Anton Pannekoek
Il sindacalismo

Opuscoli provvisori – 53
2013, pagine 48
euro 4,00

Ancora un contributo paleontologico. A tutta prima sembra valutazione evidente, ma non è così. Una critica del sindacalismo proveniente da lontano e, proprio per questo, palesemente tutt’altro che vecchia. Oggi gli sfruttati si dibattono in mezzo al medesimo guado, non riescono ad andare avanti e non pensano nemmeno – non lo possono – di tornare indietro. E con loro gli anarchici, almeno quelli pensosi del problema di come fare qualcosa per andare verso la rivoluzione, quella anarchica, beninteso, che di altre rivoluzioni, piccole o grandi, con ghigliottine al lavoro o meno, sono piene le pagine dei rotocalchi. Muta la fenomenologia dei pagliacci al governo, mutano gli effetti sanguinosi che si materializzano sulla schiena degli schiavi ormai segnata dalle nerbate, ma la faccia di bronzo dei sindacalisti permane sempre identica. Impassibili mummie a guardia del proprio orticello. L’ultimo pensiero che attraversa quei pochi grammi di materia grigia (cuore latitante, questo è ovvio) che galleggiano nella loro scatola cranica è per i propri interessi e per quelli dei capitalisti – messi a dura prova dai rudi assestamenti degli equilibri internazionali della finanza – non certo per quelli dei lavoratori. Quando il funerale di questi odiosi burocrati?

Alfredo M. Bonanno
Nichilismo e volontà di potenza

Opuscoli provvisori – 52
2013, 2a ediz., pagine 126
euro 4,00

L’usbergo della volontà ha protetto per molto tempo gli anarchici, è tempo che qualcuno rifletta sui costi di questo baluardo, costi psicologici e, in ultima analisi, costi sociali, rivoluzionari. Volere, prima di ogni cosa, è automatismo della coscienza immediata, cioè intima connessione del processo fattivo con cui siamo legati alla vita amministrata e coatta che conduciamo nella quotidianità, misura del quantitativo, prima di tutto, quindi dell’accumulabile e del possedibile, parte del nostro cuore che si inaridisce, in questo modo, e deve essere tutelata, difesa, custodita, accudita, insomma protetta da tutti gli attacchi che dall’esterno possono metterla in pericolo. Ma volere è anche utile, in quanto ci mette a disposizione quegli strumenti che sono indispensabili alla lotta, primo fra tutti lo strumento conoscitivo, la cultura, la capacità di capire i meccanismi naturali e sociali di un mondo di cui, bene o male, facciamo parte. E poi? Poi dovremmo avere la capacità di capire che la volontà, da sola, non basta a fornirci una distanza critica tra queste acquisizioni (sia pure indispensabili) e l’azione. L’attacco al nemico che ci soffoca e ci costruisce attorno i muri all’interno dei quali viviamo la nostra vita coatta di tutti i giorni, sia pure con i crismi della volontà capace di decidere e di conoscere, di valutare e comprendere i limiti di quello che acquisiamo e difendiamo, deve spezzare questi muri, quindi anche il meccanismo volontario che partecipa del mantenimento e del perfezionamento di essi, e questa rottura oltrepassa qualsiasi capacità di volere o di conoscere.

Errico Malatesta
Anarchismo e insurrezione

Opuscoli provvisori – 51
2013, pagine 60
euro 4,00

Prima di tutto l’atto insurrezionale. Da che cosa si potrebbe cominciare il lungo cammino verso la rivoluzione anarchica? Non certamente solo dalle parole. E poi sarebbe auspicabile che a parteciparvi siano le masse, sia pure con la presenza non proprio gradevole, ma non per questo eludibile, delle forze politiche cosiddette progressiste. Che in queste forze si nascondano gli stimoli verso l’accondiscendenza e, peggio ancora, il tradimento, è cosa che sappiamo, ma che non può essere affrontata e risolta a priori. Quindi, eccoci nella lotta, con le masse, ma cominciando noi per primi, non aspettando l’avallo di nessuna “benedizione” popolare e nemmeno la presenza di possibili “compagni di strada”. Aspettare significa imputridire nel fango politico che ci circonda da ogni parte. E poi, aspettare che cosa? Che i tempi siano maturi, che le nostre forze crescano, che il nemico si indebolisca, che le masse prendano coscienza, che i politici di professione deflettano dai propri tornaconti? Assolutamente no. Che i chiacchieroni si tacciano, una buona volta.

