Alfredo M. Bonanno – Gianfranco Bertoli
Carteggio 1998-2000 Con l’aggiunta della seconda edizione di Del terrorismo, di alcuni imbecilli e di altre cose

Pensiero e azione – 4
2013, 1a rist., rilegato in tela, pagine 480
euro 15,00

Gianfranco Bertoli ammazza quattro persone e ne ferisce molte altre davanti alla questura di Milano nell’anniversario dell’uccisione del commissario Luigi Calabresi. La sua intenzione era quella di gettare una bomba nell’atrio della questura in occasione della inaugurazione da parte di Mariano Rumor di un busto al “Commissario finestra”. Io non ho conosciuto Bertoli di persona, non ho avuto con lui che uno sporadico scambio epistolare quando mi trovavo nel carcere di Bergamo, ben presto chiuso perché malgrado la sua disponibilità, in fondo, avevamo all’epoca poche cose da dirci. Poi le lettere, le sue lettere. A volte un profluvio, tanto da riempire la pagine fino all’ultimo, senza lasciare neanche un piccolo spazio, a volte più lontane una dall’altra, per diventare alla fine svagate, quasi testimonianza della fine imminente. Non sono una lettura piacevole, né le sue lettere, né le mie. Ma non mi corre l’obbligo di dilettare i miei pochi lettori. La scrittura di Gianfranco è ridondante, ripetitiva, ricca di raddoppi aggettivali che rendono la lettura difficoltosa, ma sono la testimonianza diretta di un uomo che soffre, di un uomo debole che continua a soffrire. Ma non soffre per quelle morti, per quei dolori causati, né per l’obiettivo iniziale mancato, soffre per un altro motivo, ed è qui che me lo sono trovato vicino, fratello, al di là delle differenze caratteriali tra noi due.
Contenuto del volume
Prefazione – Introduzione – Carteggio 1998-2000 – Lettere di Bergamo (1989) – Appendice: Del terrorismo, di alcuni imbecilli e altre cose [1979]

Alfredo M. Bonanno
Nove studi su Hegel

Pensiero e azione – 3
2012, 1a rist., rilegato in tela, pagine 342
euro 15,00

Di fronte all’immane dimensione (e difficoltà) che presenta la filosofia di Hegel al lettore più o meno provveduto c’è da restare spauriti. Per un altro verso, devo qui confessare che sono rimasto spesso sbalordito di fronte alla capacità di lavoro di questo filosofo. La varietà degli interessi di ricerca, il materiale analitico approfondito e discusso criticamente, gli autori tenuti presente come conseguenza di letture fatte, in una parola il laboratorio di uno studioso degno di questo nome mi ha sempre impressionato negli altri e ho cercato, secondo le mie possibilità, di lavorare anch’io, con risultati che non so come valutare. È facile meravigliarsi del lavoro degli altri, mentre si tende a sottovalutare il proprio. Non sto qui esprimendo una perplessità sul valore di quello che ho prodotto dal punto di vista intellettuale, questo argomento mi è del tutto estraneo, ma solo come fatica e impegno, come mole delle ricerche, come ampiezza di riferimenti, come lettura e memorizzazione, come accumulo di notizie e capacità di selezione, ecc. E, in questa prospettiva, Hegel non è secondo a nessuno.
Il mio rifiuto del sistema, di ogni sistema filosofico, ma anche di ogni sistema di idee che pretenda vigilare e regolamentare la mia vita, non si è quindi appoggiato alla protesi della demonizzazione di ogni ricerca sistematica ma, al contrario, è entrato nelle più significative di queste ricerche uscendone di volta in volta fortificato invece che indebolito.
Hegel mi è stato spesso compagno di strada e non ha mai turbato i miei sogni di anarchico. Con buona pace di tanti censori in pectore.
Contenuto del volume
Nota introduttiva – Teoria dell’identità [1967] – La sintesi progressiva come crescita della coscienza [1971] – La fenomenologia di Hegel e quella di Husserl [1971] – Dialettica del pensato e dialettica del pensare [1975] – Attività della “Hegel-Gesellschaft” all’inizio degli anni Settanta [1965] – Inquietudini della vita [1971] – Intenzionalità progressiva [1971] – Gli studi hegeliani in Francia alla fine degli anni Sessanta [1969] – Metafisica [1971]

Alfredo M. Bonanno
Potere e contropotere Seconda edizione con l’aggiunta di sette studi preparatori

Pensiero e azione – 2
2012, 2a ediz. 1a rist., rilegato in tela, pagine 372
euro 15,00

