo si ritorna sempre a ricominciare daccapo.

Per esorcizzare questa prospettiva, alla mia età un poco inquietante, ho tolto il sottotitolo, che pure ai suoi tempimi era sembrato spavaldamente provocatorio, quel «Ricominciano daccapo» che ora mi pare una inutile civetteria.

Contenuto del volume

Introduzione alla terza edizione – Nota per il lettore – Introduzione alla prima edizione – Pochi passi avanti, molti indietro – La fuga nella fantasia – Mantenersi alla superficie – Ancorarsi al dogma – Pulire l’insegna – Infamia pura e semplice – Brancolare nell’ignoranza – Non sapersi decidere – Redigere il catechismo – La natura soprattutto – Ricominciano daccapo – Postfazione del 1990 – Individuare il nemico

Opuscoli provvisori

Io so chi ha ucciso il commissario Luigi Calabresi

Alfredo M. Bonanno

Opuscoli provvisori – 1

2013, 4a ediz., pagine 120

euro 4,00

Se questo mondo si basa sulla giustizia commisurata, sui calcoli numerici di un dare e un avere, di un punire per il torto fatto e di fare un torto per la pena subita, si tratta di un mondo che non ha niente a che fare con quell’idea di giustizia venuta fuori collettivamente in quel momento, quella sera, nel Cimitero Maggiore di Milano. Ecco quindi che quella sera, senza che nessuno lo volesse o lo sapesse, è venuta fuori un’idea di giustizia che prima non c’era, un’idea che travalica e rende risibile il singolo desiderio, la singola fantasia di sparare in bocca al buon commissario Calabresi, desiderio e fantasia coltivati senz’altro dalla quasi totalità dei presenti.

Ecco perché io so chi ha ucciso il commissario Luigi Calabresi, il 17 maggio 1972, sotto casa sua, in via Cherubini 6, a Milano, alle nove e un quarto del mattino.

Nessun perdono. Nessuna pietà.

La gioia armata

Alfredo M. Bonanno

Opuscoli provvisori – 2

2013, 3a ediz., pagine 74

euro 4,00

Il compagno che ogni mattina si alza per andare a lavorare, che s’incammina nella nebbia, che entra nell’atmosfera irrespirabile della fabbrica o dell’ufficio, per ritrovarvi le stesse facce: la faccia del capo reparto, del conta-tempi, della spia di turno, dello stacanovista-con-sette-figli-a-carico, questo compagno sente la necessità della rivoluzione, della lotta e dello scontro fisico, anche mortale, ma sente pure che tutto ciò gli deve apportare un poco di gioia, subito, non dopo. E questa gioia se la coltiva nelle sue fantasie, mentre cammina a testa bassa nella nebbia, mentre passa ore nei treni o nei tram, mentre soffoca sotto le pratiche inutili dell’ufficio o davanti agli inutili bulloni che servono a tenere insieme gli inutili meccanismi del capitale.

Parigi 1871. La Comune libertaria

Opuscoli provvisori – 3

2013, 4a ediz., pagine 50

euro 4,00

Gli avvenimenti di marzo portarono nelle strade di Parigi una umanità dolorante che non si era mai vista. La borghesia (secondo la testimonianza di Vilfredo Pareto) ne fu addirittura terrorizzata. Più che gli scontri veri e propri, le barricate e le distruzioni, come l’abbattimento della colonna Vendôme eretta a ricordo delle vittorie di Napoleone, fatti che interessarono solo una parte dei quartieri della città, quello che fece veramente paura fu l’autorganizzazione di una realtà sovversiva che non si immaginava potesse fare da sé. Dai luoghi più reconditi e miseri di Parigi uscirono le forze vive di quella parte della società da sempre destinata alla fame e all’ignoranza. E questa gente non andava tanto per il sottile, anche se i tentativi di frenarla partirono subito da quelle componenti – politici, letterati, avvocati – che in questi casi riescono a mettersi alla testa di ogni iniziativa per darle il “giusto” freno e indirizzarla verso quelle contrattazioni che nella logica del potere possono dare i migliori frutti. Difatti, anziché attaccare subito Versailles, utilizzando i cannoni che si trovavano a Parigi, e impiegando le forze militari che potevano avere facilmente ragione dei resti di un esercito umiliato e sconfitto, questi “capi proletari” fecero di tutto per rallentare le cose e permettere al governo provvisorio di riorganizzarsi e, con l’aiuto dei Prussiani, schiacciare la Comune.

Distruggiamo il lavoro

Alfredo M. Bonanno

Opuscoli provvisori – 4

2013, 4a ediz., pagine 36

euro 4,00

Capire il fare significa capire la speranza. Fare è sperare il completamento. L’immagine emblematica è quella del collezionista. Atroce, ma veritiera. Nel mondo io sono il fare, mi progetto e mi ricordo come fare. Vivo la vita e non voglio che sia altro dal fare, in caso contrario avrei paura di non viverla, di lasciarmela sfuggire. Il volere, che mi domina, non è altro che fare, il volere fare è una forma riflessa di fare, fare anch’esso. Il lavoro è una forma particolarmente acuta del fare, la forma coatta per eccellenza. Non ho certezza del fare che intraprendo, ma è la completezza a cui miro. So bene che questa prospettiva tranquillizzante non è praticamente accessibile, ma la tengo davanti agli occhi mentre timbro il cartellino ogni mattina. Spero che non sia così, anche se so che è così, che la morte verrà e concluderà la partita per sé e non più per me. Inafferrabile e lontana è la completezza, essa risiede nella straordinaria rarefazione della qualità e mi affascina non con la sua pienezza, che posso attingere solo con intuizioni coinvolgenti e pericolose, comunque non durature, ma con l’inganno del desiderio, vuota immaginazione che la necessità riempie di contenuti presto assimilati nel processo produttivo. Distruggendo il lavoro che mi opprime, sabotando l’amministrazione del mondo, mi accingo a passare oltre, a guardare che c’è oltre la siepe che chiude la prospettiva dell’orizzonte.

The Angry Brigade. Documenti e cronologia 1967-1984

Opuscoli provvisori – 5

2013, 6a ediz., pagine 87

euro 4,00

La bellezza dei comunicati dei compagni dell’Angry Brigade sta nella loro immediatezza e semplicità, convinti come erano che le azioni migliori sono quelle che non hanno bisogno di spiegazioni. E allora questo libretto potrà essere utile a chi crede che la lotta si radicalizza attaccando sì le manifestazioni concrete del nemico di classe, ma senza pensare di colpire un presunto “cuore”, come se il processo rivoluzionario fosse una mera questione militare. A chi vuole, con l’azione, dare un’indicazione di metodo e non praticare un gesto esemplare per cui fare il tifo delegando la lotta all’organizzazione armata invece che al sindacato. Ma anche a chi, pur ritenendo di non rappresentare nessuno o tanto meno di esserne la guida, non si pone questi problemi e pensa che qualsiasi azione possa bastare a se stessa.

La servitù volontaria

Étienne De La Boétie

Opuscoli provvisori – 6

2013, 3a ediz., pagine 78

euro 4,00

Con La Boétie siamo agli inizi della riflessione libertaria. Piccoli lampi che si accendono in un cielo pieno di nubi. Rabelais, un altro lampo. È il secolo della nascita e della crescita delle monarchie centralizzate. Il modo di vita derivante direttamente dal tardo medioevo si sgretola sotto i colpi della nuova potenza dei re: i mezzi di una forma embrionale di burocrazia, embrionale ma già sufficientemente articolata per gestire dal centro un vasto groviglio di interessi, sono pronti a entrare in azione. A parte la nobiltà parassitaria, piena di debiti e in via di mangiarsi pure le residue entrate provenienti dalla vendita dei diritti di libertà ai comuni, e non considerando una borghesia ancora non ben sicura di sé, in quanto classe e in quanto detentrice di mezzi di produzione, restano i contadini. Un mondo pieno di contraddizioni, colpito da miserie endemiche e periodiche, sotto il segno della croce e dei preti, con sussulti di liberazione e con accenni di conservatorismo.

La tensione anarchica

Alfredo M. Bonanno

Opuscoli provvisori – 7

2013, 3a ediz., pagine 56

euro 4,00

Il processo in base al quale la tensione anarchica verso la libertà svuota se stessa della conoscenza non è mai ricordato come uniforme, non avviene tutto in una volta. La presa di coscienza non è un sacco che si vuota, alcuni elementi della conoscenza raffrenante non sono dettagli che si tolgono via a proprio gradimento, altri non possono essere tolti che con grande difficoltà e, non appena tolti, cercano in tutti i modi di ritornare al proprio posto. La paura di restare in balia dell’ignoto rimane forte. Sono portato, ed è naturale, a considerare più importanti gli elementi conoscitivi che tolgo via con maggiore difficoltà, ma questa purificazione non assegna una graduatoria né qualitativa né quantitativa. La parola, di fronte a questi sforzi, ha reazioni sue, non risponde mai in modo adeguato alla follia della tensione distruttiva, difatti non può quest’ultima presentarsi come progetto progressivo e dettagliato. La sua danza ricorda più quella del dio delle donne che la sapienza dominatrice di Atena.

Chiusi a chiave. Una riflessione sul carcere

Alfredo M. Bonanno

Opuscoli provvisori – 8

2013, 4a ediz., pagine 104

euro 4,00

Il carcere è la struttura portante della società in cui viviamo. Una società progressista, educatrice, permissiva, una società che si lascia guidare da politici illuminati, contrari ad ogni ricorso alla maniera forte, una società che guarda scandalizzata ai massacri più o meno lontani che costellano la carta geografica del mondo, questa società che sembra abitata da tanti cittadini per bene attenti solo a non danneggiare il verde e a pagare il minimo possibile di tasse, questa stessa società che si crede lontana dalla barbarie e dall’orrore, ha il carcere alle porte. L’esistenza di un luogo dove uomini e donne vengono tenuti chiusi in gabbie di ferro guardati a vista da altri uomini e da altre donne che stringono in mano una chiave, un luogo dove esseri umani trascorrono anni e anni senza fare niente, assolutamente niente, è il massimo segno dell’infamia. Scrivo nel carcere di Rebibbia e non mi sento di modificare nulla della conferenza da me fatta a Bologna alcuni anni fa. Niente può cambiare il carcere. Esso è un bubbone che la società cerca di nascondere senza riuscirci. Come i medici del Seicento che curavano la peste mettendo unguenti sui bubboni ma lasciando i ratti fra le immondizie, così i nostri specialisti a tutti i livelli delle gerarchie carcerarie cercano di mettere coprivergogne per nascondere questo o quell’aspetto più orribile del carcere. Distruggerlo senza che di esso rimanga pietra su pietra.

La bestia inafferrabile

Alfredo M. Bonanno

Opuscoli provvisori – 9

2009, 2a ediz., pagine 128

euro 4,00

A braccarlo a lungo, l’animale diventa feroce. Si accorge di quanto le pretese convivenze civili siano ridicole fattezze del feticcio statale, e di come al di sotto resti intatta l’antica sostanza repressiva del dominio, quella dell’assolutismo indiscutibile perché certo della propria forza. La bestia ne aveva avuto sentore, anche quando la si accarezzava nel senso del pelo, quando le si rivolgevano parole fraterne di conforto e tolleranza, perché non sentisse fino in fondo gli aculei del collare o i denti del morso con cui si frenava la sua esuberanza bonaria e vogliosa. La catena era stata allungata fino ai margini del campo e, in tempi recenti, perfino colorata. Così, i suoi occhi di belva mansueta avevano potuto vedere, come in sogno, quel che restava del paesaggio lontano, mai raggiunto perché irraggiungibile, sempre desiderato. E allora, come per gioco, aveva cominciato a mostrare i denti al padrone, a fargli qualche versaccio maleducato, qualche ululato di troppo. Non è che il padrone non ha più fiducia nella catena, sia pure allungata, è che non gli va che la cosa si venga a sapere, che altre bestie incatenate si permettano di digrignare i denti, di fare versacci o ululare guardando con occhio voglioso il lontano paesaggio di libertà che mai avrebbero dovuto guardare.

Anarchismo insurrezionalista

Alfredo M. Bonanno

Opuscoli provvisori – 10

2009, 2a ediz., pagine 192

– Esaurito – Prossima ristampa -

Dietro ogni aspetto della teoria anarchica insurrezionalista si nasconde un progetto, non dico un quadro asfittico completo in tutte le sue parti, ma un progetto sufficientemente individuabile, ben al di là di queste pagine. Se non si tiene conto di ciò nessun chiarimento analitico potrà fare molto, anzi correrà il rischio di restare quello che è, un insieme di parole che pretendono contrastare la realtà, pretesa incongruamente idealista. Ciò non vuol dire che il problema del metodo possa essere affrontato di punto in bianco senza tenere conto di quanto è stato detto in tutte le salse, sarebbe una ingenuità. In questa prospettiva non ci sono scorciatoie né ricette privilegiate, solo il duro lavoro rivoluzionario, lo studio e l’azione distruttiva. Nel volere essere liberi c’è una mostruosa tentazione, occorrerebbe squarciarsi il petto. Di già la stessa parola libertà è uno scandalo, che la si riesca a dire senza arrossire è uno scandalo. Che io insista a dire questa parola senza far fronte alle conseguenze che l’essenza stessa di quello che questa parola sottintende e mi pone di fronte è altrettanto scandaloso. La libertà, in fondo, non può essere detta, quindi questa parola, libertà, è ingannatrice, e mi inganna nel momento che la pronuncio.

Operazione Ogro

Come e perché abbiamo ucciso Carrero Blanco

Julen Agirre (Eva Forest)

Opuscoli provvisori – 11

2009, pagine 192

euro 4,00

Il 20 dicembre 1973 l’ammiraglio spagnolo Luis Carrero Blanco, numero due del regime falangista, è fatto saltare in aria dall’ETA. Il testo – pubblicato dalla rivista “Anarchismo” nel 1975 – cerca di riproporre l’azione nella sua essenzialità organizzativa e con la massima obiettività possibile. Trattandosi di un argomento che ha affascinato molti compagni, e che ha visto l’attività mistificatrice di cineasti e mestieranti vari, non ci è sembrato inutile rimettere a posto le cose. Eva Forest firmò il libro pubblicato nel 1974 da Ruedo Iberico con uno pseudonimo (Julen Agirre) perché usciva da tre anni di prigionia nelle galere franchiste e non poteva in quel momento correre altri rischi. Speriamo che questi fatti si possano finalmente leggere con una certa distanza critica e che non si cada nell’equivoco di fruirne come di un qualsiasi racconto poliziesco.

Critica del sindacalismo

Alfredo M. Bonanno

Opuscoli provvisori – 12

2009, 2a ediz., pagine 190

euro 4,00

Molte delle intuizioni e alcuni svolgimenti di pensiero contenuti in questo libro sono stati, in un certo modo, a volte violento, verificati nella realtà quotidiana di questo inizio di millennio. I sindacati sono diventati sempre di più quello che sono sempre stati, comprese le eventuali frange reggicoda. Non potevano avere sorte diversa. I lavoratori, colpiti in pieno dagli strumenti di disgregazione di classe, hanno rinculato fino a trovarsi con le spalle al muro. Guardandosi attorno hanno visto di essere rimasti soli, circondati da varie componenti produttive di riserva, disponibili a salari minimi, e hanno finito per perdere la fiducia in se stessi dopo averla persa nei loro dirigenti sindacali. Ormai questi ultimi, nei luoghi della produzione svolgono il semplice ruolo di cinghie di trasmissione con la classe dirigente degli inclusi, più che con quella politica dei partiti, disgregatasi anch’essa e in preda a problemi tutti suoi, dei quali, in questa sede, non mette conto parlare. Le esplosioni di rabbia sono altro, e da queste, come da manuale, il sindacato si mantiene lontano. Per molti aspetti questo libro continua a colpire il chiodo quando è ormai del tutto entrato nella parete. Un de profundis? forse no, chissà? In queste cose non si sa mai. Arrivederci sulle barricate.

Come un ladro nella notte

Alfredo M. Bonanno

Opuscoli provvisori – 13

2009, 2a ediz., pagine 108

euro 4,00

L’azione che non mi coinvolge, che non mi cambia la vita mettendomi a repentaglio, è un semplice fare, una routine che rischia di infettare perfino la mia stessa quotidianità. Vorrei, e lo sto facendo, scrivere tutto questo per gli altri, per me questo è un male necessario al quale cerco in ogni modo di sfuggire. Quando trovo un lettore ho un tuffo al cuore e mi chiedo se finalmente è arrivato chi riuscirà a leggere quello che anche io, solo io, riesco a intravedere a malapena in quello che scrivo. La libertà, e quindi anche l’anarchia, non va raccontata, è una condizione cieca, non si lascia mettere per iscritto. La volontà l’azzera solo apparentemente, per meglio controllarla, ma non può mai cancellarla del tutto. Perfino nei peggiori, nei mestatori e nei venduti, si trasforma in falsa coscienza e morde senza pietà. La volontà campa a credito della libertà. Il dolore che porta con sé non si distingue facilmente dal piacere. L’anarchia è il massimo livello della libertà, riconoscere questo itinerario, scoprirlo, seguirlo, sono esercizi massacranti e richiedono una certa tendenza omicida. L’anarchico non sogna distruzioni, distrugge. L’anarchia, e quindi anche la libertà, non può essere cercata come comunione conchiusa, perfetto completamento di quello che palesemente mi manca nella vita. Lo sforzo dell’azione è diretto, nella migliore ipotesi, a una delusione, alla constatazione di una sconfitta, ma questo fine è per pochi, sono difatti pochi quelli che non si fanno travolgere dal trionfo decretato loro dagli stupidi.

