Alfredo M. Bonanno
L’ateismo di Paul-Henry Thiry d’Holbach Seconda edizione riveduta e corretta con l’aggiunta di due saggi bibliografici

Pensiero e azione – 11
2009, 2a ediz., rilegato in tela, pagine 332
euro 15,00

Il Sistema della natura è una grande opera filosofica. Per quanto si possano individuare, e condividere, i suoi limiti, resta lo stesso un punto di riferimento nella storia dell’avventura umana contro Dio.
Oggi, per molti aspetti, non è accettabile, ma il coraggio va sempre tenuto da conto, va ammirato e ciò in particolar modo quando entra a far parte del pensiero, come faccenda viva, e non si affida soltanto a un rumore di parole più o meno reboanti. E di coraggio Holbach e compagni ne dovevano avere da vendere. Pochissimi anni erano passati dai roghi cattolici e riformati, dalle torture e dagli squartamenti, da Damiens al cavaliere De la Barre. Quest’ultimo, appena quattro anni prima [1766] della pubblicazione dell’opera di Holbach, era stato giustiziato per non essersi inginocchiato per strada davanti al passaggio del santissimo sacramento.
L’argomento centrale di cui si occupa Holbach è la materia. L’ateismo ne è un corollario.
La creazione di una vera architettura scientifica è frutto della parola che costruisce e produce dicendo, ed è quanto più possibile inserita nelle costrizioni di una preordinata corrispondenza. Inarrestabilmente lavoro per smembrare la volontà e i suoi meccanismi di controllo. Lotto da decenni contro il pregiudizio che ha incensato per secoli questo infausto feticcio portatore di un’aggressività falsa diretta al possesso e alla produzione costruttiva. L’insignificanza di questi risultati è continuamente riconfermata con la forza del controllo e della repressione, con la riduzione del senso a mancanza di significanza e di libertà. Insisto su tutto ciò perché è un meccanismo che mi continua a catturare e che alimenta l’inquietudine che mi tiene desto. Pure essendo un meccanismo arido e unidimensionale, è dotato di molti aspetti e di molte e continue modificazioni. La libertà di cui fruisce la parola non è la libertà assoluta, questo lo so, ma non è neanche una delle libertà concesse nella modificazione produttiva, orribilmente deturpate dai limiti e dalle regole imposti dall’utilità dello scopo da raggiungere.
Questa potenza della parola contrassegna le sue condizioni di portanza nelle varie evoluzioni della vicenda nominativa, dove prende l’aspetto determinato del dire molte volte differente e molte volte ripreso e ricondotto al punto di partenza, movimento circolare che dà l’impronta fondamentale a tutta la vicenda della parola e che consente una continua perdita e un parimenti continuo ritrovamento del cosiddetto filo del discorso.
Contenuto del volume
Introduzione – L’ateismo di Paul-Henry Thiry d’Holbach – Il vero senso del Sistema della natura – Saggio di bibliografia generale su Paul-Henry Thiry d’Holbach – Saggio bibliografico delle opere di Paul-Henry Thiry d’Holbach