Per certi aspetti Potere e contropotere, titolo infausto che non ebbe mai a incontrare fortuna presso i lettori, costituisce un avanzamento nei riguardi de La distruzione necessaria.
Pur restando prigioniera di alcune ottusità di fondo, che il lettore individuerà facilmente, l’analisi si sviluppa più ampia e determinata. La preoccupazione principale permane quella di fornire elementi organizzativi alla spinta rivoluzionaria e insurrezionale di base, spinta che negli anni immediatamente successivi al Sessantotto sembrava quasi stesse per arrivare alle sue conseguenze estreme.
Un altro elemento di riflessione è costituito dall’insieme dei dubbi avanzati in merito alla possibile costituzione immediata di una società libera, libera in modo definitivo, cioè di una società anarchica. In quegli anni ormai lontani non si faceva nessuna, o quasi, attenzione ai pericoli di un veloce recupero da parte della repressione. Insistendo negli accorgimenti di difesa e di recupero di una rivoluzione libertaria la si può inavvertitamente indirizzare verso una terribile reazione, magari sotto lo stesso nome di anarchia, e le esperienze spagnole qualcosa avrebbero dovuto insegnare agli organizzatori rivoluzionari di ieri e di oggi.
Contenuto del volume
Introduzioni – Potere e contropotere – Studi preparatori: 1. Il potere della fisica [1965]; 2. Ideologia e utopia [1970]; 3. Sfruttamento e lotta dei lavoratori; 4. Lavoro manuale e lavoro intellettuale [1975]; 5. Il sistema rappresentativo e l’ideale anarchico [1975]; 6. Saint-Simon e Marx [1970]; 7. Saggio su Proudhon [1970]; 8. Keynes e Galbraith

Alfredo M. Bonanno
La distruzione necessaria Seconda edizione con l'aggiunta di dodici studi preparatori

Pensiero e azione – 1
2012, 2a ediz. 1a rist., rilegato in tela, pagine 332
euro 15,00

Questo libro è stato scritto di getto nel febbraio 1968. Mille problemi urgevano dentro di me, avvolti nel bisogno di assolutezza che ingigantiva sempre di più. Proprio questo bisogno dettava i limiti del quadro interpretativo: uscire dalle regole, rompere con la sentenza uniformante che mi ospitava, dire questa rottura, dirla al più presto, a qualsiasi costo. Ogni esigenza è sempre un atto parziale, riflette e si nutre di quello che c’è in casa. L’armamentario giacobino è evidente in questo libro e il lettore deve tenerne conto. L’ideale anarchico è lontano ma non del tutto assente, emergerà più tardi. Mi muovo in quella direzione ma sono ancora portatore della misura rivoluzionaria appresa sui libri.
Segnare i punti di minore o maggiore distanza dall’anarchismo, dal mio anarchismo maturo, è opera inutile e fastidiosa. Il lettore può assolvere a questo compito, ma è pregato di non tenere conto dei risultati. Se quello che siamo è un universo assoluto, mai definibile con precisione, lo è come esigenza, come compito infinito mai completabile, implicito in ogni cosa che facciamo. Restare silenziosi come pesci in un acquario di fronte alle proprie arretratezze, ai conti da pagare con il passato, è vigliaccheria e stupidaggine. Se voglio diventare quello che sono è perché sono di già quello che diventerò. In caso contrario la partita è persa in partenza.
Ad assistere questa seconda edizione de La distruzione necessaria ho chiamato alcuni studi preparatori e collaterali in grado di fare vedere gli interessi più o meno dichiarati che completavano il quadro dei riferimenti.
Contenuto del volume
Introduzioni – La distruzione necessaria - Studi preparatori: 1. Storia: Ricerca di definizioni [1965]; 2. Il valore come delimitazione dell’esperienza [1965]; 3. Primo saggio su Machiavelli. L’uomo [1968]; 4. Secondo saggio su Machiavelli. Teoria della fortuna [1968]; 5. Terzo saggio su Machiavelli. Il metodo [1958]; 6. La realtà nel pensiero di Ortega y Gasset [1968]; 7. La storiografia moderna e il concetto di Medioevo [1969]; 8. La verità effettuale [1968]; 9. Fine e mezzi [1968]; 10. La teologia dei primi pensatori greci [1968]; 11. Analisi della normalità [1967]