Internazionale Antiautoritaria Insurrezionalista

Alfredo M. Bonanno

Opuscoli provvisori – 14

2009, 2a ediz., pagine 176

euro 4,00

Pensare a una serie di rapporti stabili fra compagni nell’ambito del bacino del Mediterraneo, nucleo essenziale da cui partire verso una possibile maggiore ampiezza futura, anche al di là degli iniziali limiti geografici, è stato un sogno accarezzato per lunghi anni. Non un feticcio organizzativo qualsiasi, una sigla forte e altisonante, che come un manichino spaventapasseri tenesse lontano i malintenzionati repressori e attraesse le anime pure degli anarchici desiderosi di conoscersi, ma qualcosa di concreto, di reale, capace di andare al di là degli aspetti formali, o, se si preferisce, di bandiera, per essenzializzare il problema. Tentativi in questo senso ce ne sono stati tanti, tutti animati da una prospettiva più ampia, più generica, quella che di regola alimenta gli incontri fra compagni a livello internazionale, una conoscenza importante per entrare in possesso, in maniera diretta, di quelle notizie che solo chi abita in un posto preciso possiede. Gli aspetti repressivi, quasi sempre, molto meno anche le iniziative di lotta, intese queste ultime nel senso preciso del termine, cioè quando siamo noi, proprio noi, a prendere in mano il gioco e a condurlo a modo nostro. Il progetto dell’Internazionale Antiautoritaria Insurrezionalista è sufficientemente delineato in questo libro, il suo percorso è ancora tutto da immaginare.

Miseria del femminismo

Dominique Karamazov

Opuscoli provvisori – 15

2009, 3a ediz., pagine 78

euro 4,00

Per quanto il femminismo pretenda di costituirsi contro la società esistente, maschilista e oppressiva delle differenze, è il femminismo stesso a perdersi nelle contraddizioni della società capitalista, a reclamare un riconoscimento delle peculiarità femminili da parte del sistema e dentro il sistema stesso, a fare ricorso ai suoi mezzi repressivi – proprio a quegli uomini e a quel potere che pretende di combattere, e distruggere, e sostituire, forse – per avere soddisfazione del proprio senso di giustizia, dei propri desideri, dei propri bisogni. Tutto questo, però, oltre a rivelare di appoggiarsi su di un piano di elaborazione concettuale poco consistente, esprime dolorosamente la parzialità e la debolezza di una lotta che voleva partire da un modo di sentire e di agire che una donna poteva, e può, credo, avvertire come un moto intimo e profondo, e che invece viene ad essere così ingabbiato in modalità di lotta rivendicazionista, agevolmente assimilabile dalle forze che il capitale sta ponendo in campo, e tralasciando invece di mettere in discussione le modalità relazionali che coinvolgono parimenti uomini e donne, l’obbrobrio di un sistema che tutti riduce a macchine standardizzate, svuotando la realtà della sua ricchezza e consegnando ruoli, nuovi, se necessario, suggestivi di emancipazioni raggiunte, ma ugualmente oppressivi, fatalmente coercitivi in nuovi casellari sociali.

Verso il nulla creatore

Renzo Novatore

Opuscoli provvisori – 16

2009, 2a ediz., pagine 64

euro 4,00

Leggere Novatore è un’impresa. I motivi per cui, oggi, si viene respinti dalla lettura di un testo come quello che presentiamo qui di seguito sono parecchi e tutti paralleli ai motivi, altrettanto numerosi, per cui se ne rimane affascinati. Il disgusto deriva dal modo di scrivere, dalle infiorettature stilistiche, dalle assordanti ripetizioni, dalla retorica tratta per i capelli a servire da strame per lo sbocciare di un fiore ormai fuori del tempo. Il fascino viene da quello che il lettore ricorda – il lettore provveduto, non quello accidentale – della vita di questo ribelle, morto con le armi in pugno in un conflitto a fuoco contro i carabinieri che volevano catturarlo. Ma una vita bella, e certamente la sua lo fu, una vita “contro”: contro la guerra, contro i fascisti che della guerra furono gli esecutori testamentari, contro i padroni che mandarono i proletari a morire in un sanguinoso quanto assurdo conflitto e poi gestirono i fantocci fascisti per mettere paura alle giuste rivendicazioni dei sopravvissuti, una vita bella, dicevo, non è detto che possa trovare riscontro in belle pagine scritte. Eppure le parole di Novatore meritano una riflessione, mentre non meritano l’entusiasmo di sprovveduti lettori che trovano in esse esattamente quello che non c’è, che il suo autore, quasi certamente (di questo non si può mai essere sicuri), non voleva che ci fosse. Il fatto è che la madre degli imbecilli purtroppo è sempre gravida.

Errico Malatesta e la violenza rivoluzionaria

Alfredo M. Bonanno

Opuscoli provvisori – 17

2009, pagine 76

euro 4,00

Niente come la lettura di questi miei interventi al Convegno anarchico di Napoli su Malatesta del dicembre 2003 può dare l’idea di come ogni tentativo di fornire giustificazioni o condanne riguardo il concetto di violenza rivoluzionaria sia soltanto un tentativo fallito in partenza. La violenza rivoluzionaria non abbisogna delle mie giustificazioni e non può essere intaccata da qualsiasi tipo di condanna, anche se quest’ultima proviene dalle fila stesse degli anarchici. In fondo il pacifismo è anch’esso un falso problema e non merita di essere confutato ricorrendo a molte parole. Il mio sforzo non aveva, e non ha nemmeno qui, in questa sede, l’intenzione di fornire argomenti giustificativi alla violenza rivoluzionaria. Solo voleva, e continua a farlo, fornire un contributo al pensiero e all’attività rivoluzionaria di Errico Malatesta. Troppo spesso si sono dette tante cose infondate e troppo spesso si è arruolato questo anarchico sotto una qualsiasi bandiera di parte se non di partito. Ecco, come tutti i veri rivoluzionari, Malatesta non si curava di mettere ordine fra le sue carte e affrontava i problemi man mano che si presentavano nella realtà. La guerra sociale continua, la violenza rivoluzionaria è soltanto l’espressione più immediatamente percepibile del suo svolgimento, non la sola e, sotto certi aspetti, nemmeno la più importante. Affido queste pagine all’attenzione del lettore. Ne faccia buon uso, ma non si aspetti da esse quello che non possono dare. L’appuntamento più importante è sempre sulle barricate.

Anarchismo e trasformazione sociale

Rudolf de Jong

Opuscoli provvisori – 18

2009, pagine 80

euro 4,00

In questo studio ho voluto concentrare la mia attenzione sulla tradizione anarchica, in quanto l’anarchismo rifiuta di creare nuovi sistemi centrali con nuove aree periferiche. La mia intenzione è confrontare gli atteggiamenti anarchico e marxista riguardo alle relazioni e ai problemi centro-periferici, soprattutto per quanto concerne il processo di trasformazione sociale. I marxisti rivoluzionari, i social-riformisti e, in generale, la maggior parte dei rivoluzionari di sinistra vogliono sempre usare il centro come uno strumento – e nella pratica come lo strumento – per la emancipazione dell’umanità. Il loro modello è sempre un centro: Stato o partito o esercito. Per loro la rivoluzione è in primo luogo la conquista del centro e della sua struttura di potere, o la creazione di un nuovo centro, con lo scopo di utilizzarlo come strumento per la costruzione di una nuova società. L’anarchismo non vuole la conquista di questo centro, ma la sua immediata eliminazione. Sua opinione è che in seguito alla rivoluzione difficilmente rimane spazio per un centro nella nuova società. La lotta contro il centro è loro modello rivoluzionario e nella loro strategia gli anarchici cercano di impedire la creazione di qualsiasi nuovo centro.

I giovani in una società post-industriale

Alfredo M. Bonanno

Opuscoli provvisori – 19

2009, pagine 78

euro 4,00

Chi china il capo e acconsente di fronte al sopruso che irreggimenta, è l’ultimo uomo, l’ultimo scarto di un’umanità dolorante, l’erede di millenni di schiavitù. Io mi auguro che questa eredità non sia stata riscossa dai giovani a cui idealmente mi riferisco, e mi auguro che non vogliano portarla proprio ora all’incasso. Altri dovrebbero essere i proventi dei loro prossimi anni. Il desiderio, la creazione, il sogno, le remote e incomprensibili stelle, e perfino questa ormai piccola e agonizzante terra che ci ospita. Inventarsi la felicità, ecco un bel compito, non accettare livellamenti, neanche quelli che aiutano a passare il tempo trivializzandone il senso, banalizzandone il gusto. Ogni attimo della vita è degno di essere vissuto, non sprecato nella compassione di se stessi, nella esiguità dei bisogni di un essere amministrato ridotto a convivere con pregiudizi morali e rimpiccolimenti economici. Vivere una vita da piccoli insetti saltellanti in barocche evoluzioni di sopravvivenza significa non guardare avanti, significa mettersi sempre le mani in tasca per fare i conti della spesa, per evitare i pericoli e le sofferenze, accettare le regole di un edonismo da pagliacci tristi e ben pasciuti, contenti del pezzo di pane che il padrone getta loro di tanto in tanto.

Come e perché ho ucciso la principessa Sissi

Luigi Lucheni

Opuscoli provvisori – 20

2009, pagine 76

euro 4,00

All’1,35 del 10 settembre 1898 l’anarchico Luigi Lucheni uccide sulla riva del lago di Ginevra la principessa Sissi, colpendola al petto con una lima. Lucheni non ha la bellezza fisica di Caserio né la preparazione intellettuale di Henry né la tracotanza affascinante di Ravachol, è un povero manovale. Il suo gesto non ha quindi mai incontrato la fortuna che ha da sempre accompagnato le azioni di altri anarchici. In più, colpisce una donna, e in particolare una icona (falsa, come tutte le icone) della belle epoque, la moglie di Francesco Giuseppe, imperatore d’Austria. Eppure quest’azione ha molto da insegnare nella sua esemplarità. Il comportamento di Lucheni, a volte perfino puerile nell’entusiastica accettazione del proprio destino, è unico. Non si lascia abbattere, contrattacca sempre, rivendica, non intende nemmeno fuggire per meglio assicurare la leggibilità rivoluzionaria del suo gesto, non fa nomi e si porta il suo segreto nella tomba. Molto si potrebbe dire sulla “povera” Sissi, fantasma edulcorato perfino da una cinematografia da rotocalco, ma sarebbe un’analisi inutile. Quello che conta è che era una imperatrice, la moglie, consolatrice remota e arcigna – se si vuole perfino peggiore – dell’imperatore austriaco. Lucheni, nel corso dei tanti interrogatori, espone bene i motivi del suo gesto. In fondo gli anarchici, in questo genere di decisioni, non hanno mai avuto soverchi dubbi.

Nuove svolte del capitalismo

Alfredo M. Bonanno

Opuscoli provvisori – 21

2009, 2a ediz., pagine 128

euro 4,00

Il 17 settembre 1996 decine di anarchici vengono arrestati in Italia, comincia la “Montatura Marini”. Accuse di sequestri di persone, rapine, omicidi, detenzione di armi, ecc. Tutte avvolte in un’accusa di fondo, quella di banda armata, denominata ORAI, sigla tratta da un paragrafo del presente opuscolo: Organizzazione Rivoluzionaria Anarchica Insurrezionale. Come il lettore si accorgerà non c’è in questi testi la teoria di una banda armata, ma un approfondimento sui modi organizzativi insurrezionali. Mi rendo conto che per l’ottusa mentalità di un carabiniere può fornire una lettura tendenziosa, ma quello che non posso capire è la pretesa di affidare a un testo come quello qui pubblicato il compito di reggere un modello di banda armata che ancora continua a fermentare nel cervello dell’accusa, disposta a tutto pur di provare la nostra colpevolezza.

Lettera sulla natura

Epicuro

Opuscoli provvisori – 22

2009, 2a ediz., pagine 48

euro 4,00

Propongo qui la Lettera ad Erodoto, che dischiude all’attenzione la scienza fisica di Epicuro. Si deve partire dalle sue essenziali proposizioni materialistiche per capire i postulati più importanti della sua filosofia morale. L’essenziale libertà del volere trova qui il proprio fondamento. Gli uomini si uniscono fra loro non in base ad una legge necessaria, e quando ciò accade si tratta di unione precaria e rovinosa, ma in base ad un venir meno della necessità, in base ad una libera scelta. E ciò allo stesso modo in cui gli atomi si trovano e si aggregano o, respingendosi, si allontanano senza meta così come furono, ingenerati, senza origine. Che la natura dei propri atti non si possa ricondurre ad una quale che sia composizione originaria dell’individuo, almeno non in maniera deterministica, è conquista della filosofia moderna, ma è anche condizione primaria della filosofia di Epicuro, se non proprio di tutto l’epicureismo.

Contributi alla lotta rivoluzionaria destinati a essere discussi, corretti e principalmente messi in pratica senza perdere tempo

Ratgeb (Raoul Vaneigem)

Opuscoli provvisori – 23

2009, 2a ediz., pagine 78

euro 4,00

Ci sono tanti modi di leggere questo libretto, ogni lettore se ne deve inventare uno, uno che gli aggrada e che gli apra le porte di un “mondo nuovo”. In effetti è questo lo scopo del suo autore. Non una guida pedissequa e noiosa, ma un continuo ribollire di proposte, alcune perfino paradossali – almeno ad una prima lettura – ma che ben presto si rivelano del tutto logiche, bene inserite in un contesto che, come si potrà constatare, non perde un colpo. Si può dire che questo testo parla da solo, che non ha bisogno di assistenza introduttiva, ed è questo uno dei motivi che mi spinsero a non proporre nessuna nota per la prima edizione italiana, uscita nell’ormai lontano 1978, sempre con le Edizioni Anarchismo. In fondo lo stesso voglio fare adesso. Solo poche righe. Distruzione del lavoro, distruzione della merce, sabotaggio e saccheggio, scioperi selvaggi e occupazione delle realtà produttive, dono e distruzione della merce. E poi, senza riprendere fiato, domande: che farsene dell’organizzazione? Della merce? Della produzione autogestita? Non è un condensato di sogni utopici, ma una proposta concreta. Quante occasioni ci siamo lasciati scorrere fra le mani come acqua fresca? Di certo molte.

La reazione in Germania

Michail Bakunin

Opuscoli provvisori – 24

2009, pagine 64

euro 4,00

Chi cercasse in queste pagine di un Bakunin giovanissimo il rivoluzionario della maturità rimarrebbe deluso. Nessuno di noi rimane per sempre lo stesso, sarebbe un monolite idiota. Bakunin non sta ancora cercando la sua strada, l’ha di già trovata, la sua è una scelta di campo già fatta, ma è una strada ancora da percorrere e un campo ancora da esplorare. Il mondo dorato della sua fanciullezza, il servizio nell’esercito dello zar, sono acqua passata, adesso è uno studente di filosofia con idee di sinistra, con una gran voglia di fare e non soltanto di ascoltar maestri. Ha tutti i limiti di una avventatezza che in altri uomini poteva successivamente essere rinnegata, ma che in lui, conseguente fino in fondo, sarà soltanto portata alle estreme conseguenze, nel pensiero e nell’azione. Ben presto la filosofia di Hegel resterà sullo sfondo come un remoto miraggio, senza nessun tentativo, esclusivamente teorico, di far camminare la dialettica – strumento del mestiere del filosofo dello spirito assoluto – sulla testa o sui piedi. Una selvaggia produzione di idee sostituirà le ordinate teorie tedesche pronte all’uso reazionario in qualsiasi salsa condite, il pensiero anarchico in prospettiva viene da lui dapprima intuito a grandi linee, più col desiderio di distruzione che con una tesi filosofica e politica precisa, poi dettagliato nella lotta concreta dalle barricate del 1848 fino al rivellino di San Pietroburgo, fino alla Siberia, fino alla grande contesa con i marxisti all’interno della Prima Internazionale. Il resto è storia nota.

Lo Stato e il suo ruolo storico

Pëtr Kropotkin

Opuscoli provvisori – 25

2009, 2a ediz., pagine 78

euro 4,00

Nato come conferenza di propaganda, questo libretto viene, nella seconda edizione italiana, restituito alla sua originaria agilità. Per molti aspetti teorici il testo tiene presente e riassume l’ampia trattazione sviluppata ne Il mutuo appoggio, ma lo scopo qui è diverso, tende a dimostrare l’insana follia dello Stato, il suo progetto mortale con cui avvinghia e stritola qualsiasi iniziativa di base, qualsiasi organizzazione che non lo affronti risolutamente e tenga lontane le sue proposte di perfezionamento razionalizzante.

Il falso come strumento di lotta

Opuscoli provvisori – 26

2013, pagine 88

euro 4,00

Il falso, la falsificazione di un oggetto o di un’idea, può, in determinate circostanze, costituire uno strumento di lotta rivoluzionaria.

Contributi alla critica armata libertaria

Azione Rivoluzionaria

Opuscoli provvisori – 27

2013, 3a ediz., pagine 144

euro 4,00

L’esperienza di AR, di cui si discute a lungo in queste vecchie pagine, dimostra come un’organizzazione nata con intendimenti anarchici si sia, a poco a poco, involuta verso un’autoconsiderazione di se stessa come primo obiettivo da garantire e accrescere se non proprio da mantenere e salvaguardare a qualsiasi costo. Dalle azioni, provviste al loro interno di senso e contenuto rivoluzionari, ci si indirizza – come il lettore spassionato può constatare da solo – verso un rimuginare teorico che non può condurre se non a un cautelarsi nella propria giustificazione ad esistere. Mai come oggi, mentre ci si avvia a una nuova stagione di lotte insurrezionali, questo problema, dell’organizzazione e del rischio di un autofagocitarsi senza ritegno, deve essere posto senza mezzi termini. La generalizzazione dello scontro non ammette livelli privilegiati ma non è nemmeno ciecamente consegnabile all’improvvisazione e al cieco spontaneismo. Guardatevi attorno. Dallo scontro quotidiano bisognerà passare, prima o poi – meglio prima che poi – a un progetto insurrezionale più dettagliato e coerente, in grado di coinvolgere e non soltanto di dimostrare quanto siamo determinati.

