Yves Le Manach
Critica del consiliarismo e altri scritti

Opuscoli provvisori – 33
2013, pagine 60
euro 4,00

Complessivamente questo lavoro di Le Manach si integra con quelli che lo seguono nel presente opuscolo in una comune visione “contro” il lavoro. Forse oggi non è facile cogliere gli aspetti recuperativi del consiliarismo, visto che l’ideologia lavorista si è camuffata sotto sigle differenti, pur rimanendo con il medesimo scopo di tutelare il futuro della produzione contro ogni possibile attacco. Ma, sfatato l’equivoco terminologico, la sostanza appare in tutta evidenza. Il produttore, liberandosi dalla produzione che lo sovrasta e lo grava, opprimendolo, non ha che da perdere le proprie catene. Ogni sviolinatura restauratrice, dall’ampio ventaglio riformista all’estremismo progettuale dell’anarcosindacalismo, non può negare questa grande evidenza. Tagliare col passato, ecco il movente intimo di ogni aspirazione rivoluzionaria.

Alfredo M. Bonanno
Carcere e lotte dei detenuti

Opuscoli provvisori – 32
2013, 2a ediz., pagine 126
euro 4,00

Quale è la linea di demarcazione che spinge alla rivolta irrimediabile? Si tratta di un confronto di equilibri col potere e non è facile scoprire le carte di quest’ultimo, come non è facile mettere sul tavolo le carte che ognuno ha in mano, in genere modeste e di poco peso, se si esclude la propria vita. Chi guarda le mura di un carcere dall’esterno non si rende conto di come questo equilibrio sia precario e di come possa rompersi da un momento all’altro. Chi vive dentro un carcere lo sa e sta allerta, aspetta il momento buono per colpire il nemico che ogni sera, con accuratezza sopraffina, chiude il blindato. Il luogo estremo dell’istituzione totale è quello dove il potere mette in mostra la vera essenza di se stesso, il tessuto più intimo di cui è fatto.

Pierleone Porcu
Viaggio nell’occhio del ciclone

Opuscoli provvisori – 31
2013, pagine 96
euro 4,00

Scritto più di vent’anni fa, questo testo mantiene intatta la sua importanza pratica e teorica perché non dà per scontato nessuno sviluppo delle ipotesi insurrezionali di partenza, non assegna a se stesso – né suggerisce al problematico lettore – nessun obiettivo immediatamente tangibile, ma soltanto dubbi e possibilità operative, in altri termini, dà l’avvio a intraprendere la ricerca di un possibile progetto rivoluzionario che non si limiti all’assommazione delle forze provviste di contrassegno di autenticità. Le pratiche insurrezionali che si susseguono dappertutto, mi confermano sulla validità di scelte che devono ancora vedere non dico la loro applicazione, che forse non la vedranno mai per come sono state formulate, ma la loro corretta comprensione.

Michele Schirru
Uccidere il tiranno

Opuscoli provvisori – 30
2013, pagine 168
euro 4,00

Da solo, all’appuntamento col tiranno, per ucciderlo. Da solo contro Mussolini, contro il boia che aveva dato vita a un partito di miserabili e di sopraffattori che aveva imbrigliato il popolo italiano dopo avere ucciso o costretto all’esilio ogni opposizione. Da solo contro gli attendismi, contro le chiacchiere, contro gli accordi e le coalizioni nate nei corridoi della politica di sinistra. Da solo contro tutti, contro la prudenza e contro la ragione, contro l’orrore. Mettendo in gioco la propria vita per respirare finalmente un’aria libera, lui, proprio lui che non viveva nemmeno in Italia ma che dall’oppressione fascista si sentiva colpito come qualsiasi uomo che vuole essere libero e che in questo suo legittimo desiderio si vede ostacolato dall’impossibile libertà dei tanti sottoposti a una dittatura stupida e ignobile come tutti i dispotismi. Ecco il punto. Mettendo da parte per un momento, per un solo momento, ogni altra considerazione, c’è da chiedersi: è giusta quest’analisi – che tale era stata la riflessione che in Schirru aveva preceduto la decisione di agire –, è giusto mettersi in gioco individualmente e fino in fondo? Anche oggi, in un regime politico che la poltroneria mentale di tanti definiscono “democrazia”, sarebbe giusta una decisione del genere? Oppure solo la dittatura la rende legittima?