Nemici di ogni frontiera La lotta contro il Cpt nel Salento

Opuscoli provvisori - 93
2019, pagine 192
euro 4,00

La scelta di focalizzare la nostra attenzione su quello che dodici anni fa era chiamato Centro di Permanenza Temporanea è stata dettata da una semplice considerazione: in quanto anarchici, ritenevamo – e riteniamo – intollerabile l’esistenza di luoghi di segregazione e di privazione della libertà di esseri viventi. Partendo da questo assunto fondamentale, abbiamo iniziato ad approfondire la questione dei flussi migratori e del loro contenimento, e abbiamo cercato di dotarci degli strumenti, teorici e pratici, per affrontarla, saccheggiando gli scritti degli accademici e discutendo i testi di approfondimento di altri compagni che, meglio di noi, avevano iniziato ad analizzare la questione. A ciò, abbiamo aggiunto determinazione e fantasia. Dalla iniziale contestazione a quello che definivamo lager, siamo giunti alla consapevolezza che esso non solo doveva, ma poteva essere chiuso, ed abbiamo cercato di percorrere le strade che potevano portarci a raggiungere questo risultato, che sono state molteplici. Molteplici, ma non contraddittorie, in quanto orientate da quelle convinzioni che servivano a illuminare il nostro cammino: l’autogestione della lotta, la conflittualità permanente e l’attacco diretto.

Alfredo M. Bonanno
Gli Ebrei e il male assoluto

Opuscoli provvisori – 92
2015, pagine 72
euro 4,00

Gli uomini sono tutti uguali, e se qualcuno è indicato come più uguale di altri, per legge, si tratta di una beffa atroce, di un indennizzo fasullo, di una prevaricazione basata sulla forza politica attuale e sulla falsa coscienza di antichi torti inflitti. Ciò vale per tutti, in ogni tempo e in ogni luogo. Chi ha stabilito, per legge, che sottrarre qualche centinaio di migliaia di morti, all’elenco, sterminato, delle vittime della shoah, è un reato, è un razzista.
Non è vero che razzisti sono solo i sostenitori imbecilli di una improbabile fanfaluca come la “razza ariana”, sono parimenti razzisti tutti coloro che si considerano superiori ad altri per la loro origine diversa. Se non ci sono “razze” umane ci sono diverse caratteristiche umane che, considerate superficialmente, come ad esempio il colore della pelle, indicano una differenza. Ho conosciuto neri razzisti, zingari razzisti, Ebrei razzisti e, nei loro ragionamenti, affioravano imbecillità non dissimili da quelle di un qualsiasi Alfred Rosenberg o Houston Stewart Chamberlain.

Ernest Cœurderoy
Vita e morte di un bracconiere

Opuscoli provvisori – 91
2015, pagine 76
euro 4,00

Se mi impedisci di vivere, e di vivere come io decido di vivere, io ti impedisco di vivere, ti tolgo la vita. Non è un bel ragionamento, non va preso come modello, ma regge. Come ragionamento regge, e io sono pronto a sottoscriverlo. Certo, se soppeso le conseguenze del mio gesto mettendo sull’altro lato della bilancia soltanto la giustizia violata, la vera giustizia, non la pagliacciata dei tribunali, potrei restare un poco col braccio incerto, alzato a metà e trattenere il dito sul grilletto. Fermarmi e riflettere, accettare la supponenza onnicomprensiva della legge che mi impedisce ciò che per me è un diritto e per lei un reato, e tornarmene, coda fra le gambe, accettando la carità di un lavoro fissato dalle regole della convivenza civile.
E la dignità offesa? La mia dignità? Che cosa ne ho fatto?

Raoul Vaneigem
Terrorismo o rivoluzione

Opuscoli provvisori – 90
2015, pagine 62
euro 4,00

Molto di quello che qui viene recitato con grazia e (non poca) presunzione da Vaneigem è praticamente andato in fumo. Perché allora non assecondare il corso delle vicende umane e mandare anche questo breve testo verso il suo destino? Per due buoni motivi.
Primo, perché rappresenta una testimonianza d’epoca, un attestato delle illusioni di un tempo, le quali, una volta scomparse, si sono portate con sé anche le disponibilità coraggiose, gli impegni (engagements) al di là di ogni limite, l’odore del sangue e perfino le lacrime di pietà. Non so se l’asciuttezza paranoica, quindi bipolare, di ciò che è rimasto sia qualcosa da stringere nelle mani, un tesoro di cui far conto.
Secondo, perché alcune chiarezze, in questo testo presenti, sia pure confinanti con banalità stantie spesso considerate con eccessiva benevolenza, sono perle di consapevolezza oggi introvabili. Se ne potrebbe fare una piccola elencazione che evitiamo a beneficio del lettore.
Suggeriamo la lettura di questo testo cercando di evitare le contaminazioni storiche. Mettiamo, come se fosse possibile decifrarlo senza tenere conto dell’Internazionale situazionista e dei debiti contratti con Debord. Nel caso in cui, nel corso della lettura, ci si accorgesse dell’impossibilità di mantenere fede a questo impegno preventivo, suggeriamo di buttare via il libro.