Parafulmini e controfigure

“Insurrezione”

Opuscoli provvisori – 28

2013, 3a ediz., pagine 96

euro 4,00

La critica sviluppata in queste pagine, ormai vecchia di più di trent’anni, resta sempre valida. Non perché, come la verità, può essere detta una volta per tutte, che di verità non si trattava e non si tratta, ma perché l’arte di non guardare in faccia nessuno rimane tutt’ora la sola valida in questa materia. Quando si tratta di che fare della propria vita le chiacchiere devono tacere, e queste parole, che il provveduto lettore forse leggerà qui per la prima volta, visto che degli antichi lettori – tranne sparute eccezioni – sembrerebbe non essere rimasta traccia alcuna, sono tutt’altro che chiacchiere. Hanno ferito e continuano a ferire, specialmente colpiscono come non mai l’ottusità di quel fare che chiama a testimonianza di sé proprio se stesso. Atroce accorgimento che mai ce ne furono.

Introduzione alla scienza della pubblicità

Jean-Pierre Voyer

Opuscoli provvisori – 29

2013, 3a ediz., pagine 80

euro 4,00

Lettura attenta, questa, degli ultimi sussulti situazionisti, non accomunabile con quella puzza di cane morto che si sentiva all’epoca in altri testi. In sua compagnia pochi scritti che cercheremo di pubblicare nei prossimi numeri di questa collana. Quale il pregio? L’avere individuato l’apparenza come sostanza dello spettacolo o, meglio, della pubblicità, di cui tutti ci strafoghiamo nella nostra vita quotidiana. Apparire e non essere. Viviamo per dar conto agli altri, mai a noi stessi. La nostra vita di fantasmi e ombre è leggibile in chiave altrui, per quel che ci concerne dobbiamo adeguarci, se appena rialziamo il capo ci inchiodano come ribelli e terroristi. Non siamo mai noi stessi ma solo il riflesso di gesti e parole che proiettiamo sul fondo della caverna dei massacri, dove i nostri contributi al comune compito sanguinoso appaiono con i contrassegni della ineluttabilità. Non è vero che lo spettacolo ci rende estranei a noi stessi – e sul situazionismo è stata pronunciata la parola fine – anzi, la pubblicità, che è spettacolo cosciente di sé fino in fondo, ci rende perfettamente quello che siamo: apparenze in balia di codici e procedure amministrate i quali ci obbligano a fare quello che va fatto, produrre prima di tutto. Questo libretto traduce in un’analisi altamente sofisticata il percorso di liberazione che possiamo ancora scavare all’interno delle mura che ormai ci circondano da ogni parte. Consideriamolo come strumento per l’azione che riprendiamo in mano a distanza di tanto tempo.

Uccidere il tiranno

Michele Schirru

Opuscoli provvisori – 30

2013, pagine 168

euro 4,00

Da solo, all’appuntamento col tiranno, per ucciderlo. Da solo contro Mussolini, contro il boia che aveva dato vita a un partito di miserabili e di sopraffattori che aveva imbrigliato il popolo italiano dopo avere ucciso o costretto all’esilio ogni opposizione. Da solo contro gli attendismi, contro le chiacchiere, contro gli accordi e le coalizioni nate nei corridoi della politica di sinistra. Da solo contro tutti, contro la prudenza e contro la ragione, contro l’orrore. Mettendo in gioco la propria vita per respirare finalmente un’aria libera, lui, proprio lui che non viveva nemmeno in Italia ma che dall’oppressione fascista si sentiva colpito come qualsiasi uomo che vuole essere libero e che in questo suo legittimo desiderio si vede ostacolato dall’impossibile libertà dei tanti sottoposti a una dittatura stupida e ignobile come tutti i dispotismi. Ecco il punto. Mettendo da parte per un momento, per un solo momento, ogni altra considerazione, c’è da chiedersi: è giusta quest’analisi – che tale era stata la riflessione che in Schirru aveva preceduto la decisione di agire –, è giusto mettersi in gioco individualmente e fino in fondo? Anche oggi, in un regime politico che la poltroneria mentale di tanti definiscono “democrazia”, sarebbe giusta una decisione del genere? Oppure solo la dittatura la rende legittima?

Viaggio nell’occhio del ciclone

Pierleone Porcu

Opuscoli provvisori – 31

2013, pagine 96

euro 4,00

Scritto più di vent’anni fa, questo testo mantiene intatta la sua importanza pratica e teorica perché non dà per scontato nessuno sviluppo delle ipotesi insurrezionali di partenza, non assegna a se stesso – né suggerisce al problematico lettore – nessun obiettivo immediatamente tangibile, ma soltanto dubbi e possibilità operative, in altri termini, dà l’avvio a intraprendere la ricerca di un possibile progetto rivoluzionario che non si limiti all’assommazione delle forze provviste di contrassegno di autenticità. Le pratiche insurrezionali che si susseguono dappertutto, mi confermano sulla validità di scelte che devono ancora vedere non dico la loro applicazione, che forse non la vedranno mai per come sono state formulate, ma la loro corretta comprensione.

Carcere e lotte dei detenuti

Alfredo M. Bonanno

Opuscoli provvisori – 32

2013, 2a ediz., pagine 126

euro 4,00

Quale è la linea di demarcazione che spinge alla rivolta irrimediabile? Si tratta di un confronto di equilibri col potere e non è facile scoprire le carte di quest’ultimo, come non è facile mettere sul tavolo le carte che ognuno ha in mano, in genere modeste e di poco peso, se si esclude la propria vita. Chi guarda le mura di un carcere dall’esterno non si rende conto di come questo equilibrio sia precario e di come possa rompersi da un momento all’altro. Chi vive dentro un carcere lo sa e sta allerta, aspetta il momento buono per colpire il nemico che ogni sera, con accuratezza sopraffina, chiude il blindato. Il luogo estremo dell’istituzione totale è quello dove il potere mette in mostra la vera essenza di se stesso, il tessuto più intimo di cui è fatto.

Critica del consiliarismo

e altri scritti

Yves Le Manach

Opuscoli provvisori – 33

2013, pagine 60

euro 4,00

Complessivamente questo lavoro di Le Manach si integra con quelli che lo seguono nel presente opuscolo in una comune visione “contro” il lavoro. Forse oggi non è facile cogliere gli aspetti recuperativi del consiliarismo, visto che l’ideologia lavorista si è camuffata sotto sigle differenti, pur rimanendo con il medesimo scopo di tutelare il futuro della produzione contro ogni possibile attacco. Ma, sfatato l’equivoco terminologico, la sostanza appare in tutta evidenza. Il produttore, liberandosi dalla produzione che lo sovrasta e lo grava, opprimendolo, non ha che da perdere le proprie catene. Ogni sviolinatura restauratrice, dall’ampio ventaglio riformista all’estremismo progettuale dell’anarcosindacalismo, non può negare questa grande evidenza. Tagliare col passato, ecco il movente intimo di ogni aspirazione rivoluzionaria.

La democrazia contro gli individui

Alain Ajax – Dominique Fauquet

Opuscoli provvisori – 34

2013, pagine 44

euro 4,00

Non una critica “politica”, questo prima di tutto. Il punto focale non è tanto un’analisi del dominio quanto un far fronte ai problemi dell’individuo, del singolo, nei riguardi dei processi che tendono a incasellarlo in una specificità artificiale. Stirner sta sullo sfondo, non come un nume tutelare, ma come un obiettivo inarrivabile da cui attingere orientamento e sostanza. Altro autore essenziale per questo testo: Cœurderoy, enigmatico e misconosciuto come sempre. I limiti stessi del lavoro di Ajax e Fauquet sono i motivi per cui rendono anche oggi interessante una sua rilettura, in mutate (ma non troppo) condizioni del dominio.

Guerra civile

Alfredo M. Bonanno

Opuscoli provvisori – 35

2013, 2a ediz., pagine

euro 4,00

Il passaggio verso la rivoluzione, semmai dovesse aprirsi, attraverserà il terreno bruciato della guerra, della peggiore guerra immaginabile, quella che si è soliti definire “guerra civile”. Questo libro, che a distanza di più di un decennio, ripresento all’attenzione dei miei pochi lettori, cerca di non fare un passo indietro di fronte al disgusto e allo sgomento che di solito prendono alla gola quando si considera il fondo oscuro dell’animo umano, il contenuto orrendo della bestia assetata di sangue. Purtroppo l’uomo, con tutte le sue velleità di grandezza e di progresso è anche questo, ed è anche con questi sentimenti oscuri che bisognerà fare i conti. Per cortesia tenete lontane per un attimo le illusioni degli aggiustamenti illuministi. Siamo su di un terreno minato. Attenzione.

Colpo su colpo

Émile Henry

Opuscoli provvisori – 36

2013, pagine160

euro 4,00

Chi alza la mano contro i dominatori e contro i loro servi paga con la vita. Ecco l’insegnamento che si trae dalla lettura di questo libro dedicato alla vicenda di Émile Henry, l’anarchico che decise, sul finire dell’Ottocento, di attaccare con le bombe il nemico di classe. Lo tengano presente i compagni che si illudono di mettere paura. Chi gestisce il dominio non si impaurisce facilmente. Serra i ranghi e va avanti. Anzi, non appena si accende qualche fuocherello, qui e là, immediatamente invoca leggi speciali e provvedimenti esemplari. Normale amministrazione. Spetta a noi decidere che fare. Stare a guardare, aspettando che tutto vada a soqquadro per scendere dal marciapiede su cui siamo fermi, oppure attaccare per primi. Anche a costo di trovare schierati – chi poteva immaginarselo – una buona parte dei nostri stessi compagni. Malatesta, a suo tempo, altri, ai giorni nostri.

Manifesto

Anselme Bellegarrigue

Opuscoli provvisori – 37

2013, pagine 80

euro 4,00

Quasi sconosciuto, Bellegarrigue fu un individualista anarchico che portò alle estreme conseguenze logiche la lotta contro l’imbroglio elettorale e contro la società fondata sulle pretese scientifiche del contratto sociale. Nato tra il 1820 e il 1825 partecipò alla rivoluzione del 1848. Morì alla fine del XIX secolo probabilmente in America centrale. Nel 1850 pubblicò come redattore unico il giornale “L’Anarchie, Journal de l’Ordre”, di cui questo scritto è il “Manifesto”, fatto uscire nell’aprile dello stesso anno.

E noi saremo sempre pronti a impadronirci un’altra volta del cielo

Contro l’amnistia

Alfredo M. Bonanno

Opuscoli provvisori – 38

2013, pagine 56

euro 4,00

Collocato in un momento in cui la turbolenza del fare stava cedendo il passo a quella, solitaria e sconsolata, del dire, questo scritto, pur non potendo fare altro da quello che è la propria natura, affidandosi cioè alla parola, traditrice consueta di tanti buoni propositi, pone la parola fine a un indecente dibattito riguardante la sorte di quattromila compagni prigionieri. Il tempo trascorso, quasi trent’anni, non consente di cogliere il clima bruciante di quei giorni, ma i lettori che oggi si accostano a queste righe dovrebbero fare uno sforzo, importante per capire le motivazioni che stavano – e continuano a stare – alla base del nostro rifiuto di qualsiasi accomodamento. Sullo sfondo il possibilismo dei vari Scalzone e Negri, abietto come ogni venire a patti, con in più la pesantezza di un imporre, dall’alto del proprio scientismo senza appelli, la conoscenza dell’assoluto. La strada da percorre è ancora lunga e, anche oggi, non si vedono chiarezze in giro. Non solo, ma qualcuna di quelle figure disgustose, blateranti chiacchiere su di una resa necessaria a causa di una guerra ormai perduta, torna qualche volta in circolazione e viene a carpire la buona fede di molti compagni.

L’esplosione

e altri scritti

Jean Varlet

Opuscoli provvisori – 39

2013, 2a ediz., pagine 56

euro 4,00

L’esempio forse più clamoroso ed estremo delle tesi sostenute dalla corrente degli “arrabbiati” o, come furono definiti dal girondino Brissot, degli “anarchici” all’interno della rivoluzione francese. Contrario alla dittatura e al “terrore”, Varlet viene più volte imprigionato per bloccarlo nella sua attività sovversiva, perché, contrariamente a quanto si crede, il primo scopo dei rivoluzionari, con in testa il “virtuoso” per eccellenza, Robespierre, non era tanto quello di abbattere il vecchio regime, mandare via la monarchia, uccidere il re, sconfiggere gli eserciti nemici, quanto quello di instaurare un nuovo regime, la dittatura della borghesia in grado di assicurare una prosperità bottegaia e produttiva alla Francia – e poi all’Europa – sulla pelle dei nullatenenti, dei miserabili che dovevano solo servire da massa di manovra.

Il falso principio della nostra educazione

Introduzione di Jean Barrué

Max Stirner

Introduzione di Jean Barrué

Opuscoli provvisori – 40

2013, 2a ediz., pagine 64

euro 4,00

Se dobbiamo bruciare questo mondo vecchio e carico di melma politica, che bruci pure la cultura. Solo che per dar fuoco alle polveri non basta soltanto qualche sparuta cognizione di chimica o di balistica, non è solo un problema miltare e nemmeno, per quanto possa sembrare strano, un problema di cuore. È anche un problema di testa, quindi di agionamento, quindi, ancora e sempre, un problema di conoscenza, di cultura. La vecchia strega “ragione” tende i suoi artigli e cerca di ghermirci. Per non farci sorprendere impreparati dobbiamo rubarle il mestiere, entrare dentro di essa, impadronirci degli strumenti che possono servirci, buttare a mare il resto, per poi accingerci a fare esplodere tutto, quando sarà il momento opportuno, questa intollerante e quindi intollerabile società. Ma la cultura, che dobbiamo possedere se vogliamo ribellarci, non ce la fornisce la scuola, non è una cultura istituzionalizzata. La scuola ha l’eterno difetto di formare bravi e ubbidienti sudditi, lavoratori, funzionari, cittadini, tutto quello che volete, non ribelli. Eppure una cosa la fornisce, involontariamente, beninteso, fornisce occasioni. Mette cioè a disposizione, di chi sa sfruttarli, alcuni strumenti che possono essere un aiuto per andare oltre nell’esproprio culturale di cui, per orecchie aperte, stiamo parlando. E dello stesso argomento parla Stirner nel suo vecchio opuscolo. Non chiedere ma sottrarre per contrattaccare. Le barricate non si costruiscono con vecchie cianfrusaglie ma con nuove idee, questa è la vera dinamite dei cui bagliori si illumineranno le notti del futuro.

Scritti sull’ateismo

Donatien-Alphonse François marchese de Sade

Opuscoli provvisori – 41

2013, pagine 74

euro 4,00

L’ateismo prima di tutto, radicale e congrua negazione di Dio, poi la lotta, qui e subito, contro la funzione che la religione esercita come strumento di dominio, come ancella, suggeritrice e sovvenzionatrice del potere. Ecco il programma di Sade.

Si possono condividere più o meno i suoi scritti e le sue interpretazioni della virtù politica del cittadino, peraltro conforme agli illuministi, come si può risultare, più o meno, disturbati dal modo in cui tratta le fantasie sessuali, espressioni naturali dell’uomo e del vivere in società, ma non si può negare la fondatezza della sua critica alla religione. Più che in un imbroglio, come ho sottolineato tante volte, l’origine della religione, di qualsiasi religione, va cercata nel terrore e nella sofferenza.

Gli dèi al tramonto

Alfredo M. Bonanno

Opuscoli provvisori – 42

2013, 2a ediz., pagine 122

euro 4,00

Se dovessimo fare un bilancio di questi ultimi trent’anni, dal punto di vista di quanto ci apprestavamo a fare e che solo in parte abbiamo portato a completamento, c’è da restare sconcertati. Poco, quasi niente. Oppure molto, anzi moltissimo? Chi può dirlo? Non la rilettura di questo testo può darci indicazioni certe. Né il potere, nell’ampio raggio delle sue metamorfosi è andato fino in fondo nei suoi progetti, per altro sempre a breve termine, quindi incapaci di dare un assetto definitivo allo sfruttamento. Quella pace sociale che sembrava alle porte, come forma produttiva (dopo la grande paura degli anni Settanta), non è stata ottenuta. Il muro che avevamo ipotizzato non è stato costruito fino a quell’altezza che temevamo. Forse le stesse forze intrinseche al processo capitalista si sono contraddette, forse è congenito al meccanismo dello sfruttamento il non arrivare mai a perfezionarsi, forse nuovi orizzonti si aprono per uno scontro più radicale e significativo. Perché no?

L’uomo macchina

Julien Offroy de Lamettrie

Opuscoli provvisori – 43

2013, pagine 88

euro 4,00

Lungi dal costituire un testo scientifico, il lavoro di Lamettrie si presenta oggi al lettore come una sfida lanciata contro ogni costruzione religiosa che da sempre ha avvolto l’uomo nell’imballaggio di un qualsiasi spirito. La fisiologia del Settecento era certo altra cosa di quella odierna, quindi lo spirito scientifico in base al quale il lettore potrebbe sorridere di certe affermazioni qui contenute è del tutto fuori luogo, ma il coraggio di negare sostegno e concretezza ai danni e alle illusioni di onnipotenza che derivano dalle chiacchiere metafisiche sull’anima e su Dio resta un esempio della ribellione iniziale, indispensabile per andare verso la ribellione definitiva, quella rivoluzionaria. La macchina uomo, in fondo, ha regole non diverse da quelle che reggono la natura cosiddetta non animata, regole che solo la nostra provvisoria ignoranza ci fa considerare inattingibili per la via dell’esperienza. Ciò non vuol dire consegnare alla scienza una patente di onnipotenza ma, al contrario, togliere al soprannaturale ogni fondamento logico e, pertanto, intrinsecamente umano. L’uomo è un animale e non un essere superiore vicino – più o meno – al suo creatore. La natura lo ha condizionato ma le sue decisioni, prima fra tutte la grande decisione di vivere in società, lo hanno portato a una vita conflittuale e, spesso, vergognosamente aggressiva. Sono quindi due e non uno i suoi creatori, la natura e la condizione sociale. Il risultato è una macchina vitale, non diversa dalle altre macchine che sono in circolazione, solo – cosa che forse Lamettrie, nella sua furia iconoclasta e nel suo buonismo illuminista, non sottolinea abbastanza – più maligna e distruttiva.