Alfredo M. Bonanno
Solchi

Pensiero e azione – 12
2009, rilegato in tela, pagine 330
euro 15,00

Entrare nell’attimo non è facile, bisogna strumentarsi in maniera adeguata, rendere sottili i propri strumenti, duttili e spregiudicati. Nella prospettiva tracciata a grandi linee, le cause antagoniste sono remote e quindi possono essere trattate con sufficienza. Nella parcellizzazione del dettaglio il nemico si accosta e si fa più vicino, perfino più minaccioso.
Questo libro conduce all’interno del mio laboratorio, mettendo a nudo i metodi di riflessione che applico al suo interno, come pure la pericolosità della concretezza in cui questi metodi trovano applicazione. Meglio che altrove, in questi appunti spaesati e spaesanti, si può cogliere il senso di responsabilità che ognuno porta con sé di fronte alla impietosa presenza di ogni forma di oppressione e di ignoranza.
La produzione produce l’oggetto e la sua oggettualizzazione, cioè la sua caratterizzazione giuridica, il possesso. La vita non accetta queste condizioni, non può essere spiegata soltanto con cause meccaniche o fisiche. Il causalismo penalizza tutta la forza della vita, riducendola a una equazione in bilico tra meraviglia e fatalità. Nella vita qualche volta c’è un senso di fine del mondo, nella mia vita c’è. La mia morte produce la fine del mondo, almeno la fine del mondo da me creato, che poi è l’intero mondo possibile. C’è anche un senso di disperazione infinita, disperazione pura che nessuna conquista modificativa potrà appagare. Il naufragio in cui sono incappato venendo al mondo, il terreno su cui sono stato sbattuto, i frammenti che sono riuscito a mettere insieme, tutte queste estraneità sono riuscito, a fatica, a farmele diventare familiari, fino a poterle chiamare la mia vita, ma io so che la mia vita è altrove, in un altrove dove il territorio della cosa lascia la sua traccia, e dove mi sono spinto tanto oltre quanto potevano le mie forze, senza riuscire ad andare al di là delle tenebrose zone del vuoto, i confini dell’uno che è.
La vita è là che ha trovato origine, il destino può confermarlo. Sono stato originato dall’oscurità e nell’oscurità, ed è la notte che scolpisce ancora i miei ricordi, le forme modulate dei miei pensieri che riescono a risalire anche al di là del momento occasionale della nascita. Intuisco la mia vita come condizione ridotta, formalizzata, e come frattura violenta, la mia vita nell’azione, mi vedo agitarmi in me stesso e andare avanti come se fossi certo di come agire. Ma nell’azione non c’è certezza, c’è la verità che non è seguire una regola, quindi non avere dubbi, ma è essere la verità, avere tutti i dubbi e tutte le certezze, e altro ancora, l’amore al grado più alto, la tensione e la profondità che l’intelletto non potrà mai governare per quanti tentativi possa fare nella rammemorazione con la bocca piena di stoppa.
Venire fuori dalla parola è scandalo, venire fuori tentando di salvare quello che le parole nascondono per custodirlo. Non ho avuto un mandato, non so perché uso questo mezzo, potrei restarmene muto a guardare per anni il muro della mia piccola cella. Ogni tanto qualcuno dei forzati scuoterebbe le proprie catene per vedere se è ancora vivo.
La mia vita ha un senso soltanto se glielo presto io. Ma dove reperirlo? Non il senso della mancanza di senso, di tutto questo senso che viene continuamente palleggiato a destra e a sinistra, venduto nei supermercati e spacciato all’angolo di ogni vicolo buio. La qualità bussa alle porta.
In tutti i casi non si accede alla qualità senza coinvolgimento, e questo può anche essere precluso a chi si autocensura sentendosi un prescelto dal destino. In questo passaggio è richiesto uno sforzo di ulteriore concentrazione solitaria. Tutto può essere facilmente bloccato dalla paura o dal disgusto. Tutto sembrava pronto per la partenza verso la cosa e invece mi risveglio nel mio barcollante rifugio.

Alfredo M. Bonanno
Saggi sull’ateismo Seconda edizione riveduta e corretta con l’aggiunta di Husserl e l’ateismo e di Nietzsche e l’ateismo: analisi dei Frammenti