Jean-Pierre Voyer
Introduzione alla scienza della pubblicità

Opuscoli provvisori – 29
2013, 3a ediz., pagine 80
euro 4,00

Lettura attenta, questa, degli ultimi sussulti situazionisti, non accomunabile con quella puzza di cane morto che si sentiva all’epoca in altri testi. In sua compagnia pochi scritti che cercheremo di pubblicare nei prossimi numeri di questa collana. Quale il pregio? L’avere individuato l’apparenza come sostanza dello spettacolo o, meglio, della pubblicità, di cui tutti ci strafoghiamo nella nostra vita quotidiana. Apparire e non essere. Viviamo per dar conto agli altri, mai a noi stessi. La nostra vita di fantasmi e ombre è leggibile in chiave altrui, per quel che ci concerne dobbiamo adeguarci, se appena rialziamo il capo ci inchiodano come ribelli e terroristi. Non siamo mai noi stessi ma solo il riflesso di gesti e parole che proiettiamo sul fondo della caverna dei massacri, dove i nostri contributi al comune compito sanguinoso appaiono con i contrassegni della ineluttabilità. Non è vero che lo spettacolo ci rende estranei a noi stessi – e sul situazionismo è stata pronunciata la parola fine – anzi, la pubblicità, che è spettacolo cosciente di sé fino in fondo, ci rende perfettamente quello che siamo: apparenze in balia di codici e procedure amministrate i quali ci obbligano a fare quello che va fatto, produrre prima di tutto. Questo libretto traduce in un’analisi altamente sofisticata il percorso di liberazione che possiamo ancora scavare all’interno delle mura che ormai ci circondano da ogni parte. Consideriamolo come strumento per l’azione che riprendiamo in mano a distanza di tanto tempo.

“Insurrezione”
Parafulmini e controfigure

Opuscoli provvisori – 28
2013, 3a ediz., pagine 96
euro 4,00

La critica sviluppata in queste pagine, ormai vecchia di più di trent’anni, resta sempre valida. Non perché, come la verità, può essere detta una volta per tutte, che di verità non si trattava e non si tratta, ma perché l’arte di non guardare in faccia nessuno rimane tutt’ora la sola valida in questa materia. Quando si tratta di che fare della propria vita le chiacchiere devono tacere, e queste parole, che il provveduto lettore forse leggerà qui per la prima volta, visto che degli antichi lettori – tranne sparute eccezioni – sembrerebbe non essere rimasta traccia alcuna, sono tutt’altro che chiacchiere. Hanno ferito e continuano a ferire, specialmente colpiscono come non mai l’ottusità di quel fare che chiama a testimonianza di sé proprio se stesso. Atroce accorgimento che mai ce ne furono.

Azione Rivoluzionaria
Contributi alla critica armata libertaria

Opuscoli provvisori – 27
2013, 3a ediz., pagine 144
euro 4,00

L’esperienza di AR, di cui si discute a lungo in queste vecchie pagine, dimostra come un’organizzazione nata con intendimenti anarchici si sia, a poco a poco, involuta verso un’autoconsiderazione di se stessa come primo obiettivo da garantire e accrescere se non proprio da mantenere e salvaguardare a qualsiasi costo. Dalle azioni, provviste al loro interno di senso e contenuto rivoluzionari, ci si indirizza – come il lettore spassionato può constatare da solo – verso un rimuginare teorico che non può condurre se non a un cautelarsi nella propria giustificazione ad esistere. Mai come oggi, mentre ci si avvia a una nuova stagione di lotte insurrezionali, questo problema, dell’organizzazione e del rischio di un autofagocitarsi senza ritegno, deve essere posto senza mezzi termini. La generalizzazione dello scontro non ammette livelli privilegiati ma non è nemmeno ciecamente consegnabile all’improvvisazione e al cieco spontaneismo. Guardatevi attorno. Dallo scontro quotidiano bisognerà passare, prima o poi – meglio prima che poi – a un progetto insurrezionale più dettagliato e coerente, in grado di coinvolgere e non soltanto di dimostrare quanto siamo determinati.

Il falso come strumento di lotta

Opuscoli provvisori – 26
2013, pagine 88
euro 4,00

Il falso, la falsificazione di un oggetto o di un’idea, può, in determinate circostanze, costituire uno strumento di lotta rivoluzionaria.