Friedrich Nietzsche
Ditirambi di Dioniso

Opuscoli provvisori – 50
2013, pagine 48
euro 4,00

Se non scritte di già al di là della soglia di non ritorno, queste poesie sono state riassettate e preparate per la stampa in piena crisi. Nietzsche scrive ormai biglietti e lettere che, ai più, sono sembrati privi di senso. Lo erano veramente? Non più di quanto appaia il tentativo realizzato nel consegnare agli assennati facitori di teorie, che ormai si era lasciato alla spalle, queste riflessioni poetiche, che tali sono, in linea con quanto aveva scritto di filosofico nella sua non lunga vita. Il fatto è che qui agisce la logica del tutto e subito, la stessa che rendeva non solo “incomprensibili” le menadi, ma che sconvolgeva l’assetto ben ordinato del mondo apollineo il quale, fra l’altro, costringeva le donne a mantenersi all’interno delle regole della cosiddetta buona creanza. E siccome tutto ciò che esce dalle regole causa fastidio, deve essere ricondotto, a ogni costo, all’interno di una spiegazione logica plausibile. Non ho letto mai, fra le centinaia di pagine sull’opera di Nietzsche che mi è piaciuto affrontare, un solo rigo degno di rispetto riguardo i ditirambi. Nessun filosofo ha mai ardito avventurarsi al di là dell’irriversibile, ogni buon uomo tiene alla propria incolumità. Sarà lo stesso per i pochi lettori di questi libretto? Spero di no.

P. R. Mercier
Lettera di un franco tiratore su alcuni aspetti del modo di distruzione statale

Opuscoli provvisori – 49
2013, pagine 42
euro 4,00

C’è una distruzione che dovremmo potere avviare noi, tutti coloro che si richiamano alla rivoluzione anarchica, una distruzione del mondo vecchio sulle cui rovine costruire un mondo nuovo, unica soluzione per parlare correttamente, ancora una volta, e in modo coerente, di autogestione generalizzata, e poi c’è la distruzione in atto di ogni possibilità futura di vita migliore, di ogni mondo finalmente libero dalle brutture che contrassegnano la melma in cui viviamo, e questa seconda distruzione la stanno realizzando le forze congiunte del capitale e dello Stato. Pensare possibile una differente via di mezzo, un accordo a metà strada, un acconsentire, almeno in parte, in quella meno pericolosa – come da ogni dove ci viene suggerito – con i progetti repressivi, allo scopo di alleggerirne la portata e i danni, in modo da avere più forze a disposizione, più slancio e riserve di ossigeno, allo scopo di contrattaccare fondandosi su di un progetto di coinvolgimento politico con coloro che “sembrano” a prima vista capaci di percorrere un pezzo di strada insieme a noi, è un suicidio lento ma sicuro, uno svilimento delle nostre idee, dei nostri progetti e delle nostre stesse possibilità rivoluzionarie. Il radicalizzarsi delle nostre proposte non è tanto dovuto a quello che siamo stati capaci di fare, o a quello, adesso, che saremo capaci di fare, ma all’esistenza stessa dello scontro di classe, alla persistente camaleontica forza del nemico, messa in campo sotto mille aspetti e in grado, ancora una volta, di confondere le idee, suggerendo mirabilie e illusioni che possono ingannare solo gli sprovveduti.

Anonimo
I tre impostori Mosè – Gesù Cristo – Maometto

Opuscoli provvisori – 48
2013,
euro 4,00

D’Holbach no. Nemmeno Averroé, Pier delle Vigne, Poggio Bracciolini e Spinoza. Ma che importa? Come tutte le grandi sfide, questo piccolo libro oltrepassa i confini di un solo uomo, sia pure filosofo o scienziato. E in epoca recente, anzi recentissima, su di esso si sono esercitati, improvvidamente, i denti di scienziati e filosofi, senza risultato alcuno. Lo consegniamo così come sta, con lo stretto indispensabile di annotazioni, pochissime, e senza un apparato critico e storiografico che i secoli hanno fatto diventare tanto ingombrante quanto inutile. Che il lettore provveda da solo a trovare spunti di riflessione sulla stupidaggine umana e sulla fantasia di mistagoghi vari che l’hanno alimentata.