Pensiero e azione – 13
2009, 2a ediz., rilegato in tela, pagine 336
euro 15,00

Dopo quasi quarant’anni preparo la seconda edizione di questi Saggi. Fatica per me considerevole, prendendo contropelo qualsiasi rilettura o riaggiustamento dei miei scritti.
Ripercorrere le varie tappe della mia maturazione filosofica non è il caso, mentre appare indispensabile riaffermare in maniera chiara e senza equivoci il mio essere ateo, contrario a qualsiasi idea di Dio, sia pure camuffata sotto l’aspetto accattivante della verità, della bellezza, dell’uguaglianza o della libertà. Se la qualità, in cui tutte queste idee si riassumono, mi può essere fornita, o comunque garantita, da un qualsiasi Dio, preferisco permanere nella soffocante condizione del produrre quantitativo, preferisco la schiavitù. Se devo essere schiavo, meglio fino in fondo, senza che dall’alto di un cielo corrusco mi si dia una sorta di liberazione che mi farebbe da schiavo alla catena schiavo da cortile.
In questi ultimi quarant’anni ho scoperto che anche la scienza, l’ideale dell’esattezza e della corrispondenza misurabile, il funzionamento perfetto della ragione, appartenevano a un empireo divino, a un olimpo dove gli aspetti della certezza e del controllo giocavano vari ruoli, tutti al servizio di un unico Dio centrale, il dominio su tutti gli uomini. Insomma, non solo il teismo era il contraltare dell’ateismo, ma anche la tanto decantata scienza, sulla quale anche io, come tutti i miei coetanei, avevamo, alla fine degli anni Cinquanta, affidato le nostre giovani speranze. Non si poteva pertanto accettare una corrispondenza tra ateismo e materialismo scientifico o dialettico, le formulazioni sono soltanto apparentemente diverse. La lotta contro Dio doveva condursi anche contro il dominio della scienza, madre cieca e matrigna della tecnologia.
Una laicizzazione del pensiero religioso è solo una parte del compito dell’ateismo, l’altra è costituita da una critica del naturalismo o del realismo, di quello che in filosofia, sotto aspetti diversi, si pretende differente dall’idealismo o dallo spiritualismo, mentre, sotto sotto, ripropone il medesimo modello di dominio. Ecco diventare, dopo lunga riflessione, centrale, nel mio pensiero, non solo la critica della religione, ma la critica della scienza. Ecco l’importanza degli studi sulla teoria fisica dell’indeterminazione e sui limiti epistemologici del neopositivismo.
Devo qui ricordare che in particolare il neopositivismo, insieme agli studi di matematica e di economia, erano stati, in anni verdi, per me gli strumenti per scassinare la cassaforte esistenzialista dove avevo racchiuso non solo il mio pensiero ma anche il mio cuore, paurosi entrambi di non riuscire a fare a meno dell’affascinante e continua lettura del filosofo dello storicismo assoluto, Benedetto Croce.
Penso che essere ateo oggi non può che costituire un punto di partenza per considerare la vita diversamente, la propria vita, non un vago e fumoso vitalismo foriero di tristi conclusioni. Sono senza dubbio io che creo il mondo e non viceversa. Il fatto che dopo di me, dopo la mia morte, il mondo continuerà a essere il mondo, non è un fatto che deriva dal mio fare, mi è estraneo, per me è una pura illazione dell’esperienza che ho della morte degli altri, ma questa morte non è la mia morte, della mia morte non ho esperienza.
La conoscenza, anche quella scientifica, è mia se me ne impadronisco e l’archivio nel mio possesso, ma l’accumulo è l’insieme della conoscenza di tutti, quindi anche della realtà nel suo insieme, un flusso totale di cui però non ho che la mia cognizione, di cui posseggo solo il mio modo di organizzare l’accumulo tutte le volte che mi metto in relazione con esso. Questo può affascinare per un certo tempo, poi comincia a puzzare come un ospite indesiderato.
Contenuto del volume
Introduzioni – Verso un ateismo costruttivo – Educazione all’ateismo – Antropologismo e teismo – Le due strade di lotta alla religione – Ateismo metodologico e ateismo umanistico – L’ateismo non è una fede – Rifiuto, spiegazione e assenza di Dio – Ateismo e teismo – La creazione di Dio – Ancora su ateismo e teismo – Il superamento del terrore nel primitivo – Ateismo e anarchia – Il problema della “copertura” – La religione nell’URSS – Attualità dell’ateismo – Ateismo: il più grave fenomeno del nostro tempo – L’ateismo di Bruno Bauer – L’ateismo di Michail Bakunin – L’ateismo di Albert Camus – L’ateismo di Bertrand Russell – I motivi della critica alla religione – La mia ricerca ateista – Il problema religioso nel mondo moderno – Ateismo e lotta di classe – La nostalgia di Dio – L’ateismo tra Nietzsche e Freud – Edmund Husserl e l’ateismo – L’uno che è e l’ateismo – Nietzsche e l’ateismo: analisi dei Frammenti.