Michèle Duval
I seguaci dell’amianto

Opuscoli provvisori – 89
2015, 2a ediz., pagine 80
euro 4,00

Il massacro è adesso visibile a livello mondiale. Sono perfino arrivate le condanne giudiziarie, per quel che valgono. I morti di cancro si contano a migliaia e i malati in procinto di morire sono altrettanti.
Non è tanto l’ottusità e la limitatezza degli scienziati che colpiscono – queste si conoscevano da sempre – quanto il cinismo dello sfruttamento senza limiti e senza pudore.
Si pensava scomparso per sempre il massacro dei bambini e delle donne nelle fabbriche dell’Ottocento, e invece continua. Non sono soltanto gli operai buttati al macello ma anche le loro famiglie, comunità intere corrono il rischio di morire per il guadagno tradizionale del 3%, senza pietà, fino all’ultimo uomo. In una società che innalza il pavese della democrazia e del perbenismo, persistono sacche di pirateria all’interno del meccanismo di sfruttamento. La responsabilità di questi estremismi non è soltanto della smania di guadagno di qualche esoso capitalista, ma è dell’intero sistema che rende possibile l’ipocrisia e l’imbroglio di qui il testo che presentiamo è un considerevole esempio. Basta pensare che è stato pubblicato per la prima volta nel 1977.

Alfredo M. Bonanno
Il messaggio nella bottiglia

Opuscoli provvisori – 88
2015, pagine 160
euro 4,00

Solo il silenzio
Perché non più parole? Perché a un certo punto la lotta per il possesso delle parole risulta insoddisfacente, i rituali che l’accompagnano scadono di fascino, non hanno più spinta, non mi fanno innamorare, mentre l’ignoto diventa noto scopro che la trama è sempre la stessa. E scopro anche una mancanza, l’impossibilità della connessione perfetta, della completezza. Posseggo conoscenze e tecniche, ma ho un me stesso dimidiato dalle stesse procedure di specificazione. Ho nostalgia di qualcosa che non c’è nella conoscenza e che non ha caratteristiche lessicali. Questa inquietudine fa venire avanti la paura del tremendo, di ciò che non posso afferrare e che mi sfugge malgrado la mia caccia sia sempre più serrata, qualcosa che mi indica come non è nella quantità quello che cerco e quindi vengo gettato in uno spaesamento che corre il rischio di elevarsi a delirio. Mi interrogo su questa potenza dell’assenza e non ho risposte. Silenzio. La quantità non rivela che le sue origini interne, le sue interne relazioni con il molteplice, ma della qualità non ho notizia. C’è stato un orientamento percettivo, ma dove è andata a finire?
Solo il silenzio.

Michail Bakunin
Il principio dello Stato

Opuscoli provvisori – 87
2015, pagine 64
euro 4,00

Sulla tradizione di Proudhon, per altro non ben conosciuto, Bakunin persegue l’analisi di collegare l’origine e lo sviluppo dello Stato sull’idea di Dio. In questo frammento manoscritto la tesi è sviluppata in modo stringato e convincete, più del famoso Dio e lo Stato. In ogni caso, i due testi si integrando reciprocamente.
La conclusione è presto detta: non è possibile una lotta contro lo Stato senza l’assistenza attiva di una lotta contro la religione e, per converso, una lotta platonicamente diretta a “dimostrare” la non esistenza di Dio diventa inconsistente senza una parallela sovversione sociale avente, quest’ultima, lo scopo immediato di distruggere il nemico.
Che i sedentari mangiapreti continuino in pace la loro digestione.