Alfredo M. Bonanno
Il ripristino degli dèi

Opuscoli provvisori – 47
2013, 2a ediz., pagine 108
euro 4,00

Non so se si sta aprendo una nuova prospettiva nello scontro che ci attende, che ci coinvolge da tanti decenni, sotto cieli sempre differenti ma sostanzialmente tutti incupiti dallo stesso, maleodorante, clima imposto dagli sfruttatori. Quello che so è che non intendo fare un passo indietro. Illudersi riguardo aperture o possibili interstizi dove ficcare il cuneo rivoluzionario definitivo è pura idiozia, o furbizia travestita, al lettore la valutazione che preferisce. Continuare la lotta significa agire in due direzioni: la prima richiede un approfondimento teorico del nemico che ci sta di fronte, delle sue strategie e dei suoi mezzi di offesa e di difesa di cui continua a dotarsi, la seconda consiste in una decisione, prima di tutto, di ordine personale, coinvolgersi e non aspettare che ci arrivi da qualche parte un’illuminazione. Quindi, attaccare, ancora una volta, con i mezzi di sempre o con mezzi nuovi, che ognuno, nel frattempo, si è saputo dare. Qui si apprestano alcune analisi sulle modificazioni della struttura produttiva. Forse andrebbero aggiornate, come qualcuno mi suggerisce, ma in fondo quello che stiamo vivendo in questo secondo decennio del secolo non è altro che il completamento e l’esacerbazione dei profondi cambiamenti del passaggio dal vecchio al nuovo millennio. Con buona pace di tutti coloro che pensano a un qualche meccanismo che oggettivamente scava nelle strutture del capitale costruendo in questo modo la rivoluzione del futuro.

Passeggiate nel buio Contro il nucleare

Opuscoli provvisori – 46
2013, pagine 136
euro 4,00

Ma poi, non li ricostruiscono? Obiezione immancabile, che ho sentito mille volte. Certo che ricostruiscono puntualmente tutti i tralicci dell’alta tensione abbattuti, e lo stesso per gli altri obiettivi raggiunti dalla rabbia e dalla fredda decisione di sabotare il capitale nelle sue strutture, se non altro visibili. Ma l’obiezione fiorisce subito sulla bocca degli sciocchi che guardano sempre il cielo prima di uscire per paura di bagnarsi. I rivoluzionari non dovrebbero sposare queste perplessità. Non sempre però evitano questo matrimonio. Qualche volta – forse più di qualche volta – per timore di farsi mettere il sale sulla coda, si affrettano a prendere le distanze, mostrando inverecondamente l’intima pusillanimità che dovrebbero, a rigor di logica, tenere nascosta. Ma, cosa volete, la paura fa novanta. In fondo si è trattato di passeggiate nel buio, che per il momento – ma solo per il momento – sembrano interrotte. Quando respireremo ancora l’aria tagliente della notte andando a passeggiare in montagna?

Riccardo d’Este
La guerra e il suo rovescio

Opuscoli provvisori – 45
2013, pagine 106
euro 4,00

Contro la guerra prima di ogni cosa. Contro la pace, anche, subito dopo, se con la pace deve intendersi la condizione ideale perché lo sfruttamento continui a calpestare i miseri e a ingrassare gli sfruttatori. Quindi per la guerra sociale, per lo scontro a vita e a morte con chi ci soffoca, con quegli inclusi che fanno del proprio essere padroni delle risorse materiali la condizione per tenere gli esclusi nella loro condizione precaria di schiavi, sottoposti al dominio e al controllo. Ma ammettere l’inevitabilità della guerra sociale significa prepararsi ad essa, fare in modo che si concretizzino le condizioni del suo materializzarsi, uscendo dalle ipotesi, più o meno nebulose, passando all’agire che, spezzando l’omologazione coatta del fare quotidiano, ci fa sperimentare la qualità. Le analisi di Riccardo sono non solo ben dette ma anche ben radicate nella realtà, per questo anche oggi mantengono tutta la loro pregnanza. E ciò senza mezze misure, senza contare su di un successo immediato, senza cullarsi nella collaborazione delle cosiddette forze progressiste o nascondersi dietro l’usbergo della masse.