Alfredo M. Bonanno
A mano armata Seconda edizione riveduta, corretta e aumentata

Pensiero e azione – 14
2009, 2a ediz., rilegato in tela, pagine 326
euro 15,00

Questo libro, in modo particolare adesso, nella sua veste definitiva (seconda edizione), è un riflesso della mia vita, almeno di una parte consistente della mia vita.
Ma più la conoscenza è forte e più la sua messa in svuotamento dà frutto di leggerezza e di gioia.
Questo processo è architettonicamente dispiegato nei confronti dell’assenza come anticipazione di quello che la parola è chiamata a dire. In qualunque modo si giri attorno a questo problema la parola qui non difende i poteri della volontà, non segue un tragitto prefissato da quest’ultima, ma ha la propria anticipazione, la propria impronta nell’assenza, cioè nel di già accaduto.
Il dire non è in grado di afferrare l’assenza come se fosse una presenza, sottoponendola a regole, è però in grado di interiorizzarla come anticipazione di se stesso. Nel sentirmi lieve e nel silenzio che ora subentra in tutte le mie fibre, non vedo più questo mondo concepito come una prigione, anche se in prigione ci sono davvero.
La vita si esprime anche nel silenzio e nello svuotamento del pensiero dei mille affanni dell’accumulo, conquiste e difese. Questa vita è così preposta alla parola. La leggerezza della vita è pari alla sua drammaticità, non ci sono livelli separati da vivere successivamente uno all’altro. Quando è il conoscere che si realizza, la vita si rattrappisce, impoverendosi, nella saggezza rinvigorisce, viene fuori allo scoperto. Tutte queste affermazioni suonano molto schematiche, la conoscenza è vista oggi in modo critico, cioè più alleggerito, ma non è di questo che sto parlando.
L’azione che prende corpo da questa possibilità inesauribile è al di là di ogni possibile esperienza da trasferire, riassume in sé qualcosa che nella quantità non c’è e che io conosco per esperienza non provata se non per quella esperienza diversa che intravedo nella rammemorazione, ma che colgo sempre come quantità sconfitta e non come accumulazione programmata.
L’azione tocca la qualità e produce trasformazione, ma non è essa stessa libera, può solo farmi fare esperienza della qualità, quindi anche della libertà, ma solo fino al punto cruciale della domanda che non accetta risposte, la domanda, tutto qui? Non posso insistere all’infinito se non c’è una risposta oggettiva, direi quasi generalizzata, un interrogare ansioso dei tempi non basa, può darsi che la risposta sia sempre assente, una persistente neghittosità.
Il pozzo dei miei eccessi, la religione remota e inutile dei desideri ottenuti perché distolti dal loro alveo che li rendeva poveri conati possessivi, l’acredine rossa che tutto annebbia e che si chiude con me dentro, appallottolandosi come un enorme foglio di carta.
La pietà può aspettare, nella tempesta dove navigo non l’ho imbarcata a bordo, l’ho dimenticata. Vedo nel cielo nero nuvole frettolose ancora più nere.
Contenuto del volume
Introduzione alla seconda edizione – Introduzione alla prima edizione – Clément Duval – José Lluis Facerias – L’amore e la morte – Morire innocenti fa più rabbia – L’ombra del giustiziere – Il delinquente – Il rifiuto delle armi – La frattura morale – Il fantasma di Ravachol – Nessun sonno tranquillo – Alexandre Marius Jacob – Albert Libertad – Sante Pollastro – Un fantasma in galleria – Una mummia aggressiva – Francisco Sabate – Severino Di Giovanni – Per favore, restiamo coi piedi per terra! – Nestor Mackno – La bestia inafferrabile – Come un ladro nella notte – Renzo Novatore – Io so chi ha ucciso il commissario Luigi Calabresi – La tensione anarchica

