Alfredo M. Bonanno
Oltrepassamento e superamento

Opuscoli provvisori – 64
2015, pagine 64
euro 4,00

Il problema della qualità non è una questione filosofica, appartiene alla vita e da questa, e dalla ridda selvaggia di urticanti ambasce che ne vengono fuori, trova poi sistemazione e acquietamento nella riflessione.
L’eccesso è un viaggio all’indietro, agli albori del mondo, quando tutto era possibile, e nell’eccesso tutto è possibile, assolutamente tutto. Vive in esso l’oltrepassamento continuo e va avanti verso lidi per me inaccessibili che solo lui conosce, e ancora oltre, zone dove solo il parossismo consente di accedere, dove le tensioni non si possono spezzare perché continuano a tendersi all’infinito senza rispetto alcuno, dove non ci sono parole che aprono nuove vie, perché le vie sono tutte aperte e le parole tutte mute.
Meno che mai sono qui pronto a soffermarmi sulla linea di demarcazione. Non so dove si trovi né, in fondo, l’ho mai cercata. Sono un cieco e non ricordo nemmeno di avere mai avuto occhi per vedere. Eppure lo stesso sono andato oltre. Oltre tutto questo, perfino oltre queste stesse righe che mi sto cucendo addosso come un sudario.

Michail Bakunin
Lettera a Nečaev

Opuscoli provvisori – 63
2015, pagine 90
euro 4,00

Bakunin non si lascia impaurire dai comportamenti a volte più che discutibili che gli uomini vicini a lui mettono in atto. Sa che lo scontro sociale, con un nemico irriducibile, non è una semplice dichiarazione di princìpi. La vicenda del suo rapporto con Nečaev ha dato vita a ipotesi e speculazioni di ogni genere. Ma la concretezza dei fatti è molto più importante di qualsiasi pruriginosa illazione.
La Russia è lontana, sconosciuta per Bakunin che vi manca da quasi trent’anni. Nečaev è un giovane forte e vitale, ha le sue idee, che sono lontanissime da quelle del vecchio rivoluzionario, il quale si accorge subito delle approssimazioni, delle ignoranze, dei gesuitismi e degli imbrogli del nuovo arrivato.
È impressionante non l’ingenuità di quest’ultimo, che non si tratta di ingenuità, ma la sua capacità di guardare oltre, alle qualità recondite di un rivoluzionario, e di certo Nečaev rivoluzionario lo era, e lo dimostrerà fino in fondo, con il suo comportamento nelle segrete della fortezza di Pietro e Paolo. Solo che lo sforzo, e i rischi corsi da Bakunin, non sono stati sufficienti. Nečaev era al di là di qualsiasi discorso fondato sulla coerenza rivoluzionaria.

Pierleone Porcu
Contro la tecnologia nucleare

Opuscoli provvisori – 62
2015, 2a ediz., pagine 80
euro 4,00

Nessuna collaborazione con le varie gamme dello schieramento (apparentemente) contrario e (in sostanza) favorevole allo Stato. Pacifisti, voltagabbana dell’anarchismo con guanti e conto in banca, vetero-tutto in balia di se stessi e delle nostalgie di conquista del potere, facitori di strade alternative alla produzione, sognatori delle violenze di un’ora e di un ritorno a casa con la coda nel solito posto, teorizzatori di combutte politiche (immaginate) transitorie, venditori al dettaglio di titoli nobiliari da incollare ai labari della nuova resistenza. Insomma il solito circo degli oltranzisti a chiacchiere o a violenze senza un progetto e una seria riflessione rivoluzionaria.
E questo circo sta ancora in piedi, e porta in giro per il mondo le sue colorite rappresentazioni. E del progetto che si sarebbe dovuto vedere al di sotto di tanta indignazione o di tanto sferragliare di botti? Poco più di nulla.

