Pierleone Porcu
Viaggio nell’occhio del ciclone

Opuscoli provvisori – 31
2013, pagine 96
euro 4,00

Scritto più di vent’anni fa, questo testo mantiene intatta la sua importanza pratica e teorica perché non dà per scontato nessuno sviluppo delle ipotesi insurrezionali di partenza, non assegna a se stesso – né suggerisce al problematico lettore – nessun obiettivo immediatamente tangibile, ma soltanto dubbi e possibilità operative, in altri termini, dà l’avvio a intraprendere la ricerca di un possibile progetto rivoluzionario che non si limiti all’assommazione delle forze provviste di contrassegno di autenticità. Le pratiche insurrezionali che si susseguono dappertutto, mi confermano sulla validità di scelte che devono ancora vedere non dico la loro applicazione, che forse non la vedranno mai per come sono state formulate, ma la loro corretta comprensione.

Alfredo M. Bonanno
Carcere e lotte dei detenuti

Opuscoli provvisori – 32
2013, 2a ediz., pagine 126
euro 4,00

Quale è la linea di demarcazione che spinge alla rivolta irrimediabile? Si tratta di un confronto di equilibri col potere e non è facile scoprire le carte di quest’ultimo, come non è facile mettere sul tavolo le carte che ognuno ha in mano, in genere modeste e di poco peso, se si esclude la propria vita. Chi guarda le mura di un carcere dall’esterno non si rende conto di come questo equilibrio sia precario e di come possa rompersi da un momento all’altro. Chi vive dentro un carcere lo sa e sta allerta, aspetta il momento buono per colpire il nemico che ogni sera, con accuratezza sopraffina, chiude il blindato. Il luogo estremo dell’istituzione totale è quello dove il potere mette in mostra la vera essenza di se stesso, il tessuto più intimo di cui è fatto.

Yves Le Manach
Critica del consiliarismo e altri scritti

Opuscoli provvisori – 33
2013, pagine 60
euro 4,00

Complessivamente questo lavoro di Le Manach si integra con quelli che lo seguono nel presente opuscolo in una comune visione “contro” il lavoro. Forse oggi non è facile cogliere gli aspetti recuperativi del consiliarismo, visto che l’ideologia lavorista si è camuffata sotto sigle differenti, pur rimanendo con il medesimo scopo di tutelare il futuro della produzione contro ogni possibile attacco. Ma, sfatato l’equivoco terminologico, la sostanza appare in tutta evidenza. Il produttore, liberandosi dalla produzione che lo sovrasta e lo grava, opprimendolo, non ha che da perdere le proprie catene. Ogni sviolinatura restauratrice, dall’ampio ventaglio riformista all’estremismo progettuale dell’anarcosindacalismo, non può negare questa grande evidenza. Tagliare col passato, ecco il movente intimo di ogni aspirazione rivoluzionaria.

Alain Ajax – Dominique Fauquet
La democrazia contro gli individui

Opuscoli provvisori – 34
2013, pagine 44
euro 4,00

Non una critica “politica”, questo prima di tutto. Il punto focale non è tanto un’analisi del dominio quanto un far fronte ai problemi dell’individuo, del singolo, nei riguardi dei processi che tendono a incasellarlo in una specificità artificiale. Stirner sta sullo sfondo, non come un nume tutelare, ma come un obiettivo inarrivabile da cui attingere orientamento e sostanza. Altro autore essenziale per questo testo: Cœurderoy, enigmatico e misconosciuto come sempre. I limiti stessi del lavoro di Ajax e Fauquet sono i motivi per cui rendono anche oggi interessante una sua rilettura, in mutate (ma non troppo) condizioni del dominio.

Alfredo M. Bonanno
Guerra civile

Opuscoli provvisori – 35
2013, 2a ediz., pagine
euro 4,00

Il passaggio verso la rivoluzione, semmai dovesse aprirsi, attraverserà il terreno bruciato della guerra, della peggiore guerra immaginabile, quella che si è soliti definire “guerra civile”. Questo libro, che a distanza di più di un decennio, ripresento all’attenzione dei miei pochi lettori, cerca di non fare un passo indietro di fronte al disgusto e allo sgomento che di solito prendono alla gola quando si considera il fondo oscuro dell’animo umano, il contenuto orrendo della bestia assetata di sangue. Purtroppo l’uomo, con tutte le sue velleità di grandezza e di progresso è anche questo, ed è anche con questi sentimenti oscuri che bisognerà fare i conti. Per cortesia tenete lontane per un attimo le illusioni degli aggiustamenti illuministi. Siamo su di un terreno minato. Attenzione.

Émile Henry
Colpo su colpo

Opuscoli provvisori – 36
2013, pagine160
euro 4,00

Chi alza la mano contro i dominatori e contro i loro servi paga con la vita. Ecco l’insegnamento che si trae dalla lettura di questo libro dedicato alla vicenda di Émile Henry, l’anarchico che decise, sul finire dell’Ottocento, di attaccare con le bombe il nemico di classe. Lo tengano presente i compagni che si illudono di mettere paura. Chi gestisce il dominio non si impaurisce facilmente. Serra i ranghi e va avanti. Anzi, non appena si accende qualche fuocherello, qui e là, immediatamente invoca leggi speciali e provvedimenti esemplari. Normale amministrazione. Spetta a noi decidere che fare. Stare a guardare, aspettando che tutto vada a soqquadro per scendere dal marciapiede su cui siamo fermi, oppure attaccare per primi. Anche a costo di trovare schierati – chi poteva immaginarselo – una buona parte dei nostri stessi compagni. Malatesta, a suo tempo, altri, ai giorni nostri.