Anarchismo e violenza

Errico Malatesta

Opuscoli provvisori – 44

2013, pagine 60

euro 4,00

Parrebbe una difesa contro l’accusa di pacifismo ad oltranza e in questi articoli, al contrario, viene non solo ribaltata l’accusa – assolutamente fuori luogo e per giunta proveniente da pulpiti non certo adeguati – ma viene, con grande attenzione, indicato il limite che la violenza rivoluzionaria finisce col trovare in se stessa, nel proprio fondamento morale e nell’obiettivo che deve sapersi dare di contribuire a realizzare la libertà non solo degli anarchici ma di tutta l’umanità, sfruttatori compresi. Ora, siccome la strada è lunga, e il percorso liberatorio indicato, con relative precisazioni riguardo il reperimento dei mezzi organizzativi e dei metodi di attacco per realizzare questa violenza liberatrice, è accidentato, ci sono molti poveri di spirito che finiscono per bloccarsi nel corso delle tante realizzazioni – acquisizioni e perdite comprese – e, fermandosi, si arroccano sulla difesa di quello che sono riusciti a stringere fra le mani, e accuratamente lo difendono, diventando, con sfumature più o meno sgradevoli, piccoli “proprietari” di miserabili appezzamenti di “libertà”, mentre la libertà si contrae in un sogno ormai alimentato solo da contributi letterari, in genere di scadente qualità.

La guerra e il suo rovescio

Riccardo d’Este

Opuscoli provvisori – 45

2013, pagine 106

euro 4,00

Contro la guerra prima di ogni cosa. Contro la pace, anche, subito dopo, se con la pace deve intendersi la condizione ideale perché lo sfruttamento continui a calpestare i miseri e a ingrassare gli sfruttatori. Quindi per la guerra sociale, per lo scontro a vita e a morte con chi ci soffoca, con quegli inclusi che fanno del proprio essere padroni delle risorse materiali la condizione per tenere gli esclusi nella loro condizione precaria di schiavi, sottoposti al dominio e al controllo. Ma ammettere l’inevitabilità della guerra sociale significa prepararsi ad essa, fare in modo che si concretizzino le condizioni del suo materializzarsi, uscendo dalle ipotesi, più o meno nebulose, passando all’agire che, spezzando l’omologazione coatta del fare quotidiano, ci fa sperimentare la qualità. Le analisi di Riccardo sono non solo ben dette ma anche ben radicate nella realtà, per questo anche oggi mantengono tutta la loro pregnanza. E ciò senza mezze misure, senza contare su di un successo immediato, senza cullarsi nella collaborazione delle cosiddette forze progressiste o nascondersi dietro l’usbergo della masse.

Passeggiate nel buio

Contro il nucleare

Opuscoli provvisori – 46

2013, pagine 136

euro 4,00

Ma poi, non li ricostruiscono? Obiezione immancabile, che ho sentito mille volte. Certo che ricostruiscono puntualmente tutti i tralicci dell’alta tensione abbattuti, e lo stesso per gli altri obiettivi raggiunti dalla rabbia e dalla fredda decisione di sabotare il capitale nelle sue strutture, se non altro visibili. Ma l’obiezione fiorisce subito sulla bocca degli sciocchi che guardano sempre il cielo prima di uscire per paura di bagnarsi. I rivoluzionari non dovrebbero sposare queste perplessità. Non sempre però evitano questo matrimonio. Qualche volta – forse più di qualche volta – per timore di farsi mettere il sale sulla coda, si affrettano a prendere le distanze, mostrando inverecondamente l’intima pusillanimità che dovrebbero, a rigor di logica, tenere nascosta. Ma, cosa volete, la paura fa novanta. In fondo si è trattato di passeggiate nel buio, che per il momento – ma solo per il momento – sembrano interrotte. Quando respireremo ancora l’aria tagliente della notte andando a passeggiare in montagna?

Il ripristino degli dèi

Alfredo M. Bonanno

Opuscoli provvisori – 47

2013, 2a ediz., pagine 108

euro 4,00

Non so se si sta aprendo una nuova prospettiva nello scontro che ci attende, che ci coinvolge da tanti decenni, sotto cieli sempre differenti ma sostanzialmente tutti incupiti dallo stesso, maleodorante, clima imposto dagli sfruttatori. Quello che so è che non intendo fare un passo indietro. Illudersi riguardo aperture o possibili interstizi dove ficcare il cuneo rivoluzionario definitivo è pura idiozia, o furbizia travestita, al lettore la valutazione che preferisce. Continuare la lotta significa agire in due direzioni: la prima richiede un approfondimento teorico del nemico che ci sta di fronte, delle sue strategie e dei suoi mezzi di offesa e di difesa di cui continua a dotarsi, la seconda consiste in una decisione, prima di tutto, di ordine personale, coinvolgersi e non aspettare che ci arrivi da qualche parte un’illuminazione. Quindi, attaccare, ancora una volta, con i mezzi di sempre o con mezzi nuovi, che ognuno, nel frattempo, si è saputo dare. Qui si apprestano alcune analisi sulle modificazioni della struttura produttiva. Forse andrebbero aggiornate, come qualcuno mi suggerisce, ma in fondo quello che stiamo vivendo in questo secondo decennio del secolo non è altro che il completamento e l’esacerbazione dei profondi cambiamenti del passaggio dal vecchio al nuovo millennio. Con buona pace di tutti coloro che pensano a un qualche meccanismo che oggettivamente scava nelle strutture del capitale costruendo in questo modo la rivoluzione del futuro.

I tre impostori

Mosè – Gesù Cristo – Maometto

Anonimo

Opuscoli provvisori – 48

2013,

euro 4,00

D’Holbach no. Nemmeno Averroé, Pier delle Vigne, Poggio Bracciolini e Spinoza. Ma che importa? Come tutte le grandi sfide, questo piccolo libro oltrepassa i confini di un solo uomo, sia pure filosofo o scienziato. E in epoca recente, anzi recentissima, su di esso si sono esercitati, improvvidamente, i denti di scienziati e filosofi, senza risultato alcuno. Lo consegniamo così come sta, con lo stretto indispensabile di annotazioni, pochissime, e senza un apparato critico e storiografico che i secoli hanno fatto diventare tanto ingombrante quanto inutile. Che il lettore provveda da solo a trovare spunti di riflessione sulla stupidaggine umana e sulla fantasia di mistagoghi vari che l’hanno alimentata.

Lettera di un franco tiratore su alcuni aspetti del modo di distruzione statale

P. R. Mercier

Opuscoli provvisori – 49

2013, pagine 42

euro 4,00

C’è una distruzione che dovremmo potere avviare noi, tutti coloro che si richiamano alla rivoluzione anarchica, una distruzione del mondo vecchio sulle cui rovine costruire un mondo nuovo, unica soluzione per parlare correttamente, ancora una volta, e in modo coerente, di autogestione generalizzata, e poi c’è la distruzione in atto di ogni possibilità futura di vita migliore, di ogni mondo finalmente libero dalle brutture che contrassegnano la melma in cui viviamo, e questa seconda distruzione la stanno realizzando le forze congiunte del capitale e dello Stato. Pensare possibile una differente via di mezzo, un accordo a metà strada, un acconsentire, almeno in parte, in quella meno pericolosa – come da ogni dove ci viene suggerito – con i progetti repressivi, allo scopo di alleggerirne la portata e i danni, in modo da avere più forze a disposizione, più slancio e riserve di ossigeno, allo scopo di contrattaccare fondandosi su di un progetto di coinvolgimento politico con coloro che “sembrano” a prima vista capaci di percorrere un pezzo di strada insieme a noi, è un suicidio lento ma sicuro, uno svilimento delle nostre idee, dei nostri progetti e delle nostre stesse possibilità rivoluzionarie. Il radicalizzarsi delle nostre proposte non è tanto dovuto a quello che siamo stati capaci di fare, o a quello, adesso, che saremo capaci di fare, ma all’esistenza stessa dello scontro di classe, alla persistente camaleontica forza del nemico, messa in campo sotto mille aspetti e in grado, ancora una volta, di confondere le idee, suggerendo mirabilie e illusioni che possono ingannare solo gli sprovveduti.

Ditirambi di Dioniso

Friedrich Nietzsche

Opuscoli provvisori – 50

2013, pagine 48

euro 4,00

Se non scritte di già al di là della soglia di non ritorno, queste poesie sono state riassettate e preparate per la stampa in piena crisi. Nietzsche scrive ormai biglietti e lettere che, ai più, sono sembrati privi di senso. Lo erano veramente? Non più di quanto appaia il tentativo realizzato nel consegnare agli assennati facitori di teorie, che ormai si era lasciato alla spalle, queste riflessioni poetiche, che tali sono, in linea con quanto aveva scritto di filosofico nella sua non lunga vita. Il fatto è che qui agisce la logica del tutto e subito, la stessa che rendeva non solo “incomprensibili” le menadi, ma che sconvolgeva l’assetto ben ordinato del mondo apollineo il quale, fra l’altro, costringeva le donne a mantenersi all’interno delle regole della cosiddetta buona creanza. E siccome tutto ciò che esce dalle regole causa fastidio, deve essere ricondotto, a ogni costo, all’interno di una spiegazione logica plausibile. Non ho letto mai, fra le centinaia di pagine sull’opera di Nietzsche che mi è piaciuto affrontare, un solo rigo degno di rispetto riguardo i ditirambi. Nessun filosofo ha mai ardito avventurarsi al di là dell’irriversibile, ogni buon uomo tiene alla propria incolumità. Sarà lo stesso per i pochi lettori di questi libretto? Spero di no.

Anarchismo e insurrezione

Errico Malatesta

Opuscoli provvisori – 51

2013, pagine 60

euro 4,00

Prima di tutto l’atto insurrezionale. Da che cosa si potrebbe cominciare il lungo cammino verso la rivoluzione anarchica? Non certamente solo dalle parole. E poi sarebbe auspicabile che a parteciparvi siano le masse, sia pure con la presenza non proprio gradevole, ma non per questo eludibile, delle forze politiche cosiddette progressiste. Che in queste forze si nascondano gli stimoli verso l’accondiscendenza e, peggio ancora, il tradimento, è cosa che sappiamo, ma che non può essere affrontata e risolta a priori. Quindi, eccoci nella lotta, con le masse, ma cominciando noi per primi, non aspettando l’avallo di nessuna “benedizione” popolare e nemmeno la presenza di possibili “compagni di strada”. Aspettare significa imputridire nel fango politico che ci circonda da ogni parte. E poi, aspettare che cosa? Che i tempi siano maturi, che le nostre forze crescano, che il nemico si indebolisca, che le masse prendano coscienza, che i politici di professione deflettano dai propri tornaconti? Assolutamente no. Che i chiacchieroni si tacciano, una buona volta.

Nichilismo e volontà di potenza

Alfredo M. Bonanno

Opuscoli provvisori – 52

2013, 2a ediz., pagine 126

euro 4,00

L’usbergo della volontà ha protetto per molto tempo gli anarchici, è tempo che qualcuno rifletta sui costi di questo baluardo, costi psicologici e, in ultima analisi, costi sociali, rivoluzionari. Volere, prima di ogni cosa, è automatismo della coscienza immediata, cioè intima connessione del processo fattivo con cui siamo legati alla vita amministrata e coatta che conduciamo nella quotidianità, misura del quantitativo, prima di tutto, quindi dell’accumulabile e del possedibile, parte del nostro cuore che si inaridisce, in questo modo, e deve essere tutelata, difesa, custodita, accudita, insomma protetta da tutti gli attacchi che dall’esterno possono metterla in pericolo. Ma volere è anche utile, in quanto ci mette a disposizione quegli strumenti che sono indispensabili alla lotta, primo fra tutti lo strumento conoscitivo, la cultura, la capacità di capire i meccanismi naturali e sociali di un mondo di cui, bene o male, facciamo parte. E poi? Poi dovremmo avere la capacità di capire che la volontà, da sola, non basta a fornirci una distanza critica tra queste acquisizioni (sia pure indispensabili) e l’azione. L’attacco al nemico che ci soffoca e ci costruisce attorno i muri all’interno dei quali viviamo la nostra vita coatta di tutti i giorni, sia pure con i crismi della volontà capace di decidere e di conoscere, di valutare e comprendere i limiti di quello che acquisiamo e difendiamo, deve spezzare questi muri, quindi anche il meccanismo volontario che partecipa del mantenimento e del perfezionamento di essi, e questa rottura oltrepassa qualsiasi capacità di volere o di conoscere.

Il sindacalismo

Anton Pannekoek

Opuscoli provvisori – 53

2013, pagine 48

euro 4,00

Ancora un contributo paleontologico. A tutta prima sembra valutazione evidente, ma non è così. Una critica del sindacalismo proveniente da lontano e, proprio per questo, palesemente tutt’altro che vecchia. Oggi gli sfruttati si dibattono in mezzo al medesimo guado, non riescono ad andare avanti e non pensano nemmeno – non lo possono – di tornare indietro. E con loro gli anarchici, almeno quelli pensosi del problema di come fare qualcosa per andare verso la rivoluzione, quella anarchica, beninteso, che di altre rivoluzioni, piccole o grandi, con ghigliottine al lavoro o meno, sono piene le pagine dei rotocalchi. Muta la fenomenologia dei pagliacci al governo, mutano gli effetti sanguinosi che si materializzano sulla schiena degli schiavi ormai segnata dalle nerbate, ma la faccia di bronzo dei sindacalisti permane sempre identica. Impassibili mummie a guardia del proprio orticello. L’ultimo pensiero che attraversa quei pochi grammi di materia grigia (cuore latitante, questo è ovvio) che galleggiano nella loro scatola cranica è per i propri interessi e per quelli dei capitalisti – messi a dura prova dai rudi assestamenti degli equilibri internazionali della finanza – non certo per quelli dei lavoratori. Quando il funerale di questi odiosi burocrati?

Per un mondo senza morale

“La banquise”

Opuscoli provvisori – 54

2013, pagine 56

euro 4,00

Via le catene. Grande progetto, ma poi? Qui le chiacchiere si ergono come tanti fantasmi di un passato non del tutto scomparso. In effetti gli schiavi, vissuti da sempre alla catena, come possono immaginarsi di riuscire a muoversi liberamente? Ci riescono con fatica. Il campo delle costruzioni utopiche ha ospitato tanti grandi anime in buona fede, ma anche tante animelle in cerca di un rifugio dove andare a nascondere la propria paura di respirare aria libera fuori della tradizionale prigione. Più facile progettare la rivolta, l’insurrezione e perfino la rivoluzione definitiva, quella che bene o male riusciamo a intravedere anche al di là del fuoco delle distruzioni e degli indispensabili massacri dei responsabili del mondo vecchio costretto, dalla nostra azione collettiva e coraggiosamente diversa, ad andare in frantumi. Più difficile quello che viene dopo. Dopo ci sono gli orpelli, le sfumature, i distinguo, i ricordi degli antichi fantasmi che ci menavano al guinzaglio, sostituendosi, di tanto in tanto, alla frusta netta e genuina del torturatore di turno. Le sottigliezze dei metafisici e dei teologi, le grandi idee, i sogni di perfezione, perfino la stessa libertà, adesso concretamente tangibile, deve fare i conti con l’immagine che di essa ci eravamo fatti prima, quando restava un ideale e un sogno per poveri derelitti. In una parola, la morale. E questo piccolo libro è in questa piaga che mette il dito, e stuzzica tessuti ulcerati che anche con tutta la buona volontà di un inguaribile utopista non si possono immaginare del tutto guariti, taumaturgicamente, dall’evento trasformativo della rivoluzione.

Musica. Tonalità e totalità

John Zerzan

Opuscoli provvisori – 55

2013, pagine 54

euro 4,00

Non è una faccenda di sperimentazione, per rompere il rumore non basta il silenzio, come si è potuto vedere nei fatti, un silenzio fatto di angosciosa attesa, come quello spazio di tempo che passa tra il sibilo e lo scoppio di una bomba. Nel silenzio sta la paura, la paura di essere quello che un meccanismo decisamente più forte di noi sotto molti aspetti vuole che siamo, cadaveri viventi. La prima funzione della musica è l’addormentamento sociale, più ancora di venire percepita come espressione culturale essa è usufruita passivamente come distrazione, come sospensione della coscienza di sé, come passatempo, come filo comune per identificare l’appartenenza di gruppo, insomma qualsiasi cosa che possa far sospendere la preoccupante coscienza critica che minaccia di chiedere continuamente conto della vita che ognuno di noi spende quotidianamente in maniera sconsiderata, della nostra unica vita. Ma questo processo può essere mantenuto solo a condizione che la musica permanga all’interno delle regole tonali, cioè non richieda uno spirito critico sveglio ma possa essere “ascoltata” – non ha importanza in che occasione o con che spirito ricettivo – come un riempitivo della mente, un contenuto che fluisce senza creare problemi, senza dissonanze troppo evidenti quando queste sono ricercate dal musicista – vedi i casi della sperimentazione musicale – l’ascolto cade e il discorso della musica si riduce a un soliloquio del tutto trascurabile. Con buona pace di tutti gli illusi che attendono ancora la liberazione da qualche imprevedibile accordo in do bemolle.