Alfredo M. Bonanno
Machiavelli filosofo Con aggiunte le Annotazioni di Άμφισσα

Pensiero e azione – 15
2013, rilegato in tela, pagine 352
euro 15,00

Machiavelli è un uomo duro e, nello stesso tempo, un uomo eccessivo. Si tratta di un autore diverso che è riuscito a parlare al mio cuore oltre che alla mia mente. Quello che me lo rende simpatico è presto detto: la visione critica della vita, la riduzione della religione a strumento di dominio, l’eccesso vitale che lo sostenne per tutta la vita. La seconda parte del volume descrive l’ambiente culturale tra Quattrocento e Cinquecento in Italia. Si tratta di uno scritto che a suo tempo scrissi per un mio carissimo amico, oggi morto, che lo pubblicò come credette opportuno. Qui lo ripristino nella sua stesura originaria.
Contenuto del volume
Nota introduttiva – Introduzione – Machiavelli filosofo – L’ambiente culturale tra Quattrocento e Cinquecento in Italia – Annotazioni di Amfissa

Alfredo M. Bonanno
L’Inquisizione. La tortura in nome di Dio

Pensiero e azione – 16
2013, rilegato in tela, pagine 440
euro 15,00

Niente riesce a esacerbare gli animi più dello studio delle nefandezze commesse dalla Chiesa cattolica e da quella riformata, in particolare con le rispettive Inquisizioni. Questo libro si occupa quasi esclusivamente degli orrori della prima ma la seconda non merita affatto un posto meno importante, si tratta solo di una documentazione non approfondita da me per motivi meramente occasionali. Eppure la tesi qui contenuta parte dal presupposto che l’Inquisizione costituisce una razionalizzazione nei riguardi dei procedimenti precedenti di persecuzione degli eretici, basati sull’ordalia, sul giudizio di Dio. Ma un progresso nell’orrore, una regolamentazione dell’orrore, non per questo non colpisce il nostro senso morale. Fu essa una razionalizzazione e il permanere, codificato, di uno squilibrio. Quella febbre che portava a denunciare, imprigionare, torturare per ventiquattro ore davanti a un notaio che redigeva un apposito verbale, esaminandola oggi, la scorgiamo ancora baluginare all’interno di noi stessi. Nel più profondo intimo della nostra coscienza immediata, così prigioniera del fare quotidiano, non abbiamo tutti paura ancora del diverso? La nostra reazione rabbiosa, scontrandosi con un comportamento diverso dal nostro, non ha spesso una risposta eccessiva, certo educatamente eccessiva, comunque tale da indicare l’esistenza di una possibile collisione? E poi, se la Chiesa ha disarmato i suoi carnefici, sostituendoli con occhiuti custodi dei credenti terrorizzati da un diavolo più astratto e da peccati più concreti, ha soltanto riverniciato la sua antica e malefica attitudine di benedire i crociati e i cannoni da qualsiasi parte essi si trovino. La violenza è un’istituzione della Chiesa allo stesso modo in cui è un’istituzione dello Stato perché è nell’uomo, essa è una maledizione connaturata al suo modo d’essere, non è un’eccezione. I Padri torturatori di qualche secolo fa avevano la sfacciataggine di consegnare all’esecuzione secolare il condannato e nell’atto relativo di condanna scrivevano “rilasciato”, se ne lavavano le mani. Come potevano difatti le mani di chi fa quotidianamente rivivere il dio del sacrifico della messa, macchiarsi di sangue? Il fatto è che nella violenza l’uomo non si allontana da se stesso entrando in un regno malefico per poi fare ritorno ravveduto e pentito, alla natura buona dell’originaria beatitudine. Egli permane nella violenza, è questo il suo regno, egli non va contro natura, la sua natura, squartando in quattro pezzi Damiens, colpevole di avere attentato alla vita di Luigi XV su istigazione dei gesuiti, teorici del tirannicidio, non è un mostro, ma non va al di là di se stesso, permane semplicemente quello che è. E le sue violenza raramente insorgono contro di lui per aggredire criticamente la sua coscienza, per rimproverarlo, per punirlo. Quando questo accade è solo per un conflitto intrinseco al concetto di libertà e un torturatore non sa nemmeno cos’è la libertà. Se qualcuno non gli taglia le radici un aguzzino può invecchiare tranquillamente convinto di essere nel giusto né più né meno del Cardinale Bellarmino.
Contenuto del volume
Introduzione – L’integralismo cattolico razionale – Contrasto di opinioni – Gli attacchi contro l’Inquisizione – “La leggenda del Grande Inquisitore” – L’eresia medievale: le sue motivazioni – I catari – La fine dei catari – L’Inquisizione in Italia – Delazione e tortura – L’Inquisizione spagnola – Perfezionamenti nella razionalizzazione – Contro le eresie della povertà – La fioritura dei trattati giuridici – Affabulatori vecchi e nuovi – L’interrogatorio – Torturatori vecchi e nuovi – Regole per l’applicazione della tortura – Ancora sulla tortura – La condanna a morte – La prigione – Pubblicità dell’Autodafé e pene subalterne – Confische, traffici e arricchimenti – Riesumazione, processo e condanna dei morti – Gli Ebrei e la “limpieza de sangre” – Il razzismo

