Il 1° ottobre 2009 Alfredo Bonanno è stato arrestato in Grecia con l’accusa di rapina. Con lui, il compagno Christos Stratigopoulos.
Da metà gennaio si trovano nel carcere di massima sicurezza di Atene, dopo più di tre mesi passati nel carcere di Amfissa, un vero e proprio lager. A Korydallos la detenzione è comunque molto dura, e risulta particolarmente gravosa per Alfredo, le cui condizioni di salute stanno continuando a peggiorare. Nonostante l'evidenza della situazione, nonostante le reiterate richieste di scarcerazione per motivi di salute, la detenzione preventiva è stata prolungata di ulteriori sei mesi. Appare evidente il tentativo da parte dello stato greco di costruire un castello accusatorio intorno a una vicenda di per sé assolutamente lineare - una rapina finita male - per colpire quanto più duramente possibile chiunque mostri di non accettare - con le sue idee, con le sue azioni - la realtà di ingiustizia e di oppressione che tutti ci circonda.
In Grecia in particolare la repressione acquisisce ogni giorno di più i contorni di una lotta senza quartiere contro i compagni e chiunque osi sottrarsi alla rassegnazione, fino a raggiungere livelli inaccettabili persino per la cattiva coscienza dei benpensanti.
Molti compagni ci chiedono se è possibile fare qualcosa. Proponiamo una sottoscrizione – nelle modalità e con le forme che i compagni riterranno opportune – per affrontare le spese legate alla detenzione dei compagni. Per qualsiasi comunicazione è possibile fare riferimento ai recapiti delle edizioni (Posta: A. Medeot, C.P. 3431, 34128 Trieste - E.mail: edizionianarchismo@gmail.com).
Versamenti sul conto corrente postale n° 23852353, intestato ad A. Medeot - C.P. 3431 - Trieste con causale “sottoscrizione arresti in Grecia”.
Alfredo Bonanno - Christos Stratigopoulos
Filakes Solomou 3-5
18110 - Korydallos
Athens (Greece)
ULTIME USCITE
Opere complete di Michail Bakunin
Collana "Opuscoli provvisori"
- Alfredo M. Bonanno, Critica del sindacalismo
- Alfredo M. Bonanno, Come un ladro nella notte
- Alfredo M. Bonanno, Internazionale Antiautoritaria Insurrezionalista
- Lugi Lucheni, Come e perché ho ucciso la principessa Sissi
- Dominique Karamazov, Miseria del femminismo
- Julen Agirre (Eva Frost), Operazione Ogro. Come e perché abbiamo ucciso Carrero Blanco
- Ratgeb (Raoul Vaneigem), Contributi alla lotta rivoluzionaria destinati a essere discussi, corretti e principalmente messi in pratica senza perdere tempo
- Renzo Novatore, Verso il nulla creatore
- Alfredo M. Bonanno, I giovani in una società post-industriale
- Alfredo M. Bonanno, Errico Malatesta e la violenza rivoluzionaria
- Rudolf de Jong, Anarchismo e trasformazione sociale
- Alfredo M. Bonanno, Nuove svolte del capitalismo
- Epicuro, Lettera sulla natura
- Michail Bakunin, La reazione in Germania
- Petr Kropotkin, Lo Stato e il suo ruolo storico
-> vedi nel dettaglio tutti i titoli
Vol. VIII - L'Impero knut-germanico e la rivoluzione sociale (1870-1871)
Michail Bakunin
Introduzione di Alfredo M. Bonanno
2009, rilegato in tela, pagine 600
euro 20,00
Immergersi nella lettura de L’Impero knut-germanico e la rivoluzione sociale è intraprendere un corpo a corpo senza precedenti con il pensiero di Bakunin. Quest’opera costituisce appunto non solo il punto massimo della sua riflessione teorica, ma anche il modello del suo modo di intendere l’unità e la compenetrazione di pensiero e azione. Qui si trovano tutte le qualità della sua immensa cultura, come pure tutti i limiti che ogni cultura possiede: prima di tutto di essere figlia del suo tempo. La Francia è sconfitta, l’impero distrutto, lo