Abbondanza e miseria nelle società primitive

“La guerre sociale”

Opuscoli provvisori – 56

2013, pagine 62

euro 4,00

Ambedue presenti, l’abbondanza e la miseria, caratterizzano le società cosiddette primitive. Questo testo documenta agevolmente tale realtà, lontano dai fumi teorici di un’antropologia tutt’ora in corso di liberazione dalle iniziali ipoteche razziste. Forse nulla di ciò, anche se osservato nelle sue pieghe più recondite, può essere veramente utile per la nostra futura, indispensabile, liberazione dalle catene della proprietà e dello sfruttamento. Eppure c’è una piccola luce, una capacità di cui non siamo nemmeno in grado di immaginare la portata liberatoria, quella di godere della propria vita, di non correre avanti e indietro come dissennati soddisfacendo impegni privi di senso, diretti solo a farci sopravvivere tra scadenze, promesse, illusioni e imbrogli. In questo ci deve essere per forza qualcosa di sbagliato. E ciò lo devono ammettere non solo tutti quelli che sentono bruciare le proprie spalle sotto la sferza del padrone, ma perfino gli stessi padroni con il braccio dolorante per l’eccessivo uso della frusta. Non è certo da un documento come questo che si può aspettare una luce su tanto groviglio di inveterati problemi, eppure la sua lettura produce lo stesso un senso di rabbia, di rabbia contro la nostra comodità e la nostra pigrizia. Quando cesseremo di considerarci civilizzati? Quando ci metteremo sotto i piedi le nostre sacrosante verità?

Anarchismo e coesistenza politica

Errico Malatesta

Opuscoli provvisori – 57

2013, pagine 80

euro 4,00

Insieme agli altri, compagni di viaggio più o meno in buona fede, per contribuire ad abbattere il nemico? Sulle prime sì, Malatesta lo dice chiaramente, e lo dice anche la pratica insurrezionale, prima di tutto, rivoluzionaria e anarchica poi, se non si vuole dar fiato alle corde del velleitarismo. Però ci sono due ma, ed è bene dirli fuori dai denti. Bisogna avere un progetto insurrezionale, dettagliato per quanto possibile, oltre che la buona volontà e il coraggio necessari ad attaccare gli strumenti nei quali si concretizza il dominio di classe: padroni, polizia, esercito e collaboratori di ogni specie. E poi il secondo ma. Bisogna sapere dove interrompere il viaggio iniziato in concomitanza con le altre forze insurrezionali non anarchiche, quelle con le quali non dobbiamo fare la fine del vaso di coccio in mezzo ai vasi di ferro. Nel linguaggio di Malatesta questo è il problema della coesistenza politica. Oggi si dirà diversamente ma la complessità dei suoi aspetti e la difficoltà di come risolverlo permangono le stesse. I puristi del bel gesto anarchico sono pregati di leccarsi le ferite da qualche altra parte. L’insurrezione, tanto per cominciare, non è una piacevole passeggiata.

Il culto della carogna

Albert Libertad

Opuscoli provvisori – 58

2013, 3a ediz., pagine 112

euro 4,00

Ancora una volta un opuscoletto rischioso che proponiamo alla lettura. Perché rischioso? Perché potrebbe essere letto come un inno al semplice fare, all’attacco come che sia, ovunque e sempre, in qualsiasi occasione e contro qualsiasi genere di nemico, vicino o lontano, piccolo o grosso, contrassegnato da una colpa specifica o genericamente appartenente ad un ceto sociale particolarmente infame per i compiti che il potere gli affida. Che poi sarebbe lettura legittima se da sola fosse capace di spingere all’azione. Ma non è così. Privandosi del senno logico che sta dietro i semplici fatti: il paralitico che combatte con gli sbirri e muore sulle scalinate di Montmartre, la vicenda diventa “eroica” e, come tale, entra nel fumetto avventuroso che molti amano leggere sognando cataclismi astrali che nulla hanno a che fare con la lotta nella sua realtà. Ecco il rischio: prendere in mano un altro dei tanti appelli al cieco fare per il fare, per trovare una nuova medaglietta da appuntarsi al petto, per dire: c’ero anch’io. L’azione è sposalizio instabile tra pensiero e fare, ma più di tutto è coinvolgimento di se stessi nell’agire, cioè nel trasformare la realtà che ci sta davanti. E questa trasformazione è sempre un nuovo progetto e una nuova realizzazione. Il passato, se ha da dirci qualcosa, non può diventare “una storia”, ma deve impallidire dietro la lettura, offuscarsi per lasciare libero spazio alla coscienza di sé che liberamente decide di attaccare, qui e ora, senza che quella “storia”, anche questa di Libertad, sia altro che un’occasione come un’altra, presto messa da parte e non iconizzata con la meticolosità dell’ortodossia fideista.

Dio e lo Stato

Michail Bakunin

Opuscoli provvisori – 59

2013, pagine 120

euro 4,00

Avendo curato l’edizione italiana dell’ottavo volume delle Opere complete di Bakunin, che col titolo L’Impero knut-germanico e la rivoluzione sociale ripristina nella sua integrità l’opera da cui, a suo tempo, fu tratto il presente opuscolo, non avrei dovuto macchiarmi, seguendo l’esortazione di Guillaume, della colpa di fare tornare in vita questa abbreviazione arbitraria. Come parziale ammenda inserisco in calce la nota, riguardante questo problema, pubblicata nel suddetto volume delle Opere complete. Il fatto è che motivi sentimentali mi legano all’edizione che, nel 1966, fu fatta a Catania, dalla stamperia Edigraf, di questo testo, e poi anche per un altro motivo. Trovo queste arbitrarie abbreviazioni e questi tagli assai ben fatti e decisamente utili per una fruizione diretta e meno complessa delle idee portanti di Bakunin, contenute nel più ampio, completo – e comunque indispensabile – testo originale. Che il lettore non se ne abbia a male. Per tutto il resto, le pagine che seguono parlano da sole.

La logica dell’“a poco a poco”

Alfredo M. Bonanno

Opuscoli provvisori – 60

2013, 2a ediz., pagine 120

euro 4,00

Suggerimenti per il lettore, nessuno. Un piccolo libro che mette il dito sulla piaga che tutti ci fa purulenti, senza misericordia, sul convincimento che tutti manteniamo di essere dalla parte della ragione, di avere ragione, di vivere la nostra quotidiana lotta con la vita sulla capacità logica di scegliere. Ebbene, non c’è questa capacità, non c’è mai stata in nessuno di noi. Andiamo avanti a braccio, navighiamo senza bussola. I migliori danno un’occhiata alle stelle e ne traggono presagi più che orientamenti. I panciuti e i satolli gridano allo scandalo e mostrano, con alterigia oltranzista, le tavole della legge, non quelle del roveto ardente ma quelle della pratica e dell’utile, del dare e del ricevere, insomma faccende da bottegai. E alzano la voce e strillano dalle cattedre e dai giornali, sporcano carta e disturbano le orecchie, ma solo per mettersi il cuore in pace e portare a casa lo stipendio. Che i miei maestri dormano in pace, e i sogni di organizzare il mondo nel migliore dei modi possibile dormano con loro. De profundis.

La ragione genera mostri

Alfredo M. Bonanno

Opuscoli provvisori – 61

2015, pagine 120

euro 4,00

Ma siamo proprio certi che Goya non si sia sbagliato? È vero che il sonno della ragione genera mostri? oppure è esattamente il contrario? Ma pensate veramente che la macchina della “soluzione finale”, messa a punto dai nazisti, fu realizzata in un momento di distrazione della ragione? E l’insegnamento di Hegel che cosa aveva prodotto? Se il “reale è razionale”, anche una macchina come quella, perfettamente oleata e resa possibile dall’intervento (ben pagato) dei tecnici americani dell’IBM e dall’utilizzo delle schede perforate, non poteva essere altro che un prodotto della ragione. Ma per rendersene conto, e inorridire fin dentro la più piccola vena che gira attorno al nostro cuore di pusillanimi perbenisti, non occorre pensare a milioni di morti. Basta molto di meno, basta poco. L’orrore è proprio nella porta accanto alla nostra.

Contro la tecnologia nucleare

Pierleone Porcu

Opuscoli provvisori – 62

2015, 2a ediz., pagine 80

euro 4,00

Nessuna collaborazione con le varie gamme dello schieramento (apparentemente) contrario e (in sostanza) favorevole allo Stato. Pacifisti, voltagabbana dell’anarchismo con guanti e conto in banca, vetero-tutto in balia di se stessi e delle nostalgie di conquista del potere, facitori di strade alternative alla produzione, sognatori delle violenze di un’ora e di un ritorno a casa con la coda nel solito posto, teorizzatori di combutte politiche (immaginate) transitorie, venditori al dettaglio di titoli nobiliari da incollare ai labari della nuova resistenza. Insomma il solito circo degli oltranzisti a chiacchiere o a violenze senza un progetto e una seria riflessione rivoluzionaria.

E questo circo sta ancora in piedi, e porta in giro per il mondo le sue colorite rappresentazioni. E del progetto che si sarebbe dovuto vedere al di sotto di tanta indignazione o di tanto sferragliare di botti? Poco più di nulla.

Lettera a Nečaev

Michail Bakunin

Opuscoli provvisori – 63

2015, pagine 90

euro 4,00

Bakunin non si lascia impaurire dai comportamenti a volte più che discutibili che gli uomini vicini a lui mettono in atto. Sa che lo scontro sociale, con un nemico irriducibile, non è una semplice dichiarazione di princìpi. La vicenda del suo rapporto con Nečaev ha dato vita a ipotesi e speculazioni di ogni genere. Ma la concretezza dei fatti è molto più importante di qualsiasi pruriginosa illazione.

La Russia è lontana, sconosciuta per Bakunin che vi manca da quasi trent’anni. Nečaev è un giovane forte e vitale, ha le sue idee, che sono lontanissime da quelle del vecchio rivoluzionario, il quale si accorge subito delle approssimazioni, delle ignoranze, dei gesuitismi e degli imbrogli del nuovo arrivato.

È impressionante non l’ingenuità di quest’ultimo, che non si tratta di ingenuità, ma la sua capacità di guardare oltre, alle qualità recondite di un rivoluzionario, e di certo Nečaev rivoluzionario lo era, e lo dimostrerà fino in fondo, con il suo comportamento nelle segrete della fortezza di Pietro e Paolo. Solo che lo sforzo, e i rischi corsi da Bakunin, non sono stati sufficienti. Nečaev era al di là di qualsiasi discorso fondato sulla coerenza rivoluzionaria.

Oltrepassamento e superamento

Alfredo M. Bonanno

Opuscoli provvisori – 64

2015, pagine 64

euro 4,00

Il problema della qualità non è una questione filosofica, appartiene alla vita e da questa, e dalla ridda selvaggia di urticanti ambasce che ne vengono fuori, trova poi sistemazione e acquietamento nella riflessione.

L’eccesso è un viaggio all’indietro, agli albori del mondo, quando tutto era possibile, e nell’eccesso tutto è possibile, assolutamente tutto. Vive in esso l’oltrepassamento continuo e va avanti verso lidi per me inaccessibili che solo lui conosce, e ancora oltre, zone dove solo il parossismo consente di accedere, dove le tensioni non si possono spezzare perché continuano a tendersi all’infinito senza rispetto alcuno, dove non ci sono parole che aprono nuove vie, perché le vie sono tutte aperte e le parole tutte mute.

Meno che mai sono qui pronto a soffermarmi sulla linea di demarcazione. Non so dove si trovi né, in fondo, l’ho mai cercata. Sono un cieco e non ricordo nemmeno di avere mai avuto occhi per vedere. Eppure lo stesso sono andato oltre. Oltre tutto questo, perfino oltre queste stesse righe che mi sto cucendo addosso come un sudario.

L’arte e la rivoluzione

Richard Wagner

Opuscoli provvisori – 65

2015, pagine 96

euro 4,00

In Wagner non sono mai riuscito a leggere – nella sua musica intendo – quello che vi leggeva Nietzsche, almeno non solo quello. Se c’è qualcosa d’altro del semplice bilanciamento matematico delle corrispondenze e delle dissonanze, nella musica, e questo resta tutto da vedere, l’anelito alla distruzione che dal giovane Bakunin passava al giovane Wagner lo colgo qua e là. E mi chiedo, e non so darmi risposta, se questo anelito passasse al di sopra delle teste dei bevitori di birra, come la corrusca nuvolaglia di una sera d’autunno. Quasi sicuramente di sì.

E poi, l’ignoranza dilagante. Ascoltare Wagner è francamente impresa ardua, meglio limitarsi a tre accordi dell’orecchiabilità popolare, questa non ha necessità di essere ascoltata, è essa che ascolta il nostro immalinconito pulsare delle arterie disfatte dal benessere e dalla cattiva alimentazione.

Anarchismo e progetto insurrezionale

Atti del convegno

Opuscoli provvisori – 66

2015, 2a ediz., pagine 172

euro 4,00

I nuovi lettori, e ve ne sono di talmente “nuovi” da imbarazzare ogni presunzione di prefattore, sono pregati di notare che la parola “insurrezionalista” si trova, in queste pagine, citata tre volte. Due volte per riferirsi a una presunta scelta teorica malatestiana di alcuni anarchici che al di là della soglia della propria biblioteca non hanno che vani ricordi di antiche scaramucce più o meno goliardiche, e una sola volta per parlare propriamente delle tesi relative al progetto insurrezionale. Non è una questione terminologica, ma al contrario si tratta di un problema importante.

Pensiamo che la lettura di questo libretto possa ancora essere utile. Si tratta dei primi passi teorici (e pratici, ma questo è un altro problema). Il discorso che oggi facciamo non è molto diverso.

Gutta cavat lapidem. O, almeno, così ci sembra.

Viaggio nell’arcipelago occidentale

Sergio Ghirardi

Opuscoli provvisori – 67

2015, 2a ediz., pagine 136

euro 4,00

L’arcipelago su cui si svolge una perigliosa navigazione, quella dell’autore,ma anche del lettore non superficiale, è lo stesso dove anche oggi, dopo trentacinque anni, annaspiamo con difficoltà. Non siamo neppure in grado di misurare, adesso, con approssimazione sufficiente, quali condizioni di deriva ci circondano, come emergere afferrandoci all’egoismo e non lasciandoci imbrogliare da venditori di cravatte in difficoltà issati a governatori dei nostri destini, come guardare senza paura la nostra stessa soggettività che pure urge e non accenna minimamente a darsi una calmata, come scavare nei rapporti di affinità per costruire gli attacchi contro il nemico che sappiamo inderogabili. Oppure no?

Se qualche traccia di un possibile percorso resta nei nostri cuori, spesso nemmeno visibile da occhi resi troppo miopi da infagottamenti d’accatto, possiamo riprendere il filo di un discorso che non ci apparirà, allora, e solo allora, né remoto né sibillino.

Autogestione e distruzione

Alfredo M. Bonanno

Opuscoli provvisori – 68

2015, pagine 86

euro 4,00

L’autogestione, intesa nel senso non solo di autogestione della produzione ma anche delle lotte, non è possibile se non a condizione che permanga insignificante, un piccolo e trascurabile esempio, un modello di difficile attuazione su scala appena più ampia, insomma qualcosa che resta lì, in attesa di un accadimento futuro che nel suo verificarsi potrebbe dare significato e pericolosità antistatale all’esperienza limitata e insignificante.

E questo accadimento non è solo una crescita quantitativa delle esperienze autogestionarie, un allargarsi non solo della parte di autodeterminazione e anche delle lotte e dei conflitti sociali che quelle pratiche fanno proprie, ma qualcosa d’altro, qualcosa di qualitativamente diverso.

Ecco, questo qualcosa che dà corpo e significato differente alla parola “autogestione”, è la pura e semplice distruzione della società in cui viviamo.

Scritto contro Marx

Michail Bakunin

Opuscoli provvisori – 69

2015, pagine 118

euro 4,00

Una volta aveva detto che bisognava separare le grandi capacità analitiche di Marx, la sua preparazione filosofica ed economica, la quale poteva essere utilizzata anche dagli anarchici (invero in questo campo endemicamente carenti) e per il resto lo si poteva mettere tra parentesi. Adesso affronta le trame intestine, le calunnie, le chiacchiere di corridoio, i soppesamenti dietro le quinte, le correnti di potere, le meschinerie personali, e tutto quel bagaglio che in una parola si potrebbe definire come “politica”. Semplicemente politica, l’arte di far fare agli altri quello che questi non vogliono fare. E così scopriamo che Marx, prima ancora di essere filosofo ed economista (la grandezza in questi campi è faccenda opinabile), è un politico, un piccolo uomo, un Talleyrand in sedicesimo, rinchiuso nella cucina di casa sua a rimestare le sue carte sul suo sudicio tavolo, sognando di governare il mondo.

Che il coraggio di Bakunin, finalmente da lui preso a due mani, ci serva da utile strumento per saperci comportare di fronte a tanti fracassoni odierni che del loro antico predecessore non hanno in mano che la bieca ottusità politica.

Banalità di base

Raoul Vaneigem

Opuscoli provvisori – 70

2015, pagine 84

euro 4,00

Ha un senso oggi dare voce ai situazionisti? Penso di sì. Molti dei problemi aperti a suo tempo, sia pure in modelli linguistici ormai datati, sono ancora sul tappeto e corrono il rischio di risultare sempre più incomprensibili se non visti alla luce di qualcosa che viene dal passato. E i situazionisti fanno parte del nostro passato, lo si voglia ammettere oppure no.