Pëtr Kropotkin
Lo Stato e il suo ruolo storico

Opuscoli provvisori – 25
2009, 2a ediz., pagine 78
euro 4,00

Nato come conferenza di propaganda, questo libretto viene, nella seconda edizione italiana, restituito alla sua originaria agilità. Per molti aspetti teorici il testo tiene presente e riassume l’ampia trattazione sviluppata ne Il mutuo appoggio, ma lo scopo qui è diverso, tende a dimostrare l’insana follia dello Stato, il suo progetto mortale con cui avvinghia e stritola qualsiasi iniziativa di base, qualsiasi organizzazione che non lo affronti risolutamente e tenga lontane le sue proposte di perfezionamento razionalizzante.

Michail Bakunin
La reazione in Germania

Opuscoli provvisori – 24
2009, pagine 64
euro 4,00

Chi cercasse in queste pagine di un Bakunin giovanissimo il rivoluzionario della maturità rimarrebbe deluso. Nessuno di noi rimane per sempre lo stesso, sarebbe un monolite idiota. Bakunin non sta ancora cercando la sua strada, l’ha di già trovata, la sua è una scelta di campo già fatta, ma è una strada ancora da percorrere e un campo ancora da esplorare. Il mondo dorato della sua fanciullezza, il servizio nell’esercito dello zar, sono acqua passata, adesso è uno studente di filosofia con idee di sinistra, con una gran voglia di fare e non soltanto di ascoltar maestri. Ha tutti i limiti di una avventatezza che in altri uomini poteva successivamente essere rinnegata, ma che in lui, conseguente fino in fondo, sarà soltanto portata alle estreme conseguenze, nel pensiero e nell’azione. Ben presto la filosofia di Hegel resterà sullo sfondo come un remoto miraggio, senza nessun tentativo, esclusivamente teorico, di far camminare la dialettica – strumento del mestiere del filosofo dello spirito assoluto – sulla testa o sui piedi. Una selvaggia produzione di idee sostituirà le ordinate teorie tedesche pronte all’uso reazionario in qualsiasi salsa condite, il pensiero anarchico in prospettiva viene da lui dapprima intuito a grandi linee, più col desiderio di distruzione che con una tesi filosofica e politica precisa, poi dettagliato nella lotta concreta dalle barricate del 1848 fino al rivellino di San Pietroburgo, fino alla Siberia, fino alla grande contesa con i marxisti all’interno della Prima Internazionale. Il resto è storia nota.

Ratgeb (Raoul Vaneigem)
Contributi alla lotta rivoluzionaria destinati a essere discussi, corretti e principalmente messi in pratica senza perdere tempo

Opuscoli provvisori – 23
2009, 2a ediz., pagine 78
euro 4,00

Ci sono tanti modi di leggere questo libretto, ogni lettore se ne deve inventare uno, uno che gli aggrada e che gli apra le porte di un “mondo nuovo”. In effetti è questo lo scopo del suo autore. Non una guida pedissequa e noiosa, ma un continuo ribollire di proposte, alcune perfino paradossali – almeno ad una prima lettura – ma che ben presto si rivelano del tutto logiche, bene inserite in un contesto che, come si potrà constatare, non perde un colpo. Si può dire che questo testo parla da solo, che non ha bisogno di assistenza introduttiva, ed è questo uno dei motivi che mi spinsero a non proporre nessuna nota per la prima edizione italiana, uscita nell’ormai lontano 1978, sempre con le Edizioni Anarchismo. In fondo lo stesso voglio fare adesso. Solo poche righe. Distruzione del lavoro, distruzione della merce, sabotaggio e saccheggio, scioperi selvaggi e occupazione delle realtà produttive, dono e distruzione della merce. E poi, senza riprendere fiato, domande: che farsene dell’organizzazione? Della merce? Della produzione autogestita? Non è un condensato di sogni utopici, ma una proposta concreta. Quante occasioni ci siamo lasciati scorrere fra le mani come acqua fresca? Di certo molte.