stesso Napoleone III fatto prigioniero. L’albagia della casta militare francese umiliata e costretta non solo a trattare la resa ma anche a chiedere l’aiuto prussiano per sconfiggere la repubblica. Parigi minacciata di invasione. Bakunin, in questo clima di resa dei conti, sente che il suo ruolo di rivoluzionario lo può giocare meglio a Lione, seconda città di Francia, di grandi tradizioni insurrezionali, che può correre in aiuto di Parigi, minacciata dalla reazione e dai Prussiani. L’insurrezione fallisce, Bakunin riesce a sfuggire alla cattura e da Marsiglia, via Genova, ritorna a Locarno, dove avrà diversi mesi per riflettere sugli accadimenti e stendere questa lunga e dettagliata accusa contro la classe borghese tedesca in primo luogo, contro il militarismo e contro gli errori dei rivoluzionari di tendenza autoritaria che pensavano di ricostituire uno Stato per difendere la Francia e non avevano fede nella forza e nella capacità autorganizzativa del proletariato francese ed europeo. La tesi di Bakunin è quella di dare vita a una resistenza viva, non perfetta da un punto di vista anarchico, ma comunque produttiva ed efficace. Qui si pongono, in tutta la loro inconsistenza teorica e pratica, le obiezioni di coloro che non sono disposti a coinvolgersi se non alle condizioni della più assoluta purezza, senza ombra di presenze estranee alla luminosa scelta anarchica. Ma la realtà non è mai come la si desidera, per cui occorre fare i conti con le forze nemiche ma anche con quelle che, in un dato momento storico, si trovano a svolgere il ruolo di “compagni di percorso”. Conformemente agli interessi del suo tempo Bakunin dedica una parte considerevole del suo lavoro a confutare le prove dell’esistenza di Dio e a teorizzare una dimostrazione materialista della verità come obiettivo raggiungibile grazie alla ragione in base alla conformità tra speculazione filosofica, attività pratica e realtà sociale. Come si vede il processo non è ortodosso, nel senso seguito poniamo dal pensiero ateo liberale e positivista, anzi una buona parte del suo lavoro è proprio dedicata a criticare la “nuova Chiesa positivista” che cerca di prendere il posto della vecchia, e non lo è per due motivi: perché fa entrare la vita concreta nella dimostrazione dell’impossibilità di un Dio veramente agente nel mondo, e perché affida alla lotta di classe, in una società spezzata in due dallo sfruttamento e dalla miseria, quindi dal dominio dispotico dello Stato (di qualsiasi natura questo sia) il compito di dire l’ultima parola in merito all’esistenza di Dio. Condizione della libertà è quindi l’abolizione dello Stato e della sua alleata più importante: la Chiesa. Solo dopo si potrà organizzare la società in maniera diversa, ma non dall’alto in basso sulla base di una teoria ideale a priori. “La futura organizzazione sociale deve essere fatta dal basso in alto, per mezzo della libera associazione e federazione dei lavoratori, innanzitutto nelle associazioni, poi nei comuni, nelle regioni, nelle nazioni, e, finalmente, in una grande federazione internazionale e universale. Allora si realizzerà il vero ordine della libertà, quell’ordine che, anziché rinnegare, afferma e accomuna gli interessi degli individui e della società”. La tesi anarchica è ormai completa in tutti i suoi dettagli. Con questo VIII volume si conclude la fatica di Arthur Lehning (morto nel 2000) e anche la nostra di semplici editori in lingua italiana della vastissima opera di Bakunin.
Le opere complete di Michail Bakunin sono a cura di Arthur Lehning dell'Internationaal Instituut Voor Sociale Geschiedenis di Amsterdam.