Errico Malatesta
Anarchismo e violenza

Opuscoli provvisori – 44
2013, pagine 60
euro 4,00

Parrebbe una difesa contro l’accusa di pacifismo ad oltranza e in questi articoli, al contrario, viene non solo ribaltata l’accusa – assolutamente fuori luogo e per giunta proveniente da pulpiti non certo adeguati – ma viene, con grande attenzione, indicato il limite che la violenza rivoluzionaria finisce col trovare in se stessa, nel proprio fondamento morale e nell’obiettivo che deve sapersi dare di contribuire a realizzare la libertà non solo degli anarchici ma di tutta l’umanità, sfruttatori compresi. Ora, siccome la strada è lunga, e il percorso liberatorio indicato, con relative precisazioni riguardo il reperimento dei mezzi organizzativi e dei metodi di attacco per realizzare questa violenza liberatrice, è accidentato, ci sono molti poveri di spirito che finiscono per bloccarsi nel corso delle tante realizzazioni – acquisizioni e perdite comprese – e, fermandosi, si arroccano sulla difesa di quello che sono riusciti a stringere fra le mani, e accuratamente lo difendono, diventando, con sfumature più o meno sgradevoli, piccoli “proprietari” di miserabili appezzamenti di “libertà”, mentre la libertà si contrae in un sogno ormai alimentato solo da contributi letterari, in genere di scadente qualità.

Julien Offroy de Lamettrie
L’uomo macchina

Opuscoli provvisori – 43
2013, pagine 88
euro 4,00

Lungi dal costituire un testo scientifico, il lavoro di Lamettrie si presenta oggi al lettore come una sfida lanciata contro ogni costruzione religiosa che da sempre ha avvolto l’uomo nell’imballaggio di un qualsiasi spirito. La fisiologia del Settecento era certo altra cosa di quella odierna, quindi lo spirito scientifico in base al quale il lettore potrebbe sorridere di certe affermazioni qui contenute è del tutto fuori luogo, ma il coraggio di negare sostegno e concretezza ai danni e alle illusioni di onnipotenza che derivano dalle chiacchiere metafisiche sull’anima e su Dio resta un esempio della ribellione iniziale, indispensabile per andare verso la ribellione definitiva, quella rivoluzionaria. La macchina uomo, in fondo, ha regole non diverse da quelle che reggono la natura cosiddetta non animata, regole che solo la nostra provvisoria ignoranza ci fa considerare inattingibili per la via dell’esperienza. Ciò non vuol dire consegnare alla scienza una patente di onnipotenza ma, al contrario, togliere al soprannaturale ogni fondamento logico e, pertanto, intrinsecamente umano. L’uomo è un animale e non un essere superiore vicino – più o meno – al suo creatore. La natura lo ha condizionato ma le sue decisioni, prima fra tutte la grande decisione di vivere in società, lo hanno portato a una vita conflittuale e, spesso, vergognosamente aggressiva. Sono quindi due e non uno i suoi creatori, la natura e la condizione sociale. Il risultato è una macchina vitale, non diversa dalle altre macchine che sono in circolazione, solo – cosa che forse Lamettrie, nella sua furia iconoclasta e nel suo buonismo illuminista, non sottolinea abbastanza – più maligna e distruttiva.

Alfredo M. Bonanno
Gli dèi al tramonto

Opuscoli provvisori – 42
2013, 2a ediz., pagine 122
euro 4,00

Se dovessimo fare un bilancio di questi ultimi trent’anni, dal punto di vista di quanto ci apprestavamo a fare e che solo in parte abbiamo portato a completamento, c’è da restare sconcertati. Poco, quasi niente. Oppure molto, anzi moltissimo? Chi può dirlo? Non la rilettura di questo testo può darci indicazioni certe. Né il potere, nell’ampio raggio delle sue metamorfosi è andato fino in fondo nei suoi progetti, per altro sempre a breve termine, quindi incapaci di dare un assetto definitivo allo sfruttamento. Quella pace sociale che sembrava alle porte, come forma produttiva (dopo la grande paura degli anni Settanta), non è stata ottenuta. Il muro che avevamo ipotizzato non è stato costruito fino a quell’altezza che temevamo. Forse le stesse forze intrinseche al processo capitalista si sono contraddette, forse è congenito al meccanismo dello sfruttamento il non arrivare mai a perfezionarsi, forse nuovi orizzonti si aprono per uno scontro più radicale e significativo. Perché no?