Epicuro
Lettera sulla natura

Opuscoli provvisori – 22
2009, 2a ediz., pagine 48
euro 4,00

Propongo qui la Lettera ad Erodoto, che dischiude all’attenzione la scienza fisica di Epicuro. Si deve partire dalle sue essenziali proposizioni materialistiche per capire i postulati più importanti della sua filosofia morale. L’essenziale libertà del volere trova qui il proprio fondamento. Gli uomini si uniscono fra loro non in base ad una legge necessaria, e quando ciò accade si tratta di unione precaria e rovinosa, ma in base ad un venir meno della necessità, in base ad una libera scelta. E ciò allo stesso modo in cui gli atomi si trovano e si aggregano o, respingendosi, si allontanano senza meta così come furono, ingenerati, senza origine. Che la natura dei propri atti non si possa ricondurre ad una quale che sia composizione originaria dell’individuo, almeno non in maniera deterministica, è conquista della filosofia moderna, ma è anche condizione primaria della filosofia di Epicuro, se non proprio di tutto l’epicureismo.

Alfredo M. Bonanno
Nuove svolte del capitalismo

Opuscoli provvisori – 21
2009, 2a ediz., pagine 128
euro 4,00

Il 17 settembre 1996 decine di anarchici vengono arrestati in Italia, comincia la “Montatura Marini”. Accuse di sequestri di persone, rapine, omicidi, detenzione di armi, ecc. Tutte avvolte in un’accusa di fondo, quella di banda armata, denominata ORAI, sigla tratta da un paragrafo del presente opuscolo: Organizzazione Rivoluzionaria Anarchica Insurrezionale. Come il lettore si accorgerà non c’è in questi testi la teoria di una banda armata, ma un approfondimento sui modi organizzativi insurrezionali. Mi rendo conto che per l’ottusa mentalità di un carabiniere può fornire una lettura tendenziosa, ma quello che non posso capire è la pretesa di affidare a un testo come quello qui pubblicato il compito di reggere un modello di banda armata che ancora continua a fermentare nel cervello dell’accusa, disposta a tutto pur di provare la nostra colpevolezza.

Luigi Lucheni
Come e perché ho ucciso la principessa Sissi

Opuscoli provvisori – 20
2009, pagine 76
euro 4,00

All’1,35 del 10 settembre 1898 l’anarchico Luigi Lucheni uccide sulla riva del lago di Ginevra la principessa Sissi, colpendola al petto con una lima. Lucheni non ha la bellezza fisica di Caserio né la preparazione intellettuale di Henry né la tracotanza affascinante di Ravachol, è un povero manovale. Il suo gesto non ha quindi mai incontrato la fortuna che ha da sempre accompagnato le azioni di altri anarchici. In più, colpisce una donna, e in particolare una icona (falsa, come tutte le icone) della belle epoque, la moglie di Francesco Giuseppe, imperatore d’Austria. Eppure quest’azione ha molto da insegnare nella sua esemplarità. Il comportamento di Lucheni, a volte perfino puerile nell’entusiastica accettazione del proprio destino, è unico. Non si lascia abbattere, contrattacca sempre, rivendica, non intende nemmeno fuggire per meglio assicurare la leggibilità rivoluzionaria del suo gesto, non fa nomi e si porta il suo segreto nella tomba. Molto si potrebbe dire sulla “povera” Sissi, fantasma edulcorato perfino da una cinematografia da rotocalco, ma sarebbe un’analisi inutile. Quello che conta è che era una imperatrice, la moglie, consolatrice remota e arcigna – se si vuole perfino peggiore – dell’imperatore austriaco. Lucheni, nel corso dei tanti interrogatori, espone bene i motivi del suo gesto. In fondo gli anarchici, in questo genere di decisioni, non hanno mai avuto soverchi dubbi.

Alfredo M. Bonanno
I giovani in una società post-industriale

Opuscoli provvisori – 19
2009, pagine 78
euro 4,00

Chi china il capo e acconsente di fronte al sopruso che irreggimenta, è l’ultimo uomo, l’ultimo scarto di un’umanità dolorante, l’erede di millenni di schiavitù. Io mi auguro che questa eredità non sia stata riscossa dai giovani a cui idealmente mi riferisco, e mi auguro che non vogliano portarla proprio ora all’incasso. Altri dovrebbero essere i proventi dei loro prossimi anni. Il desiderio, la creazione, il sogno, le remote e incomprensibili stelle, e perfino questa ormai piccola e agonizzante terra che ci ospita. Inventarsi la felicità, ecco un bel compito, non accettare livellamenti, neanche quelli che aiutano a passare il tempo trivializzandone il senso, banalizzandone il gusto. Ogni attimo della vita è degno di essere vissuto, non sprecato nella compassione di se stessi, nella esiguità dei bisogni di un essere amministrato ridotto a convivere con pregiudizi morali e rimpiccolimenti economici. Vivere una vita da piccoli insetti saltellanti in barocche evoluzioni di sopravvivenza significa non guardare avanti, significa mettersi sempre le mani in tasca per fare i conti della spesa, per evitare i pericoli e le sofferenze, accettare le regole di un edonismo da pagliacci tristi e ben pasciuti, contenti del pezzo di pane che il padrone getta loro di tanto in tanto.