Contro la coerenza

Alfredo M. Bonanno

Opuscoli provvisori – 71

2015, pagine 128

euro 4,00

Compito ingrato quello di risvegliare i dormienti.

E quanto più duro è stato prendere sonno, quanto più dura la lotta per allontanare i fantasmi di ciò che si sarebbe potuto fare e non si è fatto, tanto più astiosa sarà la reazione di chi è disturbato mentre dormiva.

L’anarchismo può benissimo contribuire a tenere buoni tutti coloro che, in questo modo, si mettono la coscienza in pace. L’ideale è salvaguardato, le chiacchiere pure, quindi nulla di nuovo sotto la luna.

La coerenza, cioè la perfetta corrispondenza di quello che si fa con quello che si pensa, pensare da anarchici e fare da anarchici, è una forma molto comune, e molto usata, di mettere a tacere la propria coscienza.

Punzecchiare, come faccio in questo libretto, l’idolo della coerenza è pratica malfamata, quindi in perfetta coerenza con il mio essere malfattore e fuorilegge.

Come ho detto pubblicamente più volte, non sono un architetto o un artista a cui chiedere di rifare la facciata di un palazzo, ma un idraulico in grado di provvedere a sistemare il cesso.

Sogni d’oro ai dormienti.

Leccaculi e delinquenti

Quindici scritti fascisti di cui suggeriamo la rilettura

A cura di Alfredo M. Bonanno e Santo Calì

Opuscoli provvisori – 72

2015, pagine 96

euro 4,00

Poche settimane prima di morire a Segrate, Giangiacomo Feltrinelli fa uscire per la sua casa editrice un grosso volume di scritti fascisti. Pochi giorni dopo per le edizioni Underground di Catania e La Fiaccola di Ragusa esce un opuscolo con alcuni degli scritti contenuti in quel volume. Il nostro scopo era quello di fare conoscere le responsabilità fasciste di alcuni intellettuali e uomini politici, tutti all’epoca ancora viventi (escluso Adriano Tilgher, morto nel 1941), riciclati nell’arca democratica, e di alcuni fascisti, coperti anche loro di un nuovo alone perbenista, eppure a suo tempo compromessi non solo col fascismo ma con la sua versione razzista.

La scienza e la questione vitale della rivoluzione

Michail Bakunin

Opuscoli provvisori – 73

2015, pagine 112

euro 4,00

Bakunin si pone un dilemma fondamentale: dove fermarsi nell’acquisizione della conoscenza? Senza non si può andare verso la rivoluzione, continuando ad acquisirla si corre il rischio di non sapersi dove fermare per dare inizio all’attacco.

Questo non è un problema soltanto individuale, cioè riguardante il singolo rivoluzionario e i mezzi conoscitivi (e pratici) dei quali si deve dotare, ma anche quella grande massa incognita e spesso confusamente avvertita, nel dilagare della sofferenza e della repressione, come pronta a insorgere, salvo poi a rendersi conto che la realtà era tutt’altro che matura.

Se l’ignoranza è di certo un freno per bloccare la rivoluzione, uno strumento di rassegnazione e di ottusità, un potente strumento utilizzato dallo Stato e dalla religione, la cultura è un’arma a doppio taglio. Foggia, di per sé, privilegiati, dottrinari, gente pronta a vendersi al migliore offerente. Dove fermarsi? Quali i confini oltre i quali si travalica nel considerarsi merce in vendita e non più disponibili alla lotta? Non è facile individuare questo confine.

Quello stimolo all’azione, l’incredibile differenza che passa tra il fare e l’agire, tra l’accumulo e il dispendio assoluto, tra il risparmiarsi per il futuro e il mettersi del tutto in gioco, ora e subito, tutto ciò è intuito da Bakunin, che così lascia spazio all’immaginazione del lettore disponibile all’attacco.

Max Stirner. Un refrattario

Victor Rudin

Opuscoli provvisori – 74

2015, pagine 78

euro 4,00

Fra i tanti equivoci che spesso mi sembra di cogliere nelle molte letture di Stirner che incontro qua e là, non solo equivoci scritti, che questi sono imeno pericolosi, giudicandosi da se stessi, ma equivoci pensati, cioè idee che ognuno si fa di quello che, secondo lui, ha scritto Stirner, mi sembra giusto riproporre la lettura di questo opuscolo, vecchio quanto si vuole ma sempre interessante.

Non che quanto qui scritto sia esente dalla tabe suddetta, solo che si tratta di considerazioni differenti, difatti non appartengono alla frettolosa, e volonterosa ma ottusa, lettura di tanti che vogliono vedere Stirner per quello che non fu mai,ma sollevano problemi esposti al sole decenni or sono e oggi racchiusi nei cassetti della memoria di coloro che hanno ancora il culto di quest’ultima dea.

Sottolineato, ma proprio in fondo, non in prima fila, il rapporto tra individualismo e comunismo, tra l’azione del singolo e l’azione cercata attraverso l’unione – provvisoria e non sigillata da alcuna bandiera – con altri compagni, altri individui, altri egoisti. Che importano le pretese definitorie?

E qual è il cemento di questa ricerca, se non quel l’affinità di cui tanti continuano a parlare e pochi a comprendere? E, ancora più oltre, il fondamento, la costruzione, impensabile, quell’informalità anch’essa deformata e vilipesa, fino a quando resterà tale, oggetto di vacui dibattiti e interessate malcomprensioni di perdigiorno?

Distruggiamo le carceri

Alfredo M. Bonanno

Opuscoli provvisori – 75

2015, pagine 86

euro 4,00

Il carcere è la struttura portante dello Stato. Carcere e Stato sono due angolazioni della medesima mostruosità. Gli anarchici sono contro lo Stato, ecco perché sono contro il carcere.

Poiché rifuggiamo, come più volte detto, da affrontare problemi della società del futuro, quella per intenderci fondata sulla bellezza dell’anarchia, e ci interessiamo di questioni terrene e non angeliche, tutto si riduce a discutere sul termine “contro”.

Che vuol dire essere contro il carcere?

È presto detto. Siamo per la distruzione del carcere. Allo stesso esatto modo di come siamo per la distruzione di questa società in cui ci stanno affogando.

Dimostrazione della inesistenza di Dio

Pierre-Joseph Proudhon

Opuscoli provvisori – 76

2015, pagine 80

euro 4,00

Leggere Proudhon è un’esperienza fuori del comune, sono pochi gli scrittori che mettono insieme la verve polemica con l’approfondimento teorico, la stringatezza dell’esposizione con la radicalità concreta del proprio modo di vedere il mondo.

Il tempo sembra non intaccare le sue cose, anche se, da parte del lettore, occorrono due cose: la mente sgombra dalle solite chiacchiere a cui una superficialità a noi contemporanea ci ha abituati e la volontà di andare oltre.

Questi estratti, che tali sono, dell’opera sua maggiore, rappresentano bene la necessità di sgombrare la propria visuale dai fantasmi, in primo luogo dal fantasma della divinità. In fondo il potere si fonda su Dio, ogni potere viene da Dio, anche se oggi lo leggiamo in termini diversi e la religione è diventata la serva scema, o se si preferisce l’assistente sociale di riserva, quando le strutture forti della repressione cominciano ad accusare difficoltà.

C’è in questo schieramento di orrori una sostanziale mutua disponibilità di servizio che, osservata bene, sgomenta.

Buona lettura.

L’anarchismo nella rivoluzione russa

Opuscoli provvisori – 77

2015, pagine 106

euro 4,00

Per la lettura dei testi qui pubblicati è necessario tenere presenti alcune indicazioni. Il curatore, Paul Avrich, era uno storico, come tale provvisto di una vasta conoscenza del problema (l’anarchismo all’interno della rivoluzione russa), essendo per altro anche di madre-lingua russa. Ma, purtroppo, era uno storico e niente di più.

La traduzione italiana, molto più ampia degli stralci qui pubblicati, fatta nel 1976 da La Salamandra, contiene quindi, oltre ad altri testi meno importanti, anche le precisazioni e i commenti dello storico. Non pubblicabili. A titolo di esempio abbiamo qui riportato le sue considerazioni (positive) sulla destinazione riservata dal potere sovietico al Museo Kropotkin, scuola per bambini, scelta che, a dire di Avrich, avrebbe fatto contento il vecchio anarchico. E del concetto di recupero? E del volere cancellare anche le minime tracce di una persistenza che, nel 1967, anno della visita di Avrich, continuava evidentemente a disturbare? Nemmeno una parola.

Un’altra perla, non riportata, il giudizio di paragonare le scelte insurrezionali di Bakunin a Lione con quelle interventiste di Kropotkin nel Manifesto dei Sedici. Improponibile giudizio.

A parte tutto questo, e le sviolinature fuori luogo, tipiche di chi si occupa di ricordare evitando accuratamente di riproporre, l’Introduzione di Avrich rimane un’utile lettura.

Dove andare, cosa fare?

Michail Bakunin

Opuscoli provvisori – 78

2015, pagine 62

euro 4,00

Mettere la scienza al servizio della rivoluzione. Concetto tipicamente bakuninista. Non che, di per sé, sia errato, tutt’altro, è che suona troppo deterministico. La scienza del suo tempo? Forse, che nemmeno di quella ci si poteva fidare. Bastare pensare alle imbarcate che quei vecchi rivoluzionari presero per la statistica. Oggi meno che mai.

L’economia? Ma che scienza è mai? Non la si può definire in questo modo nemmeno con i paraocchi in dotazione ai pazienti asinelli soggiogati al carro. Eppure ci sono tanti compagni che pensano, non voglio qui fare velo alle mie personali responsabilità, di poterne sviscerare i misteri. Possiamo discutere per anni, quanto volete, sul modo di fare funzionare in modo autogestito una fabbrica senza avanzare di un millimetro sulla strada della rivoluzione. Più o meno come il problema di autogestire una barricata o uno scontro di piazza contro la polizia. Molte cose si possono fare, alcune attengono alle sottigliezze tecniche della guerriglia, ma non è questo il punto. La rivoluzione è altra cosa.

Con tutto ciò, nello scritto di Bakunin, che proponiamo alla riflessione (non alla semplice lettura) dei compagni, non ci sono solo l’entusiasmo e l’ingenuità, c’è anche un fondamento diverso, c’è la necessità della conoscenza, c’è la sollecitazione alla ricerca dei mezzi per approfondire la realtà e quindi rendere possibile, e più incisiva, l’azione. Ecco la chiave di lettura idonea per queste pagine.

Di quale natura parliamo?

Alfredo M. Bonanno

Opuscoli provvisori – 79

2015, pagine 64

euro 4,00

Ogni lotta di settore, condotta dagli anarchici, è destinata a essere recuperata se non riesce a raccordarsi con il progetto complessivo di distruzione dello Stato.

La lotta per la difesa della natura è un esempio clamoroso, e si affianca alle altre lotte che si autoracchiudono nell’ambito di una qualificazione di comodo, che dà, sulle prime, l’impressione, ma solo l’impressione, di essere più comprensibile e più generalizzabile, senza chiedere quell’impegno totale che lo scontro rivoluzionario minaccia di imporre impietosamente.

E, se invece provassimo a ribaltare il problema? Se provassimo a inserire la specificità di un intervento di lotta – poniamo contro lo sfruttamento animale – non nell’ottica limitata del vegetarismo o della lotta di liberazione animale, ma nell’ampio raggio di uno scontro distruttivo rivoluzionario? Se portassimo all’interno della lotta circoscritta la proposta e la metodologia distruttiva di attacco contro il nemico, per primo lo Stato?

Non solo saremmo più efficaci, ma vedremmo subito scomparire tutti quei fantasmi che ci accostano nel corso dello scontro, i quali sono d’accordo con noi, anarchici, solo per l’esiguità e la parzialità della nostra lotta, mentre non accetterebbero la proposta di uno scontro generalizzato, appunto di uno scontro anarchico.

Manifesto dei Sedici

Critiche di Malatesta, Galleani, Borghi e di alcuni anarchici russi

Critiche di Malatesta, Galleani, Borghi e di alcuni anarchici russi

Opuscoli provvisori – 80

2015, pagine 128

euro 4,00

Il Manifesto chiamato “dei Sedici”, dal numero (errato) dei firmatari, costituisce un cedimento clamoroso di fronte alla linea primaria e insostituibile degli anarchici, di ogni anarchico, contro la guerra. Su questo sono tutti concordi, non ci sono anarchici, oggi come ieri, che trovano giustificazioni alla sua stesura. E allora? Come mai uomini del calibro di Grave, Cornelissen, Malato e Kropotkin, per limitarsi ai compagni più conosciuti, lo stesero e lo firmarono? La risposta non può essere che una sola: fu un abbaglio, ma un abbaglio consequenziale.

Un abbaglio, perché credere di partecipare a una guerra “dalla parte giusta” non è possibile, non esistendo guerre giuste. Consequenziale, perché derivante logicamente dall’ipotesi quantitativa fondata sulla logica dell’aggiunta o, come l’abbiamo definita, dell’“a poco a poco”. Il determinismo, in salsa marxista o positivista, risulta sempre indigesto.

La Comune e lo Stato

Michail Bakunin

Opuscoli provvisori – 81

2015, pagine 80

euro 4,00

Bakunin spiega in modo magistrale l’esperienza della Comune di Parigi mentre gli accadimenti sono sotto gli occhi di tutti.

In queste tre conferenze l’accento è posto sulle radici economiche e sociali che determinarono la guerra franco-prussiana e sulle possibilità rivoluzionarie di un popolo che prende in mano le proprie sorti nel momento in cui tutti i traditori sono tutti smascherati.

Tornare a riflettere su quei pochi mesi rivoluzionari e, particolarmente, su quegli ultimi giorni in cui la Senna si colorò di rosso, è sempre un momento di grande commozione ma anche di grande importanza. Guai a farsi illusioni sulla brava gente che ci sta di fronte. Non si faranno nessuna remora morale nel momento in cui vedranno davanti ai loro occhi spaventati sorgere lo spettro della resa dei conti.

Su questo non bisogna avere dubbi.

Dio e lo Stato nel pensiero di Proudhon

Alfredo M. Bonanno

Opuscoli provvisori – 82

2015, 2a ediz., pagine 90

euro 4,00

Una delle migliori analisi del rapporto tra la religione e lo Stato. Proudhon non è un filosofo scolastico, comincia a lavorare come operaio affrontando la lotta per superare la miseria. Spesso, chi ha fatto questa esperienza sgradevole e angosciante diventa un feroce repressore o un millantatore reazionario, qualcosa a metà tra un riformista e un sognatore di utopie. Non è il suo caso. Marx aveva visto giusto, cercando di frenare, con i soliti mezzi – la calunnia e l’imbroglio – la dirompente efficacia delle Contraddizioni economiche. Lo spirito giornalistico (pungente ma superficiale) che il sofista hegeliano utilizzò, da par suo, è tutto nel sottotitolo del grandioso libro di Proudhon (Filosofia della miseria), capovolto in Miseria della filosofia.

Veramente stupefacenti le note critiche che stende Proudhon in margine alla sua copia del libro di Marx. Stupefacenti ed esilaranti.

La peste religiosa

Johann Most

Opuscoli provvisori – 83

2015, 2a ediz., pagine 80

euro 4,00

Dominio e religione sono legati insieme, quando cadranno faranno un tonfo comune, non è possibile ipotizzare una lotta contro la religione senza una contemporanea, e particolarmente efficace, lotta contro il potere così come storicamente si è coagulato nello Stato.

Se in Spagna, l’insurrezione del 1936 bruciava le chiese non era soltanto perché molti preti combattevano a fianco dei franchisti o svolgevano il compito di delatori, ma anche perché la coscienza rivoluzionaria anarchica non poteva – né doveva – distinguere tra Chiesa e potere. Il sentimento religioso, individuale e personale, la fede o la credenza, la paura e tutti i sentimenti che le fanno da corredo, sono altro, e questi vanno rispettati, ma l’istituzione Chiesa e l’esercito spietato che la personifica e la fa agire, sono un’altra cosa.

La corrida

Ernest Cœurderoy

Opuscoli provvisori – 84

2015, pagine 80

euro 4,00

Queste bellissime pagine di Coeurderoy non sono un contributo “animalista”, sarebbe riduttivo leggerle in quest’ottica. Sono un commovente e grandioso appello contro l’indegnità dell’uomo, contro le sue atrocità, contro le sue miserie, contro il piacere abietto che prova nell’infliggere dolori e sofferenze.

Togliere dal luogo dove stavano, I giorni dell’esilio, è stata forse una forzatura editoriale, ma non ce ne rammarichiamo.

L’Inquisizione spagnola e gli Ebrei

Alfredo M. Bonanno

Opuscoli provvisori – 85

2015, pagine 78

euro 4,00

In tempi perbenisti, tipici del gesuitismo francescano (non si tratta di un bisticcio di parole), è bene rileggere alcuni accadimenti del passato, più o meno antico. Che la vergogna e l’obbrobrio non si cancelli tanto facilmente, con un colpo di spugna e qualche parola caritatevole. L’attuale papa Francesco è un continuatore dei massacratori del passato, non dimentichiamolo. Nessuna illusione.

Critica del catechismo laico

Charles Fourier

Opuscoli provvisori – 86

2015, pagine 54

euro 4,00

La Rivoluzione francese, “grande”, per dirla con Kropotkin, è stata una svolta decisiva nella storia dell’uomo ma, nello stesso tempo, è stata l’occasione per sigillare il dominio in modo nuovo, aprendo tutti gli sviluppi moderni della sua realizzazione.

Ci siamo entusiasmati leggendo i grandi avvenimenti di quell’epopea, ma le critiche sono sempre arrivate con ritardo.