Charles Fourier
Critica del catechismo laico

Opuscoli provvisori – 86
2015, pagine 54
euro 4,00

La Rivoluzione francese, “grande”, per dirla con Kropotkin, è stata una svolta decisiva nella storia dell’uomo ma, nello stesso tempo, è stata l’occasione per sigillare il dominio in modo nuovo, aprendo tutti gli sviluppi moderni della sua realizzazione.
Ci siamo entusiasmati leggendo i grandi avvenimenti di quell’epopea, ma le critiche sono sempre arrivate con ritardo.
Charles Fourier è, in queste pagine, come in tante altre della sua vastissima opera, un critico pungente e radicale, anche per noi, a distanza di tanto tempo. Non sono forse in circolazione anche oggi alcune delle idiozie affermate con tanta prosopopea nel lavoro di Saint-Lambert? A quando la definitiva distruzione del mostro statale?

Alfredo M. Bonanno
L’Inquisizione spagnola e gli Ebrei

Opuscoli provvisori – 85
2015, pagine 78
euro 4,00

In tempi perbenisti, tipici del gesuitismo francescano (non si tratta di un bisticcio di parole), è bene rileggere alcuni accadimenti del passato, più o meno antico. Che la vergogna e l’obbrobrio non si cancelli tanto facilmente, con un colpo di spugna e qualche parola caritatevole. L’attuale papa Francesco è un continuatore dei massacratori del passato, non dimentichiamolo. Nessuna illusione.

Ernest Cœurderoy
La corrida

Opuscoli provvisori – 84
2015, pagine 80
euro 4,00

Queste bellissime pagine di Coeurderoy non sono un contributo “animalista”, sarebbe riduttivo leggerle in quest’ottica. Sono un commovente e grandioso appello contro l’indegnità dell’uomo, contro le sue atrocità, contro le sue miserie, contro il piacere abietto che prova nell’infliggere dolori e sofferenze.
Togliere dal luogo dove stavano, I giorni dell’esilio, è stata forse una forzatura editoriale, ma non ce ne rammarichiamo.

Johann Most
La peste religiosa

Opuscoli provvisori – 83
2015, 2a ediz., pagine 80
euro 4,00

Dominio e religione sono legati insieme, quando cadranno faranno un tonfo comune, non è possibile ipotizzare una lotta contro la religione senza una contemporanea, e particolarmente efficace, lotta contro il potere così come storicamente si è coagulato nello Stato.
Se in Spagna, l’insurrezione del 1936 bruciava le chiese non era soltanto perché molti preti combattevano a fianco dei franchisti o svolgevano il compito di delatori, ma anche perché la coscienza rivoluzionaria anarchica non poteva – né doveva – distinguere tra Chiesa e potere. Il sentimento religioso, individuale e personale, la fede o la credenza, la paura e tutti i sentimenti che le fanno da corredo, sono altro, e questi vanno rispettati, ma l’istituzione Chiesa e l’esercito spietato che la personifica e la fa agire, sono un’altra cosa.

Alfredo M. Bonanno
Dio e lo Stato nel pensiero di Proudhon

Opuscoli provvisori – 82
2015, 2a ediz., pagine 90
euro 4,00

Una delle migliori analisi del rapporto tra la religione e lo Stato. Proudhon non è un filosofo scolastico, comincia a lavorare come operaio affrontando la lotta per superare la miseria. Spesso, chi ha fatto questa esperienza sgradevole e angosciante diventa un feroce repressore o un millantatore reazionario, qualcosa a metà tra un riformista e un sognatore di utopie. Non è il suo caso. Marx aveva visto giusto, cercando di frenare, con i soliti mezzi – la calunnia e l’imbroglio – la dirompente efficacia delle Contraddizioni economiche. Lo spirito giornalistico (pungente ma superficiale) che il sofista hegeliano utilizzò, da par suo, è tutto nel sottotitolo del grandioso libro di Proudhon (Filosofia della miseria), capovolto in Miseria della filosofia.
Veramente stupefacenti le note critiche che stende Proudhon in margine alla sua copia del libro di Marx. Stupefacenti ed esilaranti.

Michail Bakunin
La Comune e lo Stato

Opuscoli provvisori – 81
2015, pagine 80
euro 4,00

Bakunin spiega in modo magistrale l’esperienza della Comune di Parigi mentre gli accadimenti sono sotto gli occhi di tutti.
In queste tre conferenze l’accento è posto sulle radici economiche e sociali che determinarono la guerra franco-prussiana e sulle possibilità rivoluzionarie di un popolo che prende in mano le proprie sorti nel momento in cui tutti i traditori sono tutti smascherati.
Tornare a riflettere su quei pochi mesi rivoluzionari e, particolarmente, su quegli ultimi giorni in cui la Senna si colorò di rosso, è sempre un momento di grande commozione ma anche di grande importanza. Guai a farsi illusioni sulla brava gente che ci sta di fronte. Non si faranno nessuna remora morale nel momento in cui vedranno davanti ai loro occhi spaventati sorgere lo spettro della resa dei conti.
Su questo non bisogna avere dubbi.