Alfredo M. Bonanno
Charles Baudelaire. Studi sull’assurdo

Pensiero e azione – 17
2013, rilegato in tela, pagine 344
euro 15,00

Baudelaire è il genio della contraddizione. È forse il poeta francese che ho tradotto per primo, con tutte le conseguenze del caso. Continuo gioco degli equivoci nell’autore e nel traduttore, poi corretti dalle migliori traduzioni disponibili all’epoca. Ma non tutti quegli equivoci sarebbero dispiaciuti a Baudelaire che considerava il più grande pittore del romanticismo un illustratore di giornali di moda. Sbalordire per contraddire. Intrecciare a doppia tessitura l’essere e l’apparire, l’amore e la prostituzione, il ricatto e i prestiti non restituiti. In un momento in cui lottavo disperatamente per entrare in un ambiente chiuso e, in ultima analisi, ostile, non poteva, per me, esserci autore più vicino all’esistenzialismo, anche se nessuno in pratica ne proponeva la collocazione ufficiale. Ma, come ho detto, la cosa non mi preoccupava per niente. Qui non ci sono né Hegel né cristo – e nemmeno l’afflato positivo del povero Abbagnano – ci sono bordelli e prostitute, nere tisiche e cigni sul punto di morire asfissiati, vecchie che sognano gli alti splendori e ciechi che non sanno dove concluderanno la loro notte. Non c’è la natura, ma c’è l’uomo con la sua miseria, la povertà smunta e triste, la codardia che rinuncia a lottare, c’è insomma l’essere che vuole apparire quello che non è.
Contenuto del volume
Introduzione – Charles Baudelaire o della timidezza – Baudelaire e la sua fortuna in Italia – Il problema della traduzione – Ancora sulla fortuna di Baudelaire in Italia – La traduzione delle Fleurs du Mal in Italia – Genesi della poesia “L’uomo e il mare” nella vita di Baudelaire e nella cultura romantica – “L’Homme et la mer”. Analisi delle traduzioni. Problemi tecnici e problemi estetici – Delle tante vie senza uscita

