“Anarchismo” 1975-1994 Indici completi (a cura di Rosa Raneri)

Biblioteca di Anarchismo – 4
2000, pagine 232
euro 5,50

Tutto il materiale della rivista è qui elencato allo scopo di fornire uno strumento per utilizzare saggi, articoli, documenti e recensioni che altrimenti sarebbero stati raggiungibili con difficoltà. Tutti gli articoli sono stati elencati indicando il titolo e l’autore e corredati da un breve riassunto. Per ogni singolo “pezzo” sono state fornite le indicazioni relative alla collocazione nella rivista: annata, data, numero del fascicolo, pagine. Completano il volume gli indici analitico, delle indicazioni geografiche, degli autori, dei giornali, delle organizzazioni e delle aziende citate.

Bernard Thomas
Jacob Alexandre Marius detto Escande, Attila, Georges, Bonnet, Féran, Duro a morire, il Ladro

Postfazione di Alfredo M. Bonanno
Biblioteca di Anarchismo – 15
2008, 3a ediz., pagine 230
euro 10,50

Jacob ha svaligiato centinaia di case borghesi, ha ricavato una ricchezza enorme, e l’ha messa a disposizione del movimento anarchico internazionale. Il suo progetto era utopicamente insensato, tendendo ad allargare il numero dei “lavoratori della notte” e quindi a svuotare dall’interno, con questi prelievi coatti, la forza repressiva della classe borghese. Utopie, siamo d’accordo, ma non è qui il punto.
Rubare è indispensabile per un rivoluzionario, rubare ai ricchi. È indispensabile perché altrimenti non potrebbe trovare i mezzi per la propria attività rivoluzionaria diretta a sovvertire l’ordine esistente.
Questo non è un libro di avventure, anche se ciò può aver cercato Thomas.

Alfredo M. Bonanno
La logica dell’“a poco a poco”

Opuscoli provvisori – 60
2013, 2a ediz., pagine 120
euro 4,00

Suggerimenti per il lettore, nessuno. Un piccolo libro che mette il dito sulla piaga che tutti ci fa purulenti, senza misericordia, sul convincimento che tutti manteniamo di essere dalla parte della ragione, di avere ragione, di vivere la nostra quotidiana lotta con la vita sulla capacità logica di scegliere. Ebbene, non c’è questa capacità, non c’è mai stata in nessuno di noi. Andiamo avanti a braccio, navighiamo senza bussola. I migliori danno un’occhiata alle stelle e ne traggono presagi più che orientamenti. I panciuti e i satolli gridano allo scandalo e mostrano, con alterigia oltranzista, le tavole della legge, non quelle del roveto ardente ma quelle della pratica e dell’utile, del dare e del ricevere, insomma faccende da bottegai. E alzano la voce e strillano dalle cattedre e dai giornali, sporcano carta e disturbano le orecchie, ma solo per mettersi il cuore in pace e portare a casa lo stipendio. Che i miei maestri dormano in pace, e i sogni di organizzare il mondo nel migliore dei modi possibile dormano con loro. De profundis.

Michail Bakunin
Dio e lo Stato

Opuscoli provvisori – 59
2013, pagine 120
euro 4,00

Avendo curato l’edizione italiana dell’ottavo volume delle Opere complete di Bakunin, che col titolo L’Impero knut-germanico e la rivoluzione sociale ripristina nella sua integrità l’opera da cui, a suo tempo, fu tratto il presente opuscolo, non avrei dovuto macchiarmi, seguendo l’esortazione di Guillaume, della colpa di fare tornare in vita questa abbreviazione arbitraria. Come parziale ammenda inserisco in calce la nota, riguardante questo problema, pubblicata nel suddetto volume delle Opere complete. Il fatto è che motivi sentimentali mi legano all’edizione che, nel 1966, fu fatta a Catania, dalla stamperia Edigraf, di questo testo, e poi anche per un altro motivo. Trovo queste arbitrarie abbreviazioni e questi tagli assai ben fatti e decisamente utili per una fruizione diretta e meno complessa delle idee portanti di Bakunin, contenute nel più ampio, completo – e comunque indispensabile – testo originale. Che il lettore non se ne abbia a male. Per tutto il resto, le pagine che seguono parlano da sole.