Anselme Bellegarrigue
Manifesto

Opuscoli provvisori – 37
2013, pagine 80
euro 4,00

Quasi sconosciuto, Bellegarrigue fu un individualista anarchico che portò alle estreme conseguenze logiche la lotta contro l’imbroglio elettorale e contro la società fondata sulle pretese scientifiche del contratto sociale. Nato tra il 1820 e il 1825 partecipò alla rivoluzione del 1848. Morì alla fine del XIX secolo probabilmente in America centrale. Nel 1850 pubblicò come redattore unico il giornale “L’Anarchie, Journal de l’Ordre”, di cui questo scritto è il “Manifesto”, fatto uscire nell’aprile dello stesso anno.

Alfredo M. Bonanno
E noi saremo sempre pronti a impadronirci un’altra volta del cielo Contro l’amnistia

Opuscoli provvisori – 38
2013, pagine 56
euro 4,00

Collocato in un momento in cui la turbolenza del fare stava cedendo il passo a quella, solitaria e sconsolata, del dire, questo scritto, pur non potendo fare altro da quello che è la propria natura, affidandosi cioè alla parola, traditrice consueta di tanti buoni propositi, pone la parola fine a un indecente dibattito riguardante la sorte di quattromila compagni prigionieri. Il tempo trascorso, quasi trent’anni, non consente di cogliere il clima bruciante di quei giorni, ma i lettori che oggi si accostano a queste righe dovrebbero fare uno sforzo, importante per capire le motivazioni che stavano – e continuano a stare – alla base del nostro rifiuto di qualsiasi accomodamento. Sullo sfondo il possibilismo dei vari Scalzone e Negri, abietto come ogni venire a patti, con in più la pesantezza di un imporre, dall’alto del proprio scientismo senza appelli, la conoscenza dell’assoluto. La strada da percorre è ancora lunga e, anche oggi, non si vedono chiarezze in giro. Non solo, ma qualcuna di quelle figure disgustose, blateranti chiacchiere su di una resa necessaria a causa di una guerra ormai perduta, torna qualche volta in circolazione e viene a carpire la buona fede di molti compagni.

Jean Varlet
L’esplosione e altri scritti

Opuscoli provvisori – 39
2013, 2a ediz., pagine 56
euro 4,00

L’esempio forse più clamoroso ed estremo delle tesi sostenute dalla corrente degli “arrabbiati” o, come furono definiti dal girondino Brissot, degli “anarchici” all’interno della rivoluzione francese. Contrario alla dittatura e al “terrore”, Varlet viene più volte imprigionato per bloccarlo nella sua attività sovversiva, perché, contrariamente a quanto si crede, il primo scopo dei rivoluzionari, con in testa il “virtuoso” per eccellenza, Robespierre, non era tanto quello di abbattere il vecchio regime, mandare via la monarchia, uccidere il re, sconfiggere gli eserciti nemici, quanto quello di instaurare un nuovo regime, la dittatura della borghesia in grado di assicurare una prosperità bottegaia e produttiva alla Francia – e poi all’Europa – sulla pelle dei nullatenenti, dei miserabili che dovevano solo servire da massa di manovra.

Max Stirner
Il falso principio della nostra educazione Introduzione di Jean Barrué

Introduzione di Jean Barrué
Opuscoli provvisori – 40
2013, 2a ediz., pagine 64
euro 4,00

Se dobbiamo bruciare questo mondo vecchio e carico di melma politica, che bruci pure la cultura. Solo che per dar fuoco alle polveri non basta soltanto qualche sparuta cognizione di chimica o di balistica, non è solo un problema miltare e nemmeno, per quanto possa sembrare strano, un problema di cuore. È anche un problema di testa, quindi di agionamento, quindi, ancora e sempre, un problema di conoscenza, di cultura. La vecchia strega “ragione” tende i suoi artigli e cerca di ghermirci. Per non farci sorprendere impreparati dobbiamo rubarle il mestiere, entrare dentro di essa, impadronirci degli strumenti che possono servirci, buttare a mare il resto, per poi accingerci a fare esplodere tutto, quando sarà il momento opportuno, questa intollerante e quindi intollerabile società. Ma la cultura, che dobbiamo possedere se vogliamo ribellarci, non ce la fornisce la scuola, non è una cultura istituzionalizzata. La scuola ha l’eterno difetto di formare bravi e ubbidienti sudditi, lavoratori, funzionari, cittadini, tutto quello che volete, non ribelli. Eppure una cosa la fornisce, involontariamente, beninteso, fornisce occasioni. Mette cioè a disposizione, di chi sa sfruttarli, alcuni strumenti che possono essere un aiuto per andare oltre nell’esproprio culturale di cui, per orecchie aperte, stiamo parlando. E dello stesso argomento parla Stirner nel suo vecchio opuscolo. Non chiedere ma sottrarre per contrattaccare. Le barricate non si costruiscono con vecchie cianfrusaglie ma con nuove idee, questa è la vera dinamite dei cui bagliori si illumineranno le notti del futuro.