Donatien-Alphonse François marchese de Sade
Scritti sull’ateismo

Opuscoli provvisori – 41
2013, pagine 74
euro 4,00

L’ateismo prima di tutto, radicale e congrua negazione di Dio, poi la lotta, qui e subito, contro la funzione che la religione esercita come strumento di dominio, come ancella, suggeritrice e sovvenzionatrice del potere. Ecco il programma di Sade.
Si possono condividere più o meno i suoi scritti e le sue interpretazioni della virtù politica del cittadino, peraltro conforme agli illuministi, come si può risultare, più o meno, disturbati dal modo in cui tratta le fantasie sessuali, espressioni naturali dell’uomo e del vivere in società, ma non si può negare la fondatezza della sua critica alla religione. Più che in un imbroglio, come ho sottolineato tante volte, l’origine della religione, di qualsiasi religione, va cercata nel terrore e nella sofferenza.

Max Stirner
Il falso principio della nostra educazione Introduzione di Jean Barrué

Introduzione di Jean Barrué
Opuscoli provvisori – 40
2013, 2a ediz., pagine 64
euro 4,00

Se dobbiamo bruciare questo mondo vecchio e carico di melma politica, che bruci pure la cultura. Solo che per dar fuoco alle polveri non basta soltanto qualche sparuta cognizione di chimica o di balistica, non è solo un problema miltare e nemmeno, per quanto possa sembrare strano, un problema di cuore. È anche un problema di testa, quindi di agionamento, quindi, ancora e sempre, un problema di conoscenza, di cultura. La vecchia strega “ragione” tende i suoi artigli e cerca di ghermirci. Per non farci sorprendere impreparati dobbiamo rubarle il mestiere, entrare dentro di essa, impadronirci degli strumenti che possono servirci, buttare a mare il resto, per poi accingerci a fare esplodere tutto, quando sarà il momento opportuno, questa intollerante e quindi intollerabile società. Ma la cultura, che dobbiamo possedere se vogliamo ribellarci, non ce la fornisce la scuola, non è una cultura istituzionalizzata. La scuola ha l’eterno difetto di formare bravi e ubbidienti sudditi, lavoratori, funzionari, cittadini, tutto quello che volete, non ribelli. Eppure una cosa la fornisce, involontariamente, beninteso, fornisce occasioni. Mette cioè a disposizione, di chi sa sfruttarli, alcuni strumenti che possono essere un aiuto per andare oltre nell’esproprio culturale di cui, per orecchie aperte, stiamo parlando. E dello stesso argomento parla Stirner nel suo vecchio opuscolo. Non chiedere ma sottrarre per contrattaccare. Le barricate non si costruiscono con vecchie cianfrusaglie ma con nuove idee, questa è la vera dinamite dei cui bagliori si illumineranno le notti del futuro.

Jean Varlet
L’esplosione e altri scritti

Opuscoli provvisori – 39
2013, 2a ediz., pagine 56
euro 4,00

L’esempio forse più clamoroso ed estremo delle tesi sostenute dalla corrente degli “arrabbiati” o, come furono definiti dal girondino Brissot, degli “anarchici” all’interno della rivoluzione francese. Contrario alla dittatura e al “terrore”, Varlet viene più volte imprigionato per bloccarlo nella sua attività sovversiva, perché, contrariamente a quanto si crede, il primo scopo dei rivoluzionari, con in testa il “virtuoso” per eccellenza, Robespierre, non era tanto quello di abbattere il vecchio regime, mandare via la monarchia, uccidere il re, sconfiggere gli eserciti nemici, quanto quello di instaurare un nuovo regime, la dittatura della borghesia in grado di assicurare una prosperità bottegaia e produttiva alla Francia – e poi all’Europa – sulla pelle dei nullatenenti, dei miserabili che dovevano solo servire da massa di manovra.