Alfredo M. Bonanno
La ragione genera mostri

Opuscoli provvisori – 61
2015, pagine 120
euro 4,00

Ma siamo proprio certi che Goya non si sia sbagliato? È vero che il sonno della ragione genera mostri? oppure è esattamente il contrario? Ma pensate veramente che la macchina della “soluzione finale”, messa a punto dai nazisti, fu realizzata in un momento di distrazione della ragione? E l’insegnamento di Hegel che cosa aveva prodotto? Se il “reale è razionale”, anche una macchina come quella, perfettamente oleata e resa possibile dall’intervento (ben pagato) dei tecnici americani dell’IBM e dall’utilizzo delle schede perforate, non poteva essere altro che un prodotto della ragione. Ma per rendersene conto, e inorridire fin dentro la più piccola vena che gira attorno al nostro cuore di pusillanimi perbenisti, non occorre pensare a milioni di morti. Basta molto di meno, basta poco. L’orrore è proprio nella porta accanto alla nostra.

“Anarchismo” 1975-1994 Indici completi (a cura di Rosa Raneri)

Biblioteca di Anarchismo – 4
2000, pagine 232
euro 5,50

Tutto il materiale della rivista è qui elencato allo scopo di fornire uno strumento per utilizzare saggi, articoli, documenti e recensioni che altrimenti sarebbero stati raggiungibili con difficoltà. Tutti gli articoli sono stati elencati indicando il titolo e l’autore e corredati da un breve riassunto. Per ogni singolo “pezzo” sono state fornite le indicazioni relative alla collocazione nella rivista: annata, data, numero del fascicolo, pagine. Completano il volume gli indici analitico, delle indicazioni geografiche, degli autori, dei giornali, delle organizzazioni e delle aziende citate.

Bernard Thomas
Jacob Alexandre Marius detto Escande, Attila, Georges, Bonnet, Féran, Duro a morire, il Ladro

Postfazione di Alfredo M. Bonanno
Biblioteca di Anarchismo – 15
2008, 3a ediz., pagine 230
euro 10,50

Jacob ha svaligiato centinaia di case borghesi, ha ricavato una ricchezza enorme, e l’ha messa a disposizione del movimento anarchico internazionale. Il suo progetto era utopicamente insensato, tendendo ad allargare il numero dei “lavoratori della notte” e quindi a svuotare dall’interno, con questi prelievi coatti, la forza repressiva della classe borghese. Utopie, siamo d’accordo, ma non è qui il punto.
Rubare è indispensabile per un rivoluzionario, rubare ai ricchi. È indispensabile perché altrimenti non potrebbe trovare i mezzi per la propria attività rivoluzionaria diretta a sovvertire l’ordine esistente.
Questo non è un libro di avventure, anche se ciò può aver cercato Thomas.

Alfredo M. Bonanno
La logica dell’“a poco a poco”

Opuscoli provvisori – 60
2013, 2a ediz., pagine 120
euro 4,00

Suggerimenti per il lettore, nessuno. Un piccolo libro che mette il dito sulla piaga che tutti ci fa purulenti, senza misericordia, sul convincimento che tutti manteniamo di essere dalla parte della ragione, di avere ragione, di vivere la nostra quotidiana lotta con la vita sulla capacità logica di scegliere. Ebbene, non c’è questa capacità, non c’è mai stata in nessuno di noi. Andiamo avanti a braccio, navighiamo senza bussola. I migliori danno un’occhiata alle stelle e ne traggono presagi più che orientamenti. I panciuti e i satolli gridano allo scandalo e mostrano, con alterigia oltranzista, le tavole della legge, non quelle del roveto ardente ma quelle della pratica e dell’utile, del dare e del ricevere, insomma faccende da bottegai. E alzano la voce e strillano dalle cattedre e dai giornali, sporcano carta e disturbano le orecchie, ma solo per mettersi il cuore in pace e portare a casa lo stipendio. Che i miei maestri dormano in pace, e i sogni di organizzare il mondo nel migliore dei modi possibile dormano con loro. De profundis.

