Nicola Abbagnano. Critica dell'esistenzialismo positivo

Alfredo M. Bonanno
Pensiero e azione - 21
2013, rilegato in tela, pagine 352
euro 15,00

La freddezza ed il distacco della metodologia, in quel momento a me congeniale per una questione di mera ignoranza, si andavano sbriciolando con la lettura di poeti e letterati francesi e russi, tutt’altro che freddi o mimetizzati nella propria estraneità al mondo. Girando attorno al problema non potevo non lasciarmi attirare dall’esistenzialismo, anche se la versione di Abbagnano mi appariva, sia pure da lontano, una forma di eufemismo che sminuiva la portata della versione francese e tedesca. Non ero particolarmente attirato dalla novità, peraltro non del tutto nuova negli avanzati anni Cinquanta, né dalla modernità decadente di alcune ricerche che io stesso andavo facendo, mi affascinata il problema dell’essere in tutte le sue sfumature e sentivo dentro di me che nessuna delle tre direzioni correnti avrebbero potuto soddisfarmi, né Sartre né Heidegger né Abbagnano. Il nullismo del primo sembrava continuamente scusarsi delle proprie scelte estreme, l’analisi linguistica del secondo mi sembrava diretta a dimostrare propria la cancellazione dell’essere, la positività del terzo mi ricordava – a torto – Croce e questo per un ex crociano, non era una buona presentazione. I primi due erano ingegnosi, il secondo perfino affascinante nella sua capacità di sezionare il linguaggio e di farlo parlare, il terzo era un invecchiamento precoce, piano, senza scosse, una specie di sinecura pensionistica. Scelsi il terzo per il semplice motivi che non potevo scegliere gli altri due. Andare a Parigi mi sarebbe stato materialmente impossibile e frequentare Heidegger era andare contro due ostacoli, l’ostracismo di cui era oggetto per il suo passato nazista e la lingua. Andare a Torino era lo stesso una follia, ma almeno era una follia praticabile. E così comincia a leggere i tre libri canonici di Abbagnano: Introduzione all’esistenzialismo, Esistenzialismo positivo e Religione, filosofia, scienza, che costituiscono l’oggetto analitico del presente libro realizzato a distanza di più di cinquant’anni su appunti e note a margine redatti all’epoca. L’impatto fu ferocemente negativo, dico quello con i libri, quello successivo con la persona fu migliore. Gradevole e accattivante com’era, seppure sprovvista di quell’acume intellettivo che caratterizza gli uomini di genio. Ma andiamo con ordine. Non voglio usare gli stinti colori della mia attuale tavolozza per parlare dell’uomo, voglio chiudere i conti col filosofo, tutto qui. Il mio era un sole nascente, caldo e pieno di brividi, il suo era un sole calante, invecchiato male, desideroso di lasciare un segno da qualche parte nella filosofia. Io ero privo di scopi e di scrupoli, lui era pieno degli uni e degli altri, oltre che di molti aspetti ulteriori, che scopersi a poco a poco, non certamente simpatici. Odiavo le ricercatezze e le sfumature quanto lui le amava e vivevo scomodamente una condizione scolastica che mi ha dato sempre peso e fastidio. Non mi importavano molto le acquisizioni positive realizzate a rate, le promesse di retribuzioni future, le nevrosi delle attese di premi a venire,le confessioni di passioni che sapevo tiepide quanto le mie erano ardenti. Accumulavo in maniera errata – d’accordo – ma rifuggivo da fraudolenze cattedratiche o da ineffabili atteggiamenti ispirati. Non avevo idee fisse e non mi consideravo un aspirante filosofo. Non accettavo parole d’ordine e nemmeno unzioni o investiture più o meno a lunga scadenza. Ero oltranzista ed estremo e tenevo sempre in mano il guanto di sfida.

Contenuto del volume:
Introduzione - Introduzione all’esistenzialismo - Esistenzialismo positivo - Esistenza e ragione problematica - Il valore come problema - Fede, filosofia, religione - Tempo e peccato - L’uomo e la scienza - Il problema filosofico della scienza - Il paradosso della tecnica - Breve conclusione