Alfredo M. Bonanno
Michail Bakunin. Contro la storia

Pensiero e azione – 18/19
2013, 2 voll. rilegati in tela, pagine 696
euro 30,00

Al momento di pubblicare in volume tutti i miei scritti su Bakunin si pone il problema del mio modo di pensare la storia. Più volte, negli ultimi quarant’anni, ho preso qua e là questo problema cercando di chiarire perché non sono d’accordo col modo di lavorare degli storici, i quali, come i filosofi – e forse anche in modo più brutale – sono spesso semplici provveditori di materiali per la caverna dei massacri.
Il loro modo di porsi di fronte alle cosiddette fonti fa il paio con il modo di porsi dei filosofi di fronte all’esistenza e ai problemi relativi. A queste brave persone, storici e filosofi, basta la somiglianza di quello che dicono con quello che pensano sia la documentazione di quanto è accaduto o è stato pensato. Come se il passato fosse lì, davanti agli occhi dello storico – mettiamo da parte il filosofo di cui abbiamo detto a lungo altrove – come una fitta trama di corrispondenze, di somiglianze, analogie e simpatie. Non è ovviamente così.
Poiché questo è un libro dedicato a Bakunin non può essere considerato un libro di storia in senso stretto, e poiché non sono uno storico non può esserlo considerato in nessun modo e basta. Detto questo mi sono tolto un peso e vado avanti più leggero.
Bakunin è un rivoluzionario anarchico, la sua vita e i suoi scritti non sono separabili, sono un tutt’uno e si integrano a vicenda. Non ha quindi senso la distinzione che è stata fatta tra biografia e analisi delle sue teorie. Proprio queste distinzioni fanno vedere la povertà di tanti sforzi per non capire e non volere approfondire l’azione di quest’uomo.
Prima di tutto mi preme indicare alcune caratteristiche portanti della sua azione. La non scindibilità di vita e pensiero l’ho già accennata, la ricerca della qualità, il non avere paura della completezza, la generosa concezione del coraggio come coinvolgimento totale, la distruzione come fatto rivoluzionario, l’anarchia come rimessa in questione di qualsiasi ordine, l’eccesso, l’assenza di prudenza, il ricominciare sempre daccapo, l’oltrepassamento come accesso alla qualità, la svalutazione del mondo produttivo coatto e amministrato, e tante altre. Questi elementi cointeragiscono tra loro nel crogiolo incredibile e fantastico dell’azione rivoluzionaria di Bakunin e quindi forniscono delle vere segnature a ogni singola realizzazione che così si trova inserita in un contesto organico e significativo che però bisogna decifrare. E questa lettura non può essere fatta da uno storico, ma deve essere fatta da un rivoluzionario, da un uomo di parte.
Contenuto del primo volume
Introduzione – La polemica con Mazzini – Annotazioni – La Prima Internazionale in Italia e il conflitto con Marx – Annotazioni – La questione germano-slava. Il comunismo di Stato – Annotazioni
Contenuto del secondo volume
Stato e Anarchia – Annotazioni – Rapporti con Sergej Necaev – Annotazioni – Relazioni slave – Annotazioni – La guerra franco-prussiana e la rivoluzione sociale in Francia – Annotazioni – L’Impero knut-germanico e la Rivoluzione sociale – Annotazioni – Di Bakunin si muore – Annotazioni

Alfredo M. Bonanno
Cloro al clero Apologia dell’anticlericalismo

Pensiero e azione – 20
2013, rilegato in tela, pagine 336
euro 15,00

Lettore anticlericale, forse non troverai qui quello che cerchi, non avercela con me. Odio i preti come e quanto te, ma penso che il danno peggiore lo hanno fatto, e continuano a farlo, proprio in questo modo, fornendo giustificazioni morali e suggerendo scappatoie agli sfruttatori.
Con buona pace dei tanto simpatici mangiapreti di una volta.
Ecrasez l’infâme!
Contenuto del volume
Come se fosse una introduzione – Introduzione vera e propria – Limiti e giustificazioni dell’attività economica nel pensiero medievale – Caratteri essenziali del pensiero economico della Scolastica fino a Tommaso – Economia ed etica nell’antico cristianesimo – La liceità della ricchezza nel pensiero patristico – La speranza – La controriforma e le conseguenze sulla teoria politica e morale – Benvenuto Cellini e Girolamo Cardano – Jus Primae Noctis – Le casse rurali cattoliche nel catanese – Il problema dell’educazione nella Prima serie della “Civiltà cattolica” (1850-1852) – Gesù Cristo non è mai esistito – Una questione di rogo – Dio lo vuole – Quarta di copertina – I due Gesù – Stregoneria cristiana – La peste religiosa – Stregoneria – Il segno dei tempi – Soldati di Dio – Niente di nuovo a Ladispoli – L’uomo vestito di bianco – Abiti e idola – L’impudenza del soglio – Dio non esiste – Clericalismo e anticlericalismo – Della povertà – Il sentimento tragico della vita – Per un concetto dell’amore Pensieri di un matematico – Annotazioni di Amfissa