Manifesto dei Sedici Critiche di Malatesta, Galleani, Borghi e di alcuni anarchici russi

Opuscoli provvisori – 80
2015, pagine 128
euro 4,00

Il Manifesto chiamato “dei Sedici”, dal numero (errato) dei firmatari, costituisce un cedimento clamoroso di fronte alla linea primaria e insostituibile degli anarchici, di ogni anarchico, contro la guerra. Su questo sono tutti concordi, non ci sono anarchici, oggi come ieri, che trovano giustificazioni alla sua stesura. E allora? Come mai uomini del calibro di Grave, Cornelissen, Malato e Kropotkin, per limitarsi ai compagni più conosciuti, lo stesero e lo firmarono? La risposta non può essere che una sola: fu un abbaglio, ma un abbaglio consequenziale.
Un abbaglio, perché credere di partecipare a una guerra “dalla parte giusta” non è possibile, non esistendo guerre giuste. Consequenziale, perché derivante logicamente dall’ipotesi quantitativa fondata sulla logica dell’aggiunta o, come l’abbiamo definita, dell’“a poco a poco”. Il determinismo, in salsa marxista o positivista, risulta sempre indigesto.

Alfredo M. Bonanno
Di quale natura parliamo?

Opuscoli provvisori – 79
2015, pagine 64
euro 4,00

Ogni lotta di settore, condotta dagli anarchici, è destinata a essere recuperata se non riesce a raccordarsi con il progetto complessivo di distruzione dello Stato.
La lotta per la difesa della natura è un esempio clamoroso, e si affianca alle altre lotte che si autoracchiudono nell’ambito di una qualificazione di comodo, che dà, sulle prime, l’impressione, ma solo l’impressione, di essere più comprensibile e più generalizzabile, senza chiedere quell’impegno totale che lo scontro rivoluzionario minaccia di imporre impietosamente.
E, se invece provassimo a ribaltare il problema? Se provassimo a inserire la specificità di un intervento di lotta – poniamo contro lo sfruttamento animale – non nell’ottica limitata del vegetarismo o della lotta di liberazione animale, ma nell’ampio raggio di uno scontro distruttivo rivoluzionario? Se portassimo all’interno della lotta circoscritta la proposta e la metodologia distruttiva di attacco contro il nemico, per primo lo Stato?
Non solo saremmo più efficaci, ma vedremmo subito scomparire tutti quei fantasmi che ci accostano nel corso dello scontro, i quali sono d’accordo con noi, anarchici, solo per l’esiguità e la parzialità della nostra lotta, mentre non accetterebbero la proposta di uno scontro generalizzato, appunto di uno scontro anarchico.

Michail Bakunin
Dove andare, cosa fare?

Opuscoli provvisori – 78
2015, pagine 62
euro 4,00

Mettere la scienza al servizio della rivoluzione. Concetto tipicamente bakuninista. Non che, di per sé, sia errato, tutt’altro, è che suona troppo deterministico. La scienza del suo tempo? Forse, che nemmeno di quella ci si poteva fidare. Bastare pensare alle imbarcate che quei vecchi rivoluzionari presero per la statistica. Oggi meno che mai.
L’economia? Ma che scienza è mai? Non la si può definire in questo modo nemmeno con i paraocchi in dotazione ai pazienti asinelli soggiogati al carro. Eppure ci sono tanti compagni che pensano, non voglio qui fare velo alle mie personali responsabilità, di poterne sviscerare i misteri. Possiamo discutere per anni, quanto volete, sul modo di fare funzionare in modo autogestito una fabbrica senza avanzare di un millimetro sulla strada della rivoluzione. Più o meno come il problema di autogestire una barricata o uno scontro di piazza contro la polizia. Molte cose si possono fare, alcune attengono alle sottigliezze tecniche della guerriglia, ma non è questo il punto. La rivoluzione è altra cosa.
Con tutto ciò, nello scritto di Bakunin, che proponiamo alla riflessione (non alla semplice lettura) dei compagni, non ci sono solo l’entusiasmo e l’ingenuità, c’è anche un fondamento diverso, c’è la necessità della conoscenza, c’è la sollecitazione alla ricerca dei mezzi per approfondire la realtà e quindi rendere possibile, e più incisiva, l’azione. Ecco la chiave di lettura idonea per queste pagine.
 
 

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