Rudolf de Jong
Anarchismo e trasformazione sociale

Opuscoli provvisori – 18
2009, pagine 80
euro 4,00

In questo studio ho voluto concentrare la mia attenzione sulla tradizione anarchica, in quanto l’anarchismo rifiuta di creare nuovi sistemi centrali con nuove aree periferiche. La mia intenzione è confrontare gli atteggiamenti anarchico e marxista riguardo alle relazioni e ai problemi centro-periferici, soprattutto per quanto concerne il processo di trasformazione sociale. I marxisti rivoluzionari, i social-riformisti e, in generale, la maggior parte dei rivoluzionari di sinistra vogliono sempre usare il centro come uno strumento – e nella pratica come lo strumento – per la emancipazione dell’umanità. Il loro modello è sempre un centro: Stato o partito o esercito. Per loro la rivoluzione è in primo luogo la conquista del centro e della sua struttura di potere, o la creazione di un nuovo centro, con lo scopo di utilizzarlo come strumento per la costruzione di una nuova società. L’anarchismo non vuole la conquista di questo centro, ma la sua immediata eliminazione. Sua opinione è che in seguito alla rivoluzione difficilmente rimane spazio per un centro nella nuova società. La lotta contro il centro è loro modello rivoluzionario e nella loro strategia gli anarchici cercano di impedire la creazione di qualsiasi nuovo centro.

Alfredo M. Bonanno
Errico Malatesta e la violenza rivoluzionaria

Opuscoli provvisori – 17
2009, pagine 76
euro 4,00

Niente come la lettura di questi miei interventi al Convegno anarchico di Napoli su Malatesta del dicembre 2003 può dare l’idea di come ogni tentativo di fornire giustificazioni o condanne riguardo il concetto di violenza rivoluzionaria sia soltanto un tentativo fallito in partenza. La violenza rivoluzionaria non abbisogna delle mie giustificazioni e non può essere intaccata da qualsiasi tipo di condanna, anche se quest’ultima proviene dalle fila stesse degli anarchici. In fondo il pacifismo è anch’esso un falso problema e non merita di essere confutato ricorrendo a molte parole. Il mio sforzo non aveva, e non ha nemmeno qui, in questa sede, l’intenzione di fornire argomenti giustificativi alla violenza rivoluzionaria. Solo voleva, e continua a farlo, fornire un contributo al pensiero e all’attività rivoluzionaria di Errico Malatesta. Troppo spesso si sono dette tante cose infondate e troppo spesso si è arruolato questo anarchico sotto una qualsiasi bandiera di parte se non di partito. Ecco, come tutti i veri rivoluzionari, Malatesta non si curava di mettere ordine fra le sue carte e affrontava i problemi man mano che si presentavano nella realtà. La guerra sociale continua, la violenza rivoluzionaria è soltanto l’espressione più immediatamente percepibile del suo svolgimento, non la sola e, sotto certi aspetti, nemmeno la più importante. Affido queste pagine all’attenzione del lettore. Ne faccia buon uso, ma non si aspetti da esse quello che non possono dare. L’appuntamento più importante è sempre sulle barricate.