Alfredo M. Bonanno
Nicola Abbagnano Critica dell’esistenzialismo positivo

Pensiero e azione – 21
2013, rilegato in tela, pagine 352
euro 15,00

La freddezza ed il distacco della metodologia, in quel momento a me congeniale per una questione di mera ignoranza, si andavano sbriciolando con la lettura di poeti e letterati francesi e russi, tutt’altro che freddi o mimetizzati nella propria estraneità al mondo. Girando attorno al problema non potevo non lasciarmi attirare dall’esistenzialismo, anche se la versione di Abbagnano mi appariva, sia pure da lontano, una forma di eufemismo che sminuiva la portata della versione francese e tedesca. Non ero particolarmente attirato dalla novità, peraltro non del tutto nuova negli avanzati anni Cinquanta, né dalla modernità decadente di alcune ricerche che io stesso andavo facendo, mi affascinata il problema dell’essere in tutte le sue sfumature e sentivo dentro di me che nessuna delle tre direzioni correnti avrebbero potuto soddisfarmi, né Sartre né Heidegger né Abbagnano. Il nullismo del primo sembrava continuamente scusarsi delle proprie scelte estreme, l’analisi linguistica del secondo mi sembrava diretta a dimostrare propria la cancellazione dell’essere, la positività del terzo mi ricordava – a torto – Croce e questo per un ex crociano, non era una buona presentazione. I primi due erano ingegnosi, il secondo perfino affascinante nella sua capacità di sezionare il linguaggio e di farlo parlare, il terzo era un invecchiamento precoce, piano, senza scosse, una specie di sinecura pensionistica. Scelsi il terzo per il semplice motivi che non potevo scegliere gli altri due. Andare a Parigi mi sarebbe stato materialmente impossibile e frequentare Heidegger era andare contro due ostacoli, l’ostracismo di cui era oggetto per il suo passato nazista e la lingua. Andare a Torino era lo stesso una follia, ma almeno era una follia praticabile. E così comincia a leggere i tre libri canonici di Abbagnano: Introduzione all’esistenzialismo, Esistenzialismo positivo e Religione, filosofia, scienza, che costituiscono l’oggetto analitico del presente libro realizzato a distanza di più di cinquant’anni su appunti e note a margine redatti all’epoca. L’impatto fu ferocemente negativo, dico quello con i libri, quello successivo con la persona fu migliore. Gradevole e accattivante com’era, seppure sprovvista di quell’acume intellettivo che caratterizza gli uomini di genio. Ma andiamo con ordine. Non voglio usare gli stinti colori della mia attuale tavolozza per parlare dell’uomo, voglio chiudere i conti col filosofo, tutto qui. Il mio era un sole nascente, caldo e pieno di brividi, il suo era un sole calante, invecchiato male, desideroso di lasciare un segno da qualche parte nella filosofia. Io ero privo di scopi e di scrupoli, lui era pieno degli uni e degli altri, oltre che di molti aspetti ulteriori, che scopersi a poco a poco, non certamente simpatici. Odiavo le ricercatezze e le sfumature quanto lui le amava e vivevo scomodamente una condizione scolastica che mi ha dato sempre peso e fastidio. Non mi importavano molto le acquisizioni positive realizzate a rate, le promesse di retribuzioni future, le nevrosi delle attese di premi a venire,le confessioni di passioni che sapevo tiepide quanto le mie erano ardenti. Accumulavo in maniera errata – d’accordo – ma rifuggivo da fraudolenze cattedratiche o da ineffabili atteggiamenti ispirati. Non avevo idee fisse e non mi consideravo un aspirante filosofo. Non accettavo parole d’ordine e nemmeno unzioni o investiture più o meno a lunga scadenza. Ero oltranzista ed estremo e tenevo sempre in mano il guanto di sfida.
Contenuto del volume
Introduzione – Introduzione all’esistenzialismo – Esistenzialismo positivo – Esistenza e ragione problematica – Il valore come problema – Fede, filosofia, religione – Tempo e peccato – L’uomo e la scienza – Il problema filosofico della scienza – Il paradosso della tecnica – Breve conclusione