Ernest Cœurderoy
I giorni dell’esilio

Introduzione di Alfredo M. Bonanno
Postfazione di Raoul Vaneigem
Biblioteca di Anarchismo – 17/18/19
2012, 3 voll., pagine 726
euro 35,00

Cœurderoy è scrittore complesso, e per l’epoca sua, che tale lo covò in seno come una serpe maligna, e per lo stile che fu connaturato al modo di vedere il mondo, e per la difficoltà degli argomenti che affrontò. Siamo davanti ad un grande scrittore, non a un giornalista, rivoluzionario per quanto si voglia, ma sempre orecchiante della penna. E leggere uno scrittore grande, che campeggia solitario nel mare della letteratura romantica europea del suo tempo è, oggi, per noi, un’impresa senza pari difficile. Non abbiamo strumenti a portata di mano, non abbiamo termini di paragone, non c’è qualcosa di simile a cui le nostre usate letture possano chiedere ausilio di memoria. Non abbiamo mai letto niente di simile.Cœurderoy non prepara anarchici, non vuole indirizzare e ancor meno lisciare il pelo a qualcuno, sia pure al solo referente che, per via deduttiva, si deve ammettere potesse costituire, anche ai suoi tempi, il ristretto numero di lettori per cui scriveva.
Lotta da solo, contro tutti e quindi anche contro la trama ideologica che minaccia, via via, di respingerlo e di catturarlo, di allettarlo e di ripugnargli. Ed è lotta gigantesca. Si può dire che non esiste un solo argomento riconducibile a una sacrosanta ortodossia rivoluzionaria, ribadita dai maggiorenti dell’epoca sua, e dell’epoca nostra.
Al lettore costante e coraggioso la scoperta.
“Per fare passare la rivoluzione attraverso questo secolo come un ferro rovente, bisogna fare una sola cosa: Demolire l’autorità. Questa proposizione non ha bisogno di essere dimostrata. Che ciascuno si interroghi e dica se è per sua volontà o per forza che sopporta che un altro si proclami suo padrone e agisca come tale. Dica se non ritiene di valere quanto un’altro. Dica se è contento di fare ingrassare sempre papi, imperatori, re, rappresenanti, monopolisti, medici, istitutori, giudici, giornalisti, tribuni, direttori, dittatori. Dica se non desidera essere al più presto sollevato da tutto ciò. Dica se non capisce meglio da solo ciò che gli è utile e se volentieri si rimette nelle mani di altra gente.”

Ernest Cœurderoy
La corrida

Opuscoli provvisori – 84
2015, pagine 80
euro 4,00

Queste bellissime pagine di Coeurderoy non sono un contributo “animalista”, sarebbe riduttivo leggerle in quest’ottica. Sono un commovente e grandioso appello contro l’indegnità dell’uomo, contro le sue atrocità, contro le sue miserie, contro il piacere abietto che prova nell’infliggere dolori e sofferenze.
Togliere dal luogo dove stavano, I giorni dell’esilio, è stata forse una forzatura editoriale, ma non ce ne rammarichiamo.

Ernest Cœurderoy
Vita e morte di un bracconiere

Opuscoli provvisori – 91
2015, pagine 76
euro 4,00

Se mi impedisci di vivere, e di vivere come io decido di vivere, io ti impedisco di vivere, ti tolgo la vita. Non è un bel ragionamento, non va preso come modello, ma regge. Come ragionamento regge, e io sono pronto a sottoscriverlo. Certo, se soppeso le conseguenze del mio gesto mettendo sull’altro lato della bilancia soltanto la giustizia violata, la vera giustizia, non la pagliacciata dei tribunali, potrei restare un poco col braccio incerto, alzato a metà e trattenere il dito sul grilletto. Fermarmi e riflettere, accettare la supponenza onnicomprensiva della legge che mi impedisce ciò che per me è un diritto e per lei un reato, e tornarmene, coda fra le gambe, accettando la carità di un lavoro fissato dalle regole della convivenza civile.
E la dignità offesa? La mia dignità? Che cosa ne ho fatto?