Renzo Novatore
Verso il nulla creatore

Opuscoli provvisori – 16
2009, 2a ediz., pagine 64
euro 4,00

Leggere Novatore è un’impresa. I motivi per cui, oggi, si viene respinti dalla lettura di un testo come quello che presentiamo qui di seguito sono parecchi e tutti paralleli ai motivi, altrettanto numerosi, per cui se ne rimane affascinati. Il disgusto deriva dal modo di scrivere, dalle infiorettature stilistiche, dalle assordanti ripetizioni, dalla retorica tratta per i capelli a servire da strame per lo sbocciare di un fiore ormai fuori del tempo. Il fascino viene da quello che il lettore ricorda – il lettore provveduto, non quello accidentale – della vita di questo ribelle, morto con le armi in pugno in un conflitto a fuoco contro i carabinieri che volevano catturarlo. Ma una vita bella, e certamente la sua lo fu, una vita “contro”: contro la guerra, contro i fascisti che della guerra furono gli esecutori testamentari, contro i padroni che mandarono i proletari a morire in un sanguinoso quanto assurdo conflitto e poi gestirono i fantocci fascisti per mettere paura alle giuste rivendicazioni dei sopravvissuti, una vita bella, dicevo, non è detto che possa trovare riscontro in belle pagine scritte. Eppure le parole di Novatore meritano una riflessione, mentre non meritano l’entusiasmo di sprovveduti lettori che trovano in esse esattamente quello che non c’è, che il suo autore, quasi certamente (di questo non si può mai essere sicuri), non voleva che ci fosse. Il fatto è che la madre degli imbecilli purtroppo è sempre gravida.

Dominique Karamazov
Miseria del femminismo

Opuscoli provvisori – 15
2009, 3a ediz., pagine 78
euro 4,00

Per quanto il femminismo pretenda di costituirsi contro la società esistente, maschilista e oppressiva delle differenze, è il femminismo stesso a perdersi nelle contraddizioni della società capitalista, a reclamare un riconoscimento delle peculiarità femminili da parte del sistema e dentro il sistema stesso, a fare ricorso ai suoi mezzi repressivi – proprio a quegli uomini e a quel potere che pretende di combattere, e distruggere, e sostituire, forse – per avere soddisfazione del proprio senso di giustizia, dei propri desideri, dei propri bisogni. Tutto questo, però, oltre a rivelare di appoggiarsi su di un piano di elaborazione concettuale poco consistente, esprime dolorosamente la parzialità e la debolezza di una lotta che voleva partire da un modo di sentire e di agire che una donna poteva, e può, credo, avvertire come un moto intimo e profondo, e che invece viene ad essere così ingabbiato in modalità di lotta rivendicazionista, agevolmente assimilabile dalle forze che il capitale sta ponendo in campo, e tralasciando invece di mettere in discussione le modalità relazionali che coinvolgono parimenti uomini e donne, l’obbrobrio di un sistema che tutti riduce a macchine standardizzate, svuotando la realtà della sua ricchezza e consegnando ruoli, nuovi, se necessario, suggestivi di emancipazioni raggiunte, ma ugualmente oppressivi, fatalmente coercitivi in nuovi casellari sociali.

Alfredo M. Bonanno
Internazionale Antiautoritaria Insurrezionalista

Opuscoli provvisori – 14
2009, 2a ediz., pagine 176
euro 4,00

Pensare a una serie di rapporti stabili fra compagni nell’ambito del bacino del Mediterraneo, nucleo essenziale da cui partire verso una possibile maggiore ampiezza futura, anche al di là degli iniziali limiti geografici, è stato un sogno accarezzato per lunghi anni. Non un feticcio organizzativo qualsiasi, una sigla forte e altisonante, che come un manichino spaventapasseri tenesse lontano i malintenzionati repressori e attraesse le anime pure degli anarchici desiderosi di conoscersi, ma qualcosa di concreto, di reale, capace di andare al di là degli aspetti formali, o, se si preferisce, di bandiera, per essenzializzare il problema. Tentativi in questo senso ce ne sono stati tanti, tutti animati da una prospettiva più ampia, più generica, quella che di regola alimenta gli incontri fra compagni a livello internazionale, una conoscenza importante per entrare in possesso, in maniera diretta, di quelle notizie che solo chi abita in un posto preciso possiede. Gli aspetti repressivi, quasi sempre, molto meno anche le iniziative di lotta, intese queste ultime nel senso preciso del termine, cioè quando siamo noi, proprio noi, a prendere in mano il gioco e a condurlo a modo nostro. Il progetto dell’Internazionale Antiautoritaria Insurrezionalista è sufficientemente delineato in questo libro, il suo percorso è ancora tutto da immaginare.
 
 

Questo sito, oltre a informare i compagni sulle pubblicazioni delle Edizioni Anarchismo, archivia in formato elettronico, quando possibile, i testi delle varie collane.

L’accesso ai testi è totalmente libero e gratuito, le donazioni sono ben accette e servono a finanziare le attività della casa editrice.

Una buona parte dei libri è già accessibile in formato elettronico. Si tratta di un progetto in corso che procede compatibilmente con gli impegni e la disponibilità dei compagni che se ne occupano.