Charles Fourier è, in queste pagine, come in tante altre della sua vastissima opera, un critico pungente e radicale, anche per noi, a distanza di tanto tempo. Non sono forse in circolazione anche oggi alcune delle idiozie affermate con tanta prosopopea nel lavoro di Saint-Lambert? A quando la definitiva distruzione del mostro statale?

Il principio dello Stato

Michail Bakunin

Opuscoli provvisori – 87

2015, pagine 64

euro 4,00

Sulla tradizione di Proudhon, per altro non ben conosciuto, Bakunin persegue l’analisi di collegare l’origine e lo sviluppo dello Stato sull’idea di Dio. In questo frammento manoscritto la tesi è sviluppata in modo stringato e convincete, più del famoso Dio e lo Stato. In ogni caso, i due testi si integrando reciprocamente.

La conclusione è presto detta: non è possibile una lotta contro lo Stato senza l’assistenza attiva di una lotta contro la religione e, per converso, una lotta platonicamente diretta a “dimostrare” la non esistenza di Dio diventa inconsistente senza una parallela sovversione sociale avente, quest’ultima, lo scopo immediato di distruggere il nemico.

Che i sedentari mangiapreti continuino in pace la loro digestione.

Il messaggio nella bottiglia

Alfredo M. Bonanno

Opuscoli provvisori – 88

2015, pagine 160

euro 4,00

Solo il silenzio

Perché non più parole? Perché a un certo punto la lotta per il possesso delle parole risulta insoddisfacente, i rituali che l’accompagnano scadono di fascino, non hanno più spinta, non mi fanno innamorare, mentre l’ignoto diventa noto scopro che la trama è sempre la stessa. E scopro anche una mancanza, l’impossibilità della connessione perfetta, della completezza. Posseggo conoscenze e tecniche, ma ho un me stesso dimidiato dalle stesse procedure di specificazione. Ho nostalgia di qualcosa che non c’è nella conoscenza e che non ha caratteristiche lessicali. Questa inquietudine fa venire avanti la paura del tremendo, di ciò che non posso afferrare e che mi sfugge malgrado la mia caccia sia sempre più serrata, qualcosa che mi indica come non è nella quantità quello che cerco e quindi vengo gettato in uno spaesamento che corre il rischio di elevarsi a delirio. Mi interrogo su questa potenza dell’assenza e non ho risposte. Silenzio. La quantità non rivela che le sue origini interne, le sue interne relazioni con il molteplice, ma della qualità non ho notizia. C’è stato un orientamento percettivo, ma dove è andata a finire?

Solo il silenzio.

I seguaci dell’amianto

Michèle Duval

Opuscoli provvisori – 89

2015, 2a ediz., pagine 80

euro 4,00

Il massacro è adesso visibile a livello mondiale. Sono perfino arrivate le condanne giudiziarie, per quel che valgono. I morti di cancro si contano a migliaia e i malati in procinto di morire sono altrettanti.

Non è tanto l’ottusità e la limitatezza degli scienziati che colpiscono – queste si conoscevano da sempre – quanto il cinismo dello sfruttamento senza limiti e senza pudore.

Si pensava scomparso per sempre il massacro dei bambini e delle donne nelle fabbriche dell’Ottocento, e invece continua. Non sono soltanto gli operai buttati al macello ma anche le loro famiglie, comunità intere corrono il rischio di morire per il guadagno tradizionale del 3%, senza pietà, fino all’ultimo uomo. In una società che innalza il pavese della democrazia e del perbenismo, persistono sacche di pirateria all’interno del meccanismo di sfruttamento. La responsabilità di questi estremismi non è soltanto della smania di guadagno di qualche esoso capitalista, ma è dell’intero sistema che rende possibile l’ipocrisia e l’imbroglio di qui il testo che presentiamo è un considerevole esempio. Basta pensare che è stato pubblicato per la prima volta nel 1977.

Terrorismo o rivoluzione

Raoul Vaneigem

Opuscoli provvisori – 90

2015, pagine 62

euro 4,00

Molto di quello che qui viene recitato con grazia e (non poca) presunzione da Vaneigem è praticamente andato in fumo. Perché allora non assecondare il corso delle vicende umane e mandare anche questo breve testo verso il suo destino? Per due buoni motivi.

Primo, perché rappresenta una testimonianza d’epoca, un attestato delle illusioni di un tempo, le quali, una volta scomparse, si sono portate con sé anche le disponibilità coraggiose, gli impegni (engagements) al di là di ogni limite, l’odore del sangue e perfino le lacrime di pietà. Non so se l’asciuttezza paranoica, quindi bipolare, di ciò che è rimasto sia qualcosa da stringere nelle mani, un tesoro di cui far conto.

Secondo, perché alcune chiarezze, in questo testo presenti, sia pure confinanti con banalità stantie spesso considerate con eccessiva benevolenza, sono perle di consapevolezza oggi introvabili. Se ne potrebbe fare una piccola elencazione che evitiamo a beneficio del lettore.

Suggeriamo la lettura di questo testo cercando di evitare le contaminazioni storiche. Mettiamo, come se fosse possibile decifrarlo senza tenere conto dell’Internazionale situazionista e dei debiti contratti con Debord. Nel caso in cui, nel corso della lettura, ci si accorgesse dell’impossibilità di mantenere fede a questo impegno preventivo, suggeriamo di buttare via il libro.

Vita e morte di un bracconiere

Ernest Cœurderoy

Opuscoli provvisori – 91

2015, pagine 76

euro 4,00

Se mi impedisci di vivere, e di vivere come io decido di vivere, io ti impedisco di vivere, ti tolgo la vita. Non è un bel ragionamento, non va preso come modello, ma regge. Come ragionamento regge, e io sono pronto a sottoscriverlo. Certo, se soppeso le conseguenze del mio gesto mettendo sull’altro lato della bilancia soltanto la giustizia violata, la vera giustizia, non la pagliacciata dei tribunali, potrei restare un poco col braccio incerto, alzato a metà e trattenere il dito sul grilletto. Fermarmi e riflettere, accettare la supponenza onnicomprensiva della legge che mi impedisce ciò che per me è un diritto e per lei un reato, e tornarmene, coda fra le gambe, accettando la carità di un lavoro fissato dalle regole della convivenza civile.

E la dignità offesa? La mia dignità? Che cosa ne ho fatto?

Gli Ebrei e il male assoluto

Alfredo M. Bonanno

Opuscoli provvisori – 92

2015, pagine 72

euro 4,00

Gli uomini sono tutti uguali, e se qualcuno è indicato come più uguale di altri, per legge, si tratta di una beffa atroce, di un indennizzo fasullo, di una prevaricazione basata sulla forza politica attuale e sulla falsa coscienza di antichi torti inflitti. Ciò vale per tutti, in ogni tempo e in ogni luogo. Chi ha stabilito, per legge, che sottrarre qualche centinaio di migliaia di morti, all’elenco, sterminato, delle vittime della shoah, è un reato, è un razzista.

Non è vero che razzisti sono solo i sostenitori imbecilli di una improbabile fanfaluca come la “razza ariana”, sono parimenti razzisti tutti coloro che si considerano superiori ad altri per la loro origine diversa. Se non ci sono “razze” umane ci sono diverse caratteristiche umane che, considerate superficialmente, come ad esempio il colore della pelle, indicano una differenza. Ho conosciuto neri razzisti, zingari razzisti, Ebrei razzisti e, nei loro ragionamenti, affioravano imbecillità non dissimili da quelle di un qualsiasi Alfred Rosenberg o Houston Stewart Chamberlain.

Lecce

Opere complete di Michail Bakunin

Opere complete di Michail Bakunin – Vol. I – La polemica con Mazzini. Scritti e materiali (1871-1872)

Michail Bakunin

Introduzione di Alfredo M. Bonanno

1989, 2a ediz., rilegato in tela, pagine 314

euro 16,00

Bakunin è scrittore ricchissimo e scarsamente sistematico. Le fatiche che affrontò nel corso della sua lunga militanza non gli consentirono di trasformare organicamente il turbine di pensieri, di problemi, di analisi, di prospettive risolutive che gli si affacciava alla mente, e che spesso finiva per essere sommerso da un turbine successivo, non meno ricco sebbene mai contraddittorio. Tutto ciò non può non essere tenuto presente nella lettura di un’opera che nella battaglia quotidiana non perde mai di vista i punti fondamentali, essenziali, in cui bisogna colpire il nemico. A testimoniare la serietà e l’impegno di lavoro di Bakunin sono i frammenti: una grande quantità di scritti messi da parte, elaborati per fornire un’analisi definitiva spesso, anch’essa, lasciata incompleta in vista di una probabile continuazione mai realizzata. Questi frammenti vedono qui la luce per la prima volta.

Contenuto del volume

Risposta d’un internazionale a Giuseppe Mazzini. Risposta (Articolo secondo). L’Internazionale e Mazzini. Lettera a “La Liberté”, Bruxelles. Riassunto delle pagine 50-112 del manoscritto (La teologia politica di Mazzini e l’Internazionale). Risposta a “L’Unità Italiana” (Appendice). Risposta a “L’Unità Italiana”. La teologia politica di Mazzini seconda parte. Frammenti e varianti.

Appendici – L’Internazionale e Mazzini. Manifesto dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori. Congresso operaio. Associazione Internazionale dei Lavoratori.

Le opere complete di Michail Bakunin sono a cura di Arthur Lehning dell’Internationaal Instituut Voor Sociale Geschiedenis di Amsterdam.

Opere complete di Michail Bakunin – Vol. II – La Prima Internazionale e il conflitto con Marx. Scritti e materiali (1871-1872)

Michail Bakunin

Introduzione di Alfredo M. Bonanno

1989, 2a ediz., rilegato in tela, pagine 376

– momentaneamente non disponibile -

I testi di Bakunin inclusi nel presente volume aprono la strada ad una serie d’importanti considerazioni sul rapporto marxismo-anarchismo o, se si vuole, in forma più ampia, sul rapporto tra il modo autoritario d’intendere la lotta rivoluzionaria ed il modo libertario. Solo che, al termine della lettura, quando la vasta raccolta messa insieme dalla costanza e dall’erudizione storiografica di Lehning, si è dispiegata sotto i nostri occhi, ci accorgiamo che il segno tradizionale di questo scontro è leggermente diverso; appare con chiarezza la copertura ideologica che ha camuffato fino ad oggi lo scontro, la deformazione di parte che ne ha travisato il messaggio di fondo.

Contenuto del volume

Il socialismo e Mazzini: lettera agli amici d’Italia. Ai redattori del “Proletario Italiano”. Articolo “contro Mazzini”. Lettera agli internazionalisti di Bologna. Rapporti personali con Marx. Lettera a Celso Ceretti (dicembre 1871). Lettera alla redazione del “Gazzettino Rosa”. L’Italia e il Consiglio generale dell’A.I.T. Lettera agli internazionalisti di Milano. Lettera al redattore del “Gazzettino Rosa”. Articolo francese. Al Rubicone: lettera a Lodovico Nabruzzi. Al Rubicone e a tutti gli altri amici. Lettera a Celso Ceretti (febbraio 1872).

Appendici – Estratti di Bakunin degli scritti di Mazzini. Agli operai delegati al Congresso di Roma. Giuseppe Mazzini: Ai rappresentanti gli artigiani nel Congresso di Roma. La “Neue Rheinische Zeitung“ e Bakunin. Marx e Engels su Bakunin. Documenti sulla Conferenza di Londra. Documenti del Congresso di Sonvillier.

Le opere complete di Michail Bakunin sono a cura di Arthur Lehning dell’Internationaal Instituut Voor Sociale Geschiedenis di Amsterdam.

Opere complete di Michail Bakunin – Vol. III – La questione germano-slava. Il comunismo di Stato (1872)

Michail Bakunin

Introduzione di Alfredo M. Bonanno

1999, 2a ediz., rilegato in tela, pagine 444

euro 16,00

Questo volume contiene gli scritti relativi alle lotte interne alla Prima Internazionale, scritti che trattano il problema del comunismo di Stato e la questione germano-slava. E’ un Bakunin maturo che è al lavoro, un uomo al massimo della chiarezza analitica del proprio pensiero e con una prospettiva d’azione ben delineata, conseguente alle proprie analisi. Certe volte la polemica prende la mano, ma si tratta di aspetti marginali. Il centro della riflessione è chiaro: la ricerca delle condizioni che rendono possibile la rivoluzione antiautoritaria, l’indicazione dei pericoli cui va incontro la rivoluzione autoritaria.

Contenuto del volume

Ai compagni della Federazione delle sessioni internazionali del Giura. La Germania e il comunismo di Stato. Risposta alla circolare privata del Consiglio generale sulle cosiddette scissioni nell’Internazionale. Mandato imperativo ai delegati giurassiani per il Congresso de L’Aia. Lettere a Celso Ceretti e Carlo Gambuzzi. Risoluzioni del Congresso anti-autoritario internazionale di Saint-Imier (15 settembre 1872). Lettera al giornale “La Liberté” di Bruxelles. Scritto contro Marx.

Appendici – Documenti dell’A.I.T. in riferimento alla Russia e alla Polonia. Documenti relativi al discorso di Borkheim pronunciato alla Lega internazionale della pace e della libertà, Ginevra 1867. Cesar De Paepe: Le istituzioni attuali dell’Internazionale dal punto di vista dell’avvenire. Lettere di Marx e Becker alla sezione russa dell’A.I.T. di Ginevra. Friedrich Engels: Il Congresso di Sonvillier e l’Internazionale. Marx-Engels: Le cosiddette scissioni nell’Internazionale. Referendum sulla revisione della Costituzione federale svizzera. Documenti relativi alla revisione degli Statuti generali dell’A.I.T. Documenti relativi alla Conferenza della Federazione italiana a Rimini del 4 agosto 1872. Documenti relativi al Congresso de L’Aia.

Le opere complete di Michail Bakunin sono a cura di Arthur Lehning dell’Internationaal Instituut Voor Sociale Geschiedenis di Amsterdam.

Opere complete di Michail Bakunin – Vol. IV – Stato e Anarchia. Dove andare cosa fare (1873)

Michail Bakunin

Introduzione di Alfredo M. Bonanno

1999, ristampa, rilegato in tela, pagine 276

– momentaneamente non disponibile -

Stato e Anarchia è il più organico e il più significativo dei grandi scritti di Bakunin. Pur restando incompleto, come tutti gli altri suoi lavori, ha una visione d’insieme che lo rende riuscitissimo esempio di analisi politica e sociale preparatoria per l’azione. In questo libro è reperibile un motivo conduttore profondo, non turbato dalle polemiche contingenti, da cui deriva il suo fascino che resta intatto da oltre cento anni. Il vasto insieme di analisi, che a tutta prima sembra vago e fluido, trova una forma precisa nello scontro tra lo Stato e la rivoluzione sociale, tra il potere e l’anarchia, tra l’autorità e la libertà. Ma questo scontro non è visto in chiave metafisica – le letture hegeliane sono messe da parte, mentre una metodologia più vicina alla realtà è impiegata costantemente. Nessuna vicenda storica determinata, nessun predominio di questo o quel fattore, nessuna logica storicistica: solo una valutazione dei mezzi alla luce della necessità di raggiungere il fine rivoluzionario.

Contenuto del volume

Stato e Anarchia (La lotta dei due partiti nell’Associazione Internazionale dei Lavoratori). Appendice A. Appendice B. Programma della Sezione slava di Zurigo. Dove andare, cosa fare?

Appendici – Petr Lavrov: Avanti! Il nostro programma.

Le opere complete di Michail Bakunin sono a cura di Arthur Lehning dell’Internationaal Instituut Voor Sociale Geschiedenis di Amsterdam.

Opere complete di Michail Bakunin – Vol. V – Rapporti con Sergej Necaev (1870-1872)

Michail Bakunin

Introduzione di Alfredo M. Bonanno

2007, 2a ediz., rilegato in tela, pagine 298

euro 16,00

Alla fine di marzo del 1869 Bakunin incontra Necaev. Come sempre i suoi rapporti e i suoi interessi si sviluppano sul piano europeo e non rimangono nella piccola cerchia dell’emigrazione. Ma è senza soldi, con una famiglia sulle spalle. Si sente vecchio, è vecchio. Le sue idee sono maturate pienamente. Il progetto rivoluzionario anarchico è delineato in quasi tutte le sue linee. Si può dire che in questo momento la sola forza di Bakunin sono le sue idee chiare, i suoi contatti e le sue esperienze. Da un lato, Necaev che con la decisione rivoluzionaria personifica l’azione, il progetto attivo della distruzione del vecchio ordine; dall’altro lato, Bakunin, più conoscitore degli uomini, più maturo, in grado di sviluppare un piano d’intervento più di quanto non possa fare la superficialità sprovveduta del decisissimo Necaev. Dalla catastrofe rivoluzionaria debbono salvarsi i sentimenti, i valori; deve salvarsi la parola data e l’amicizia, il senso del sentirsi compagni: altrimenti dopo la distruzione non sarà più possibile ricostruire.

Contenuto del volume

Agli Ufficiali dell’esercito russo. Scritti e lettere riguardo l’incriminazione di Necaev. Contributi al “Kolokol”. Lettera di Necaev e Bakunin al Redattore del “Volksstaat”. Lettere di Bakunin riguardanti la sua rottura con Necaev. Scritti e lettera in merito all’arresto di Necaev.

Appendici - Istruttoria giudiziaria complotto avente per scopo il rovesciamento del governo legittimo di Russia. Proclami dell’inizio del 1870. Lettera dei redattori del “Kolokol” agli ufficiali russi in Polonia. Lettera di G. Lopatin. Lettera di A. Trusov a S. Markovic. Documenti relativi a Necaev.

Le opere complete di Michail Bakunin sono a cura di Arthur Lehning dell’Internationaal Instituut Voor Sociale Geschiedenis di Amsterdam.