Alfredo M. Bonanno
E noi saremo sempre pronti a impadronirci un’altra volta del cielo Contro l’amnistia

Opuscoli provvisori – 38
2013, pagine 56
euro 4,00

Collocato in un momento in cui la turbolenza del fare stava cedendo il passo a quella, solitaria e sconsolata, del dire, questo scritto, pur non potendo fare altro da quello che è la propria natura, affidandosi cioè alla parola, traditrice consueta di tanti buoni propositi, pone la parola fine a un indecente dibattito riguardante la sorte di quattromila compagni prigionieri. Il tempo trascorso, quasi trent’anni, non consente di cogliere il clima bruciante di quei giorni, ma i lettori che oggi si accostano a queste righe dovrebbero fare uno sforzo, importante per capire le motivazioni che stavano – e continuano a stare – alla base del nostro rifiuto di qualsiasi accomodamento. Sullo sfondo il possibilismo dei vari Scalzone e Negri, abietto come ogni venire a patti, con in più la pesantezza di un imporre, dall’alto del proprio scientismo senza appelli, la conoscenza dell’assoluto. La strada da percorre è ancora lunga e, anche oggi, non si vedono chiarezze in giro. Non solo, ma qualcuna di quelle figure disgustose, blateranti chiacchiere su di una resa necessaria a causa di una guerra ormai perduta, torna qualche volta in circolazione e viene a carpire la buona fede di molti compagni.

Anselme Bellegarrigue
Manifesto

Opuscoli provvisori – 37
2013, pagine 80
euro 4,00

Quasi sconosciuto, Bellegarrigue fu un individualista anarchico che portò alle estreme conseguenze logiche la lotta contro l’imbroglio elettorale e contro la società fondata sulle pretese scientifiche del contratto sociale. Nato tra il 1820 e il 1825 partecipò alla rivoluzione del 1848. Morì alla fine del XIX secolo probabilmente in America centrale. Nel 1850 pubblicò come redattore unico il giornale “L’Anarchie, Journal de l’Ordre”, di cui questo scritto è il “Manifesto”, fatto uscire nell’aprile dello stesso anno.

Émile Henry
Colpo su colpo

Opuscoli provvisori – 36
2013, pagine160
euro 4,00

Chi alza la mano contro i dominatori e contro i loro servi paga con la vita. Ecco l’insegnamento che si trae dalla lettura di questo libro dedicato alla vicenda di Émile Henry, l’anarchico che decise, sul finire dell’Ottocento, di attaccare con le bombe il nemico di classe. Lo tengano presente i compagni che si illudono di mettere paura. Chi gestisce il dominio non si impaurisce facilmente. Serra i ranghi e va avanti. Anzi, non appena si accende qualche fuocherello, qui e là, immediatamente invoca leggi speciali e provvedimenti esemplari. Normale amministrazione. Spetta a noi decidere che fare. Stare a guardare, aspettando che tutto vada a soqquadro per scendere dal marciapiede su cui siamo fermi, oppure attaccare per primi. Anche a costo di trovare schierati – chi poteva immaginarselo – una buona parte dei nostri stessi compagni. Malatesta, a suo tempo, altri, ai giorni nostri.

Alfredo M. Bonanno
Guerra civile

Opuscoli provvisori – 35
2013, 2a ediz., pagine
euro 4,00

Il passaggio verso la rivoluzione, semmai dovesse aprirsi, attraverserà il terreno bruciato della guerra, della peggiore guerra immaginabile, quella che si è soliti definire “guerra civile”. Questo libro, che a distanza di più di un decennio, ripresento all’attenzione dei miei pochi lettori, cerca di non fare un passo indietro di fronte al disgusto e allo sgomento che di solito prendono alla gola quando si considera il fondo oscuro dell’animo umano, il contenuto orrendo della bestia assetata di sangue. Purtroppo l’uomo, con tutte le sue velleità di grandezza e di progresso è anche questo, ed è anche con questi sentimenti oscuri che bisognerà fare i conti. Per cortesia tenete lontane per un attimo le illusioni degli aggiustamenti illuministi. Siamo su di un terreno minato. Attenzione.

Alain Ajax – Dominique Fauquet
La democrazia contro gli individui

Opuscoli provvisori – 34
2013, pagine 44
euro 4,00

Non una critica “politica”, questo prima di tutto. Il punto focale non è tanto un’analisi del dominio quanto un far fronte ai problemi dell’individuo, del singolo, nei riguardi dei processi che tendono a incasellarlo in una specificità artificiale. Stirner sta sullo sfondo, non come un nume tutelare, ma come un obiettivo inarrivabile da cui attingere orientamento e sostanza. Altro autore essenziale per questo testo: Cœurderoy, enigmatico e misconosciuto come sempre. I limiti stessi del lavoro di Ajax e Fauquet sono i motivi per cui rendono anche oggi interessante una sua rilettura, in mutate (ma non troppo) condizioni del dominio.
 
 

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