Introduzione di Alfredo M. Bonanno
2009, rilegato in tela, pagine 600
euro 20,00
Immergersi nella lettura de L’Impero knut-germanico e la rivoluzione sociale è intraprendere un corpo a corpo senza precedenti con il pensiero di Bakunin. Quest’opera costituisce appunto non solo il punto massimo della sua riflessione teorica, ma anche il modello del suo modo di intendere l’unità e la compenetrazione di pensiero e azione. Qui si trovano tutte le qualità della sua immensa cultura, come pure tutti i limiti che ogni cultura possiede: prima di tutto di essere figlia del suo tempo. La Francia è sconfitta, l’impero distrutto, lo stesso Napoleone III fatto prigioniero. L’albagia della casta militare francese umiliata e costretta non solo a trattare la resa ma anche a chiedere l’aiuto prussiano per sconfiggere la repubblica. Parigi minacciata di invasione. Bakunin, in questo clima di resa dei conti, sente che il suo ruolo di rivoluzionario lo può giocare meglio a Lione, seconda città di Francia, di grandi tradizioni insurrezionali, che può correre in aiuto di Parigi, minacciata dalla reazione e dai Prussiani. L’insurrezione fallisce, Bakunin riesce a sfuggire alla cattura e da Marsiglia, via Genova, ritorna a Locarno, dove avrà diversi mesi per riflettere sugli accadimenti e stendere questa lunga e dettagliata accusa contro la classe borghese tedesca in primo luogo, contro il militarismo e contro gli errori dei rivoluzionari di tendenza autoritaria che pensavano di ricostituire uno Stato per difendere la Francia e non avevano fede nella forza e nella capacità autorganizzativa del proletariato francese ed europeo. La tesi di Bakunin è quella di dare vita a una resistenza viva, non perfetta da un punto di vista anarchico, ma comunque produttiva ed efficace. Qui si pongono, in tutta la loro inconsistenza teorica e pratica, le obiezioni di coloro che non sono disposti a coinvolgersi se non alle condizioni della più assoluta purezza, senza ombra di presenze estranee alla luminosa scelta anarchica. Ma la realtà non è mai come la si desidera, per cui occorre fare i conti con le forze nemiche ma anche con quelle che, in un dato momento storico, si trovano a svolgere il ruolo di “compagni di percorso”. Conformemente agli interessi del suo tempo Bakunin dedica una parte considerevole del suo lavoro a confutare le prove dell’esistenza di Dio e a teorizzare una dimostrazione materialista della verità come obiettivo raggiungibile grazie alla ragione in base alla conformità tra speculazione filosofica, attività pratica e realtà sociale. Come si vede il processo non è ortodosso, nel senso seguito poniamo dal pensiero ateo liberale e positivista, anzi una buona parte del suo lavoro è proprio dedicata a criticare la “nuova Chiesa positivista” che cerca di prendere il posto della vecchia, e non lo è per due motivi: perché fa entrare la vita concreta nella dimostrazione dell’impossibilità di un Dio veramente agente nel mondo, e perché affida alla lotta di classe, in una società spezzata in due dallo sfruttamento e dalla miseria, quindi dal dominio dispotico dello Stato (di qualsiasi natura questo sia) il compito di dire l’ultima parola in merito all’esistenza di Dio. Condizione della libertà è quindi l’abolizione dello Stato e della sua alleata più importante: la Chiesa. Solo dopo si potrà organizzare la società in maniera diversa, ma non dall’alto in basso sulla base di una teoria ideale a priori. “La futura organizzazione sociale deve essere fatta dal basso in alto, per mezzo della libera associazione e federazione dei lavoratori, innanzitutto nelle associazioni, poi nei comuni, nelle regioni, nelle nazioni, e, finalmente, in una grande federazione internazionale e universale. Allora si realizzerà il vero ordine della libertà, quell’ordine che, anziché rinnegare, afferma e accomuna gli interessi degli individui e della società”. La tesi anarchica è ormai completa in tutti i suoi dettagli. Con questo VIII volume si conclude la fatica di Arthur Lehning (morto nel 2000) e anche la nostra di semplici editori in lingua italiana della vastissima opera di Bakunin.
Le opere complete di Michail Bakunin sono a cura di Arthur Lehning dell'Internationaal Instituut Voor Sociale Geschiedenis di Amsterdam.
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Michail Bakunin,
Opere complete di M. Bakunin
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