Opere complete di Michail Bakunin – Vol. VI – Relazioni slave (1870-1875)

Michail Bakunin

Introduzione di Alfredo M. Bonanno

1985, rilegato in tela, pagine 368

euro 16,00

Se c’è un tema dominante che attraversa tutta l’attività teorica e pratica di Bakunin, questo è il conflitto tra spontaneità e organizzazione, tra passione rivoluzionaria e forma sufficientemente rigida dei gruppi che si pongono l’obiettivo di distruggere il potere dello Stato, tra totalità del movimento rivoluzionario delle popolazioni e specificità delle strutture minoritarie di lotta. E questo conflitto si ripresenta qui in queste pagine dedicate al mondo slavo e russo, nell’interezza della sua complessità e nella serie estremamente interessante delle sue contraddizioni.

Contenuto del volume

Qualche parola ai miei giovani fratelli in Russia. La pena di morte in Russia. La scienza e la questione vitale della rivoluzione. L’alleanza rivoluzionaria universale della democrazia sociale. Lettera sul movimento rivoluzionario in Russia. Gli intrighi di Outine. Scritti concernenti le relazioni con i Polacchi e i Serbi a Zurigo. Articoli scritti per la raccolta “Istoriceskoe Razvitie Internacionala”. Programmi della Fraternità. Corrispondenza riguardante le attività della Fraternità russa. Il socialismo rivoluzionario in Russia. La Russia.

Appendici - Documenti sui conflitti nell’Internazionale relativi all’Alleanza e al Congresso de L’Aia. Documenti riguardanti le relazioni di Bakunin con i Polacchi e i Serbi di Zurigo. Corrispondenza. M. Sazin: Scritti autobiografici. A proposito del “memoriale” del conte Palen.

Le opere complete di Michail Bakunin sono a cura di Arthur Lehning dell’Internationaal Instituut Voor Sociale Geschiedenis di Amsterdam.

Opere complete di Michail Bakunin – Vol. VII – La guerra franco-tedesca e la rivoluzione sociale in Francia (1870-1871)

Michail Bakunin

Introduzione di Alfredo M. Bonanno

1993, rilegato in tela, pagine 440

euro 16,00

Questo volume raccoglie gli scritti riguardanti l’attività rivoluzionaria del periodo precedente al conflitto franco-prussiano. E’ un Bakunin al lavoro sul piano insurrezionale. Una mole impressionante di rapporti e di impegni, teorici e pratici, lo incalza. Egli li affronta con grande energia e concentrazione, non perdendo mai di vista le altre azioni che lo legano, a livello internazionale, a situazioni molto diverse fra loro. Mirabilmente, l’analisi non risente né dell’urgenza del momento, né dei problemi immediati della lotta e dell’organizzazione che spesso, con le loro bbrutali realtà, impongono ripiegamenti analitici, e perfino compromessi. Questi scritti sono un modello unico d’analisi rivolga d’una società deteriorata da irreparabile sconfitta militare. In ‘tempi a noi recenti, di fronte a condizioni abbastanza simili, l’appello di Bakunin all’autorganizzazione, alla lotta di massa e alla guerriglia ha mantenuto tutta la sua importanza.

Contenuto del volume

Lettera a un Francese. Lettera a un Francese sulla crisi attuale. Il risveglio dei popoli. Calepino del settembre 1870. Federazione rivoluzionaria delle comuni. La situazione politica in Francia. Lettera a Alphonse Esquiros. Tre conferenze agli operai della Valle di Saint-Imier. Il principio di Stato. Corrispondenza.

Appendici - Progetto d’un programma rivoluzionario. Al popolo Tedesco. Manifesto alle sezioni dell’Internazionale. Protesta del comitato federale Romando. Appello del comitato centrale di salute della Francia. Bakunin e l’Internazionale a Lione. Una pagina di vita di Bakunin. Atto di accusa contro Bakunin e altri. Rapporti inviati alla Terza Sezione. Rendiconti. Lettere.

Le opere complete di Michail Bakunin sono a cura di Arthur Lehning dell’Internationaal Instituut Voor Sociale Geschiedenis di Amsterdam.

Opere complete di Michail Bakunin – Vol. VIII – L’Impero knut-germanico e la rivoluzione sociale (1870-1871)

Michail Bakunin

Introduzione di Alfredo M. Bonanno

2009, rilegato in tela, pagine 600

euro 20,00

Immergersi nella lettura de L’Impero knut-germanico e la rivoluzione sociale è intraprendere un corpo a corpo senza precedenti con il pensiero di Bakunin. Quest’opera costituisce appunto non solo il punto massimo della sua riflessione teorica, ma anche il modello del suo modo di intendere l’unità e la compenetrazione di pensiero e azione. Qui si trovano tutte le qualità della sua immensa cultura, come pure tutti i limiti che ogni cultura possiede: prima di tutto di essere figlia del suo tempo. La Francia è sconfitta, l’impero distrutto, lo stesso Napoleone III fatto prigioniero. L’albagia della casta militare francese umiliata e costretta non solo a trattare la resa ma anche a chiedere l’aiuto prussiano per sconfiggere la repubblica. Parigi minacciata di invasione. Bakunin, in questo clima di resa dei conti, sente che il suo ruolo di rivoluzionario lo può giocare meglio a Lione, seconda città di Francia, di grandi tradizioni insurrezionali, che può correre in aiuto di Parigi, minacciata dalla reazione e dai Prussiani. L’insurrezione fallisce, Bakunin riesce a sfuggire alla cattura e da Marsiglia, via Genova, ritorna a Locarno, dove avrà diversi mesi per riflettere sugli accadimenti e stendere questa lunga e dettagliata accusa contro la classe borghese tedesca in primo luogo, contro il militarismo e contro gli errori dei rivoluzionari di tendenza autoritaria che pensavano di ricostituire uno Stato per difendere la Francia e non avevano fede nella forza e nella capacità autorganizzativa del proletariato francese ed europeo. La tesi di Bakunin è quella di dare vita a una resistenza viva, non perfetta da un punto di vista anarchico, ma comunque produttiva ed efficace. Qui si pongono, in tutta la loro inconsistenza teorica e pratica, le obiezioni di coloro che non sono disposti a coinvolgersi se non alle condizioni della più assoluta purezza, senza ombra di presenze estranee alla luminosa scelta anarchica. Ma la realtà non è mai come la si desidera, per cui occorre fare i conti con le forze nemiche ma anche con quelle che, in un dato momento storico, si trovano a svolgere il ruolo di “compagni di percorso”. Conformemente agli interessi del suo tempo Bakunin dedica una parte considerevole del suo lavoro a confutare le prove dell’esistenza di Dio e a teorizzare una dimostrazione materialista della verità come obiettivo raggiungibile grazie alla ragione in base alla conformità tra speculazione filosofica, attività pratica e realtà sociale. Come si vede il processo non è ortodosso, nel senso seguito poniamo dal pensiero ateo liberale e positivista, anzi una buona parte del suo lavoro è proprio dedicata a criticare la “nuova Chiesa positivista” che cerca di prendere il posto della vecchia, e non lo è per due motivi: perché fa entrare la vita concreta nella dimostrazione dell’impossibilità di un Dio veramente agente nel mondo, e perché affida alla lotta di classe, in una società spezzata in due dallo sfruttamento e dalla miseria, quindi dal dominio dispotico dello Stato (di qualsiasi natura questo sia) il compito di dire l’ultima parola in merito all’esistenza di Dio. Condizione della libertà è quindi l’abolizione dello Stato e della sua alleata più importante: la Chiesa. Solo dopo si potrà organizzare la società in maniera diversa, ma non dall’alto in basso sulla base di una teoria ideale a priori. “La futura organizzazione sociale deve essere fatta dal basso in alto, per mezzo della libera associazione e federazione dei lavoratori, innanzitutto nelle associazioni, poi nei comuni, nelle regioni, nelle nazioni, e, finalmente, in una grande federazione internazionale e universale. Allora si realizzerà il vero ordine della libertà, quell’ordine che, anziché rinnegare, afferma e accomuna gli interessi degli individui e della società”. La tesi anarchica è ormai completa in tutti i suoi dettagli.

Le opere complete di Michail Bakunin sono a cura di Arthur Lehning dell’Internationaal Instituut Voor Sociale Geschiedenis di Amsterdam.

Fuori collana

Scaglie. 81 opuscoli di propaganda anarchica

Alfredo M. Bonanno

2012, pagine 60 + cd-rom

euro 5,00

Ma è ancora possibile la propaganda anarchica?

Domanda che molti anarchici si pongono: mantiene ancora un senso parlare di propaganda anarchica in termini generali, con quell’accattivante retorica del passato con la quale si cercava di disegnare la deliziosa prospettiva di un mondo senza regole asfissianti e controlli odiosi di padroni e poliziotti?

Il CD-ROM allegato contiene una collezione di 81 opuscoli di propaganda anarchica scritti da Alfredo M. Bonanno. Vengono offerti sia in versione già impaginata e pronta per la stampa (in formato PDF), sia in versione HTML. Il CD-ROM non richiede alcuna installazione, non ha “requisiti minimi” e necessita solo di un browser e di un lettore di PDF.

I titoli dei testi presenti sono: Che ne facciamo dell’antifascismo? – L’antirazzismo come esercitazione retorica – Inattualità sulla droga – Pensare diverso – Della conservazione – Astensionismo sovversivo – Suicidio – Alta velocità – La sbirraglia clericale – La frattura morale – Individualismo e comunismo: una realtà e due falsi problemi – Certezze – Comunità – Scontro di classe e difesa della natura -Il mito della forza – Ma cos’è l’immaginario? – Internazionalismo pratico – Il potere mafioso – Ecologia sociale – Ma noi siamo moderni? – L’ipotesi armata – Il bubbone carcere – Un pensiero selvaggio -Contro l’operaismo e il sindacalismo – Repressione – L’utopia propulsiva – Polizia – Psicoanalisi e perplessità – Religione – Come giocarsi la vita e perché – Prevalenza della pratica? – La tirannia della debolezza -Le ragioni della distruzione – Ma siamo proprio sazi di chiacchiere? – Perdita del linguaggio – Affinità e organizzazione informale -Chiesa e potere – La tecnologia buona – L’idea di Dio come fondamento dell’autorità – Il progetto rivoluzionario – La “fine” della crisi – Piazza Fontana, tanti anni dopo – La paura della guerra civile – Ahinoi! Los Angeles – Gli anarchici e la storia – Decisionismo – Dalla parte degli increduli – Il progetto insurrezionale – Internazionale Antiautoritaria Insurrezionalista – La cultura è vita ed è parola – La ribellione – La creatività impensabile – Lo scudo di Pallade – Che cos’è l’insurrezione? – I nuclei autonomi di base – L’impero della volontà – Lotta rivoluzionaria e insurrezione – Radiografia di un avvenimento – Il problema del furto Clément Duval – L’arma in pugno – Irrazionalità e rivoluzione – Una questione di metodo – Oltrepassamento e superamento – Classe – Due rapinatori anarchici: Facerias e Di Blasi – Strategie e metodi insurrezionali – Delle cose ben fatte e delle cose fatte a metà – L’illogicità della rivoluzione – Lo scontro generalizzato – Movimento e violenza rivoluzionaria – Ristrutturazione del capitale e nuova democrazia – Un ladro. Alexandre Marius Jacob – L’acqua sporca e il bambino – Ai compagni anarchici dei Paesi dell’Est – Perdita della cultura – Riconoscimento del nemico – Il ruolo della scienza – La formazione del desiderio – La guerra e la pace – Morire innocenti fa più rabbia – Anarchismo e democrazia

Un crimine chiamato libertà

Os Cangaceiros

Co-edizione L’arrembaggio / NN

2003, pp. 78

euro 4,00

Teoria e pratica di una lotta contro le prigioni condotta in Francia nella seconda metà degli anni ‘80. Fuori da ogni intento apologetico, la lettura dei testi contenuti in questa pubblicazione può fornire alcuni spunti di riflessione sulle possibili prospettive anti-politiche di una lotta contro l’istituzione carceraria, che non si può concepire senza attaccare in tutti i suoi aspetti la società che la ospita.

La Grande Rivoluzione 1789-1793

Pëtr Kropotkin

1987, 2a ediz., pagine 400

euro 8,00

Un libro ingegnosissimo e molto interessante, pieno di movimento e dotato di uno stile svelto e facile, utilizzante accortamente una grande quantità di dettagli riguardanti gli aspetti più semplici ma non per questo meno importanti della Rivoluzione francese. Tutte le teorie concernenti la natura, gli svolgimenti e le necessità delle rivoluzioni, sostenute da Kropotkin durante la propria attività di militante, prendono posto nel suo disegno storico e sono sottoposte a prove ed analisi convincenti. Egli dimostra l’azione reciproca della miseria economica e del malcontento degli spiriti, il radicarsi della rivoluzione nei cuori degli uomini e i suoi progressi impetuosi malgrado gli sforzi per frenarla fatti da coloro che l’avevano scatenata, la tendenza continua del governo rivoluzionario di rallentarne la marcia in avanti, fissandosi come potere a scapito della pressione popolare e, in fin dei conti, a lasciar sussistere una spaccatura fondamentale negli stessi ranghi rivoluzionari, aprendo la strada alla contro-rivoluzione.

“SenzaTitolo”

Rivista anarchica

euro 4,00

Numero 4 – Autunno 2009, pagine 112 (poche copie)

Numero 3 – Primavera 2009, pagine 80

Numero 2 – Inverno 2008, pagine 80

Numero 1 – Autunno 2008, pagine 80

L’ordine che caratterizza la vita dove ci vogliono tenere prigionieri è un fatto religioso, richiede rispetto di leggi, regole e rituali che non vogliamo accettare, che non ci appartengono. Non siamo quindi sostenitori della loro rivoluzione, scientifica o meno che sia, la nostra rivoluzione è il caos.

“Anarchismo” – 1975-1994

Annate rilegate – Volumi disponibili

1983-1984 – pp. 196 – euro 16,00

1985 – pp. 160 – euro 8,00

1986 – pp. 184 – euro 8,00

1987-1991 – pp. 620 – euro 23,00

1994 – nn. 73 e 74 – fascicoli singoli – euro 4,00

Fascicoli singoli – Numeri disponibili:

euro 2,00 cad.

1979 – 25, 29

1980-1982 – 30, 33, 34, 38

1983-1984 – 44

1985 – 45, 47, 48, 49

1986 – 50/51, 52, 53/54, 55,

1987-1991 – 57, 61

1994 – 73, 74

Per circa un ventennio (1975-1994) la rivista bimestrale “Anarchismo”, attraverso articoli analitici, documenti e recensioni, ha contribuito teoricamente e praticamente al dibattito di quegli anni, anni in cui si pensava con logica certezza imminente uno sbocco rivoluzionario. Il capitalismo e lo Stato sono invece usciti indenni dalle forti contraddizioni economiche sviluppatesi alla fine degli anni Settanta e agli inizi degli anni Ottanta, e ciò è stato possibile grazie l’avvento della telematica.

“Anarchismo” ha portato avanti nel movimento rivoluzionario di quegli anni e degli anni più recenti un discorso progettuale orientato verso la conflittualità permanente, l’autonomia dell’azione e l’attacco. Le piccole azioni d’attacco diffuse nel territorio hanno rappresentato, e continuano a costituire ancora oggi, una proposta di metodo per chi, spinto da una situazione di oppressione e di malessere, decida autonomamente di insorgere rifiutando di delegare la realizzazione pratica di questo bisogno ad una qualsiasi struttura autoritaria, istituzionale o supposta rivoluzionaria.

“Provocazione” – 1987-1991

Fascicoli singoli

euro 1,00 cad.

Sono disponibili i seguenti numeri:

dal 1 al 20; dal 22 al 26.

Il giornale nasce dall’esigenza di affiancare alla rivista “Anarchismo” una pubblicazione agile, in grado di sviluppare analisi “circoscritte e condensate”. Hanno trovato spazio analisi politiche e sociali, volantini, comunicati e documenti del movimento anarchico come di altri gruppi e organizzazioni, oltre a molti brevi e brevissimi articoli riguardanti attacchi alle strutture del potere, fatti di cronaca testimonianti forme di ribellione spontanea che si manifestano con diverse modalità e che spesso risultano del tutto estranee all’ambito specifico del movimento anarchico o antagonista.

Partendo da una serie di analisi – riguardanti, fra le altre, le modificazioni delle strutture produttive, il perfezionamento dei mezzi telematici, le trasformazioni nel mondo del lavoro e della scuola, il progressivo svuotamento culturale – viene sottolineata una prospettiva di lotta: non solo l’attacco ai “grandi templi della morte”, ai “complessi visibili che richiamano l’attenzione di tutti”, ma anche e principalmente a piccoli e spesso semplici obiettivi, strutture periferiche dislocate in tutto il territorio che cominciano ad assumere un aspetto sempre più importante per il capitale: aziende, strutture commerciali, sedi di potere, ma anche tralicci, cavi telematici, tutto ciò che concorre allo sviluppo del capitale e al perdurare dello sfruttamento.

Analisi e proposte in parte precedenti alla pubblicazione di “Provocazione”, ma che in questo giornale vengono ulteriormente approfondite e che risultano ancora oggi valide.

“Negazine” n. 1 / 2017

Negazine n. 1 / 2017

Pagine 64 – cm 21*32

euro 8.50

Per i distributori

3 copie – Euro 15.00

5 copie – Euro 20.00

“Nel leggere le pagine che seguono è bene che tutto quello che sappiamo sulla tecnologia non venga tenuto in considerazione. In effetti, quali sono le conoscenze o le ipotesi spacciate per certezze che costituiscono il contenuto scientifico della tecnologia? Poca cosa.”