Michail Bakunin
Dio e lo Stato

Opuscoli provvisori – 59
2013, pagine 120
euro 4,00

Avendo curato l’edizione italiana dell’ottavo volume delle Opere complete di Bakunin, che col titolo L’Impero knut-germanico e la rivoluzione sociale ripristina nella sua integrità l’opera da cui, a suo tempo, fu tratto il presente opuscolo, non avrei dovuto macchiarmi, seguendo l’esortazione di Guillaume, della colpa di fare tornare in vita questa abbreviazione arbitraria. Come parziale ammenda inserisco in calce la nota, riguardante questo problema, pubblicata nel suddetto volume delle Opere complete. Il fatto è che motivi sentimentali mi legano all’edizione che, nel 1966, fu fatta a Catania, dalla stamperia Edigraf, di questo testo, e poi anche per un altro motivo. Trovo queste arbitrarie abbreviazioni e questi tagli assai ben fatti e decisamente utili per una fruizione diretta e meno complessa delle idee portanti di Bakunin, contenute nel più ampio, completo – e comunque indispensabile – testo originale. Che il lettore non se ne abbia a male. Per tutto il resto, le pagine che seguono parlano da sole.

Albert Libertad
Il culto della carogna

Opuscoli provvisori – 58
2013, 3a ediz., pagine 112
euro 4,00

Ancora una volta un opuscoletto rischioso che proponiamo alla lettura. Perché rischioso? Perché potrebbe essere letto come un inno al semplice fare, all’attacco come che sia, ovunque e sempre, in qualsiasi occasione e contro qualsiasi genere di nemico, vicino o lontano, piccolo o grosso, contrassegnato da una colpa specifica o genericamente appartenente ad un ceto sociale particolarmente infame per i compiti che il potere gli affida. Che poi sarebbe lettura legittima se da sola fosse capace di spingere all’azione. Ma non è così. Privandosi del senno logico che sta dietro i semplici fatti: il paralitico che combatte con gli sbirri e muore sulle scalinate di Montmartre, la vicenda diventa “eroica” e, come tale, entra nel fumetto avventuroso che molti amano leggere sognando cataclismi astrali che nulla hanno a che fare con la lotta nella sua realtà. Ecco il rischio: prendere in mano un altro dei tanti appelli al cieco fare per il fare, per trovare una nuova medaglietta da appuntarsi al petto, per dire: c’ero anch’io. L’azione è sposalizio instabile tra pensiero e fare, ma più di tutto è coinvolgimento di se stessi nell’agire, cioè nel trasformare la realtà che ci sta davanti. E questa trasformazione è sempre un nuovo progetto e una nuova realizzazione. Il passato, se ha da dirci qualcosa, non può diventare “una storia”, ma deve impallidire dietro la lettura, offuscarsi per lasciare libero spazio alla coscienza di sé che liberamente decide di attaccare, qui e ora, senza che quella “storia”, anche questa di Libertad, sia altro che un’occasione come un’altra, presto messa da parte e non iconizzata con la meticolosità dell’ortodossia fideista.

Errico Malatesta
Anarchismo e coesistenza politica

Opuscoli provvisori – 57
2013, pagine 80
euro 4,00

Insieme agli altri, compagni di viaggio più o meno in buona fede, per contribuire ad abbattere il nemico? Sulle prime sì, Malatesta lo dice chiaramente, e lo dice anche la pratica insurrezionale, prima di tutto, rivoluzionaria e anarchica poi, se non si vuole dar fiato alle corde del velleitarismo. Però ci sono due ma, ed è bene dirli fuori dai denti. Bisogna avere un progetto insurrezionale, dettagliato per quanto possibile, oltre che la buona volontà e il coraggio necessari ad attaccare gli strumenti nei quali si concretizza il dominio di classe: padroni, polizia, esercito e collaboratori di ogni specie. E poi il secondo ma. Bisogna sapere dove interrompere il viaggio iniziato in concomitanza con le altre forze insurrezionali non anarchiche, quelle con le quali non dobbiamo fare la fine del vaso di coccio in mezzo ai vasi di ferro. Nel linguaggio di Malatesta questo è il problema della coesistenza politica. Oggi si dirà diversamente ma la complessità dei suoi aspetti e la difficoltà di come risolverlo permangono le stesse. I puristi del bel gesto anarchico sono pregati di leccarsi le ferite da qualche altra parte. L’insurrezione, tanto per cominciare, non è una piacevole passeggiata.