Albert Libertad
Il culto della carogna

Opuscoli provvisori – 58
2013, 3a ediz., pagine 112
euro 4,00

Ancora una volta un opuscoletto rischioso che proponiamo alla lettura. Perché rischioso? Perché potrebbe essere letto come un inno al semplice fare, all’attacco come che sia, ovunque e sempre, in qualsiasi occasione e contro qualsiasi genere di nemico, vicino o lontano, piccolo o grosso, contrassegnato da una colpa specifica o genericamente appartenente ad un ceto sociale particolarmente infame per i compiti che il potere gli affida. Che poi sarebbe lettura legittima se da sola fosse capace di spingere all’azione. Ma non è così. Privandosi del senno logico che sta dietro i semplici fatti: il paralitico che combatte con gli sbirri e muore sulle scalinate di Montmartre, la vicenda diventa “eroica” e, come tale, entra nel fumetto avventuroso che molti amano leggere sognando cataclismi astrali che nulla hanno a che fare con la lotta nella sua realtà. Ecco il rischio: prendere in mano un altro dei tanti appelli al cieco fare per il fare, per trovare una nuova medaglietta da appuntarsi al petto, per dire: c’ero anch’io. L’azione è sposalizio instabile tra pensiero e fare, ma più di tutto è coinvolgimento di se stessi nell’agire, cioè nel trasformare la realtà che ci sta davanti. E questa trasformazione è sempre un nuovo progetto e una nuova realizzazione. Il passato, se ha da dirci qualcosa, non può diventare “una storia”, ma deve impallidire dietro la lettura, offuscarsi per lasciare libero spazio alla coscienza di sé che liberamente decide di attaccare, qui e ora, senza che quella “storia”, anche questa di Libertad, sia altro che un’occasione come un’altra, presto messa da parte e non iconizzata con la meticolosità dell’ortodossia fideista.

Errico Malatesta
Anarchismo e coesistenza politica

Opuscoli provvisori – 57
2013, pagine 80
euro 4,00

Insieme agli altri, compagni di viaggio più o meno in buona fede, per contribuire ad abbattere il nemico? Sulle prime sì, Malatesta lo dice chiaramente, e lo dice anche la pratica insurrezionale, prima di tutto, rivoluzionaria e anarchica poi, se non si vuole dar fiato alle corde del velleitarismo. Però ci sono due ma, ed è bene dirli fuori dai denti. Bisogna avere un progetto insurrezionale, dettagliato per quanto possibile, oltre che la buona volontà e il coraggio necessari ad attaccare gli strumenti nei quali si concretizza il dominio di classe: padroni, polizia, esercito e collaboratori di ogni specie. E poi il secondo ma. Bisogna sapere dove interrompere il viaggio iniziato in concomitanza con le altre forze insurrezionali non anarchiche, quelle con le quali non dobbiamo fare la fine del vaso di coccio in mezzo ai vasi di ferro. Nel linguaggio di Malatesta questo è il problema della coesistenza politica. Oggi si dirà diversamente ma la complessità dei suoi aspetti e la difficoltà di come risolverlo permangono le stesse. I puristi del bel gesto anarchico sono pregati di leccarsi le ferite da qualche altra parte. L’insurrezione, tanto per cominciare, non è una piacevole passeggiata.

“La guerre sociale”
Abbondanza e miseria nelle società primitive

Opuscoli provvisori – 56
2013, pagine 62
euro 4,00

Ambedue presenti, l’abbondanza e la miseria, caratterizzano le società cosiddette primitive. Questo testo documenta agevolmente tale realtà, lontano dai fumi teorici di un’antropologia tutt’ora in corso di liberazione dalle iniziali ipoteche razziste. Forse nulla di ciò, anche se osservato nelle sue pieghe più recondite, può essere veramente utile per la nostra futura, indispensabile, liberazione dalle catene della proprietà e dello sfruttamento. Eppure c’è una piccola luce, una capacità di cui non siamo nemmeno in grado di immaginare la portata liberatoria, quella di godere della propria vita, di non correre avanti e indietro come dissennati soddisfacendo impegni privi di senso, diretti solo a farci sopravvivere tra scadenze, promesse, illusioni e imbrogli. In questo ci deve essere per forza qualcosa di sbagliato. E ciò lo devono ammettere non solo tutti quelli che sentono bruciare le proprie spalle sotto la sferza del padrone, ma perfino gli stessi padroni con il braccio dolorante per l’eccessivo uso della frusta. Non è certo da un documento come questo che si può aspettare una luce su tanto groviglio di inveterati problemi, eppure la sua lettura produce lo stesso un senso di rabbia, di rabbia contro la nostra comodità e la nostra pigrizia. Quando cesseremo di considerarci civilizzati? Quando ci metteremo sotto i piedi le nostre sacrosante verità?

Alfredo M. Bonanno
Dal banditismo sociale alla guerriglia

Pensiero e azione – 22
2013, rilegato in tela, pagine 344
euro 15,00

Perseguitati dalla legge, guardati con timore dai ricchi, esaltati dalla povera gente, i banditi hanno da sempre costituito oggetto di studio per i sociologi e materia per le ballate popolari.
Contenuto del volume
Il banditismo sociale – Il fronte interno e la ribellione – L’esperienza guerrigliera – La rivolta degli schiavi e il mito di Dioniso – Rinaldo e la Chanson de geste – Gli abiti nuovi del presidente Mao – La democrazia totalitaria – Né in cielo né in terra – Sciopero! – La maniera forte – Nuclei Armati Proletari – Moro e i suonatori di trombone – Contro il militarismo – Contro la mafia

John Zerzan
Musica. Tonalità e totalità

Opuscoli provvisori – 55
2013, pagine 54
euro 4,00

Non è una faccenda di sperimentazione, per rompere il rumore non basta il silenzio, come si è potuto vedere nei fatti, un silenzio fatto di angosciosa attesa, come quello spazio di tempo che passa tra il sibilo e lo scoppio di una bomba. Nel silenzio sta la paura, la paura di essere quello che un meccanismo decisamente più forte di noi sotto molti aspetti vuole che siamo, cadaveri viventi. La prima funzione della musica è l’addormentamento sociale, più ancora di venire percepita come espressione culturale essa è usufruita passivamente come distrazione, come sospensione della coscienza di sé, come passatempo, come filo comune per identificare l’appartenenza di gruppo, insomma qualsiasi cosa che possa far sospendere la preoccupante coscienza critica che minaccia di chiedere continuamente conto della vita che ognuno di noi spende quotidianamente in maniera sconsiderata, della nostra unica vita. Ma questo processo può essere mantenuto solo a condizione che la musica permanga all’interno delle regole tonali, cioè non richieda uno spirito critico sveglio ma possa essere “ascoltata” – non ha importanza in che occasione o con che spirito ricettivo – come un riempitivo della mente, un contenuto che fluisce senza creare problemi, senza dissonanze troppo evidenti quando queste sono ricercate dal musicista – vedi i casi della sperimentazione musicale – l’ascolto cade e il discorso della musica si riduce a un soliloquio del tutto trascurabile. Con buona pace di tutti gli illusi che attendono ancora la liberazione da qualche imprevedibile accordo in do bemolle.

“La banquise”
Per un mondo senza morale

Opuscoli provvisori – 54
2013, pagine 56
euro 4,00

Via le catene. Grande progetto, ma poi? Qui le chiacchiere si ergono come tanti fantasmi di un passato non del tutto scomparso. In effetti gli schiavi, vissuti da sempre alla catena, come possono immaginarsi di riuscire a muoversi liberamente? Ci riescono con fatica. Il campo delle costruzioni utopiche ha ospitato tanti grandi anime in buona fede, ma anche tante animelle in cerca di un rifugio dove andare a nascondere la propria paura di respirare aria libera fuori della tradizionale prigione. Più facile progettare la rivolta, l’insurrezione e perfino la rivoluzione definitiva, quella che bene o male riusciamo a intravedere anche al di là del fuoco delle distruzioni e degli indispensabili massacri dei responsabili del mondo vecchio costretto, dalla nostra azione collettiva e coraggiosamente diversa, ad andare in frantumi. Più difficile quello che viene dopo. Dopo ci sono gli orpelli, le sfumature, i distinguo, i ricordi degli antichi fantasmi che ci menavano al guinzaglio, sostituendosi, di tanto in tanto, alla frusta netta e genuina del torturatore di turno. Le sottigliezze dei metafisici e dei teologi, le grandi idee, i sogni di perfezione, perfino la stessa libertà, adesso concretamente tangibile, deve fare i conti con l’immagine che di essa ci eravamo fatti prima, quando restava un ideale e un sogno per poveri derelitti. In una parola, la morale. E questo piccolo libro è in questa piaga che mette il dito, e stuzzica tessuti ulcerati che anche con tutta la buona volontà di un inguaribile utopista non si possono immaginare del tutto guariti, taumaturgicamente, dall’evento trasformativo della rivoluzione.